E' in arrivo un aumento per tutte le pensioni INPS.

Questo è il regalo di Natale che i pensionati italiani si aspettavano, anche perché non finirà qui.

Si prevede da gennaio 2022 anche un nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni, come segnala Ipsoa. Ovvero un sistema a scaglioni, così da rimodulare l'assegno per le pensioni diretta in maniera più favorevole.

Già Mondo Pensioni ha anticipato questo argomento nel suo video Youtube: ti consiglio di darci un'occhiata.

Questo sistema farà in modo di venire incontro a tutti i pensionati che tutt'ora non raggiungono la completa sostenibilità economica a causa di una pensione non più adeguata davanti a rincari, spese, cari bolletta, tutti salassi che dal prossimo anno diventeranno sempre più pressanti.

Ovviamente questo nuovo calcolo dovrà agganciarsi alle fasce di reddito dei contribuenti, e già s'è visto da un po' di tempo come l'ISEE stesse cambiando proprio su questo aspetto.

E non solo, visto che solo per l'ISEE 2021 ci sono state diverse modifiche, anche in fatto di modulistica come accaduto per la DSU. Ti consiglio di leggere questi approfondimenti.

In questo articolo vedremo insieme come funziona questo sistema a scaglioni, e cosa comporterà in termini di aumento e di pensioni. 

Pensioni INPS: ecco l'aumento per dicembre 2021

Per il mese di dicembre si segnala l'arrivo di un bonus Natale per tutti i pensionati INPS aventi un basso reddito ISEE.

Si parla di un bonus fisso di 154 euro disposto per tutti coloro che detengono una prestazione pensionistica NON assistenziale, relativa però a:

  • chi ha un reddito inferiore al trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, ovvero circa 6.686 Euro all'anno;
  • chi detiene un reddito inferiore a 10.043,87 euro annui, o 20.087,73 euro in caso di coppia di coniugi;
  • chi ha solo trattamenti pensionistici non relativi a lavori quali dipendente di enti creditizi o dirigente d'azienda.

Questo bonus di Natale è garantito a seguito delle nuove disposizioni della Legge di Bilancio 2001 (art. 70, Legge 388/2000), la quale però risente comunque del tempo trascorso.

La stessa quota, seppur non irrisoria, è però relativa al potere d'acquisto e alle capacità finanziarie degli italiani del 2001. E non di quelli del 2021-2022, specie quelli che hanno subito danni dalla pandemia da Covid.

Per questo hanno valutato di aumentare gli importi delle pensioni a tutti.

Pensioni INPS: ecco l'aumento per tutti dal 2022!

E' previsto un aumento sulla rata mensile lorda della pensione previdenziale INPS dal 1 gennaio 2022. Questo è quanto è stato annunciato a seguito dell'ufficializzazione sulla Gazzetta del decreto intermisteriale del MEF.

Questo aumento sarà determinato dal sistema a scaglioni proposto nel 1997 dall'attuale ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che prevedrà per tutti i pensionati un enorme vantaggio fiscale, dato che provvederà alla decurtazione delle tasse di rivalutazione sulle quote che superano un certo limite di reddito.

Lo so, è una terminologia abbastanza oscura quella che ho appena citato, ma in pratica significa che sopra una certa soglia non ci sarà la trattenuta fiscale, e quindi l'assegno sarà più ricco.

Ma vediamo insieme quali sono gli importi relativi a questa rivalutazione.

Pensioni INPS: ecco a chi spetta l'aumento dal 1 gennaio 2022!

Come detto, dal 1 gennaio ci sarà un aumento degli importi per tutte le pensioni INPS tramite questo sistema a scaglioni, e quindi alla rivalutazione delle quote.

Si parla infatti di ben tre fasce che verranno coinvolte:

  • la fascia dei 2.062,00 euro lordi,
  • la fascia tra i 2.062,00 e i 2.577,90 euro,
  • la fascia oltre i 2.577,90 euro.

Queste fasce riguardano il prodotto della minima pensionistica secondo i trattamenti INPS, rispettivamente quattro e cinque volte la quota minima.

E per ognuna di queste c'è una sua rivalutazione.

  • per la prima fascia, quella più bassa, si prospetta una rivalutazione fino al 100%;
  • per la seconda fascia, quella media, si prospetta una rivalutazione fino al 90%;
  • per la terza fascia, quella più alta, si prospetta una rivalutazione fino al 75%.

Va aggiunto che questo adeguamento sarà influenzato anche da un altro indicatore, purtroppo a noi noto negli ultimi tempi: l'inflazione.

Per la cronaca, l'inflazione è l'aumento del valore commerciale di un prodotto rispetto a due tempi osservati, quello attuale e quello relativo ad un tempo precedente (un mese, un anno fa...).

Più è alta l'inflazione, più la merce ha un valore superiore. Se gli stipendi o le pensioni non seguono il trend inflazionistico, tutto ciò si traduce in spendere più soldi per avere meno roba.

E con un'inflazione galoppante al 3,8%, anche se per la maggior parte sui beni energetici (gas, luce, acqua...), è chiaro che la gente faticherà di più ad arrivare alla fine del mese.

E tutto ciò come si traduce a livello di assegno?

Pensioni INPS: ecco a quanto ammonterà il tuo assegno dal 2022!

Volendo essere pragmatici, l'assegno dal 2022 per tutti coloro che percepiscono una pensione INPS avrà una perequazione dell'1,7%.

Per perequazione in questo caso si intende l'adeguamento dell'importo di una prestazione ad una serie di variabili economiche. Nel nostro caso, si parla di inflazione e costo della vita.

In questo caso, si prevede che per le pensioni ci sia un aumento sensibile di quasi 2 punti percentuali. Solo dal 2023 si potrà avere un valore definito, secondo un conguaglio che però sarà disponibile dopo la fine del 2022.

Al momento, con questa perequazione, cambieranno anche l'importo delle pensioni minime:

  • fino al 31 dicembre 2021 l'importo è di 515,58 euro;
  • dal 1 gennaio 2022 l'importo sarà di 524,34 euro.

A sua volta l'assegno sociale avrà un aumento:

  • fino al 31 dicembre 2021 l'importo è di 462 euro;
  • dal 1 gennaio 2022 l'importo sarà di 468 euro.

Anche se piccolo come aumento, questo è già una spia di un'eventuale apertura nei confronti dei trattamenti pensionistici.

Anche se non ci sono delle buone novità per quelle di base.

Pensioni INPS: ci sono novità su quelle di vecchiaia e anticipata?

Se è stato confermato un aumento, seppur minimo, per i trattamenti pensionistici, dall'altra parte l'INPS non ha provveduto a modificare di troppo alcuni limiti relativi alle pensioni base.

Diversamente, per le pensioni di vecchiaia e anticipata rimarranno in vigore i seguenti limiti:

  • la pensione di vecchiaia non dovrà andare sotto ai 702,16 euro al mese (1,5 volte l'assegno della pensione sociale);
  • la pensione anticipata non dovrà andare sotto ai 1310,60 euro al mese.

Invece si prospetta un piccolo rischio per le pensioni di reversibilità.

Nel caso in cui il reddito del percettore superstite sia inferiore a 20.449,45 euro, non si prevedono tagli relativi alla quota spettante del suo defunto caro (moglie, parente...). 

E questo è in merito agli importi. Ovviamente il calcolo stesso risentirà della quota contributiva che hai garantito fin dal 1995, cioè a seguito della riforma delle pensioni Dini.

Più contributi hai versato, più alto sarà l'importo dell'assegno. Per questo, come unica strategia per l'uscita anticipata, l'INPS ha quasi duplicato la quota minima contributiva per le varie Quote o Ape Sociale od Opzione Donna, tutti con minimo 30 anni di contributi, o addirittura 38 anni.

Altrimenti, se non vuoi sottoporti ad un vincolo anagrafico tra i 57 e i 67 anni, dovrai garantire almeno 42 anni e 6 mesi di contributi. 

Una bella impresa per chi 42 anni fa sottostava alla formula retributiva.

Però va aggiunto che per le imposte IRPEF, con l'arrivo della riforma fiscale, ci sono delle aperture per i cosiddetti "poveri dimenticati".

Pensioni INPS: ecco cosa cambia con la riforma fiscale!

Per "poveri dimenticati" si intendono coloro che, pur percettori di assegni e trattamenti previdenziali e/o assistenziali, non riescono a condurre una vita dignitosa a causa delle varie spese dinamiche, cioè quelle che tendono a cambiare (o a peggiorare) a seconda della situazione economica vigente.

In questo caso ci rivolgiamo ai pensionati che non arrivano ad un reddito ISEE di 15.000 euro annui.

Per loro è prevista, con la nuova riforma IRPEF, una tassazione più leggera, perché avverrà l'aumento della cosiddetta "No tax area".

Si tratta della cosiddetta quota imponibile, cioè quella che non può essere toccata da imposte, contributi e pagamenti fiscali (oppure da pignoramenti) perché necessaria per il sostentamento basico del soggetto.

Attualmente la No Tax Area è stabile sui 8.130 euro annui, ma con la nuova riforma, si passerà a 8.500 euro, cioè un aumento del 4,3%.

Come conseguenza, ci sarà una modifica nei sistemi di calcolo, che porteranno a nuovi livelli di detrazioni, specie con le aliquote che si prevedono dal 2022.

Pensioni INPS: ecco le nuove aliquote IRPEF per il 2022!

Con il nuovo calcolo sulle quote imponibili e sull'IRPEF, si prevede dal prossimo anno tre particolari aliquote per i redditi bassi, medi e alti.

Per esempio, le rispettive aliquote del 27% e del 38% allo scatto del 28.001esimo euro scenderanno a 25% e 35%.

Mentre per l'aliquota per i redditi alti, quella del 41%, si prevede la sua cancellazione, col bene placido di chi ha più di 50.000 euro annui di reddito lordo.

Di contro, si prevede un taglio riguardante il bonus IRPEF (fino al 2017 Bonus Renzi) di 100 euro, che verrà tolto dagli importi, così da compensare alla riduzione del cuneo fiscale.

Però va detto che, onde evitare una nuova perdita erariale, come quella accaduta nel 2020, è probabile che il cuneo contributivo si abbatterà comunque sulle buste paga, facendole assottigliare per favorire la quota contributiva. 

Anche perché l'INPS ha sempre più problemi per risolvere la crisi dei debiti, e si spera che non la risolvano con qualche brutta sorpresa.