Nelle scorse settimane avevamo già preannunciato che si sarebbe andati incontro ad un autunno caldo sul tema della pensioni.

La previsione a quanto pare dovrebbe rivelarsi corretta, visto che non è ancora finita l'estate e già si parla con molta insistenza della riforma delle pensioni.

Pensioni: Quota 100 verso la fine. Riforma al via

L'intervento sul fronte previdenziale si rende necessario per via della fine imminente di Quota 100, la misura sperimentale tanto voluta dalla Lega di Salvini e approvata dal primo Governo Conte.

Avviata nel 2019 e con una durata di 3 anni, Quota 100 andrà in soffitta alla fine del 2021 ed è una certezza che non sarà rinnovata, vista anche la bocciatura da parte dell'Unione europea.

Quota 100, come è noto, permette di andare in pensione a 62 anni di età con 38 anni di contributi, anticipando così di 5 anni l'uscita dal lavoro rispetto ai 67 anni previsti dalla legge Fornero.

Pensioni: novità sulla riforma nella legge di bilancio

Si lavora su più fronti proprio per evitare un ritorno a questa riforma partorita dall'allora Governo Monti, cercando delle soluzioni alternative a Quota 100 per lasciare prima il lavoro.

Un quadro più chiaro di quale potrà essere l'impianto della riforma si avrà a novembre, quando ci sarà la presentazione in Parlamento della legge di bilancio, candidata abituale ad accogliere gli interventi sulla pensioni.

Riforma pensioni: Lega e sindacati, uscita anticipata a 62 anni

Diversi sono le ipotesi ancora sul tavolo, ma pare esserci una convergenza di fondo su una flessibilità che inizierebbe a partire dai 63 anni.

Come riportato da Repubblica, la Lega e i sindacati sembrano non voler mollare la presa sui 62 anni, ma questa pensione anticipata pone subito il nodo dei costi.

Le tre sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil hanno proposto l'uscita dal lavoro a partire dai 62 anni o con 41 anni di contributi prescindendo dall'età.

Un'ipotesi che però appare poco praticabile in quanto costosa, motivo per cui sarebbe percorribile solo se si accettasse un assegno mensile più basso, cosa che ovviamente troverebbe d'accordo davvero pochi. 

Pensioni: flessibilità a partire dai 63 anni

La strada pare meno ricca di ostacoli se invece si ragiona intorno al numero 63 che pare quindi essere un'età più credibile per parlare di pensione anticipata.

Come riportato da Repubblica, la sottosegretaria all'Economia Maria Cecilia Guerra, ha dichiarato:

"Il tema dello scalone c'è, penso che si possa ragionare su forme di anticipo che sfruttino le caratteristiche del sistema contributivo: si va in pensione un po' prima, sempre dopo aver raggiunto una certa anzianità, a 63, 64 o 65 anni, e si accetta una penalizzazione che però non deve arrivare a quella, eccessiva, di Opzione Donna".

Proprio quest'ultima potrebbe essere un punto di partenza per una flessibilità che il Governo Draghi potrebbe adottare per superare Quota 100.

Pensione anticipata a 63 anni: ipotesi Ape sociale rafforzata

Un'alternativa, che pare avere maggiori probabilità di essere seguita, è quella dell'Ape sociale rafforzata, come indicato da Leonardo Comegna sul Corriere della Sera.

Un'indennità pagata dall'Inps ma finanziata dallo Stato a chi si trova in determinate condizioni, che abbia compiuto almeno 63 anni di età e che non percepisca già una pensione diretta.

Con l'Ape sociale rafforzata si andrebbe a corrispondere l'indennità fino a quando non sarà raggiunta l'età prevista per la pensione di vecchiaia o fino al conseguimento della pensione anticipata.  

Pensione a 63 anni: la proposta dell'Inps

Infine, a parlare di pensione a 63 anni è anche il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, con la proposta di un assegno a due velocità.

A partire dai 63 anni e fino ai 67 anni la pensione sarebbe più bassa in quanto tutta contributiva, mentre una volta raggiunto il requisito anagrafico previsto dalla pensione di vecchiaia, scatterebbe il sistema misto, contributo e retributivo.