La nascita del ministero per la disabilità, che era stato già voluto dalla Lega nel governo Conte I, e affidato di nuovo alla Lega, fa bene sperare. Ma siamo sicuri? Forse si. Forse no. Sono diverse le voci che si sono alzate come critiche a questo ministero, che farebbe pensare a diversi passi indietro, anzichè avanti. Ma ci possono anche essere conseguenze positive. Come quella di dare piena efficacia alla sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2020, che ribadiva come i 285,66 euro mensili previsti per legge, non sono  sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita. Seppure il nuovo ministero guidato da Erika Stefani è senza portafoglio, si intravede uno spiraglio a rivedere i criteri per aumentare la pensione di invalidità a tutti.

Pensioni di invalidità: i nuovi importi

Le pensioni d’invalidità riconosciute a chi, tra i 18 e 65 anni di età, ha un’invalidità civile al 100%, ciechi e sordi secondo la Corte Costituzionale erano palesemente anticostituzionali, non garantendo il diritto riconosciuto dall’art. 38 della Costituzione, il quale prevede che

ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

Gli assegni delle pensioni per invalidità totale, prima dell'intervento della suprema Corte erano di 286,81 euro al mese, per chi ha una disabilità superiore al 74%. Ma l'aspettativa di milioni di persone che con quella pensione devono vivere dignitosamente è stata spenta. Infatti l'Inps con una sua comunicazione di ottobre aveva chiarito il vero meccanismo di incremento della pensione, che doveva passare al valore della pensione minima. Il nuovo importo delle pensioni di invalidità civile al 100%, per sordi e ciechi civili assoluti passa da 286,81 euro a 651,51 euro per 13 mensilità (il cosiddetto “incremento al milione”). Ma se tutti i beneficiari si aspettavano l'aumento, la doccia fredda dell'Inps ha spento definitivamente la dignità di molti milioni di persone che sono rimaste con la loro misera pensione. Ma cosa è successo? L'Inps aveva chiarito che il beneficio concesso agli invalidi ultrasessantenni, grazie alla legge 448/2001, di aumentare la pensione al livello della pensione minima, veniva concesso anche alle persone con invalidità al 100%, sordi e ciechi civili assoluti con età a partire dai 18 anni. Ma ha applicato esattamente gli stessi criteri, per gli ultrasessantenni, senza tener conto di due fattori. Una legge vecchia di 20 anni ed un'aspettativa di vita aumentata. Vivere a 18 anni con 3.728,53 euro all'anno non è indice di una società inclusiva.

Pensioni di invalidità: i requisiti per avere l'aumento

Tra ottobre e novembre, l'Inps ha proceduto in via automatica ad incrementare la pensione fino a 651,51 euro, considerando i redditi registrati e presenti nell'anagrafe tributaria. I requisiti di reddito considerati sono infatti due. Il reddito personale del titolare della pensione di invalidità. Ed il reddito cumulato con il coniuge, in caso di persona non separata legalmente. Relativamente al limite di reddito personale annuo questo è pari a 8.469,63 euro. Ai fini dell’accertamento del requisito reddituale in sede di prima liquidazione si considerano i redditi dell’anno in corso dichiarati dall’interessato in via presuntiva. Per gli anni successivi si considerano, per le pensioni, i redditi percepiti nell’anno solare di riferimento, mentre per le altre tipologie di redditi gli importi percepiti negli anni precedenti. Nel caso di presenza del coniuge non legalmente separata, c'è invece da considerare anche il reddito cumulato con quello del coniuge, ed il limite è fissato a 14.447,42 euro

Appare evidente che l'aumento della pensione di invalidità è certa per tutti coloro che non hanno altri redditi. Infatti tra quelli da considerare ci sono oltre alla pensione che già si percepisce anche i redditi di qualsiasi natura, ossia i redditi assoggettabili ad IRPEF, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da IRPEF, sia del titolare che del coniuge.

Proprio questi limiti hanno praticamente lasciato senza aumento milioni e milioni di persone.

Pensione di invalidità: cosa fare se il reddito diminuisce

In una situazione in cui la cassa integrazione è ancora attiva, la Naspi è stata allargata anche a chi aderisce ad un accordo collettivo di licenziamento con accordo sindacale, o si è perso il lavoro per la crisi economica che imperversa, la condizione reddituale sia personale che famigliare può essere cambiata. Nel caso in cui ciò è avvenuto, è possibile fare richiesta all'Inps di rivedere la propria pensione di invalidità. Come fare? Attraverso una procedura di ricostituzione. Nel 2021, la pensione è riconosciuta sui redditti effettivi 2020. Se nel corso dell'anno sono subentrate variazioni reddituali, l'interessato attraverso il modulo presente nella sezione online del sito Inps, deve comunicare la nuova situazione. Il modulo può essere compilato anche presso un CAF. Una volta effettuata la ricostituzione reddituale la Struttura territoriale procederà alla verifica del diritto alla maggiorazione e, in presenza dei prescritti requisiti, al riconoscimento del beneficio.

Pensioni di invalidità: chi sono gli esclusi

In base ai criteri di reddito, le persone che pur con invalidità al 100% e i ciechi civili assoluti e sordi, che non rispettano le soglie, continuano a percepire la pensione di invalidità nella sua misura "povera" di 287,09 euro, a seguito della rivalutazione del 2021. Ma sono rimasti esclusi anche le persone con invalidità parziale, ossia coloro che hanno una percentuale compresa tra 74 e 99%. La decisione della corte costituzione certamente non faceva alcun riferimento al livello di invalidità. Molti persone con invalidità anche inferiore al 100% dichiarano di essere esausti di vivere con 287 euro al mese. In altre parole, sono costretti a dipendere economicamente dalla loro famiglia, dal coniuge, compagno o addirittura dai figli. La difficoltà a trovare lavoro, in un momento in cui la disoccupazione è in rialzo, rende difficoltoso condurre una vita dignitosa. Inoltre anche il reddito personale é ritenuto troppo basso rispetto a quello che ad oggi serve per avere diritto alla prestazione. L'auspicio è che il nuovo ministero per le disabilità possa porre rimendio a queste iniquità sociali, che non vanno nella direzione dell'inclusione sociale, che rappresenta uno dei drivers del piano EU Next Generation.

Pensioni di invalidità: quale sarà la posizione del nuovo ministero?

La crisi economica e poi quella di governo aveva sollevato dubbi sul fatto che il capitolo incremento delle pensioni di invalidità per tutti fosse stato ormai accantonato. La nascita del ministero per le disabilità ha ridato vita alla speranza di rivedere quanto fatto fin'ora. Anche se il timore di politiche di "austerity" che il prof. Mario Draghi potrebbe assumere non fa ben sperare. Il suo discorso di accettazione con riserva dell'incarico a presidente del consiglio dei ministri in cui poneva al centro la coesione sociale, fa fare però retromarcia su questo pensiero. Ma lo scetticismo comunque serpeggia. Vincenzo Falabella, presidente di Fish commenta così la nascita del nuovo ministero

Il dado è tratto, il ministero è stato istituito. Ci auguriamo che il ministero istituito abbia competenze istituzionali trasversali, forti e chiare, con la messa a disposizione di adeguate risorse per attuare politiche mirate. Non si deve occupare solo in modo ancillare di disabilità.

Stessa posizione da parte di Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas. Quando Giuseppe Conte aveva tenuto a se la delega sulla disabilità, le associazioni del terzo settore avevano ritenuto un passo avanti tale decisione in quanto si configurava come l'idea che la disabilità fosse trattata in ogni provvedimento di qualsiasi ministero. L'aver creato un ministero ad hoc, e senza portafoglio, potrebbe invece rendere le scelte sulla disabilità come miopi e senza una visione globale. 

Con durezza lo aveva anche scritto sulle colonne di Repubblica il consigliere regionale della Toscana del PD Iacopo Melio.