Ancora una volta ci ritroviamo a parlare della riforma delle pensioni e ancora una volta dobbiamo affermare che nulla, per il momento, stato deciso. Inizialmente c’era la speranza che questa riforma delle pensioni potesse arrivare già dal termine del mese di maggio, ma ora anche questa ipotesi e stata abbandonata.

È ancora possibile, però, che si proceda con la pensione in due tempi per scongiurare un eventuale ritorno della legge Fornero. Il primo dei due tempi riguarderebbe il sistema contributivo, con il calcolo dei contributi versati.

Il secondo, quello retributivo, arriverebbe ancora più avanti nel tempo. Così, una volta che verrà raggiunta la pensione di vecchiaia, il soggetto (l’ex lavoratore) arriverà a percepire finalmente l’importo pieno del suo assegno di pensione. Questo, comprenderà sia la sua quota contributiva, che la sua quota retributiva. 

Rimane il fatto che il Documento di Economia e Finanza, approvato dallo stesso Esecutivo Draghi alcune settimane fa, non riporta alcun correttivo alla Legge Fornero che, senza alcuna riforma, tornerebbe pienamente in vigore da gennaio 2023. 

Una delle poche sicurezze che abbiamo riguarda Quota 102, la misura che da gennaio 2022 è andata a sostituire Quota 100, che non sarà rinnovata il prossimo anno. Ormai lo sappiamo, ma ricordiamo che la Quota 102 garantirà un accesso alla pensione con:

  • 64 anni di età anagrafica
  • 38 anni di anzianità contributiva.

Tra le altre proposte per evitare un pieno ritorno alla Legge Fornero spicca quella dello stesso Governo: un piccolo taglio sull’assegno pensionistico per avere uno sconto sull’età pensionabile. Andiamo, ora a scoprire tutte le novità riguardanti le pensioni. 

Pensioni, i sindacati chiedono di abbassare l’età anagrafica a 62 anni

I sindacati desidererebbero allargare la flessibilità partendo dai 62 anni o dai 41 anni di anzianità contributiva. In questo modo, il lavoratore potrà scegliere liberamente quando andare in pensione e senza alcun tipo di penalizzazione per chi ha iniziato a versare i contributi prima del 1996. 

Una fra le molte ipotesi sul tavolo è la modificazione del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita. Le parti sociali, infatti, vorrebbero delle condizioni migliori e strutturali per permettere ai soggetti fragili di accedere prima alla pensione. Un esempio potrebbe essere il pensionamento anticipato dell’APE Sociale

Il meccanismo dell’Ape Sociale potrebbe essere esteso tanto da divenire quasi strutturale. Per ora, però, dall’esecutivo giungono solamente notizie inerenti a una riforma delle pensioni che ruoti intorno ai 64 anni anagrafici.  

Pensioni, INPS e Governo: qual è la proposta più conveniente?

Resta comunque aperta una porta alla riforma Tridico. Il presidente dell'istituto nazionale per la previdenza sociale INPS, Pasquale Tridico, ha parlato più volte di pensioni contributive per tutti quei lavoratori che lasciano il lavoro a 64 anni. Questi riceverebbero la loro quota retributiva una volta raggiunto il requisito dei 67 anni di anzianità anagrafica.

Questa ipotesi potrebbe andare molto bene per le tasche dello Stato, poiché costerebbe circa 400 milioni di euro all'anno. Se confrontata con Quota 41 sembrerebbe proprio una spesa più che fattibile, dato che quest'ultima costa 10 miliardi.

La proposta di Tridico, per ora, sembra la più attuabile poiché non comporterebbe un eccessivo dispendio economico e perché garantirebbe un principio di equità che non comporterà penalizzazioni compiuti i 67 anni, ma solo una riduzione dell'importo per i primi due o tre anni.

Dall'altro lato abbiamo il piano del Governo, tutt'altro che equo se andiamo a considerare la cifra spettante. Pare, infatti, che la possibilità di accedere alle pensioni prima del compimento dei 67 anni, come da legge Fornero, possa avvenire unicamente con un ricalcolo dell'assegno contributivo e solo con possibilità di uscita dai 64 anni con un minimo di vent'anni di contributi versati.

In questo modo il taglio del trattamento con un'uscita anticipata sarebbe di circa il 30 %. È bene sottolineare che la riduzione dell’assegno della pensione, però, verrebbe calcolata sulla base degli anni di anticipo Voi.

Pensioni: resta aperta una porta per la Quota 41

Resta sul tavolo delle trattative anche Quota 41. L'esecutivo Draghi sta procedendo verso la direzione della UGL, cercando alternative che permettano di accedere alle pensioni prima rispetto ai 67 anni. Dall'altra parte, però, il governo sta spingendo per un ricalcolo totalmente contributivo, a differenza della UGL.

Per le parti sociali continua a essere proprio Quota 41 la soluzione migliore per ovviare al ritorno della legge Fornero, che ricordiamo prevede di accedere alla pensione uscendo dal mondo del lavoro all'età di 67 anni.

La Quota 41 prevede un pensionamento una volta maturati 41 anni di contributi, senza contare l'età lavorativa. Secondo il Segretario Generale di Ugl è di fondamentale importanza continuare con la tutela dei diritti che gli stessi lavoratori hanno acquisito negli anni. 

Allo stesso modo, però, è importantissimo garantire un turnover generazionale, permettendo ai più giovani di fare ingresso nel mondo del lavoro.

Pensioni: uscire dal lavoro a 64 anni! Ecco le ipotesi in campo

L’anticipo pensionistico, inoltre, potrebbe rimanere a Quota 102, che è stata prevista dal Governo Draghi solo per quest’anno, ma con una specie di ponte che permetterebbe di fare oscillare la soglia anagrafica dei 64 anni.

I tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze guardano da tempo a questa ipotesi: Quota 102 + oscillazione età, anche se il cruccio rimane il meccanismo che dovrà scattare per il calcolo dell’importo dell’assegno. 

Insomma, si sta studiando la possibilità di pensioni uscendo dal lavoro a 64 anni e con un minimo di vent'anni di contributi, ovviamente con un trattamento ricalcolato col contributivo totale. Come sottolinea Today

Rimane un’unica – e reale – differenza fra l’insieme dei lavoratori totalmente contributivi e i lavoratori del sistema “mix”: la soglia minima dell’importo erogato mensilmente per le pensioni diminuirebbe a 2.5 volte il minimo – assegno sociale – rispetto a 2.8 volte che sono, ad oggi, previste per chi ha fatto ingresso nel mondo del lavoro dal 1996.

Anche Alberto Brambilla, il presidente di Itinerari Previdenziali considera positivamente Quota 102, con la somma di 64 anni più i 38 di contributi. Il tutto, però, prevedendo un collegamento con l'aspettativa di vita e il passaggio al solo contributivo.

Pensioni, c’è la possibilità che vengano interrotte le “Quote”?

Infine, rimane un discorso da affrontare: il sistema contributivo è costituito soprattutto dal pensionamento flessibile, ovvero la possibilità di scelta libera per l'età per l'accesso alla pensione.

Tenendo in considerazione tutti i contributi versati, la maggior durata della prestazione che spetterà a chi sceglie di accedere prima le pensioni viene compensata dalla riduzione del coefficiente di trasformazione.

Proprio in questo modo si garantisce la corrispettività tra la pensione goduta nel complesso e i contributi versati in totale. Tale compensazione sarebbe perfetta qualora la longevità fosse standard. Purtroppo, o per fortuna, però, la longevità è in costante aumento e tende a produrre dei coefficienti via via obsoleti, maggiori del dovuto.

L’obsolescenza cresce al diminuire dell'età e favorisce in misura maggiore chiunque vada in pensione ‘più giovane’. Le conseguenze sono due:

occorre evitare delle discriminazioni evidenti limitando la flessibilità, evitando dunque che l'intervallo delle età pensionabili risulti essere troppo vasto;

  • occorre poi che l'età iniziale non risulti troppo giovane.
  • Secondo esperti le Quote, come 100 o 102, sono un istituto completamente estraneo alla logica contributiva.