La riforma delle pensioni arranca a trovare una rapida soluzione. E questo avvilisce milioni di lavoratori che, prossimi all'età pensionabile, non sanno se e con quale criterio potranno fare domanda per l'assegno pensionistico. Quota 100 va verso il suo esaurimento a fine anno 2021. Dal 1 gennaio 2022, l'età per andare in pensione balza a 67 anni, con qualche scappatoia per alcune categorie di lavoratori. Ma le proposte in atto sono quota 41 per tutti, oppure una pensione a 62 anni, ed infine una proposta dell'Inps di dividere in due la pensione. Ogni tanto però una buona notizia di vuole: nel cedolino di luglio i pensionati riceveranno un bonus. 

 

Pensioni: da Quota 100 a 67 anni dal 2022

Ciò che è certo al momento, è che dal 1 gennaio 2022,  ritorna la pensione di vecchiaia a 67 anni. Quota 100 tramonta il 31 dicembre 2021, e consentirà ancora a pochi di poter andare in pensione con l'accoppiata età di 62 anni e 38 anni di contributi. Dal 1 gennaio 2022 si devono aggiungere altri 5 anni. Si tratta del maxi scalino che fa ritornare in auge la riforma Fornero, che non piace a diversi esponenti politci che preferiscono una maggiore flessibilità in uscita, anche per consentire il ricambio generazionale. Dunque le ipotesi in campo sono quota 41 o un'età di 62 anni. In attesa di conoscere quale sarà il nuovo sistema pensionistico italiano, è possibile richiedere la pensione di anzianità che si matura con il requisito contributivo a 42 anni e 10 mesi per i lavoratori e per le lavoratrici 41 anni e 10 mesi. 

Pensioni: la proposta di Quota 41 per tutti

Il leader della Lega, Matteo Salvini, preme un quota 41 per tutti, indipendentemente dall'età anagrafica. Ma questo deve fare i conti con le risorse e con le posizioni delle altre fazioni politiche. Resiste anche l'APE sociale.

No al ritorno alla legge Fornero, ritenuta inaccettabile; SI invece ad andare verso “quota 41”. Le motivazioni sono in queste parole

per garantire quel ricambio generazionale e quelle opportunità di futuro si giovani che altrimenti sarebbero negate.

Intanto il riferimento alla fine di “quota 100” (misura comunque destinata a concludersi con l’anno in corso) è scomparso dal testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il PNRR, piano nazionale di resilienza e ripartenza, con le sue 318 pagine, ridisegna il futuro dell'Italia. Proprio per questo le maggiori sigle sindacali, CGIL, CISL e UIL il 5 maggio hanno richiesto al premier Mario Draghi, di essere parte attiva nell'esecuzione del piano, per dare seguito alle 4 riforme e 6 obiettivi che assorbiranno 221,5 miliardi di euro di cui 30 miliardi di euro di fondo complementare. Ma non è mancata anche la richiesta di prendere subito in mano il dossier pensioni, perchè il 31 dicembre arriva presto, e con esso termina il periodo sperimentale di Quota 100, per far posto allo scalone di 5 anni e quindi andare tutti in pensione da 67 anni. 

Quota 41: in cosa consiste questa forma di pensione

L'idea di Quota 41 è quella di consentire ai lavoratori con 41 anni di contributi e con qualsiasi età anagrafica di andare in pensione. Questa formula premia molto chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. Ed infatti già oggi il Quota 41 è concesso a chi ha lavorato almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni. Coloro che si trovano in questa situazione potranno far valere 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2026.

beneficiari di questa misura, devono però soddisfare alcuni requisiti. 

Disoccupati

Possono richiedere di andare in pensione con Quota 41 quei lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione a causa di licenziamento, anche collettivo, o licenziamento per giusta causa.

Caregivers 

Anche per queste figure speciali, è possibile andare in pensione con 41 anni di contributi. L'altro requisito è quello di assistere da almeno sei mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. 

Invalidi

Siano in possesso di una certificazione rilasciata dalle commissioni medico legali dell'AUSL che riconoscano l'invalidità civili di grado almeno pari al 74 per cento.

Lavori Gravosi

Per questi lavoratori, l'esercizio dell'attività lavorativa si sia concentrata su lavori logoranti incluso le attività alla linea catena, i lavori notturni, la conduzione di veicoli di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti al trasporto collettivo.

Pensioni: si può andare a 62 anni?

I leader delle maggiori sigle sindacali, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, sono tornati alla carica sulla riforma delle pensioni. Le tre confederazioni hanno inviato qualche giorno fa al governo la loro piattaforma aggiornata, che ruota intorno all’età di pensionamento flessibile a partire da 62 anni o con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età. Ma ridurre l'età di pensionamento ha un costo. E per questo la proposta potrebbe non essere presa in considerazione. Si fanno invece largo alcune altre interessanti prospettive.

Dal potenziamento del contratto di espansione e l’isopensione, che sono due forme di accordo tra azienda e sindacati per accedere prima alla pensione. Il contratto di espansione consente l’uscita dal lavoro fino a 5 anni prima, l’isopensione fino a 7 anni prima. Ci sono ipotesi allo studio soprattutto per potenziare il primo strumento (meno costoso per le imprese rispetto all’isopensione). Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha proposto di ridurre la soglia d’accesso al contratto di espansione portandola a 50 dipendenti (ora è possibile farlo solo nelle aziende con più di 250 dipendenti, ndr), collegando questa misura ai bonus per l’assunzione di giovani e donne.

Altro punto fermo è quello di ampliare la platea dei beneficiari dell'Ape sociale (in pensione a 63 anni e 30 o 36 anni contributi, secondo le categorie di appartenenza) con particolare riguardo ai lavori gravosi e usuranti e i disoccupati. L'Ape sociale termina il 31 dicembre 2021 ma potrebbe essere ulteriormente prolungata e appunto potenziata con la prossima manovra. 

Pensioni: a luglio arriva il bonus della quattordicesima

In un mare di notizie non certe, e lo spettro di dover lavorare di più, c'à però una buona notizia. Ma questa vale solo per chi avrà compiuto i 64 anni di età e con reddito ISEE non superiore a 13.405,08 euro all’anno. Questi due requisiti sono necessari per aver diritto a questo bonus la cui erogazione è automatica: la quattordicesima. L'importo massimo erogabile non potrà superare 655 euro; la cifra tiene conto anche degli anni di contributi accumulati e se il pensionato è un ex lavoratore autonomo o un ex dipendente.

Il funzionamento della quattordicesima è molto semplice. I pensionati che hanno raggiunto 64 anni di età anagrafica, riceveranno il bonus in base all'ISEE e ai contributi. Si possono dividere in due gruppi. I pensionati con reddito ISEE inferiore a 10.053,71 euro all’anno. Per loro ci sarà una quattordicesima di 436,80 euro con 15 anni di contributi; dai 15 ai 25 anni di contribuzione, 546,00 euro e con più di 25 anni di contribuzione, 655,20 euro. Stesse cifre anche per i pensionati che svolgevano un lavoro autonomo.

Per i pensionati con redditi ISEE  tra 10.053,71 e 13.405,08 euro annuo invece si vedranno riconoscere una quattordicesima di 366 euro se gli anni di contribuzione sono almeno 15; dai 15 ai 25 anni di contribuzione, 420,00 euro e con più di 25 anni di contribuzione, 504,00 euro. Per i lavoratori autonomi gli importi sono gli stessi ma aumentano gli anni di contribuzione.