Pensioni: a luglio in arrivo un doppio assegno. Ecco per chi

Le pensioni, a luglio, sono più ricche. Purtroppo però, non per tutti. Arriverà la quattordicesima che sarà liquidata in concomitanza con l'assegno pensionistico, ma per ottenerla è obbligatorio rispettare alcuni requisiti a secondo che si sia stati lavoratori autonomi o lavoratori dipendenti. Inoltre, le ultime sul post Quota 100 e i dati del report di Covip.

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Il mese di luglio sarà un mese ricco per alcune categorie di pensionati perché riceveranno un doppio assegno. L’Inps, infatti, erogherà il classico importo mensile della pensione secondo date e ordine che vedremo più avanti e in più, in occasione delle ferie, erogherà la tanto attesa quattordicesima.

Attenzione però: il doppio assegno non arriverà a tutti, ma bisognerà rispettare alcuni requisiti. Inoltre, ai beneficiari non sarà erogata per tutti la stessa cifra. Poi, una domanda che si fanno in molti: ma chi è beneficiario di reversibilità riceve la quattordicesima? Proveremo a chiarire anche questo dubbio.

Pensioni: il calendario dei pagamenti di luglio

Anche a luglio, a causa dell’emergenza sanitaria, le pensioni verranno erogate anticipatamente e in maniera scaglionata per evitare assembramenti all’esterno degli uffici postali. Questa modalità, per il momento, è prevista fino al mese di agosto.

Ancora una volta sarà l’ordine alfabetico a dettare le regole e si parte il 25 giugno. In quella data avranno diritto al ritiro della propria mensilità i pensionati con cognomi che cominciano con A e B. Il giorno dopo, il 26 giugno, toccherà alle lettere C e D. Si va a lunedì 28 giugno per i pensionati dalla E alla K e al 29 giugno per quelli dalla L alla O. Infine: 30 giugno per le lettere P-Q-R e giovedì 1 luglio per l’ultima tranche dalla S alla Z.

Infine, per i titolari di pensione con un’età superiore a 75 anni, è prevista la consegna del denaro contante a direttamente al proprio domicilio, qualora volessero farne richiesta. In questo caso saranno i carabinieri a ritirare l’importo, attraverso una delega sottoscritta dal diretto interessato.

Pensioni: in arrivo anche la quattordicesima. Ecco per chi

Nelle stesse date stabilite per il pagamento dell’assegno pensionistico, chi ha i requisiti di idoneità riceverà anche l’assegno della quattordicesima. Secondo quanto stabilito dall’Inps e dal legislatore, l’assegno straordinario spetta a tutti i pensionati che abbiano compiuto almeno 64 anni di età e la Legge di Bilancio del 2017 ha ampliato la platea dei beneficiari aumentando le soglie di reddito.

In particolare, l’Inps ha stabilito che la quattordicesima può essere percepita dai pensionati che hanno un reddito annuo massimo 2 volte il reddito minimo. Detto in soldoni, annualmente un pensionato non deve percepire più del doppio di quanto previsto come reddito minimo. Prima del 2017, invece, questa soglia era fissata a 1,5. Chiaro è che chi riceve meno di questo scaglione avrà un importo di quattordicesima superiore, ma questo lo vedremo più avanti.

Pensioni: quali saranno gli importi della quattordicesima

I requisiti reddituali per poter accedere alla quattordicesima erogata dall’Inps a luglio 2021 sono quelli di non superare i 10.053,81 euro complessivi netti all’anno, che lordi diventano 13.405.08 euro (una cifra mensile di poco più di mille euro al lordo).

Per quanto riguarda l’ammontare della cifra, se per i lavoratori sono i contratti nazionali collettivi dei singoli settori di riferimento a fare da guida, nel caso delle pensioni è l’Inps che stabilisce termini e quantità. In ogni caso, a essere presi in considerazione sono gli anni di contributi versati e se nel corso della vita si è svolto un lavoro dipendente o uno autonomo. Vediamo meglio.

I pensionati che producono un reddito superiore fino a 1,5 volte quello del trattamento minimo, che in termini di cifre, nel 2021, corrisponde a 13 mensilità da 515 euro l’una, avranno diritto a un assegno di 437 euro se sono stati lavoratori dipendenti e hanno prodotto almeno 15 anni di contributi. Stessa cifra spetta a coloro che sono stati lavoratori autonomi, ma in questo caso i contributi versati dovranno essere stati di almeno 18 anni.

Sempre nella stessa fascia di reddito, ma con una quattordicesima più alta, si collocano gli ex lavoratori che hanno versato all’Inps più contributi. In questo caso parliamo di un assegno di 546 euro per i lavoratori dipendenti che contano dai 15 ai 25 anni di contributi e per quelli autonomi che ne contano dai 18 ai 28 anni. Infine spettano 655 euro per gli ex dipendenti con più di 25 anni di contributi e per gli ex autonomi con più di 28 anni. Ricordiamo comunque che per queste cifre bisogna sempre considerare un reddito annuo massimo che non sia superiore a 1,5 volte quello minimo.

Passando invece ai pensionati che producono un reddito equivalente al doppio di quello minimo, anche qui ci sono diversi scaglioni in base ai contributi versati, fermo restando la distinzione tra ex dipendenti ed ex lavoratori autonomi.

Almeno 15 anni di contributi per i primi e 18 per i secondi comportano un assegno di 336 euro. questo sale a 420 euro se gli ex lavoratori con contratto da dipendente hanno versato contributi da 15 a 25 anni e se gli ex autonomi ne hanno versati da 18 a 28. Infine, quota 504 euro per l’ultimo scaglione: rispettivamente più di 25 e 28 anni.

Pensioni: chi percepisce la reversibilità ha diritto alla quattordicesima?

Anche chi percepisce la pensione di reversibilità, ovvero la pensione ai superstiti di un titolare di un trattamento previdenziale Inps, ha diritto alla quattordicesima mensilità a patto che questo abbia compiuto 64 anni di età. Inoltre, è obbligatorio che il titolare di questo trattamento pensionistico non sia beneficiario di altre pensioni che portino al superamento del tetto massimo consentito, altrimenti pur rientrando nel requisito anagrafico verrà scartato.

A proposito di tetto massimo da non superare, infatti, vale anche in questo caso il requisito reddituale, che si innalza a 13.391,82 euro lordi all’anno.

Anche nel caso della pensione di reversibilità, infine, le date di erogazione sono sempre le stesse delle pensioni degli ex lavoratori in vita. L’Inps liquiderà nella stessa data sia il canonico assegno mensile che la quattordicesima mensilità.

Quattordicesima, come funziona quella dei lavoratori dipendenti

Non solo sulle pensioni, la quattordicesima spetta infatti anche ai lavoratori dipendenti del settore privato, così come stabilito dal CCNL di riferimento per ogni categoria. In questo caso il datore di lavoro non può tirarsi indietro e deve versarla obbligatoriamente. Inoltre, anche se l’assegno extra non dovesse essere previsto dal contratto collettivo di lavoro, può essere comunque corrisposta al lavoratore previo accordo individuale con il datore di lavoro. Ne restano invece sempre e comunque esclusi i dipendenti pubblici.

Per aver diretto alla quattordicesima bisogna aver lavorato per almeno 12 mesi dal primo luglio fino al 30 giugno successivo, in modo che a luglio venga corrisposta la mensilità aggiuntiva che figura quindi come un “quasi” doppio stipendio in busta paga. In caso di assenze dal lavoro, la maturazione della quattordicesima è disciplinata dai singoli contratti collettivi, in caso contrario vi si applicano le regole previste per la tredicesima mensilità.

Queste ultime prevedono che, per calcolare l’importo dell’assegno della quattordicesima mensilità, i periodi di malattia o infortunio, maternità o paternità, congedi matrimoniali, ferie, permessi e permessi regolamentati dalla legge 104, vengano equiparati ai periodi lavorati.

Non concorrono invece alla maturazione del diritto le assenze per sciopero, congedi parentali, per malattie di figli a carico, i periodi di aspettativa e i permessi non retribuiti e le assenze ingiustificate.

Pensioni: crescono le forme di previdenza complementare. Lo certifica Covip

Il report annuale di Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) pubblicato oggi, ha certificato che un lavoratore su tre, in Italia, è iscritto alla previdenza complementare, ovvero a fondi pensione e casse di previdenza.

Nel 2020 il totale degli iscritti è cresciuto del 2,2%, attestandosi su una cifra di 8,4 milioni. Questo significa che il 33% dei lavoratori del Paese usufruisce di questa opportunità. La relazione mostra dati interessanti. Per esempio, la maggior parte degli iscritti è rappresentato da uomini del Nord e di questi, uno su tre ha più di 55 anni. Inoltre, un altro dato importante è rappresentato da quello secondo cui più o meno un milione di italiani non versa alcun contributo da almeno cinque anni. Inoltre, nel 2020 sul totale degli iscritti, circa 2,3 milioni non hanno versato contributi.

Nel corso dello scorso anno, inoltre, sono stati 198 miliardi di euro i denari destinati appunto ad alimentare forme pensionistiche complementari, con un +6,7% rispetto al 2019. Queste cifre, secondo il report di Covip, corrispondono a circa il 12% del Pil.

Pensioni: le ultime novità su quanto bisogna attendersi nel 2022

Come verrà rimpiazzata Quota 100? È il tema caldo degli ultimi mesi e lo sarà almeno fino a dicembre. Il Governo è infatti ancora a lavoro sulla riforma pensioni e per ora si parla soltanto di ipotesi. Quella più accreditata, a oggi, sembra essere quella anticipata a 64 anni con il sistema contributivo.

In ballo ci sono più posizioni. Quella, ovviamente, dell’Esecutivo, a cui si affianca anche quella dei sindacati e infine quella della Corte dei Conti, che ha sollevato una questione di non poco conto: quella dei conti pubblici. Infatti, in vista della prossima riforma sulle pensioni, è necessario considerare la tenuta di questi per il prossimo biennio, periodo che potrebbe riservare delle criticità senza le giuste cautele.

Ed è stata proprio la Corte dei Conti a consigliare di orientare la decisione verso un’uscita anticipata a 64 anni di età, sia per i lavoratori a regime retributivo che per quelli a regime contributivo, purché ci siano almeno 20 anni di contributi versati. L’assegno mensile sarebbe di 2,8 volte maggiore rispetto all’assegno sociale di 460 euro.

Dal canto suo Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, ha proposto una soluzione diversa: pensione anticipata a 62 o 63 anni, ma sempre con almeno 20 anni di contributi, con un assegno parziale e calcolato con il metodo contributivo. Arrivati a 67 anni di età, poi, si potrà accedere alla pensione di vecchiaia ricevendo l’assegno completo. Per i sindacati, invece, quota 41 sarebbe l’ideale.