Pensioni, minime a 570 euro e nuova Opzione donna, tutte le notizie della Manovra 2023

Nella Manovra 2023 le nuove proposte previdenziali, tra cui pensione minime nuova Opzione donna e Quota 103.

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La Manovra 2023 è ricca di novità sia per la pensione minima che per la nuova Opzione donna. Le nuove notizie che circolano sul nuovo pacchetto previdenziale non hanno riscosso l’entusiasmo iniziale.

I nuovi requisiti per Opzione donna non rappresentano un successo, ma bensì un’ulteriore disfatta. Nel 2023 al calcolo dell**’assegno contributivo** si aggiungerà lo sconto anagrafico per le madri. Ciò significa che in assenza di figli, le lavoratrici potranno andare in pensione a 60 anni di età.

Sono stati introdotte delle novità anche sul sistema d'indicizzazione del trattamento minimo. In ogni caso, le pensioni subiranno un adeguamento nella misura del 100 per cento, ma solo fino a 4 volte il trattamento minimo riconosciuto dall’Ente previdenziale, dunque un valore presumibile di circa 2.100 euro al mese. Con qualche spicciolo in più in favore dei trattamenti economici minimi.

Per il 2023 andrà a regime la misura Quota 103, per cui si potrà andare in pensione a 62 anni, ma solo se sussiste un requisito contributivo di 41 anni.

Il governo Meloni è in pieno fermento per l’introduzione della prima Manovra 2023

La nuova Manovra finanziaria del governo italiano contiene l’attuazione delle principali misure economiche per il 2023.

Sicuramente, l’aspetto previdenziale presenta più di una novità per i lavoratori. Non solo per l’uscita anticipata con 41 anni di contributi, agganciata a un limite anagrafico. Un requisito che consentirà un collocamento a riposo a 62 anni con Quota 103 nel 2023.

L’altra faccia della medaglia è Opzione donna. Non piace l’uscita anticipata a 60 anni con 35 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 2022.

 La pensione donna diventa più malleabile per le madri con due o più figli, a cui viene concesso un’uscita a 58 anni di età, mentre possono anticipare la pensione a 59 anni, le madri con un solo figlio.

Per il 2023 resta attiva la rivalutazione delle pensioni, con un taglio per quelle più alte.

Ecco le nuove misure sulle pensioni per contrastare il caro vita

Non sono pochi i ritocchini previsti nella Manovra 2023, il primo intervento del governo italiano parte con una modifica alla rivalutazione del trattamento economico previdenziale.

Lo schema previdenziale è stato improntato su un adeguamento nella misura piena del 100 per cento, ma solo per assegni che non sforato 4 volte il trattamento minimo vitale (523,38 euro) riconosciuto dall’INPS.

Previsto un adeguamento nella misura del 90 per cento per gli assegni liquidati tra 4 e 5 volte il trattamento minimo vitale. E, ancora, viene agganciato un adeguamento nella misura del 75 per cento, per gli assegni che sforato il valore di 5 volte il trattamento minimo vitae.

Il ministro dell'Economia Giorgetti ha convalidato il decreto che prevede l’applicazione di una maxi rivalutazione dei trattamenti economici previdenziali nella misura del 7,3 per cento. La rivalutazione sarà operativa dal 1° gennaio 2023.

Prevista un’indicizzazione nella misura piena per i trattamenti economici previdenziali del valore non più alto di 2.100 euro mensili, dunque 4 volte il trattamento minimo vitae.

Al di sotto di tale soglie, dunque nella misura del 50 per cento, viene agganciato un sistema per fasce. Un meccanismo che garantire un recupero del gettito fino a circa 800 milioni.

Pensioni minime nuovi importi

Per le pensioni minime si prevede un valore non più alto di 570 euro al mese, con un incremento poco più di una decina di euro mensili.

Tuttavia, le pensioni minimi riceveranno un’altra spinta in rialzo con la rivalutazione nella misura del 7,3 per cento.

Nella Legge di Bilancio nuove conferme per le pensioni 2023

La pensione anticipata Quota 102 non è stata rinnovata per il 2023. Nella Manovra 2023 esiste una pensione anticipata a 62 anni, ma strettamente legata alla presenza di un montante contributivo non più basso di 41 anni.

Nulla che assomiglia alle proposte della Lega. Dal 1° gennaio 2023 i lavoratori potranno andare in pensione a 62 con 41 anni di contributi.

Una misura che dovrebbe coinvolgere una ristretta platea di aventi diritto di circa 48 mila lavoratori per un costo iniziale di circa 700 milioni. Tuttavia, le prime proiezioni vertono su una platea potenziale di appena 25 mila lavoratori.

Brutta sorpresa per la pensione donna, ecco come cambia Opzione donna

La misura Opzione donna è stata differita per il 2023, ma sono stati aggiunti altri criteri.

Il vero problema, è che la misura doveva diventare strutturale con i vecchi requisiti, permettendo alle donne di anticipare l’uscita dal lavoro a 58 o 59 anni di età senza condizioni. Purtroppo, la misura è stata rinnovata nel 2023, ma con requisiti diversi.

Le lavoratrici che maturato 35 anni di versamenti contributivi entro il 2022, possono collocarsi a riposo a 60 anni di età.

Questa, è il tranello a sorpresa inserito nei requisiti. Per le madri, invece è stato previsto un abbuono sul requisito anagrafico di due anni su due o più figli, per cui viene concessa la possibilità di ritirarsi dal lavoro a 58 anni di età, mentre le madri con un figlio possono anticipare l’uscita di un anno, andando in pensione a 59 anni di età.

È stata eliminata la differenza del requisito anagrafico presente tra le dipendenti e autonome**, equiparando la misura** a un unico criterio. Resta inalterato il calcolo dell’assegno pensione con il sistema contributivo.