La quota 100 è agli sgoccioli e così anche il blocco ai licenziamenti, prorogato più volte ma adesso pronto a decadere a fine anno. Cosa succederà dunque a tutte quelle categorie di lavoratori che si sono salvate fino ad adesso grazie alle norme?  

Molte aziende tenteranno di creare un ricambio di personale lasciando andare i dipendenti ormai stanchi e non troppo aggiornati per nuove risorse che siano pronte in materia di digitale e nuove tecniche in generale. Molti dipendenti, quindi, dovranno fare i conti con questa nuova situazione e dovranno trovare una soluzione nelle limitate possibilità del contratto di espansione e di altri servizi. 

Ma cos’è il contratto di espansione?                                                                                  

Le pensioni anticipate rimangono possibili grazie al contratto di espansione, un contratto che permette di ritirarsi dal proprio posto di lavoro fino a cinque anni prima della data prevista per il pensionamento per vecchiaia. Il contratto era stato proposto come misura sperimentale già nel 2019/2020.                                                                                                              

L’idea era infatti passata di mano in mano, prima dalla Lega, poi rilanciata dal governo Conte II e infine potenziata dal governo Draghi nel 2021. Sembra essere una risposta incoraggiante e che ha ricevuto un buon riscontro ma se si vanno a vedere i dati, la differenza è irrisoria.                                                                                                      

Il Corriere ha infatti stimato che, avendo ridotto la soglia alle aziende con almeno 100 dipendenti, la misura non riuscirà nemmeno a scalfire l’immenso numero di persone che potrebbero andare in pensionamento anticipato.  

“Aiuterà a prepensionare 4.500 persone. Si arriva a 10.500 nel 2021 con la norma Conte. Neanche il 4% di quanti ogni anno vanno in pensione anticipata. E il 2% dei pensionamenti totali.”   

Sembrerebbe inoltre che la manovra andrebbe a minare considerevolmente i risparmi di coloro che aderiscono. Facendo infatti i calcoli e considerando la vita media di una persona, le cifre perdute per via delle riduzioni dell’assegno decurtato potrebbero andare a toccare gli 80mila euro netti.     

La quota 100 per le pensioni  

L’unica alternativa rimaneva la quota 100 che però vedrà la sua fine proprio il 31 dicembre di quest’anno. Nata come un esperimento di durata triennale, la manovra non ha probabilmente prodotto i risultati sperati e verrà quindi terminata.   

Le persone sono corse ad approfittare dei contributi raccolti negli anni per andare in pensione in anticipo, ma i numeri sono deludenti. Le previsioni di qualche anno fa stimavano l’uscita dal mercato del lavoro di almeno un milione di persone, probabilmente non si toccherà nemmeno la metà di quella cifra.     

Anche le altre proposte pensionistiche lasciano a desiderare   

I sindacati sembrano ancora insistere nel proporre un’uscita a 62 anni con 20 anni minimi di contributi, ma probabilmente non converrebbe a nessuno. I calcoli di Progetica riportati dal Corriere mostrano che le perdite sarebbero irrimediabili. Soprattutto se si seguisse lo schema proposto dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico.   

Secondo il suo pensiero, infatti, la pensione a 62 anni sarebbe possibile solo se si cominciasse ad incassare solamente la parte contributiva in un primo momento e poi, dopo cinque anni, la parte retributiva. Questo poterebbe a dei tagli del 41% e, più tardi del 13% sullo stipendio percepito normalmente dal dipendente.   

I vantaggi del prepensionamento con il contratto di espansione  

Un lavoratore nato nel 1959, ‘60 o ‘61 potrebbe avere qualche vantaggio nell’aderire in questo caso al contratto di espansione di cui sopra. Il totale riscuotibile appena usciti dall’azienda, infatti, non sarebbe così drammaticamente basso rispetto allo stipendio percepito.   

L'indennità che riceverebbe nei primi anni sarebbe ben al di sopra delle cifre previste nel caso si riuscisse a realizzare il piano dei sindacati. Dopo cinque anni, la pensione non cambierebbe di molto rispetto alla quota ricevuta precedentemente ma rimarrebbe comunque intorno ad un –20% circa di media.   

Rimangono comunque delle condizioni per poter aderire all’iniziativa, quali almeno 37 anni e 10 mesi di contributi e che quindi il dipendente sia a 5 anni dal requisito della pensione anticipata invece che da quello di vecchiaia.    

 "Queste criticità vanno risolte, se vogliamo far funzionare uno strumento che si rivela parziale e rischia di essere penalizzante per i lavoratori, specie le donne"  

Questo ha dichiarato Roberto Ghiselli, segretario Confederale Cgil, auspicando un incontro tempestivo con Andrea Orlando, Ministro del lavoro e delle politiche sociali.    

La quota 102 per il 2022  

Viene prevista poi un’ennesima quota per l’anno venturo. Nonostante il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia già reso chiaro che il meccanismo delle quote sarebbe stato abbandonato. Vedi, infatti, la cessazione della quota 100 e la dichiarazione esplicita che non si sarebbe prolungata agli anni successivi. Sembra esserci un nuovo strumento pronto all’azione.                                                                                                                  

Quota 102 è stata infatti inserita nel disegno della legge di Bilancio del 2022, anche se questa avrebbe una decorrenza di 12 mesi. Una soluzione temporanea, dunque, che andrebbe a permettere ai dipendenti di lasciare il proprio posto di lavoro prima del tempo stabilito dai requisiti ordinari (67 anni di età uniti ad almeno 20 anni di contributi).  

Legge di Bilancio 2022 e pensioni                                                                                     

Arrivata anche la legge di Bilancio 2022, che prevede dei cambiamenti, modifiche o conferme non solo per quanto riguarda il pensionamento, ma anche per altre manovre come il reddito di cittadinanza e delle buone notizie per le donne per quanto riguarda congedi e parità di salario.                                                                                            

Si esprimono sul documento composto da ben 185 articoli alcuni ministri, come il ministro delle Politiche agricole e capodelegazione M5S Stefano Patuanelli:   

"Abbiamo approvato una legge di bilancio che è per 3/4 a nostra firma, prolungando il Superbonus 110%, ben sapendo che stiamo parlando di un intervento a dir poco straordinario e su cui il Parlamento potrà ancora incidere".   

Il ministro non nasconde di andare fiero delle manovre promosse fino ad ora e dei risultati che essi hanno portato. Da piani biennali come Transizione 4.0, pensate per stimolare gli investimenti privati con una maggiorazione delle aliquote e allo stesso tempo assicurare una stabilità economica alle diverse categorie, al reddito di cittadinanza che, a parere del ministro, hanno comportato un cambio di marcia nel nostro Paese e dei miglioramenti significativi nel sistema.  

Si esprimono poi i senatori della Lega Paolo Arrigoni, e Massimiliano Romeo, capogruppo a Palazzo Madama:                                                                                                            

"Chiediamo al Governo uno sforzo ulteriore per garantire il superbonus alle popolazioni terremotate e alle abitazioni principali unifamiliari. Presenteremo emendamenti per chiedere la proroga di sisma-bonus rafforzato e superbonus 110% per i terremotati. Occorre inoltre garantire la misura alle abitazioni principali unifamiliari almeno fino al 2022 a prescindere dall'ISEE, altrimenti si corre il rischio di escludere i piccoli centri abitati in favore dei grandi centri urbani e soprattutto di stoppare gli effetti positivi di questa misura.”                                                                                                                          

I dettagli della manovra                                                                                   

La nuova legge di Bilancio, proposta e firmata dal presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco, vede numerose novità per quanto riguarda reddito e bonus.   

Partendo dal Superbonus 110%, questo verrà rinnovato per continuare ad assicurare la possibilità ai cittadini italiani di rendere le proprie case più sicure e performanti. Aderire al bonus significherebbe poter iniziare lavori di miglioramento e ristrutturazione alle proprietà a costo zero.   

Arriva l’addio definitivo invece al Cashback, servizio ormai già consolidato negli Stati Uniti, ma che verrà cancellato del tutto in Italia. Il servizio permetteva di ricevere una sorta di rimborso, variabile a seconda dei negozi in cui veniva utilizzato, su tutti gli acquisti fatti con carta. Molti italiani hanno cominciato a pagare con carta anche le somme più irrisorie dopo aver aderito.    

Infine, c’è anche la riforma degli ammortizzatori sociali. Si alzano i massimali dell’assegno per coloro che aderiscono, contributi extra per le micro e piccole imprese e altri benefici per lavoratori a domicilio, apprendisti e persone con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.   

I fondi stanziati per le varie categorie sono 4 miliardi di euro per la sanità e il piano vaccinale, 1 miliardo per la cultura e 300 milioni per varie come per la gara d’appalto per Alitalia e per poter avere i fondi per imborsare i biglietti della vecchia compagnia per tutto l’anno prossimo.     

I requisiti per andare in pensione saliranno ad una quota totale di 102, quindi 64 anni di età e 38 di contributi. Si amplia poi lo spettro di lavoratori dipendenti che potranno pensare all’anticipo pensionistico, che includerà stavolta anche le maestre. Mentre Opzione Donna si complica con un requisito minimo di 60 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 61 per le autonome.   

Come menzionato precedentemente, i vantaggi per le donne però si fanno sentire con uno sconto del 50% dei contributi per le mamme appena tornate dal congedo e un congedo obbligatorio per i papà, a cui verranno garantiti almeno 10 giorni.