A vent’anni facevo la cameriera in un ristorante poco lontano da casa, sacrificavo i week end e le festività per racimolare quel tanto che bastava per pagarmi la patente e perché no, comprami una macchina.

Nessun mio pensiero andava alla pensione né al momento in cui avrei dovuto lasciare il mio lavoro una volta raggiunta l’anzianità necessaria, irraggiungibile tutt’ora.

Ora che ne ho 30 e vedo le nuove generazioni buttare i soldi a destra e a manca, penso che se io faticherò ad uscire da lavoro con qualche moneta in più, loro non sapranno nemmeno com'è fatta una pensione.

Purtroppo, ad aggravare la cosa non è solo l’ ingenuità tipica della gioventù, ma tutta una serie di fattori esterni che incidono gravemente nel sistema pensionistico italiano.

Riflettiamo insieme.

Pensioni oggi: i giovani nel post Quota 100

I giovani d’oggi escono dalle scuole superiori e non sanno cosa li potrebbe attendere.

Università?

Lavoretto occasionale?

Starsene seduti in divano aspettando il miracolo? Non si sa.

Ciò che è certo è che il panorama sulla riforma pensioni è ancora avvolto nel mistero.

Come evolverà la situazione e quali misure previdenziali prenderanno forma concreta, lo confermerà il Governo una volta scaduta la fase sperimentale di Quota 100.

Il 2022 potrebbe rivelarsi l’anno dell’Ape Sociale, finora reputata quella perfetta per favorire l’uscita da lavoro anticipata a 63 anni per i lavoratori “fragili”, e dell’Opzione Donna.

Fatto sta, che tutte le proposte messe a tavolino riguardano la fascia più anziana della popolazione, lasciando fuori quella più attiva.

Del resto, il sistema pensionistico italiano funziona con il famoso criterio della ripartizione.

Spiega previsionari.it:

“ Nel sistema a ripartizione i contributi versati ogni anno dai lavoratori attivi sono utilizzati per pagare le pensioni dei lavoratori a riposo [..] è un mero sistema di gestione delle casse previdenziali che nulla ha a che vedere sui criteri di calcolo della pensione”

Un sistema che si basa sullo scambio intergenerazionale tra giovani e vecchi, rimanendo in equilibrio grazie al rapporto lineare tra entrate e uscite.

Nel caso in cui, ad esempio, le uscite fossero maggiori rispetto alle entrate allora si creerebbe un varco che lo Stato può colmare soltanto in due modi:

  • incrementando le tasse
  • aumentando il debito pubblico

In entrambi i casi, a perderci saranno i cittadini, indipendentemente dall’età anagrafica in loro possesso.

Il video di Mondo Pensioni spiega i possibili scenari ai quali andrà incontro il sistema pensionistico italiano dal 2022:

Pensioni oggi: L'Italia non è un paese per giovani

 L’Italia non è un paese per giovani, anzi, è soprattutto un paese per vecchi.

Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Istat, il nostro Paese è uno di quelli con più alta speranza di vita e quindi, con maggiore concentrazione di popolazione anziana.

Questo fattore non è da imputare al fatto che mangiamo bene a tavola o beviamo vino rosso a pranzo e quindi “duriamo di più”, piuttosto al fatto che la forza lavoro è in continua discesa e le pensioni non fanno altro che aumentare.

La popolazione attiva rappresentata dai giovani vien messa ancor più in difficoltà di quello che è già perché non ancora inserita nel contesto lavorativo o peggio, non formata a dovere dai suoi predecessori.

Il mercato lavoro che gli si presenta davanti è costellato di precarietà, incertezze economiche e salari bassissimi per non parlare dell’impatto che questo sbilancio generazionale potrebbe avere a lungo andare.

Spiega huffingtonpost.it:

“ Prendendo in considerazione l’ipotesi in cui ci saranno più pensionati che lavoratori, se il sistema pensionistico rimanesse invariato, lo Stato non avrebbe la possibilità di garantire a tutti l’assegno mensile.”

I giovani si troverebbero con un pugno di mosche in mano e l’intero criterio della ripartizione visto poco fa, non sarebbe più sostenibile.

Le continue spaccature strutturali nel mondo del lavoro dovute a nuovi tipi di contratti e all’evoluzione dell’industria ( dia pubblica che privata), non riuscirebbero a favorire un tenore di vita adeguato ai futuri pensionati.

Uno scenario che fa davvero paura.

Pensioni oggi: giovani e previdenza complementare, una soluzione?

Quando si discute sul tema lavoro e si affianca la parola “giovani”, allora si salvi chi può.

Scoppiano lamentele e ingiurie contro le generazioni di oggi, troppo spensierate e indifferenti alle cose davvero importanti della vita.

Troppo svogliate e viziate per decidere di inserire seriamente nel mercato del lavoro e non dipendere più dai genitori.

Purtroppo questo è un pensiero comune, diffuso quasi ingenuamente da chi li ha preceduti che guardano alla giovinezza con occhio sbilenco e si infastidiscono quando sentono le loro giustificazioni.

Fatto sta che non si può imputare la colpa solamente ai giovani, ma considerare come va il mondo e come cambiano le cose a distanza di anni.

Rispetto al secolo scorso, infatti, l’attuale approccio al lavoro è completamente diverso.

Le esperienze che dovrebbero formali sono ad intermittenza, di conseguenza i giovani che trovano lavoro non riescono a versare contributi in modo continuativo né a convertirli in una rendita mensile che possa essere utilizzata una volta raggiunta l’età per andare in pensione.

Allora, che fare?

In molte occasioni si è sentito parlare della previdenza complementare, una forma di previdenza fondata sul sistema di capitalizzazione,  che va ad aggiungersi a quella obbligatoria senza però, sostituirla.

Spiega inps.it:

“ per ogni iscritto viene creato un conto individuale nel quale affluiscono i versamenti che vengono poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati e che producono, nel tempo, rendimenti variabili in funzione dell’andamento dei mercati e delle scelte di gestione”

Potremmo definirlo uno sforzo da parte del lavoratore, utile a creargli una posizione personale che potrebbe permettergli di avere una buona pensione.

Servendosi del tempo a disposizione ( che a 20 anni non è poco!) il giovane lavoratore può scegliere di risparmiare ed investire il proprio capitale potendone godere in un prossimo momento.

L'articolo di Gianni Carbone per trend-online informa su altre due possibilità per aumentare la propria pensione. 

Pensioni oggi: cos'é il programma Save More Tomorrow

Nel paragrafo precedente abbiamo visto come la previdenza complementare possa rivelarsi utile ai giovani a costruire la propria pensione.

In questo senso potremmo dire che il futuro è nelle nostre mani più che in quelle dell’Inps e questo ci basta per farci capire quanto sia importante agire subito per un bene futuro.  

Non abbiamo precisato però, quanto bisogna investire inizialmente in questa formula previdenziale.

Secondo davidvolpe.it:

“ La prima indicazione è quella di partire con una cifra che sia facilmente sostenibile. Idealmente il 10% del tuo reddito [..] l’accorgimento che dovrai seguire è quello di incrementare la tua percentuale di risparmio mensile secondo la strategia Save More Tomorrow”

Che cosa sta ad indicare questo termine inglese?

I più la chiamano “pensione integrativa accrescitiva” ed è strettamente legata alla finanza comportamentale.

Si tratta di un programma di risparmio che consente ai lavoratori di accantonare più soldi possibili, senza che si  accorgano della quantità effettivamente messa da parte.

Mediante un ragionamento psicologico, prima si va ad influenzare le scelte finanziare del singolo e poi si impatta sui mercati.

Facendo in modo che il singolo lavoratore sia propenso a risparmiare, l’aumento della percentuale dello stipendio da accantonare sale, lasciando sempre spazio alla gratificazione momentanea.

Incrementando il risparmio non nel moemnto presente ma solo nel domani in cui avremo gli aumenti, potremmo portare avanti una sequenza di guadagno quasi inconscia.

Sarà poi l'interesse composto a fare il resto. 

Ovviamente questa è una tattica americana e in Italia non è prevista alcuna sua integrazione nel sistema lavorativo, ma se fosse possibile utilizzarla, cosa ne pensereste?

Potrebbe funzionare?

Pensioni oggi: il piano del Governo per i giovani

Sapete perché i giovani non vogliono pensare alla pensione?

Non perché siano disinteressati e siano sicuri di poter vivere a carico dei genitori fino alla fine dei tempi bensì perché il quadro generale che si presenta è il più nero in assoluto.

Secondo il rapporto presentato dall’Eures il 37% degli intervistati ha un lavoro sicuro mentre il 26% è precario.

Il resto è rappresentato da disoccupati o studenti lavoratori che si affidano al conseguimento di una laurea per evitare il buco nero che potrebbe inghiottirli.

L’età dell’indigenza, così i giovani definiscono il proprio futuro.

Un enorme buco nero in grado di masticarli e poi sputarli fuori, prosciugati della speranza di ricevere una pensione decente.

Per questo motivo il Governo sta pensando di dare i via a nuovi interventi normativi che possano contribuire a formare una pensione di garanzia per i giovani.

All’evento Futura organizzato dalla Cgil, i piani di azione presentati sono tre:

  • la pensione di garanzia (soprattutto per giovani e donne)
  • l’introduzione di un salario minimo: nuova garanzia per chi sceglie di studiare
  • il riscatto gratuito della laurea ai fini della pensione (leggi questo articolo)

Rendendo ufficiali queste tre proposte si andrà a tutelare quella parte di lavoratori che pur di portare a casa un pezzo di pane lavorano per un nonnulla, soggetti che, in un’ economia avanzata come quella di oggi, non dovrebbero essere lasciati indietro.  

Rimanete aggiornati sulle prossime novità seguendo il tweet riportato qui sotto:



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Sebbene possa risultare lungo e magari anche noioso, in realtà mostra la verità nuda e cruda alla quale stanno andando incontro milioni di giovani. 

Cerchiamo di aprire gli occhi e considerare tutte le varianti in essere prima di giudicare una generazione che spesso e volentieri si trova a sbattere la testa contro il muro.