A quanto pare Opzione DonnaApe Sociale non andranno in pensione nel 2022! Il tema della Riforma Pensioni è quanto mai caldo in questo periodo con le trattative tra Governo e Sindacati che avranno formalmente inizio il 27 luglio.

Molte le proposte in ballo e tante le parti da mettere d’accordo, ma pare che su una cosa sola ci sia unanimità: la volontà di concedere una proroga ad Opzione Donna e Ape Sociale, per tutto il 2022.

Parliamo delle due misure di pensionamento anticipato dedicate esclusivamente ad alcune categorie di lavoratori.

Se è chiaro che il referente di Opzione Donna siano le lavoratrici, Ape Sociale è una misura che può essere usata in più situazioni. Ad esempio permette il pensionamento anticipato ai lavoratori impiegati in attività gravose.

L’intenzione di concedere un rinnovo a queste due misure su proposta dei Sindacati è stata ben accolta tanto dai rappresentanti dell’esecutivo governativo, tanto in ultimo da Pasquale Tridico presidente INPS. Quest’ultimo, in occasione della presentazione del XX rapporto annuale dall’Istituto, ha ribadito come nei vari problemi posti dalla Riforma Pensioni il rinnovo di Opzione Donna e Ape Sociale non sia tra questi, ma anzi è la strada che si deve percorrere.

Opzione Donna verso il 2022! A chi spetta e quali sono i requisiti?

Opzione Donna, la misura destinata alle lavoratrici, dovrebbe scadere insieme a Quota 100 e Ape Sociale il 31 dicembre 2021. 

Diversamente però da Quota 100, le altre due misure avranno vita più lunga e saranno rinnovate fino al 2023, cioè per tutto il 2022.

Il pensionamento con Opzione Donna prevede che il raggiungimento dei requisiti per il ritiro avvenga con 35 anni di contributi e:

  • 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni di età per le lavoratrici autonome.

Questa opzione pensionistica è però rivolta alle sole pensioni con il calcolo contributivo e comporta una riduzione dell’assegno.

La normativa attuale prevede che alla misura possano accedere le lavoratrici che hanno maturato i requisiti utili entro il 31 dicembre del 2020. Dobbiamo perciò immaginare che dopo il suo rinnovo per il 2022, questo termine slitti al 31 dicembre 2021.

Attenendoci al regolamento attuale, c’è un'eccezione che riguarda AFAM e lavoratori del comparto scuola, per i quali scadenza per il raggiungimento dei requisiti necessari al ritiro con Opzione Donna è fissato al 28 febbraio 2022. Anche in questo caso possiamo immaginare che dopo la proroga la data sia posticipata di un anno.  

Tutte le informazioni su Opzione Donna 2021 sono contenute nel video YouTube del Rag. Luigi Melacarne:

  

Come richiedere la pensione con Opzione Donna

Opzione Donna comprende due finestre mobili di tempo, da quando si raggiungono i requisiti alla decorrenza della pensione;

  • 18 mesi per le lavoratrici autonome;
  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti.

Chi possiede i requisiti e intende fare richiesta di pensionamento con Opzione Donna deve inviare richiesta all’INPS, con la procedura telematica. 

In questo caso per accedere al portale serviranno al fine di autenticarsi le credenziali SPID, CIE 3.0, CNS o il PIN INPS.

Altrimenti si può chiedere l’aiuto di patronati e Caf o contattare telefonicamente l’INPS attraverso il Contact center, al numero verde 803 164 o al numero di rete fissa 06 164 164.

Se sul rinnovo di Opzione Donna per il 2022 sono tutti d’accordo, i Sindacati hanno presentato però nella proposta di Riforma Pensioni anche l’idea di una Quota Mamma, giudicata una buona scelta anche da Ministro Mara Carfagna. 

Quota Mamma consiste in un bonus contributivo che permetterebbe alle lavoratrici madri di andare in pensione un anno prima e senza decurtazione di importi per ogni figlio avuto.

In pensione a 63 anni nel 2022 con Ape Sociale!

Il 2022 vede anche il prolungamento di un’altra misura selettiva di pensionamento anticipato: Ape Sociale.

Tecnicamente si tratta di un anticipo pensionistico, che richiede per diventarne beneficiari il compimento di 63 anni e l’accumulo di 30 o 36 anni di contribuzione. Conseguiti i requisiti, se si rientra tra le categorie di lavoratori che ne hanno diritto, si può smettere di lavorare e aspettare la pensione di vecchiaia usufruendo dell’anticipo versato con l’Ape Sociale.

Vediamo quindi quali sono i lavoratori che potranno andare in pensione con questa misura anche nel 2022.

Ape Sociale nel caso di licenziamento o dimissioni

Ape Sociale è una prestazione rivolta agli iscritti all’INPS, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi.

Prima di tutto a poterne usufruire sono i lavoratori che sono stati licenziati per effetto di un provvedimento collettivo o individuale, che hanno dato le dimissioni per giusta causa o che risultano disoccupati perché è scaduto un contratto a tempo determinato. Questi ultimi possono però diventare beneficiari dell’anticipo pensionistico solo se non ricevono la disoccupazione da almeno tre mesi.

Tutti i soggetti in queste circostanze potranno richiedere l’Ape Sociale con 30 anni di contributi accumulati, nel caso di lavoratrici madri si applicherà un bonus contributivo uguale a un anno di sconto per ogni figlio, ma non oltre i due anni.

In pensione a 63 anni se si assiste un parente malato

Possono poi richiedere l’Ape Sociale anche i lavoratori che da almeno sei mesi sono costretti ad assistere un convivente, sia un coniuge o un parente di primo grado colpito da una disabilità di forma grave.

Nel caso il malato sia convivente ma sia un parente di secondo grado, spetterà l’Ape Sociale solo se egli non ha altri parenti più prossimi in grado di accudirlo. Cioè se questi hanno più di 70 anni, sono a loro volta disabili, gravemente malati o sono deceduti. Anche in questo caso per avere l’anticipo sulla pensione sono richiesti 30 anni di contribuzione.

Ape Sociale, l’anticipo pensionistico per le attività gravose

Infine, hanno diritto ad Ape Sociale i lavoratori dipendenti impegnati in attività gravose, da non confondersi con le attività usuranti. 

I soggetti in questa condizione potranno essere beneficiari dell’anticipo pensionistico se nei dieci anni precedenti alla presentazione della domanda hanno lavorato almeno sette anni, oppure sei anni di lavoro negli ultimi sette anni.

Questa categoria di lavoratori ha diritto all’Ape Sociale con 36 anni di contributi, le lavoratrici madri avranno un bonus contributivo di una anno per figlio, sempre non oltre i due anni.

Se il beneficio dell’Ape sociale sarà accordato la somma sarà pari alla cifra della pensione, fino al massimo di 1.500 euro, e il primo versamento avverrà il mese dopo che si inoltra la domanda di richiesta. 

Rinnovo al 2022 anche per le misure destinate alle attività usuranti: Quota 97,6 e Quota 98,6

Tra le categorie che maggiormente usufruiscono dell’Ape Sociale troviamo i lavoratori impegnati in attività gravose, settore da non confondere con le attività usuranti che godono di un altro trattamento pensionistico.

Nello specifico le attività gravose sono definite dalla Legge di Stabilità 2018, mente i lavori usuranti dalla legge 67/2011.

Citando l’INPS, possiamo dire che la differenza nelle due categorie risiede nel fatto che quelle usuranti sono “particolarmente faticose”, anche in comparazione con le attività gravose.

Ad ogni modo quello che appare evidente dai primi abbozzi di Riforma Pensioni è che il mancato accordo tra le parti politiche riguarda le misure generalizzate come Quota 100 e Quota 41. Diversamente, le misure di pensionamento anticipato come Opzione Donna, Ape Sociale, Quota 97,6 e Quota 98,6 saranno prorogate al 2022, senza troppi problemi.

Le attività usuranti non usufruiscono infatti di Ape Sociale ma per il pensionamento anticipato queste categorie possono sfruttare Quota 97,6 e Quota 98,6, entrambe le misure saranno attive l’anno prossimo a prescindere dalla Riforma Pensioni.

Quota 97,6 è la forma di pensionamento per i lavoratori dipendenti e richiede 35 anni di contributi accumulati e il compimento di 61 anni e 7 mesi.

Quota 98,6 è la misura parallela, ma di cui possono usufruire i lavoratori autonomi, con i requisiti di 35 anni di contribuzione e 62 anni e 7 mesi di età.

L’elenco di tutte le categorie lavorative che possono sfruttare queste due opzioni è contenuto nel messaggio INPS 1169/2021.

Riforma Pensioni, che fine farà Quota 100?

Come si è già osservato, molti più problemi pone la Riforma Pensioni dal punto di vista generale, poiché se tutti sono d’accordo nel rinnovo di Opzione Donna e Ape Sociale, non c’è unanimità al momento riguardo la scelta di quale sarà la misura che dovrà sostituire Quota 100 dopo la sua scadenza il 31 dicembre 2021.

Quota 100 è infatti la misura di pensionamento anticipato aperta a tutti, che richiede come requisiti 62 anni e 38 di contributi. Ma la misura per cui la Lega aveva chiesto a gran voce un rinnovo al 2022 sarà cancellata, a causa dei costi troppo alti, 3,5 miliardi di euro nel solo 2019, e del mancato raggiungimento degli obiettivi a cui era destinata, come il ricambio generazionale nei luoghi di lavoro.

Il tavolo di trattativa tra Governo e Sindacati, per lavorare sulla Riforma Pensioni e scegliere il sostituto di Quota 100 nel 2022, inizierà il 27 luglio e in ballo ci sono tre diverse proposte.

Le tre proposte INPS di Riforma Pensioni, da Quota 41 alla pensione a due binari

Il XX rapporto INPS sulla spesa previdenziale ha analizzato costi e obiettivi delle tre proposte di Riforma Pensioni su cui Governo e Sindacati saranno chiamati a fare una scelta. 

La prima proposta viene dai Sindacati ed è, a detta della stessa INPS, la misura che maggiormente favorirebbe i lavoratori: Quota 41!

Quota 41 consiste in una forma di pensionamento di cui si potrebbe beneficiare con il solo requisito contributivo, cioè dopo aver versato 41 anni di contributi.

La misura ha però una pecca: i costi! Perché stando alle previsioni INPS per il solo 2022 sarebbero richiesti 4,3 miliardi di euro. Siamo su cifre molto più alte della stessa Quota 100.

La seconda proposta riguarda la possibilità di un pensionamento anticipato con una nuova Quota 100, raggiungibile con 64 anni di età e 34 di contributi. Una misura simile a quella attuale ma che ridurrebbe i costi della spesa pensionistica notevolmente perché richiederebbe per il primo anno solo 1,2 miliardi di euro.

Infine, la proposta Tridico della pensione a due binari o a doppia quota, cioè la possibilità di andare in pensione a 63 anni e ricevere solo la parte contributiva dell’assegno pensionistico, come un anticipo. Raggiunti poi i 67 anni previsti dalla Legge Fornero per la pensione di vecchiaia ci sarebbe il ricalcolo degli importi e il versamento dell’intera pensione, anche la parte retributiva. Vantaggio di questa proposta i costi di attivazione che non raggiungono nemmeno il mezzo miliardo di euro.