Prende corpo la Riforma pensioni in vista del superamento di Quota 100, Opzione donna e Ape sociale. Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico nell’intervento svoltosi il 26 aprile in merito al convegno disposto sul tema: “Pensioni: 30 anni di Riforme” ha spiegato quanto sia indispensabile procedere con l’attuazione di una Riforma previdenziale proiettata verso il lungo periodo.

Secondo Tridico, oggi più che mai nasce l’esigenza d'impiantare la Riforma pensioni su due binari il primo porta all’uscita dal lavoro a favore dei lavoratori fragili, prevedendo dei filoni agevolati per i lavoratori disoccupati, gravosi e anziani. L’altro introduce misure a lungo periodo, proiettato verso un canale di garanzia per i giovani, un aumento della flessibilità d’uscita strutturale e incentivi diretti alla formazione, come può essere il riscatto della laurea pieno e gratuito e così via.

Il tema delle Riforme è urgente, rientra tra le buone intenzioni del Governo italiano mantenere la sostenibilità dell’INPS. A dire il vero, la sostenibilità previdenziale non è un problema solo italiano, ma investe gran parte dei Paesi che hanno introdotto Riforme atte a ridimensionare gli squilibri prodotti dalla dinamica di aggiustamento all'equilibrio di lungo periodo. Il che ha prodotto inevitabilmente a un taglio applicato sull’assegno pensionistico, oltre all’allungamento dell’età pensionabile.

Il Governo italiano è pronto a superare la Legge Fornero e affrontare il gap di 5 anni che lascerebbe vacante la misura Quota 100, con l’introduzione di misure anticipate efficaci, sostenibili e flessibili che sostituirebbero Opzione donna e Ape sociale. Non solo. Garantirebbero al lavoratore la possibilità di approcciarsi a un’uscita a 62 anni di età, oppure, con un’anzianità contributiva pari a 41 anni dal 2022 garantita per tutti i lavoratori.

Secondo le ultime indiscrezioni il Governo punterebbe a stringere sui tempi della Riforma previdenziale rendendola operativa da luglio 2021. Senza colpire con un ritorno della Fornero bis che spingere i lavoratori ad andare in pensione non prima dei 70 anni di età. D’altra parte, la Fornero è stata introdotta per il beneplacito dell’Europa che ha prodotto solo un drastico taglio sulle pensioni.

Un breve guida sui principali elementi della Riforma pensioni. Ti spiegheremo i requisiti della misura sostenibile economica e sociale che porterebbe i lavoratori all’uscita flessibile a 62 anni, oppure, con solo 41 anni di contributi senza il vincolo anagrafico e molto altro ancora.

Draghi saluta Quota 100: arriva la svolta del presidente Tridico

La misura sperimentale Quota 100 chiuderà il suo ciclo vitale entro la fine dell’anno in corso. Ciò significa che la misura si consumerà definitivamente entro la data del 31 dicembre 2021. Medesimo discorso segue Opzione donna e Ape sociale. Bocciate a priori ogni forma di proroga che faccia sperare i lavoratori di poter aggrapparsi alle misure anche dopo il 2021.

Una questione più che seria visto che tra meno di sei mesi i lavoratori non potranno più agganciarsi all’uscita anticipata Quota 100 con 62 anni di età e almeno 38 anni di anzianità contributiva. Né, tantomeno, potranno utilizzare Ape sociale, la cui domanda per il riconoscimento del beneficio in presenza dei requisiti e delle condizioni previste dalla normativa, può essere inoltrata sino al 15 luglio 2021 o entro il 30 Novembre 2021 (istanza tardiva).

Stesso discorso segue Opzione donna che permette l’uscita alle lavoratrici che hanno raggiunto i requisiti previsti dalla normativa entro la data del 31 dicembre 2020, le quali secondo il principio della cristallizzazione del diritto alla pensione possono richiedere l’uscita attraverso la misura Opzione donna anche dopo il 31 dicembre 2020.

La vera questione che preoccupa riguarda il gap di 5 anni che lascerebbe la misura Quota 100. Un periodo troppo lungo, interminabile per certe mansioni lavorative che non lascerebbe via di fuga ai lavoratori se non quella di abbracciare la pensione di vecchiaia all’età di 67 anni e almeno 20 anni di contributi.

La svolta sulle pensioni è attesa da tempo, ma in pentola bolle poco e nulla. A dire il vero, il premier Draghi ha messo in discussione il rifacimento dell’impianto pensionistico italiano in considerazione dell’imminente chiusura della misura Quota 100.

Dati riportati dal presidente Tridico rilevano che all’incirca 286.226 pensionati hanno utilizzato l’uscita flessibile anticipata Quota 100, con domanda accolta alla data del 2 marzo 2021. Di cui 82.394 sono lavoratrici e 203.832 lavoratori con una spesa complessiva di circa 10 miliari rapportati su 19 nel triennio.

Il modello pensionistico previsto da Tridico, prevede l’introduzione di una Riforma pensioni fondata sulla durata dell’aspettativa di vita distinta per ogni lavoratore. Si punta, quindi, a ridurre il coefficiente attuale del 2,8 portandolo al 2,5 rapportato sulla pensione minima al raggiungimento dei 64 anni di età con particolare attenzione per le lavoratrici fragili a cui verrebbe aumentato il coefficiente per ogni figlio.

Riforma pensioni 2021: la proposta del presidente dell’INPS Tridico

Il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha previsto diverse strategie che se attuate porterebbero il Paese a incanalarsi verso una Riforma pensioni con una base flessibile, ma che non pesi come un macigno nelle casse INPS e, quindi, che diventi poi insostenibile per la spesa pubblica.

Il video YouTube dal canale ufficiale dell’INPS illustra con chiarezza il convegno disposto sul tema: “Pensioni: 30 anni di Riforme”:

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Il presidente Tridico sposta le basi per la Riforma pensioni verso un’ipotesi di flessibilità contributiva articolata nel seguente modo, quale:

  • la divisione della quota pensione in due quote, nella prima viene previsto un anticipo pensionistico rispettando i normali requisiti previsti dalla normativa con un assegno calcolato sulla quota contributiva al raggiungimento dei 62 o 63 anni di età con un’anzianità contributiva minima di 20 anni;
  • la seconda divisione della quota pensione porta alla rimodulazione del calcolo dell’assegno pensionistico con il raggiungimento dei 67 anni di età a cui verrebbe applicata la quota retributiva;
  • le lavoratrici avrebbero diritto a uno sconto di un anno per ogni figlio, oppure, potrebbero scegliere di portare in aumento il coefficiente di trasformazione della pensione;
  • i lavoratori usuranti o gravosi avrebbero diritto a uno sconto pari a un anno applicato su ogni 10 anni di mansione lavorativa, oppure, potrebbero scegliere di portare in aumento il coefficiente di trasformazione della pensione;
  • previsto il blocco durata dell’aspettativa di vita;
  • prevista la “staffetta generazionale” portando alla rimodulazione dei contratti più vecchi che seguirebbero una trasformazione in part- time, per favorire l’ingresso delle nuove assunzioni di giovani lavoratori, permettendo un ricambio generazionale;
  • previsto un contratto di espansione da applicare a un minimo di 60 mesi dalla pensione;
  • prevista una riduzione dell’indennità di disoccupazione NASpl;
  • prevista la riduzione dei contributi per il 2021.

Partiti e sindacati spingono verso Quota 41 per tutti

Il dato è tratto, i Sindacati sul piede di guerra puntano a stringere sulla uscita flessibile a 62 anni o 41 anni di contributi per tutti. Non a caso hanno presentato in discussione sul tavolo del Governo italiano 11 punti su cui articolare la Riforma pensioni.

Il primo luogo si punterebbe a sostituire Opzione donna con una misura priva di penalizzazioni o, quantomeno che con paletti meno stringenti.

Nel merito, Luigi Sbarra, il segretario generale della Cisl, ha pensato a stravolgere completamente la misura Opzione donna, introducendo un’iniziativa diversa a favore delle lavoratrici mamme.

Quota mamma introdotta nel sistema pensionistico italiano garantirebbe una maggiore flessibilità rispetto all’uscita di 67 anni, a cui verrebbe applicato un defalcamento pari a 12 mesi calcolato su ogni figlio. Viceversa, la lavoratrice può rinunciare allo sconto sull’età pensionabile e accaparrarsi un incremento del coefficiente di trasformazione per il computo della pensione.

Occorre, sottolineare che questa non è una proposta innovativa ma uno stralcio proveniente da un emendamento presentato nel 2020. Mara Carfagna, Ministro per il Sud Italia non ha fatto altro che rispolverare la misura ripresentandola in discussa come strumento per il superamento di Opzione donna.

Le lavoratrici avrebbero diritto a un’uscita flessibile agevolata particolare, non in quanto donne, ma perché impegnate attivamente nella crescita della società, dell’economia e politica del Paese.

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Riforma pensioni: dal 2022 cambia tutto

Quota 100 è una misura pensionistica anticipata attraverso cui i lavoratori possono sfruttare l’uscita dal lavoro anticipando l’età pensionabile di 5 anni. In sostanza, i lavoratori che utilizzano l’uscita anticipata Quota 100 possono richiedere la pensione a 62 anni di età e con un’anzianità contributiva minima pari a 38 anni. Per la fine del 2021, ossia al 31 dicembre la misura sperimentale si esaurisce completamente, lasciando uno scalone di 5 anni vacante che porta direttamente all’età pensionabile, ossia a 67 anni.

La misura sperimentale Ape sociale permette a determinate categorie di lavoratori di poter usufruire di un’uscita anticipata a 63 anni di età con almeno 30 o 36 anni contributivi. In sostanza, si tratta di categorie di lavoratori come disoccupati, invalidi, caregivers, lavoratori gravosi che vengono tutelati dalla normativa con il riconoscimento di un assegno sino al momento della pensione di vecchiaia. L’INPS prevede l’invio di due domande per il riconoscimento del beneficio in presenza dei requisiti e condizioni da trasmettere al 15 luglio 2021 o entro il 30 Novembre 2021 (istanza tardiva).

La misura Opzione donna prevede un’uscita anticipata a 58 o 59 anni e con almeno 35 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 2020. Le lavoratrici che utilizzano questa misura ricevono un assegno calcolato interamente con il sistema contributivo. Secondo il principio della cristallizzazione del diritto alla pensione possono richiedere l’uscita attraverso la misura Opzione donna anche dopo il 31 dicembre 2020.

Le principali ipotesi su cui verterebbe la Riforma pensioni ruotano sull’introduzione di una Quota 41 per tutti, poi seguita da Quota 92 e infine Quota 102, in particolare quest’ultima quota permetterebbe un’uscita anticipata a 64 nni di età anagrafica e almeno 38 anni di contribuzione.

la Riforma pensioni si muove sui diversi punti centrali, tra cui:

  • verso un’uscita anticipata flessibile dal lavoro all’età di 62 anni di età o 41 anni di anzianità contributiva per chi si è attivato nel mondo del lavoro prima del 1996. Con un assegno pensionistico computato con il sistema misto;
  • un assegno pensionistico per i lavoratori che si sono attivati nel mondo del lavoro dopo 1996 con l’applicazione di due quote contributive e retributive;
  • per i giovani lavoratori che si trovano ad affrontare carriere discontinue o retribuzioni ridotte dovrebbe attivarsi la pensione di garanzia per i giovani;
  • per le lavoratrici dovrebbero essere introdotte nuove tutele;
  • maggiore flessibilità d’uscita con nuove tutele per i lavoratori impiegati in lavori usuranti o gravosi;
  • maggiori tutele per i lavoratori fragili con un rafforzamento dell’Ape Sociale;
  • si lavora sull’immettere nel sistema pensionistico un supporto economico per i pensionati con il consolidamento della 14esima. Inoltre, per i pensionati si prevede di applicare una diminuzione della tassazione e riportare i coefficienti di rivalutazione delle pensioni;
  • non si esclude una spinta alla previdenza complementare;
  • si lavora per realizzare un’uscita anticipata per i lavoratori che hanno iniziato un’attività lavorativa dopo il 1996 con una diminuzione dei coefficienti da 2,8 a 1,5 volte, con l’assegno calcolato attraverso il sistema contributivo.