Il dibattito sulle pensioni continua a rimanere molto acceso. Quella che è arrivata in questi giorni è una vera e propria bomba su Quota 100. Una notizia che andrà a scompigliare completamente le carte e a modificare il punto di vista dei diretti interessati. Il primo Governo Conte, quello per intenderci a guida Lega - Movimento 5 Stelle, avrebbe chiesto all'Inps di dare priorità alle richieste per andare in pensione dei lavoratori che avrebbero voluto accedervi con Quota 100. Una scelta di campo molto precisa, che ha comportato delle vittime: 70 mila persone hanno dovuto aspettare dei tempi più lunghi per vedersi liquidato l'assegno previdenziale.

Purtroppo quella che stiamo riportando non è solo e soltanto un'indiscrezione di corridio, ma è una notizia confermata dal Comitato di indirizzo e vigilanza dell’Inps. Sicuramente questo atteggiamento lascia molto perplessi ed è stato giustamente considerato un vero e proprio boomerang mediatico, in quanto si sono creati dei pensionati di Serie A e pensionati di Serie B. Il discriminante è stata Quota 100.

Quota 100, una mossa politica!

Quota 100 è stata una misura fortemente voluta dalla Lega mentre era al Governo. In un certo senso può essere considerata fin da subito uno spot: era chiaro che sarebbe durata per breve tempo ed oggi abbiamo la certezza che non verrà proprogata dopo il 31 dicembre 2021. Un misura che alcuni osservatori hanno messo alla stessa stregua del reddito di cittadinanza, fortemente voluto e richiesto dal Movimento 5 Stelle. Il sussidio più famoso d'Italia, però, almeno per il momento non sembra destinato a scomparire. Sfortunatamente.

Era importante che Quota 100 diventasse realmente un successo. La Lega avrebbe quindi fatto delle pressioni sugli uffici dell'Inps perché le pratiche di quanti avessero intenzione di andare in pensione a 62 anni potessero essere lavorate con una certa priorità rispetto a quanti avessero deciso di aspettare i 67 anni o che avessero raggiunto i 42 anni di contributi. A riportare la notizia è stato il quotidiano La Repubblica, che aveva già provveduto a svelare nel 2019 quanto stava succedendo negli uffici Inps. Secondo il quotidiano agli impiegati dell'Inps sarebbe stato chiesto di lavorarre prioritariamente le pratiche di Quota 100 e di chiudere un occhio nel caso in cui si fossero accorti che mancassero dei documenti. Sicuramente un trattamento molto diverso rispetto a quello riservato a quanti si stavano accingendo ad andare in pensione rispettando i requisiti previsti dalla Legge Fornero. A conferma di questo, La Repubblica riporta una serie di numeri:

L’84% di assegni di Quota 100 nel 2019 sono stati liquidati entro 15 giorni, contro il 67% delle pensioni di vecchiaia, anzianità, invalidità, indirette e ai superstiti. Ma quel che è peggio, il 17,4% delle normali registra da un minimo di 30 a oltre 120 giorni di attesa, contro appena il 3,3% di Quota 100.

Quota 100: un flop nonostante tutto!

Le accuse mosse da La Repubblica sono gravi. Quota 100, però, nonostante gli sforzi mediatici e l'impegno politico non ha raccolto i consensi che le parti in causa si aspettavano. Sono i numeri a mettere nero su bianco un flop senza precedenti. Il primo Governo Conte ha stanziato per la misura qualcosa come 19 miliardi di euro, ma fino ad oggi ne sono stati utilizzati solo e soltanto 10. Poco più della metà. In altre parole i lavoratori non hanno sentito tutta questa necessità di andare in pensione anticipatamente e sembra che nemmeno la pandemia abbia fatto modificare questo sentiment di fondo. Oppure, i requisiti per uscire dal mondo del lavoro grazie a Quota 100 non erano così appetibili come Matteo Salvini, che della misura ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia, riteneva.

Quota 100 è un flop anche andando a guardare altri numeri della misura. La Lega ha sempre esaltato uno dei risultati che si sarebbe riusciti a raggiungere grazie a Quota 100: la spinta all'occupazione. Per ogni persona che sarebbe andata in pensione, sarebbero stati assunti tre giovani. Elsa Fornero ha messo in evidenza che in realtà il rapporto è stato al contrario: ogni tre pensionati è stato assunto un giovane. Ne è valsa davvero la pena?

Pensioni e Quota 100: il nodo dei costi!

Ad insistere perché sia garantita una certa flessibilità ai lavoratori nel momento in cui debbano andare in pensione sono Cgil, Cisl e Uil, che tra l'altro richiedono che non ci siano particolari penalizzazioni per quanti abbiano dei contributi versati prima del 1996. Tra le richieste ci sono quelle di una pensione a 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Proposte ed idee che sembra debbano andarsi ad incagliare sullo scoglio dei costi. La spesa previdenziale, anche per le ricadute di Quota 100, continua a rimanere molto elevata. Nel Def, che il Governo Draghi ha presentato ultimamente è riportato:

anche senza nuove deroghe o correzioni alla legge Fornero, le uscite previdenziali tornerebbero a correre e già dal 2026 andando a raggiungere nel 2036 un picco di spesa del 17,4% del Pil.