Pare che il tema pensioni sia finalmente arrivato ad una svolta e che i sindacati abbiano avuto la meglio nel richiedere al governo Draghi una soluzione immediata, soprattutto per quanto riguarda il post Quota 100 e il pensionamento anticipato in genere.

I sindacati (CGL, CISL e UIL) hanno presentato la loro proposta di un uscita a 62 anni o in alternativa con Quota 41, cioè senza requisiti anagrafici ma con 41 anni di contribuzione. Il disegno di Riforma Pensioni sindacale prevede anche misure speciali per giovani, lavoratrici e lavori gravosi.

Il pacchetto di misure sembra sia stato ben recepito dal Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e dal MEF, che propongono una discussione in merito. 

Il Governo ha infatti fatto sapere che accoglierà la richiesta dei sindacati di avviare una Riforma Pensioni al più presto. Se gli esponenti governativi sono ancora scettici sull’opzione sindacale di un’uscita a 62 anni, si fanno invece molto più flessibili su una possibile introduzione di una Quota 41 per tutti, da attuare prima della scadenza di Quota 100.

La Riforma Pensioni proposta dai sindacati 

In primo luogo la necessità della Riforma Pensioni si viene a creare con la fine di Quota 100 a termine del 2021. Quota 100 è infatti una misura sperimentale con cui i lavoratori possono chiedere l’uscita quando compiono 62 anni e hanno accumulato almeno 38 anni di contributi.

Come è stato chiarito dal governo, senza dubbi in merito, la misura non sarà né prorogata né rinnovata, però in mancanza di un’intervento repentino di fatto viene cancellato il pensionamento anticipato e l’unica alternativa è la pensione ordinaria a 67 anni prevista dalla Legge Fornero. Questo gap da 62 a 67 anni per l’uscita dal lavoro è il tanto noto scalone dei cinque anni contro cui lottano sindacati e lavoratori.

Per i sindacati la soluzione è chiara e viene presentata una proposta che di fatto mantenga la possibilità di ritiro anticipato a 62 anni, ma con l’alternativa di una Quota 41 per tutti.

I lavoratori avranno cioè due scelte davanti a loro per il pre-pensionamento: o aspettare i 62 anni di età oppure raggiungere i 41 anni contributivi e andare in pensione con Quota 41 che non richiede requisiti anagrafici. 

In entrambi i casi i sindacati chiedono anche che si risolva uno dei principali difetti di Quota 100 e cioè la massiccia diminuzione dell’importo dell’assegno pensionistico per chi chiede l’uscita anticipata.

Quota 41, un possibile scenario post-Quota 100 

A questa proposta Claudio Durigon, il sottosegretario al Ministero delle Finanze, ha commentato di buon occhio l’ipotesi di una Quota 41 allargata, cioè una possibilità di uscita che tenga conto del solo requisito contributivo e non di quello anagrafico per il pensionamento.

Ricordiamo peraltro che Durigon è un esponente della Lega, partito che da più tempo urla a gran voce Quota 41 per tutti.

Dal canto suo il Ministro Orlando, dopo le pressioni dei sindacati, ha fatto sapere che c'è la disponibilità del governo ad attuare al più presto una Riforma Pensioni e ad affrontare il problema post-Quota 100, con annesso scalone dei cinque anni.

Dobbiamo quindi aspettarci novità a breve, anche se a quanto sembra dal quadro politico gli esponenti governativi non sembrano molto propensi a mantenere la possibilità di un’uscita anticipata a 62 anni di età. Invece, in molti ritengono appetibile la proposta di una Quota 41 allargata, senza requisiti anagrafici. 

Verso una Quota Mamma e il rinnovo dell’APE Sociale e Opzione Donna

Un altro degli elementi evidenziati dalle forze sindacali è la necessità di agire su alcune categorie particolari, come le lavoratrici di sesso femminile e i lavori gravosi.

Per quanto riguarda le lavoratrici è stata proposta l’introduzione di una Quota Mamma, valida per le pensioni retributive e contributive, la quale, senza decurtazione dell’assegno, permetta alle donne di andare in pensione un anno prima per ogni figlio avuto. Si tratta in parole povere di un bonus contributivo di 12 mesi per figlio.

Al momento le lavoratrici hanno già un canale preferenziale per la pensione potendo usare Opzione Donna, cioè chiedere l’uscita con 35 anni di contribuzione netta e 58 anni di età, per le lavoratrici dipendenti, 59 anni, per le autonome.

Tuttavia è stato osservato come Quota Mamma dovrebbe accompagnare il rinnovo di Opzione Donna piuttosto che sostituirsi ad essa, essendo la prima rivolta ad un pubblico ridotto, cioè le sole lavoratrici mamme.

Per quanto riguarda i lavori gravosi si erano susseguite le proposte, come l’introduzione di una Quota 92. 

Al momento attuale questa categoria di lavoratori può godere dell'Ape Sociale cioè un sussidio pensionistico che viene assegnato al raggiungimento di 63 anni di età e 30/36 di contributi. Per i lavori gravosi l’APE sociale viene assegnata quando non si hanno ancora i requisiti della pensione ordinaria. Questa misura come Quota 100 è in scadenza a fine 2021.

Nelle intenzione dei sindacati, come è stato annunciato, anche il rinnovo dell'Ape Sociale da destinarsi almeno ai lavori gravosi.

Tutti i casi i casi in cui è possibile beneficiarne dell’Ape Sociale sono spiegati nel video YouTube di Radio UCI:

La Riforma Pensioni proposta dall’INPS 

Una proposta di Riforma Pensioni qualche settimana fa era stata fatta dal presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, che proponeva uno sdoppiamento dell’assegno pensionistico, con requisiti diversi per la parte contributiva e retributiva.

La proposta è legata ad un’ipotesi di staffetta generazionale con un'uscita progressiva dal lavoro per far posto ai giovani in modo graduale.

Tuttavia l'idea rappresenta uno stravolgimento sostanziale del sistema pensionistico che richiede, rispetto alle proposte sindacali, una quantità di tempo, lavoro e fondi maggiori.

Soprattutto il tempo è tiranno, poiché bisogna agire prima della scadenza di Quota 100 ed evitare ai lavoratori lo scalone dei cinque anni.

La Riforma Pensioni pensa anche ai giovani!

La crisi economica scatenata dalla pandemia ha mostrato ancor di più l’esigenza di agire con misure rivolte anche ai giovani, visto il diffondersi del lavoro discontinuo e part-time.

A questo proposito è stata pensata dai sindacati le creazione di una pensione contributiva di garanzia, che tenga in qualche modo conto nel calcolo anche del periodo di disoccupazione involontaria, così da garantire il minimo pensionistico a tutti.