Le ultime notizie in tema di Riforma pensioni non sono molto incoraggianti. In questo momento così delicato, dove il dubbio domina la certezza, dovrebbero essere evitate scelte capaci di fomentare il tentennamento sul futuro per cittadini, famiglie e imprese. D’altra parte, non si può nascondere che la pandemia ha impattato fortemente nella vita dei cittadini, devastando le certezze economiche di ogni Paese. Mettendo a dura prova ogni dossier sul tavolo del Governo italiano. Tuttavia, il tema più sentito riguarda la Riforma pensioni, ed è qualcosa di più, di un semplice punto di vista da dover aggiustare.

C’è da sperare che l’approccio con i cittadini sia meno traumatico e che la riforma pensioni consenta di tenerne conto dell’uscita dal mondo del lavoro in forma equa.

La vera questione è la fine della misura sperimentale Quota 100, che permette di scegliere un’uscita flessibile a 62 anni contro i 67 anni della pensione di vecchiaia. Al 31 dicembre 2021, questa misura non sarà più operativa. Cosa resta? Uno scalone di 5 anni. Non solo. Senza proroghe o rafforzamenti delle misure Ape sociale e Opzione donna viene compromesso tutto l’assento pensionistico.

Per adesso, tutto sembra rinviato alla manovra autunnale. La partita sulla riforma pensioni è iniziata in modo concitato, una vera spina nel fianco del Governo Draghi. Dopo l’incontro tra Sindacati e Governo del 27 luglio il conto delle aspettative si è impennato, stringendosi sull’uscita a 62 anni o Quota 41, contro le alternative dell’INPS che spingono per una pensione a 63 anni, ma con una sorpresa sull’assegno pensionistico.

Riforma pensioni: in discussione diverse opzioni

Tre le proposte presenti nel XX rapporto INPS in discussione sul tavolo di Governo, un documento reso pubblico direttamente dal Presidente Tridico, nel quale viene presa in considerazione l’incidenza della spesa previdenziale.

Secondo le direttive illustrate dall’INPS nella Riforma pensioni, la vera risposta sarà quella di risparmiare parecchio. Questo per ridurre l’asticella della spesa previdenziale che per sostenere le misure emergenziali attive sul territorio ha sforato ogni possibile limite.

D’altra parte, sia la Corte dei Conti che l’INPS portano avanti il medesimo principio sulla misura post Quota 100, preannunciando l’esigenza di prediligere i caratteri “economici”. Insomma, dovrà essere la più modesta possibile.

Tra le tre proposte presentate dal Presidente Pasquale Tridico dell’INPS, la misura più contestata sia dai sindacati che da gran parte della maggioranza politica, ruota sull’uscita flessibile a 63 anni anziché 67, con una doppia quota. Una misura che potrebbe affossare Quota 41.

XX rapporto INPS: un breve riepilogo

Il bilancio tracciato dal Presidente dell’INPS sul sistema previdenziale è abbastanza scoraggiante, gravano i provvedimenti degli ultimi 30 anni. Un lasso di tempo in cui, le Riforme pensioni venivano dirottate dalla voce “spesa previdenziale”. Questo è uno dei motivi per cui, nel corso degli anni sono state introdotte numerosi requisiti sempre più rigorosi, al fine di stringere il nodo sull’accesso alla pensione sino a conformare il sistema di calcolo. Con l’introduzione di nuovi meccanismi di calcolo che hanno forgiato l’assegno pensionistico snellendolo nell’importo.

Decisioni adottate nel 1995 con la Riforma Dini sino alla Riforma Fornero, la quale diede una forte spinta nell’alleggerire la voce “spesa pensionistica” affondando i sacrifici dei lavoratori, intesi come costi sociali.

Un aspetto non trascurato dall’analisi dell’INPS, dal quale si evince la vera questione della Riforma Monti – Fornero. D’atra parte, la Riforma Fornero ha blindato la pensione rendendolo quasi irraggiungibile. Nello stesso tempo, ha dato vita alla controtendenza del legislatore d'intervenire sui requisiti pensionistici, al fine di consentirne l’accesso. Questo per garantire a ogni lavoratore il diritto alla pensione.

Supportando quest’ultimo elemento, nel corso degli anni sono state introdotte nuove misure per tutelare i lavoratori, come appunto Opzione donna e Ape sociale. La prima misura riservata alle lavoratrici permette di aderire a un’uscita flessibile, ma con una decurtazione dell’assegno pensionistico. Mentre, la seconda misura seppur è stata ampliata a una vasta platea di lavoratori contiene dei requisiti e delle condizioni molto rigorosi.

Landini si scaglia contro Draghi

Alla luce delle dichiarazioni rese dopo l’incontro 27 luglio, cerchiamo di capire la natura delle affermazioni rilasciate dai Sindacati dopo il tavolo delle trattative con l’Esecutivo.

Per la CGIL, Landini conferma lo spiegamento di una linea compatta sulla Riforma Pensioni, estromettendo altre forme d'iniziative che non collimino con le proposte avanzate dai sindacati. Senza tralasciare che la difficoltà legate alla misura Quota 41 è legata ai costi.

Intanto, l’INPS non ha tralasciato di fornire le stime circa quest’ultima misura. Il Governo italiano dovrebbe stanziare all’incirca 4,3 miliardi di euro per il primo anno di avvio della misura. Un costo molto forte considerato che per Quota 100, sono stati spesi all’incirca 3,5 miliardi.

Tuttavia, Quota 41 non è l’unica misura promossa dai sindacati. Affiancata a questa misura troviamo anche la proposta dell’uscita flessibile anticipata a 62 anni.

A questo riguardo, Maurizio Landini, segretario generale della CGIL ha sottolineato che il vero problema della Riforma pensioni non sono i costi, ma l’unione tra la voce spese previdenziali e pensionistiche. Si tende a sottovalutare o, meglio a non scindere le due voci, seppure i costi previdenziali sono del tutto sproporzionati rispetto alla sola voce pensione.

Oltretutto va detto, che sia la Corte dei Conti col Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2021, che l’INPS nel XX rapporto annuale, sono concordi nel confermare che la misura sperimentale Quota 100 è troppo costosa. Riconoscendo che il grosso dei costi sono imputabili alla spesa previdenziale.

Consigliamo il video YouTube di Mondo Pensioni, in merito all'incontro tra Sindacati e Orlando.

La doppia voce costi che va scissa

In sostanza, quello che realmente pesa nelle casse dell’INPS non sono le pensioni, ma tutte le misure economiche istituite dall’Esecutivo per contenere la diffusione dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Tra le tante voci che fanno parte della spesa previdenziale, troviamo: la cassa integrazione, l’aumento degli aventi diritto al sussidio di Stato, ossia il Reddito di cittadinanza e così via.

Intanto, i Sindacati puntano sulla scissione della voce spese previdenziale e pensionistiche, perché ritengono che la difficoltà di trovare le coperture necessarie per l’avvio di Quota 41, dell’uscita anticipata a 62 anni, del rafforzamento dell’Ape sociale e di Opzione donna, sono dovute alle due voci fuse tra loro. Alla base la sola spesa pensionistica confrontata con i costi sostenuti alla voce pensioni degli altri Paesi Ue, risulta essere molto inferiore.

Appare, chiaro che il Governo Draghi ha l’obbligo d'inserire riforma idonee per contenere l’asticella del debito pubblico.

Va detto, che in questo quadro le proposte di Tridico sono facilmente gestibili, cosa che non si può dire delle misure avanzate dai sindacati. Infatti, secondo il Presidente dell’INPS, si può fare una Riforma pensioni senza spendere molto.

CGIL, CISL e UIL linea compatta sulla Riforma pensioni

Landini non appare come l’unica figura sindacale a rilasciare interviste sull’esposizione delle prime dichiarazioni dopo la seduta del 27 luglio. Sulla stessa scia troviamo anche Luigi Sbarra, segretario generale della CISL, nelle cui dichiarazioni appare in chiaro l’unione dei sindacati di sostenere le misure Quota 41 e l’uscita flessibile anticipata a 62 anni.

Oltre, ad aggiungere la volontà di ampliare il quadro della Riforma pensioni, introducendo nuovi criteri per una pensione di garanzia per i giovani, nonché per le lavoratrici con il rafforzamento della misura Quota mamma.

Il segretario generale UIL, Pierpaolo Bombardieri ha sostenuto con forza le linee tracciate da Sbarra e Landini, richiedendo all’Esecutivo d'improntare un tavolo di discussioni sulle proposte dei sindacati.

Sollevando il problema della Riforma pensioni, la cui scelta delle modifiche che renderebbero arduo l’applicazione sociale, risulterebbe un mix di opzioni non imputabili solo a Draghi e Orlando, ma sono questioni importanti che investono tutte le parte politiche. Sotto questo profilo, i Sindacati si augurano che l’approccio della Riforma pensioni non si trasformi (di nuovo) in un costo sociale.

Le proposte del Presidente Tridico

L’INPS pensa di adottare un’uscita flessibile a 64 anni con un’anzianità contributiva pari a 36 anni, a cui viene applicato un calcolo contributivo. In sostanza, andrebbe a rimodulare Quota 100, che ricordiamo prevede un’uscita a 62 anni e un montante contributivo di 38 anni.

Una soluzione che tamponerebbe i costi legati all’avvio dell’anticipo pensionistico. Il Governo italiano per sostenere questa misura dovrebbe stanziare all’incirca 1,2 miliardi di euro. Una cifra molto inferiore a Quota 100 che parte con una dote finanziaria di 4,3 miliardi di euro.

L’altra opzione che piace molto all’INPS, sempre in termini di costi bassissimi è la possibilità offerta ai lavoratori di poter andare in pensione prima, ma con l’applicazione di una doppia quota. Per quest’ultima misura il Governo italiano dovrebbe stanziare all’incirca mezzo miliardo di euro.

In sostanza, la pensione anticipata flessibile pensata da Tridico, consente di andare in pensione a 63 anni con un montante contributivo di 20 anni, ma con un anticipo sulla pensione. In altre parole, i pensionati che scelgono di aderire a questa formula anticipata di pensione mista, non ricevono l’importo pieno dell’assegno pensionistico, ma solo una prima quota contributiva.

In altre parole, solo un assegno minimo corrispondente a 1,2 volte l’assegno sociale. Successivamente, ossia al raggiungimento dei 67 anni di età l’INPS ricalcola l’importo dell’assegno applicando la seconda quota retributiva.

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