Le novità, in campo delle pensioni, non smettono di arrivare. Il Governo ha ufficializzato la Manovra per il 2022, approvata dal Consiglio dei Ministri, contenente tutte le indicazioni riguardanti il futuro dell'Italia. Tra queste troviamo anche l'uscita dal lavoro all'età di 62 anni.

Per favorire l'occupazione giovanile, che versa in condizioni drammatiche e che abbiamo trattato anche nell'articolo relativo al fenomeno del working poor, si è pensato di intervenire con la cosiddetta Quota 82, dopo uno studio durato mesi per sostituire la tanto disprezzata Quota 100.

La Quota 82 potrebbe diventare realtà a partire dal 2022. Tra le uscite dal lavoro e i modelli pensionistici che abbiamo già esaminato in altri articoli, sembrerebbe una delle più funzionali ed efficaci per ammortizzare l'erario sulle casse dello Stato, e allo stesso tempo permettere ai lavoratori di andare tranquillamente in pensione senza perdere introiti. Senza contare uno spazio maggiore per i giovani che si affacciano nel mondo del lavoro. Ma vediamo gli scenari futuri, in cosa consiste Quota 82 e se può funzionare.

Le novità inserite nella Legge di Bilancio 2022

Poche sono le novità inserite nel DDL di bilancio. Opzione Donna, dopo numerosi dubbi e ripensamenti, alla fine è stata confermata, insieme al rinnovo dell'APE sociale. L'appuntamento tra Governo e sindacati ha smosso poco le acque. Peccato per l'incertezza sull'Opzione Tutti, che avrebbe fatto felice gran parte dei lavoratori, poiché la riforma prevede un'uscita dal lavoro a soli 62 anni e con 20 anni di contributi.

"Per favorire l'occupazione giovanile, che versa in condizioni drammatiche e che abbiamo trattato anche nell'articolo relativo al fenomeno del working poor, si è pensato di intervenire con la cosiddetta Quota 82, dopo uno studio durato mesi per sostituire la tanto disprezzata Quota 100."

Tra le proposte fatte, anche se il Governo Draghi ha blindato tutto e non accetta più modifiche, è stata tirata fuori, ancora una volta, la tanto discussa Legge Fornero, che fino a poche settimane fa sembrava felicemente allontanata. Per alcuni, questa insidiosa legge potrebbe fare di nuovo capolino, magari riavvicinandosi progressivamente nei prossimi anni.

Bisogna garantire maggiore flessibilità del sistema previdenziale. Il Ministero dell'Economia e delle Fionanze (MEF) è concorde nel seguire questa strada. La tutela dei diritti del lavoratori è la prima esigenza da rispettare, come del resto accade col taglio del cuneo fiscale sul lavoro, con un fondo di circa otto miliardi di euro l'anno a partire dal 2022 per ridurre la pressione fiscale.

Pensioni, riduzioni fiscali e taglio del cuneo fiscale

La pressione fiscale, secondo la Legge di Bilancio 2022, dovrebbe ridursi attraverso l'abbattimento dell'IRPEF e dell'IRAP. Tale misura è stata confermata il 28 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri. L'economia va sostenuta, soprattutto adesso che il Paese è in corsa e in ripresa economica dopo l'emergenza sanitaria. La riduzione fiscale è obbligatoria per tornare a respirare e per non frenare la crescita dell'Italia.

Se la tassazione di adesso è suddivisa nelle seguenti fasce percentuali:

  • reddito inferiore ai 15 mila euro - tassazione del 23%
  • reddito compreso tra 15 mila euro e 28 mila euro - 27%
  • reddito compreso tra 28 mila euro e 55 mila euro - 38%
  • reddito compreso tra 55 mila euro e 75 mila euro - 41%
  • reddito superiore ai 75 mila euro - 43%

L'ipotesi messa in campo è appunto quella di una forte riduzione sui redditi compresi tra 28 mila euro e 55 mila euro, con aliquota non più al 38% ma al 27%. Tra le riduzioni prese in considerazione ci sono quelle relative ai lavoratori dipendenti e il taglio del cuneo fiscale. Nella Manovra del 2022 c'è l'abbattimento dell'IRPEF, con questo si intende la somma di imposte dirette o indirette (IRPEF e IRAP) e dei contributi previdenziali.

La somma è a carico dei datori di lavoro ma anche dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi, rispetto al costo del lavoro. Il cuneo è alla base della differenza tra il guadagno lordo e quello netto, in Italia fortemente tassato rispetto agli altri Paesi.

Gli scontri in politica riguardanti tassazioni e pensioni

Tra le fazioni politiche ci sono numerosi scontri, ora che gli otto miliardi di fondi sono stati stanziati per la Manovra 2022. L'esigenza resta quella di ridurre la pressione fiscale su datori di lavori e dipendenti, ma bisogna fare attenzione.

"Bisogna garantire maggiore flessibilità del sistema previdenziale. Il Ministero dell'Economia e delle Fionanze (MEF) è concorde nel seguire questa strada. La tutela dei diritti del lavoratori è la prima esigenza da rispettare, come del resto accade col taglio del cuneo fiscale sul lavoro, con un fondo di circa otto miliardi di euro l'anno a partire dal 2022 per ridurre la pressione fiscale."

Se Lega e Movimento 5 Stelle chiedono l'eliminazione dell'IRAP per le aziende di persone fisiche, allargando anche la flat tax al 15% per i redditi inferiori ai 100 mila euro, il PD invece cerca di favorire l'occupazione riducendo le tasse sul lavoro. Italia Viva vorrebbe abolire l'IRAP e rimodellare l'IRPEF al 38%, mentre Forza Italia si sta focalizzando sulla trasformazione del Reddito di Cittadinanza in modo tale da risparmiare soldi.

Quota 82. In cosa consiste

Quota 82 è una proposta di legge che sembrerebbe vincente. Questa misura consentirebbe alle imprese medio-piccole (con almeno 50 dipendenti) di avere accesso al contratto di espansione, un contratto introdotto nel 2019 per favorire il ricambio generazionale e dare lavoro ai più giovani.

Dando modo al personale di andare in pensione prima, a 62 anni e con 20 anni di contributi, per chi si trova perà a meno di cinque anni dal raggiungimento della pensione anticipata, si consentirebbe un ricambio frequente e continuo. La prerogativa è perciò dare lavoro alle figure più giovani e permettere ai più anziani di andare finalmente in pensione. A tale proposito, abbiamo scritto un articolo sui pensionati italiani, molti dei quali sono andati a vivere all'estero per evitare tasse e stress. Lo potete leggere qui

A partire dal 2022, i lavoratori con 62 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati potranno andare in pensione, ricevendo uno scivolo di cinque anni. La società, a questo punto, grazie a Quota 82 potrebbe scegliere due modalità di sostentamento del costo del lavoro:

  • riduzione dell'orario di lavoro per un massimo di diciotto mesi non continui
  • pensionamento anticipato

Se il lavoratore accetta il pensionamento anticipato, il suo datore deve riconoscergli un'indennità mensile equiparata alla pensione lorda.

Come funziona Quota 82 per andare in pensione

L'obiettivo principale di Quota 82 resta quello di agevolare l'uscita dei lavoratori, riducendo l'orario lavorativo e integrandolo con l'innesto di nuovi lavoratori giovani. In questo modo si ha la possibilità di accelerare il ricambio generazionale. Le imprese, quindi, potranno beneficiare del contratto di espansione fino al 2026.

"Quota 82 è una proposta di legge che sembrerebbe vincente. Questa misura consentirebbe alle imprese medio-piccole (con almeno 50 dipendenti) di avere accesso al contratto di espansione, un contratto introdotto nel 2019 per favorire il ricambio generazionale e dare lavoro ai più giovani."

Un sorta di uscita graduale dal mondo del lavoro, una pensione part time che agevola il lavoratore e lo prepara alla pensione. Meno ore di lavoro e meno stipendio percepito, che poi sarà recuperato una volta in pensione e attraverso i calcoli dell'INPS

Quota 82 potrebbe funzionare, anche se il quadro delle riforme pensionistiche è ancora incerto. Il Governo, in questi giorni, sta vagliando l'Opzione Tutti, ovvero l'uscita anticipata dal lavoro per tutti ma con l'assegno del sistema contributivo. Si tratta di una delle ipotesi pensionistiche che stanno facendo più discutere.

Le possibili alternative a Quota 82: Opzione Tutti, e Quota 41

I costi dell'Opzione Tutti ancora non si conoscono alla perfezione, Smileconomy, storico laboratorio di ricerca e consulenza finanziaria, ha fatto una simulazione per evidenziare i costi della riforma pensionistica e ha informato che Opzione Tutti taglierebbe più del 20% della pensione mensile. Nel 2022, un pensionato con 63 anni di età e 38 anni di contributi, ad esempio, percepirebbe circa 930 euro di pensione mensile al posto di 1200 euro. Una riduzione non indifferente.

Quota 41 invece prevede 41 anni, appunto, di contributi versati, al di là dell'età anagrafica. Ciò non è ben vista dai sindacati e dai lavoratori. Senza contare che, oltre ai tanti contributi versati, questa riforma non favorisce il ricambio generazionale, non permettendo ai lavoratori di andare in pensione prima del necessario, continuando perciò ad escludere la manodopera giovanile.

Sembra assurdo pensare che siamo quasi a fine anno e il Governo è ancora in dubbio su molteplici cose. L'incertezza regna sovrana e i lavoratori non sanno come agire. Solo L'Opzione Donna è stata prima riconfermata, poi cancellata e infine reintrodotta dopo un tira e molla con sindacati. Cosa accadrà entro la fine del 2021 non lo sappiamo.

Il Governo dovrà rispondere a sindacati e società, riformulare il sistema pensionistico italiano e elargire pensioni dignitose. Lo spettro delle Legge Fornero intanto aleggia sulle teste dei lavoratori, mantenerlo così com'è sarebbe un peccato, nonché fonte di polemiche. I primi di dicembre si terranno diversi confronti per discutere di pensioni. Staremo a vedere cosa accadrà in futuro.

Quota 82, bisogna approfittarne per andare in pensione subito

Evitare lo scalone causato dall'applicazione al 100% della Legge Fornero e lasciare il mondo del lavoro anticipatamente. Si potrebbe fare subito grazie al già citato contratto di espansione, il quale apre un'opportunità molto interessante per i lavoratori. Questi potranno così sfruttare questa benedetta Quota 82.

Si tratta di una valida alternativa per i lavoratori che abbiano compiuto 62 anni e abbiano accumulato 20 anni di contributi. Ma chi può richiederla? Il richiedente non dovrà superare i cinque dal raggiungimento della pensione anticipata per accedere a Quota 82, deve aver compiuto 62 anni di età con 20 anni di contributi, oppure deve aver maturato 36 anni e 10 mesi di contributi (per gli uomini) o 35 anni e 10 mesi (per le donne) a prescindere dall'età anagrafica.

Bisogna però ricordare che coloro che decideranno di uscire dal mondo del lavoro, nel calcolo dei cinque anni, dovranno anche tenere conto della finestra di tre mesi: in questo caso potrebbe scattare Quota 102 che permette di andare in pensione anticipatamente a 64 anni con 38 anni di contributi. Questa misura sarà in vigore solo e soltanto nel 2022.

Il contratto di espansione sarà in vigore per il biennio 2022/2023 e potrà essere utilizzato dalle società di qualsiasi categoria e con più di 50 dipendenti. Ciò permette maggiori qualità sul posto di lavoro, con orari ridotti e sospensione del personale dipendente, al quale sarà riconosciuto una cassa integrazione guadagni straordinaria per un massimo di 18 mesi anche non continuativi.