Il tema caldo di questi giorni è la riforma delle pensioni, con l’ipotesi di introdurre delle valide alternative a Quota 100, la misura sperimentale voluta dal Governo giallo verde e introdotta per un periodo limitato di 3 anni (in scadenza al 31 dicembre 2021). Per evitare lo scalone della riforma Fornero, quindi, si stanno avanzando numerose ipotesi per aprire nuove finestre di pensionamento per i lavoratori: da Quota 41 (sostenuta da Matteo Salvini) a Quota 102, da Quota 92 fino all’opzione Quota mamma.

Mentre i sindacati puntano sui numeri 61 (anni di età) e 42 (anni di contributi versati) per accedere alla pensione, il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra – in occasione dell’iniziativa di Cgil, Cisl, Uil sulle pensioni – ha invece proposto l’introduzione di Quota mamma riservata alle donne, con la previsione di un anticipo pensionistico di 12 mesi per ciascun figlio messo al mondo. 

Ma anche il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha proposto un’ulteriore alternativa: dividere l’assegno in due parti per garantire maggiore flessibilità sull’uscita dal mondo del lavoro.

Analizziamo, una ad una, tutte le proposte sostitutive a Quota 100 e come potrebbero cambiare gli assegni con la riforma delle pensioni.

Pensioni, spunta l’ipotesi Quota mamma

Una proposta tutta dedicata alle donne lavoratrici con figli, spesso penalizzate nel pensionamento: Quota mamma è l’opzione pensionistica che potrebbe affiancarsi alle probabili opzioni sostitutive a Quota 100 dopo il 31 dicembre 2021. 

La proposta è stata avanzata da Luigi Sbarra, il segretario generale della Cisl, ma deriva da un’idea precedente: Quota mamma prevede un pensionamento anticipato rispetto all’età pensionabile (67 anni), tramite il riconoscimento di 12 mesi di anticipo per ciascun figlio oppure - a scelta della lavoratrice - l’incremento del coefficiente di calcolo della pensione.

L’idea, però, non è del tutto originale, ma deriva da una precedente proposta – lanciata nel 2020 – di Mara Carfagna, attuale Ministro per il Sud Italia. Ora è arrivato il momento di discutere seriamente l’ipotesi di Quota mamma, in vista dell’imminente scadenza di Quota 100.

Anche il lavoro di mamma va riconosciuto e premiato, sostiene Carfagna: questa nuova opzione di pensionamento anticipato potrebbe essere un premio per le donne che decidono di impegnarsi nel “lavoro” di mamme.

Come funziona Quota mamma 

L’idea di introdurre un tipo di pensione anticipata da riconoscere alle mamme non è del tutto originale. Prima ancora della proposta avanzata da Mara Carfagna nel 2020, anche il governo giallo verde aveva cercato di discutere su un possibile premio per le mamme lavoratrici che si avvicinano alla pensione.

La Lega – quando era al governo – aveva proposto di prevedere un pensionamento anticipato per le mamme: per ciascun figlio nato sarebbero stati concessi 4 mesi di anticipo sulla pensione, fino a un massimo di 12 mesi (che corrispondono alla nascita di 3 figli).

Mentre si discuteva sull’introduzione di agevolazioni pensionistiche per le donne e per le madri, anche Francesca Puglisi, sottosegretaria al ministero del lavoro e delle politiche sociali nel governo giallo verde, aveva avanzato la proposta di introdurre Quota 99, per le donne che lavorano. Quota 99 consentiva di lasciare il lavoro al raggiungimento del bonus mamma, ovvero con 64 anni di età e 35 anni di contributi versati ai quali si aggiunge un anno di contributi per ogni figlio messo al mondo.

Infine, è giunta nel 2020 la proposta di Mara Carfagna, ripresa poi da Luigi Sbarra, di introdurre Quota mamma, l’anticipo pensionistico di 12 mesi sull’età pensionabile per ciascun figlio messo al mondo dalle donne.

Pensioni, le ipotesi dopo Quota 100

Il 31 dicembre 2021 scade la possibilità di accedere alla finestra offerta da Quota 100, che permette un pensionamento con 62 anni di età e con 38 anni di contributi versati. Sul tavolo ci sono molte alternative: da Quota 41 (sulla quale spinge Matteo Salvini) a Quota 92, fino a Quota 102.

Tra le proposte dei sindacati (articolate in 11 punti), comunque, non c’è solo l’opzione Quota mamma, ma ci sono diverse alternative:

  • la discussione su una pensione di garanzia per i giovani (alla quale guarda anche il presidente dell’INPS Tridico), per i lavori discontinui o per i lavoratori che percepiscono basse retribuzioni;
  • maggiori tutele per le donne, in particolare per contrastare e superare l’inasprimento dei requisiti pensionistici degli ultimi anni;
  • maggiori tutele per i lavoratori che svolgono lavori di cura, lavori usuranti o gravosi;
  • un sostegno al reddito dei pensionati attraverso un rafforzamento della quattordicesima, una diminuzione della tassazione fiscale e il ripristino della rivalutazione sulle pensioni;
  • il rilancio della previdenza complementare.

L’idea principale sulla quale premono i sindacati, comunque, è avviare l’opportuna riforma delle pensioni, introducendo per esempio la possibile uscita dal lavoro con 62 anni di età e con 41 anni di contributi versati.

Il pressing dei sindacati sul Governo

Tra le proposte dei sindacati per avviare la riforma delle pensioni, oltre all’opzione Quota mamma, c’è l’ipotesi di introdurre:

  • una finestra di accesso alla pensione per i lavoratori che hanno cominciato a lavorare prima del 1996 con pensione (senza penalizzazioni) a 62 anni di età o con 41 anni di contributi (l’assegno verrebbe calcolato con un regime misto - retributivo più contributivo);
  • una finestra di accesso alla pensione per i lavoratori che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 che preveda la riduzione dell’importo maturato (che passerebbe da 2,8 a 1,5 volte l’assegno sociale) per accedere alla pensione anticipata (in questo secondo caso l’assegno viene calcolato interamente con metodo contributivo).

La proposta dei sindacati, inoltre, prevede l’introduzione di una sorta di “pensione di garanzia” – soprattutto per i giovani, ma non solo – che tenga conto non soltanto degli anni lavorativi effettivamente realizzati, ma anche del periodo “qualificante”, ovvero la formazione iniziale, i periodi di cura o la disoccupazione involontaria. Secondo questo modello, quindi, verrebbe garantita una pensione dignitosa anche per i lavoratori che hanno registrato una carriera discontinua.

Il documento contenente le proposte per la riforma delle pensioni – inviato a Draghi – è articolo in ben 11 punti. Ma sul tavolo c’è anche l’ipotesi di introduzione di Quota 102, ovvero il pensionamento con 64 anni di età e con 38 anni di contributi versati.

Ape Sociale, ipotesi estensione della platea di beneficiari

I sindacati hanno proposto anche l’introduzione di maggiori tutele non solo per i lavoratori che svolgono mansioni usuranti, ma anche per le categorie più deboli che rientrano nel pensionamento previsto da Ape Sociale, come “disoccupati, invalidi, coloro che assistono un familiare con disabilità e chi ha svolto lavori gravosi o usuranti”.

La platea di beneficiari dell’opzione Ape Sociale, quindi, “andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita”, scrivono i sindacati.

L’Ape Sociale – lo ricordiamo – è una sorta di accompagnamento alla pensione di vecchiaia dedicato a particolari categorie di lavoratori “fragili” che meritano maggiori tutele. Vi si accede a partire dal 63esimo anno di età unitamente alla soddisfazione del requisito contributivo, ovvero aver versato almeno 30 o 36 anni di contributi.

Riforma delle pensioni: la proposta di Tridico

In alternativa all’introduzione di Quota 102 si potrebbe anche prendere in considerazione la proposta del presidente dell’INPS, Pasquale Tridico. La sua proposta prevede una maggiore flessibilità sull’uscita dal mondo del lavoro, oltre ad andare incontro anche alla sostenibilità della spesa pensionistica per le casse dello Stato (che a conti fatti è il vero cuore del problema pensionistico italiano).

Secondo le idee del numero uni dell’INPS, quindi, la riforma delle pensioni potrebbe passare attraverso lo sdoppiamento dell’assegno, che verrebbe quindi suddiviso in due parti:

  • un anticipo pensionistico con l’erogazione della sola parte contributiva al compimento di 62/63 anni di età e con almeno 20 anni di contributi versati;
  • la quota retributiva, ovvero la parte restante, si otterrebbe invece a 67 anni di età, con un anno in meno per ogni figlio per mamme lavoratrici, oppure con l'aumento del coefficiente di trasformazione corrispondente. 

Particolare attenzione, però, va dedicata anche ai lavori usuranti, per i quali si prevedrebbe un anno in meno di occupazione per ogni 10 anni di lavori usuranti/gravosi svolti, oppure in alternativa l’aumento del coefficiente di trasformazione relativo. 

Come superare lo scalone della Riforma Fornero?

Senza un accordo sulle pensioni, però, il vero incubo è quello dello “scalone Fornero”. La Legge Fornero, lo ricordiamo, consente di accedere al pensionamento con 67 anni di età e con un numero minimo di 20 anni di contributi versati. Rispetto a quota 100 – che prevede fino al 31 dicembre 2021 la possibilità di lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 anni di contributi – il salto sarebbe di ben 5 anni.

Senza un’alternativa tra Quota 102, Quota 41 (proposta dalla Lega) o Quota 92, quindi, il pensionamento potrebbe avvenire solo con 67 anni di età (con 62 anni solo per le mansioni logoranti).

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha anche sottolineato come l’età pensionabile per i giovani potrebbe addirittura salire a 70 anni, in seguito agli adeguamenti sulla speranza di vita. È anche per questo motivo per cui “fare regole uguali per tutti quando i lavori non sono uguali per tutti è una ingiustizia”.

Evitare lo scivolo di 5 anni è fondamentale ed è per questo motivo che il Ministro del Lavoro ha già in piano una discussione con i sindacati e le parti sociali per arrivare alla riforma degli ammortizzatori sociali e della pensione entro la fine del 2021. In tal senso andrà programmata anche una valida alternativa pensionistica in sostituzione all’attuale Quota 100.