Anche se il Documento programmatico di bilancio è stato approvato questa settimana, il Governo Draghi continua a discutere sull’annosa questione della Riforma Pensioni 2022.

Sembrava ormai quasi certo che l’esecutivo avesse deciso per una riforma che vedesse protagonista la Quota 41, ed invece si torna a parlare di Quota 102.

Per la nuova Riforma Pensioni, infatti, Draghi non sembrerebbe essere convinto dell’adozione di un’uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contribuzione.

Si torna dunque a discutere della possibilità di legare l’accesso alle pensioni ad un sistema sia contributivo che anagrafico.

Insomma, al momento l’unica cosa di cui abbiamo la certezza è che Quota 100 verrà abolita: dell’abolizione di questa forma di pensionamento ne ha parlato anche il canale YouTube Mondo Pensioni nel seguente video che consigliamo ai lettori.

Cerchiamo adesso di capire cosa sta succedendo nel mondo delle pensioni, e cosa potrebbe prevedere la Riforma pensioni ormai in arrivo.

Pensioni, addio a Quota 100, ma anche a Quota 41!

Come accennavamo in apertura, sebbene fino a pochi giorni fa si parlasse di Quota 41 come la futura sostituta di Quota 100 a partire dalla Riforma Pensioni 2021, il Governo sembra proprio intenzionato a “mandare in pensione” Quota 41 prima ancora della sua introduzione.

Le motivazioni sembrerebbero essere tantissime, ma una su tutte pare prevalere: una Riforma pensioni basata su una Quota 41, infatti, sarebbe eccessivamente costosa per le casse statali.

Ed uno dei nodi da sciogliere in merito alle pensioni è proprio il loro costo: uno dei motivi per cui l’attuale possibilità di ottenere le pensioni con Quota 100 verrà abolita è proprio il suo costo.

Quota 100 è infatti molto costosa per le casse statali, e tale risulterebbe anche Quota 41.

Purtroppo, non è ancora stata trovata una decisiva soluzione che permetta un reale risparmio e che, al contempo, consenta ai cittadini di non dover aspettare i 67 anni di età (ossia l’età prevista per la pensione ordinaria di vecchiaia).

In questo intricato quadro, torna quindi ad inserirsi la possibilità di risolvere il nodo pensioni tramite una temporanea Quota 102.

La Quota 102 non sarà di sicuro la soluzione al problema delle pensioni, ed infatti è stata proposta come forma di pensionamento anticipato transitoria.

Riforma pensioni: cosa accadrà con Quota 102?

Dato che Quota 102 potrebbe essere l’opzione da tenere in considerazione per chi desidera accedere alle pensioni a partire dal 2022, vale la pena di analizzarla.

Si tratta di un sistema che non differisce molto dalla tanto discussa Quota 100, ma che permetterà alle casse statali di risparmiare, in quanto la platea dei beneficiari di Quota 102 sarà più ristretta rispetto a quella di Quota 100.

Secondo le indiscrezioni, il Governo starebbe infatti discutendo per una Quota 102 relativa alle pensioni fino al 2023, consentendo ai lavoratori l’accesso al trattamento pensionistico con un requisito contributivo di almeno 38 anni, e con un’età anagrafica che non dovrà essere inferiore ai 64 anni.

Ma cosa succederà dopo il 2023?

Il dibattito è ancora nel suo vivo, ma il Governo sembrerebbe avere già un piano ben definito, che prevede di trasformare Quota 102 in una Quota 104 a partire dal 2023.

Della possibilità di una Quota 104 per le pensioni a partire dal 2023 ne ha tra l’altro parlato anche il Sole 24 ore in un recentissimo articolo.

In questo caso, la platea degli aventi diritto ad accedere alle pensioni verrebbe ristretta ancora di più: con Quota 104, infatti, pur mantenendo come requisito contributivo i 38 anni, l’età anagrafica necessaria all’accesso alle pensioni verrebbe innalzata a 66 anni.

Vero è, quindi, che una Riforma pensioni del genere potrebbe avere l’effetto di pesare meno sulla già disastrosa situazione delle casse statali. Ma bisogna considerare che una Riforma pensioni del genere peserebbe unicamente sugli italiani prossimi alle pensioni.

Tuttavia, questo piano relativo alla Riforma Pensioni non sembrerebbe aver incontrato il favore di tutto il Governo.

Anche il Ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti, ad esempio, non sembrerebbe abbastanza convito che una Quota 102 ed una successiva Quota 104 saranno idonee a risolvere i problemi legati alle pensioni.

Il Ministro Giorgetti ha infatti proposto di applicare tali forme di pensionamento solo ed unicamente ai lavoratori statali.

Anche la Lega ha espresso il proprio dissenso, ritenendo sia Quota 102 che Quota 104 limitanti, in quanto i requisiti richiesti per l’accesso anticipato alle pensioni sarebbero eccessivamente limitanti.

Pensioni 2022: cosa succederà a tutte e altre forme di pensionamento anticipato?

Insomma, sebbene Quota 102 sia ormai data quasi per certa, non sappiamo ancora con certezza quale sarà l’ultima parola del Governo Draghi sul tema della Riforma Pensioni 2022.

Lo dimostra il fatto che, fino a pochi giorni fa, si dava quasi per certa l’ipotesi di una Quota 41; ipotesi che, come abbiamo visto, si fa sempre più remota.

Tra l’altro, è ancora in discussione il destino delle altre forme di pensionamento anticipato attualmente attive, che scadranno insieme all’attuale Legge di Bilancio 2021.

Stiamo parlando di Opzione Donna e di APE Sociale.

Il destino di queste opzioni che permettono l’accesso anticipato alle pensioni è ancora in discussione; se una delle due forme di pensionamento anticipato sembrerebbe prossima al rinnovo, una delle due opzioni pare invece definitivamente arrivata ormai al capolinea.

Analizziamole entrambe e cerchiamo di capire a quale forma di pensionamento anticipato diremo addio con la Riforma Pensioni 2022.

Pensioni 2022: Opzione Donna al capolinea?

Anche del possibile rinnovo di Opzione Donna se ne parla ormai da mesi, ma purtroppo non abbiamo buone notizie in merito.

Per le lavoratrici interessate, segnaliamo che, ovviamente, fino al 31 dicembre 2021 sarà possibile accedere alle pensioni anticipate grazie a Opzione Donna, secondo le seguenti modalità:

  • 58 anni di età, con 35 anni di contributi regolarmente versati per le lavoratrici dipendenti
  • 59 anni di età, con 35 anni di contributi regolarmente versati per le lavoratrici autonome

Tuttavia, questa Opzione potrebbe non essere più disponibile per le lavoratrici che raggiungeranno i requisiti richiesti nel 2022. 

Questo perché Opzione Donna sembrerebbe candidata alla sospensione.

Da quando fu introdotta, attraverso la Legge 243/2004, questa opzione che consente di accedere anticipatamente alle pensioni è stata aspramente criticata.

Prima di tutto dalle lavoratrici stesse, in quanto non troppo vantaggiosa a livello economico: è vero che, grazie a Opzione Donna, è possibile andare in pensione molto prima rispetto ai 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia, ma è anche vero che, accettando l’Opzione, la lavoratrice ottiene un taglio all’assegno pensionistico, che può essere pari addirittura al 30% dell’importo che le spetterebbe.

Ma le critiche ad Opzione Donna non arrivano solamente da parte delle potenziali beneficiarie.

Anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha fatto sentire di recente la propria voce: in sostanza, l’OCSE ha bocciato Opzione Donna, in quanto molto costosa per lo Stato.

Per questa ragione, molto probabilmente, tale forma di accesso anticipato alle pensioni non verrà rinnovata.

Pensioni, la protagonista della Riforma: APE Sociale

Ma, se sembra ormai certo che dovremo dire addio a Opzione Donna nel 2022, un’altra forma di accesso alle pensioni in anticipo potrebbe avere un destino differente.

Ci riferiamo ad APE Sociale che, a differenze di Opzione Donna, pare proprio destinata al suo rinnovo.

Al momento, l’anticipo pensionistico concesso da APE Social permette ai lavoratori di accedere alle pensioni già a 63 anni, con una retribuzione variabile a seconda del lavoro che si svolge.

Ma, con la Riforma Pensioni 2022, potremo conoscere una nuova APE Sociale, totalmente rinnovata: l’opzione, infatti, difficilmente verrà prorogata con le modalità odierne e, di certo, verrà rinnovata per diventare maggiormente accessibile.

Si parla infatti non soltanto di agevolazioni per le pensioni dei lavoratori che svolgono mansioni gravose, ma anche della possibilità di accedere all’APE Sociale per molte categorie oggi escluse, come quelle del personale scolastico.

Riforma Pensioni: dobbiamo arrenderci a Quota 102 e a Quota 104?

Dobbiamo dunque arrenderci al fatto che, con la Riforma pensioni, verranno introdotte Quota 102 e la successiva Quota 104?

In realtà la questione pensioni è ancora aperta, e possiamo ancora sperare che, alla fine, il Governo Draghi decida di optare per altre soluzioni.

In merito al futuro delle pensioni, tra l’altro, si sono espressi tantissimi esponenti politici.

Anche la Corte dei Conti ha voluto dire la sua sulle pensioni, proponendo la propria alternativa a Quota 100: la soluzione prevede una forma di accesso alle pensioni caratterizzata da flessibilità.

Con un’età anagrafica minima pari a 64 anni, e con una contribuzione minima che dovrebbe essere pari a vent’anni, la proposta della Corte dei Conti ha incontrato il favore del Movimento 5 Stelle.

Anche l’ex Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, inoltre, ha reputato valida la proposta pensioni della Corte dei Conti.

Tale proposta per la nuova Riforma pensioni potrebbe essere quella giusta per mettere ordine e per consentire un accesso alle pensioni che sia uniforme per quanto riguarda l’età di pensionamento degli interessati.

Ad oggi, purtroppo, coloro che non riescano ad accedere alle altre forme di pensionamento in anticipo, quali ad esempio APE Sociale nella sua forma rinnovata, rischierebbero di poter ottenere la pensione soltanto a 67 anni di età.

Infatti, è questa l’età anagrafica prevista per accedere alle pensioni senza sfruttare alcun sistema di pensionamento anticipato.

Accettare la proposta della Corte dei Conti, dunque, potrebbe permettere di ridurre il divario di età tra coloro che accedono alle pensioni in anticipo e coloro che non riescono a rientrare nei requisiti.

Attendiamo dunque notizie da parte del Governo Draghi in merito al nodo pensioni da sciogliere a breve.