E' caduto il silenzio più assoluto sulla riforma delle pensioni. Il Governo guidato da Mario Draghi è sceso in un silenzio assoluto, da spavento. Ad essere sinceri un po' ci siamo abituati: il premier cerca sempre di stupirci con i fatti, più che con le parole. Ma dietro a questo silenzio sulle pensioni, cosa si nasconde? In fin dei conti sono molti i lavoratori che sono in attesa di scoprire quale possa essere il proprio futuro. Non importa quale lavoro una persona stia effettuando: quello che pesa è l'incertezza su quello che accadrà. Serve avere un orizzonte. 

Tutto tace e non esce nemmeno una parola sulla riforma delle pensioni. A dire il vero qualche notizia trapela. Per il momento, tra le righe dei comunicati stampa o tra le parole delle affermazioni pubbliche, si intravede unicamente il fatto che Quota 100 esaurirà il proprio percorso a fine anno. Questo diciamo che è già una certezza adesso. Non è necessario attendere alcuna presa di posizione ufficiale.

Riforma delle pensioni: sindacati Vs Governo!

Sulla riforma delle pensioni il Governo si è chiuso in un silenzio fin troppo rumoroso. I sindacati, invece, hanno avuto tempo di presentare le proprie proposte. Una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, è quello che chiedono i sindacati, con la possibilità di andare in pensione a 62 anni o con 41 anni di contributi. Da parte sua, il Governo, guidato da Mario Draghi, non sembra sentirci troppo da questo orecchio e, per il momento, non ha dato particolari cenni a riguardo.

Sotto un certo punto di vista è anche possibile affermare che, dietro a questo silenzio governativo, ci sia la volontà di prendere tempo. Per una riforma delle pensioni ci sarebbe ancora tempo: nel caso in cui si dovesse proseguire in questo senso si potrebbe aspettare fino al 1° gennaio 2022 prima che entri in vigore. E' anche vero, comunque, che stiamo parlando di un tema molto delicato, che dovrebbe essere al centro di un ampio dibattito, ma che soprattutto dovrebbe coinvolgere molti attori sociali nelle discussioni. Un'ottima riforma delle pensioni - non pretendiamo che sia necessariamente ottima, ma che almeno contenga meno problemi possibili - richiede una serie di confronti ed un accordo comune, che non è detto che possa arrivare facilmente. Ma soprattutto è necessario che ci sia lo volontà politica di fare tutto questo, che, oggi come oggi, sembra realmente mancare.

Questo è il motivo per il quale questo continuo silenzio sulla riforma delle pensioni è tutt'altro che una buona notizia. 

Pensioni: un silenzio fin troppo preoccupante!

Sfogliando i giornali o dando un'occhiata ai vari siti internet, ogni giorno si leggono idee e proposte diverse per quello che dovrebbe essere il dopo Quota 100. Un disegno di legge che ha come oggetto Quota 41 è stato predisposto dalla Lega: una proposta che porterebbe a ricalcolare con il sistema contributivo l'assegno previdenziale di tutti i soggetti coinvolti. Pasquale Tridico, presidente dell'Inps, ha, invece, avanzato l'idea di un doppio assegno, che dovrebbe essere versato in due diversi momenti: il primo al pensionamento ed il secondo quando si dovessero raggiungere i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Chi effettivamente si è trincerato dietro un silenzio, che nasconde non poche ambiguità, è Andrea Orlando, Ministro del Lavoro, che, effettivamente, sarebbe la persona più adatta per esprimersi sull'intera vicenda. Ma soprattutto sarebbe la persona più adatta per sciogliere gli eventuali nodi che ruotano intorno alla riforma.

A voler essere realmente sinceri, Orlando ha chiarito la propria posizione lo scorso 19 maggio, nel corso del Question Time alla Camera. In quell'occasione il Ministro aveva spiegato che si sarebbe potuto avviare un confronto sulle pensioni, dopo aver posto le basi per una radicale ed importante riforma degli ammortizzatori sociali. Un confronto che per il momento non sembra ancora esserci stato. E' anche questa non sembra essere una buona notizia.

Nel caso in cui dovesse arrivare una riforma delle pensioni, che introduca una maggiore flessibilità, ma che soprattutto vada a prendere il posto di Quota 100, si dovrà pensare a trovare le coperture necessarie per finanziarla ed inserirla nella prossima Legge di Bilancio. Dato che quest'ultima sarà un tema di dibattito dopo l'estate, sarebbe necessario capire fin da oggi cosa si intenda fare per le pensioni e soprattutto quanto si voglia spendere. Le misure costano e non incidono tutte nello stesso modo sul bilancio pubblico.

Il silenzio che continua a durare in questi giorni, nonostante le promesse di dialogo di Orlando effettuate durante il Question Time, sono allarmanti. Orlando aveva promesso novità nel corso del mese di giugno, ma al momento non è arrivato nulla. Il Governo guidato da Mario Draghi probabilmente non ha fretta di discutere sul futuro delle pensioni. Cosa dobbiamo aspettarsi dopo il tramonto di Quota 100? Ci sarà semplicemente un ritorno alla Legge Fornero? Non arriverà mai la possibilità di andare in pensione a 62 anni? Non ci sarà Quota 41? Domande alle quali non è possibile dare una risposta nell'immediato.

Pensioni: cosa aspetta il Governo?

Cosa sta aspettando il Governo per agire e dare una risposta? Cosa bolle in pentola? Qualche indicazioni su cosa stia attendendo Andra Orlando, prima di avviare il confronto pubblico sulle pensioni, ci arriva proprio dal Question Time di maggio. Il Ministro aveva spiegato di attendere l'arrivo di alcuni dati che dovrebbero essere raccolti dalle Commissioni di studio istituite presso il Ministero del Lavoro. A voler essere sinceri, proprio all'interno di queste commisisoni già ci sarebbero i rappresentanti delle parti sociali. Ben nascosto e non ancora pubblico, ci sarebbe già un dialogo aperto.

Nel momento in cui dovesse essere ritenuto concluso il lavoro di approfondimento di queste commissioni, ci saranno le informazioni utili per aprire il dibattito pubblico e comprendere quale sarà il peso. Ma soprattutto si capirà come sarà composta la spesa pensionistica. Un dato essenziale per capire quanto si potrà spendere per la riforma delle pensioni.