I mesi scorrono e si avvicina la fine di Quota 100, un tentativo, non ben riuscito, per andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 anni di contributi effettivamente versati. Da gennaio 2022, per tutti si dovrà aspettare i 67 anni per fare domanda della pensione di vecchiaia. Ma l'Inps, per bocca del suo presidente, Pasquale Tridico, ha delineato la rotta della riforma, che tra l'altro potrebbe anche ottenere il benestare della Corte dei Conti, che ha bocciato sonoramente Quota 100. Ma qual è la riforma annunciata dall'Inps?

Riforma Pensioni: Quota 100 tra speranze e fallimento

Doveva essere la riforma delle riforme per le pensioni, e soprattutto era nata per superare la legge Fornero. Invece è stato un flop. Non solo nei numeri, ma anche nella sua formulazione che ha ricevuto la bocciatura dagli avvocati dei conti dello Stato. 

Come riporta Repubblica, nel biennio 2019-2020 i pensionati che sono andati in pensione con Quota 100 sono stati oltre 267.000. Comunque un numero molto al di sotto delle aspettative che si poggiavano su numeri intorno al milione di uscite anticipate. Solo nel 2020 il numero di chi è andato in pensione con Quota 100 è stato inferiore al numero dei pensionati che sono andati in pensione anticipata con i soli anni contributivi di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Un divario di circa 60.000 pensionati. Un risultato che fa riflettere sul fatto che Quota 100 non ha funzionato e che bisogna trovare al più presto una soluzione per non far scattare lo scalone di 5 anni. 

Opzioni in campo per la riforma pensioni

Al momento, le uniche opzioni in campo per andare in pensione anticipata, oltre a quelle connesse alla contribuzione, sono Quota 41, Opzione Donna, Isopensione, Contratto di espansione e APE sociale. Sono tutte formule che con diverse modalità permettono a chi ha i requisiti di poter inoltrare la domanda di pensione. 

Tante opzioni tra le quali bisogna sondare quale possa effettivamente diventare la riforma strutturale. 

Con Quota 41, che è dedicata ad alcune categorie di lavoratori, si estenderebbe a tutti la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica. 

Opzione donna permette invece alle sole lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contributi ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome), purchè tali requisiti siano maturati al 31 dicembre 2020.

L'isopensione invece fa anticipare di 7 anni l'età anagrafica per andare in pensione, purchè ci siano l'accordo con l'azienda ed altri requisiti. 

Con il contratto di espansione invece la pensione è anticipata di 5 anni, purchè il datore di lavoro rispetti una serie di vincoli. 

La soluzione che sembra essere quella più forte è l'APE Sociale, anche se è prossima al termine a fine anno.

Riforma pensioni: l'APE Sociale in pole position

L'APE Sociale o anticipo pensionistico volgerà al termine a fine anno 2021, ma sono molto alte le probabilità che venga rinnovata, perchè lo stesso presidente dell'Inps ha confermato questa possibilità parlando del dopo Quota 100

Abbiamo 13 forme di anticipazione pensionistica. Bisogna approfondire quelle che già ci sono, a partire dall’Ape sociale.

Per poter sfruttare l'APE sociale si deve aver raggiunto almeno 63 anni di età anagrafica e non si deve percepire altra pensione nè diretta nè all'estero. Per gli anni mancanti al raggiungimento della pensione di vecchiaia, l'Inps eroga un assegno mensile pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di questo importo). La domanda va presentata all'Inps entro il 15 luglio 2021 (istanza intermedia) oppure tra il 16 Luglio 2021 ed il 30 Novembre 2021 (istanza tardiva).

Oltre all'età anagrafica ci sono anche altri requisiti che elenchiamo nel prossimo paragrafo.

APE sociale: i requisiti per accedere

Possono fare domanda i lavoratori iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione Separata. Tuttavia i requisiti sono particolarmente restrittivi:

lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;

lavoratori che assistono un famigliare cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990. Secondo l'Inps i Caregivers possono accedere all'APE sociale a condizione che siano in possesso di almeno 30 anni di contribuzione e, al momento della richiesta, assistere da almeno sei mesi, il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità.

gli invalidi che siano in possesso di almeno 30 anni di contribuzione ed essere stati riconosciuti invalidi civili di grado almeno pari al 74 per cento.

Pensioni: la proposta di riforma dell'Inps

Il dibattito al momento è piuttosto spento sulla riforma delle pensioni, ma chi doveva farsi sentire lo ha fatto. Prima la Corte dei Conti che ha bocciato Quota 100, perchè troppo dispendiosa per le casse delle Stato. Quindi niente proroga. Poi l'Inps che attraverso Pasquale Tridico, suo presidente, ha fatto sapere che non bisogna inventarsi nulla perchè tra le tredici opzioni oggi disponibili per una pensione anticipata c'è sicuramente l'APE sociale che va approfondita. 

Ma il presidente dell'Inps è andato oltre, ricordando che l'attuale sistema delle pensioni è misto, sia retributivo che contributivo. Da qui la sua proposta di mantenere questa commistione prevedendo il pagamento della pensione con il sistema contributivo per un certo numero di anni, e poi al raggiungimento dell'età effettiva di pensionamento, aggiungere la quota calcolata con il sistema retributivo. Così Pasquale Tridico si è espresso

Visto che siamo in un sistema misto retributivo/contributivo, ho proposto la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo uscendo a 62-63 anni ma ottenendo solo la parte contributiva dei versamenti e quindi aspettare i 67 anni per il resto. In questo modo assicuriamo un meccanismo di flessibilità ma al tempo stesso non creiamo problemi di sostenibilità ai conti.

Pensioni: tutti a 62 anni con il sistema misto

Una delle opzioni in campo presentato dai sindacati è stata quella di prevedere una sorta di flessibilità all'uscita, proponendo l'età di 62 anni come età per la pensione anticipata. Del resto già Quota 100 prevedeva come età pensionabile appunto 62 anni, ma quello che rendeva troppo onerosa la misura era il minor numero di anni di contribuzione. Da qui la flessibilità proposta dai sindacati e poi annunciata dall'Inps. Per i primi anni di pensione, l'assegno sarà più basso proprio perchè il calcolo sarebbe fatto solo sulla parte dei contributi versati. Poi al raggiungimento dell'età dei 67 anni, età per la pensione di vecchiaia, calcolare anche la quota della pensione collegata alla retribuzione. C'è da chiedersi se, pur di andare in pensione, gli italiani sarebbero disposti ad un assegno, anche se temporaneo, più basso pur di andare prima in pensione. Oppure vorranno lavorare di più per avere sia ancora per qualche anno lo stipendio che poi prendere all'atto di pensionamento un assegno più cospicuo.

Pensioni: aumentare la 14ma

La flessibilità invocata dall'Inps per poter presentare una riforma delle pensioni flessibile e sostenibile non può però non prevedere un aumento dell'importo. Non potendolo effettuare su tutte le mensilità, la proposta arriva da ANP–CIA. Quella di aumentare la quattordicesima visto che già oggi gli importi delle pensioni, quelle medio-basse, non sono sufficienti. Secondo l’associazione servono nuovi interventi e nuove misure visto che 

I pensionati, titolari di pensione diretta o indiretta (tranne chi percepisce l’assegno di invalidità), in questo ultimo anno e mezzo sono stati esclusi da qualsiasi beneficio. La pensione di cittadinanza non ha risolto il problema degli assegni bassi.

La proposta presentata al Governo è quella di aumentare la quattordicesima e di renderla almeno 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese). Infine l’ultima richiesta, che i minimi di pensione siano portati almeno al 40% del reddito medio nazionale, ovvero 780 euro come prevede la Carta Sociale Europea.

Pensioni: aumenta l'importo ad Agosto?

Ultimo tassello che potrebbe rendere la riforma delle pensioni più complessa, è il taglio dell'Irpef che il Governo si appresta a fare entro la fine di luglio. Sembra ormai consolidata la proposta di abbassare l'aliquota del terzo scaglione Irpef, quello che oggi colpisce il ceto medio, che prevede un'aliquota Irpef del 38% (redditi compresi tra 28.000 e 55.000 euro). Un abbassamento di questa aliquota, per assottigliare la distanza dal precedente scaglione, fissato al 27%, significa lasciare più soldi nel cedolino dei pensionati. Un taglio che potrebbe rendere meno agevole una riforma che prevede l'aumento della quattordicesima o l'aumento delle pensioni minime. L'Irpef infatti va, in parte, a finanziare il sistema previdenziale. 

Sarà un bel rampicato per il Governo Draghi.