La luce si accende in fondo al tunnel. La riforma delle pensioni prende corpo ed all'orizzonte spunta Quota 101, una versione aggiornata di Quota 100. Sicuramente uno dei temi più caldi che animano il dibattito pubblico dell'autunno sono proprio le pensioni: sindacati, lavoratori e Governo stanno pensando alle possibili soluzioni da introdurre dal prossimo gennaio, quando la misura tanto voluta da Matteo Salvini e dalla Lega scomparirà definitivamente. Le proposte non mandano: si passa dalla richiesta di applicare integralmente la Legge Fornero alla possibilità di introdurre Quota 101.

E' inutile negarlo. Quello che si vuole evitare è il temuto scalone che si verrà a creare dopo il 31 dicembre, quando per andare in pensione sarà necessario aspettare cinque anni in più. Cinque anni che possono creare un abisso generazionale, con pensionati che grazie ad una fortunata coincidenza riusciranno a godersi la pensione cinque anni prima ed altri che dovranno continuare a rimane sul lavoro, solo e soltanto perché sono nati un mese in ritardo. 

Pensioni, spunta l'ipotesi di Quota 101

Sindacati, Governo e Ministri, sostanzialmente, hanno necessità di dare una risposta a quella miriade di lavoratori che si andranno a scontrare con una forte ingiustizia: quella di dover aspettare altri cinque anni per poter andare in pensione. Per dare una risposta e porre rimedio a quello che potrebbe diventare un vulnus normativo è nata l'ipotesi di Quota 101, una misura fortemente sostenuta dalla Lega, che prevederebbe l'uscita dal mondo del lavoro al compimento dei 62-63 anni e con 39 di contributi, contro i 62 anni di età ed i 38 contributi di Quota 100

A proporre Quota 101 è stato direttamente Daniele Franco, Ministro dell'Economia: stando al programma presentato direttamente al tavolo del Governo, per far scendere l'età della pensione ad almeno 63 anni con 39 di contributi sarebbe necessario preventivare una spesa compresa tra i 2,5 ed i 3 miliardi di euro. Questa somma dovrebbe essere stanziata ogni anno dal 2022 fino al 2024. Non sarebbe sufficiente prevedere di stanziare solo queste cifre per mantenere la misura, sarebbe poi necessario mettere in conto le spese per il suo lancio e la sua introduzione. Stando alle prime stime il costo iniziale si potrebbe aggirare intorno ai 400 milioni di euro per il primo anno. Cifra che crescerebbe poi con il secondo ed il terzo anno di applicazione.

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Quota 101: un problema di fondi!

A rallentare un'eventuale decisione dell'Esecutivo sono i costi di un eventuale passaggio a Quota 101. Il Tesoro prima di prendere una qualsiasi decisione, che possa portare ad un qualsiasi altro tipo di pensione anticipata che sostituisca Quota 100, deve analizzare bene i costi: al momento è stata programmata una spesa di 3 miliardi di euro da destinare alla riforma previdenziale. Una spesa che potrebbe già finire nella prossima Legge di Bilancio, e che, comunque, andrebbe a confermare quanto l'Inps ha sostenuto in tempi recenti: non ci sono delle risorse sufficienti.

Quota 100, fino ad oggi, è costata la bellezza di 11,6 miliardi di euro. Grazie a questa spesa lo Stato è riuscito a garantire la pensione anticipata a qualcosa come 341mila lavoratori. Persone che hanno beneficiato della possibilità di uscire dal lavoro al compimento dei 62 anni e con 38 di contributi. Qualsiasi misura che dovesse arrivare nel futuro dovrà sciolgiere il nodo delle risorse. Il Governo, tra l'altro, avrebbe allo studio l'istituzione di un Fondo pensione o si un sistema a due quote, che permetta di riconoscere la pensione contributiva a 62 anni e quella retributiva a 67 anni.

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Pensioni, le altre proposte!

Fermo restando che il nodo principale da sciogliere è quello legato ai costi, sul tavolo delle ipotesi ci sono anche altre possibilità, che potrebbero andare incontro alle esigenze dei lavoratori. Tra queste rientra anche Quota 41, che per il momento è riservata ad una particolare fascia fi lavoratori. L'idea, che accomuna Lega e sindacati, sarebbe quella di estenderla a tutti. I requisiti, per andare in pensione grazie a Quota 41, oggi sono:

  • aver maturato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni. Non valgono quelli volontari e gli eventuali riscatti;
  • aver maturato almeno 41 anni di contributi;
  • appartenere ad una categoria tutelata: invalidi, caregiver, disoccupati, lavori gravosi e lavori usuranti.

Nel caso in siano soddisfatti questi requisiti è possiile accere alla pensione anticipata, indipendentemente dall'età anagrafica.

Un'altra possibilità, però, sembra avere maggiori chance di vittoria: l'Ape Sociale. Una soluzione che sembra piacere a tutti, sindacati e partiti. E' un'indennità, totalmente a carico dello Stato, che viene eorgata dall'Inps a soggetti che rispondano a particolari requisiti. Devono aver compiuto almeno 63 anni e non devono essere di titolari di una pensione diretta. Viene erogata fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. La possibilità di usufruirne potrebbe essere estesa anche ai lavoratori fragili a rischio Covid 19.

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