Andare in pensione ormai è sempre più complicato. I giovani d’oggi iniziano a lavorare senza avere la minima certezza di andare realmente in pensione un giorno se non in età molto avanzata. A volte, però, è possibile andare in pensione con alle spalle 37 anni di contributi ai quali si aggiungono i 5 di riscatto della laurea. Scopriamo come fare. 

Pensioni sempre più lontane: cosa prevede la legge attuale 

Come sappiamo la gestione dei trattamenti pensionistici e previdenziali in Italia è affidata all’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale). Ad essa si affiancano le Casse di previdenza professionali.

In Italia, ad oggi, esistono due macro-tipi di pensioni: quella di vecchiaia e quella anticipata. Tutte le altre forme di pensionamento derivano da casi particolari che pian piano la legislatura ha dovuto fronteggiare.  

Pensione: come si calcola  

Ci sono tre criteri per calcolare la pensione di vecchiaia: il metodo retributivo, quello contributivo e quello misto (o metodo pro-rata). 

  1. retributivo: si basa sulle retribuzioni percepite quando si lavorava, soprattutto quelle degli ultimi anni di attività.
  2. contributivo: prende in esame i contributi versati dall'inizio alla fine dell'attività lavorativa
  3. misto: un mix tra i due. 

La pensione per vecchiaia o tradizionale e la Legge Fornero

Chi vuole andare in pensione nel 2021, usufruendo della classica pensione di vecchiaia potrà farlo solo se ha raggiunto 67 anni di età ed è in possesso di 20 anni di contributi minimi.

Infatti la pensione “classica” dipende da due fattori: l’età del richiedente (età pensionabile) e gli anni di contributi che si iniziano a versare dal primo giorno di lavoro di ogni individuo.

Nel corso del tempo il legislatore ha spesso cambiato questi valori tenendo conto delle casse dello Stato e dell’ingente somma richiesta da una età media di vita sempre più alta.

Ad esempio la Legge Fornero (datata 2012, in piena spending review) ha allungato l’età pensionabile e aggiunto anni contributivi minimi per andare in pensione.

La stessa legge, però, ha introdotto un nuovo strumento: l'isopensione. 

Cos’è l’isospensione

Introdotta dalla Legge Fornero, l’isospensione è uno strumento che dà la possibilità di andare in pensione quattro anni prima (il famoso “scivolo di 4 anni) o sull'età anagrafica o sui contributi. 

Secondo tale norma se si vuole lasciare il lavoro usufruendo del cosiddetto “scivolo” il lavoratore avrà diritto a ricevere dal datore di lavoro (di un’azienda che ha aderito agli accordi sindacali e con almeno 15 dipendenti) un assegno di importo equivalente alla pensione. Ed è proprio questo l’isospensione, che è garantita per l'intero periodo “di esodo”. Va avanti fino al perfezionamento dei requisiti per il pensionamento. 

La legge di bilancio 2021 ha prorogato fino al 2023 la possibilità di approfittare dell'isopensione, confermando un maxi scivolo per i lavoratori dipendenti del settore privato. Infatti si ha la possibilità di anticipare di 7 anni (per questo "maxi"). 

Le critiche alla Legge Fornero 

La legge Fornero è stata realizzata in un momento storico di difficoltà economica per l’Italia. Erano gli anni del Governo Monti e della spending review e fa parte del famoso “Decreto Salva Italia”.

Una delle critiche più importanti alla Riforma è quella di aver allungato i tempi per andare in pensione. Ha infatti comportato un aumento di un anno sia per l’età della pensione anticipata che per quella di vecchiaia (minimo 20 anni di contributi e 67 anni di età a partire dal 2019).

Adegua l’aspettativa di vita non più triennale ma biennale. Allunga l’età pensionabile delle lavoratrici, per renderla nel tempo uguale a quella degli uomini. 

Inoltre prevede che tutte le pensioni siano calcolate col metodo contributivo a partire dall’1 gennaio 2012 (vale per chi ha iniziato a lavorare da quel giorno ma anche per chi già aveva un lavoro e versava i contributi). 

Il metodo contributivo è infatti in vigore già dal 1995, quando fu introdotto con la cosiddetta riforma Dini. A differenza di quest’ultima, si impone il metodo contributivo per tutti. Quindi chi ha iniziato prima del 2012 a lavorare avrà fino a tale data il calcolo della pensione in modo retributivo, poi si utilizzerà il metodo contributivo. 

La comunicazione INPS: chi può sfruttare il maxi-scivolo

Con messaggio n. 227/2021 l'INPS afferma che tale normativa può riguardare sia chi ha i requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi di contributi le donne; 42 anni e 10 mesi di contributi gli uomini) sia chi ha quelli per la pensione di vecchiaia (67 anni e 20 anni di contributi).

Il termine per la richiesta che scadeva il 1 gennaio 2021, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2023. Lo strumento, invece, non può essere utilizzato al fine dell'erogazione della pensione con quota 100. 

Il lavoratore può scegliere se aderire o meno all’isopensione. La prestazione viene erogata dall’INPS ma garantita (e pagata) dal datore di lavoratore. 

I requisiti per accedere alla pensione nel 2021

Per accedere alla pensione tradizionale, di vecchiaia, nel 2021 bisogna avere almeno 67 anni e 20 anni di contribuzione. 

Per i lavoratori di mansioni gravose si abbassa a 66 anni e 7 mesi, purché abbiano almeno 30 anni di contribuzione. 

Pensione anticipata: come si accede nel 2021

Per la pensione anticipata bisogna avere almeno 41 anni di contributi e 10 mesi di contributi se si è una donna; 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. 

Pensione anticipata con scivolo

Come spieghiamo in questo articolo,:

“Chi nel 2021 compie 60 anni può richiedere di andare in pensione anticipata. Lo stesso meccanismo vale per la pensione di anzianità. Se chi nel 2021 ha 35 anni di contribuzione (34 anni per le donne), sfruttando lo scivolo dei 7 anni, può fare domanda per andare in pensione anticipata. Questo sistema sarà concesso fino al 2023, con ultima finestra novembre di quell'anno.”

I requisiti per poter ambire a Quota 100

La nota “Quota 100” è una opzione di pensione erogata sotto domanda effettuata da dipendenti e autonomi che maturino i requisiti prescritti dalla legge tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021. Bisogna avere almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi. 

Quindi anche nel 2021 valgono gli stessi requisiti previsti per il 2020. Bisogna calcolare, inoltre, la cosidderra “finestra mobile” di tre mesi per tutti quei lavoratori del settore privato (e di sei mesi per le PA). 

Chi può far richiesta dell’Ape Sociale

Possono rientrare nella richiesta di Ape Sociale i disoccupati, ivalidi con almeno il 74% di invalidità e tutti coloro che assitono un familiare non autosufficiente con handicap da almeno sei mesi. Anche tutti coloro che siano addetti alle mansioni gravose con almeno 63 anni di età con 30/36 anni di contributi. 

Come si accede alla pensione precoce

È sempre una forma di pensione anticipata alla quale possono accedere, però, solo coloro che abbiano maturato 41 anni di lavoro (per il lavoratori precoci) con almeno 12 mesi di lavoro effettuati prima di aver compiuto 19 anni. 

Requisiti per l'Opzione Donna

Possono fare richiesta di Opzione Donna le lavoratrici che abbiano raggiunto 58 anni di età (e 58 se libero professioniste). Devono inoltre aver maturato 35 anni di contributi (entro il 31 dicembre 2020). È d’obbligo l’opzione per la liquidazione della pensione con il sistema contributivo. 

 

E ora la domanda è: un lavoratore laureato può riscattare i contributi ed accedere in questa maniera alla pensione anticipata?

Riscatto laurea tradizionale 

Il riscatto della laurea è regolato dall’art. 2 del D. Lgs. n. 184/1997 e come specificato sul sito dell’INPS. Grazie al riscatto della laurea possono essere conteggiati ai fini contributivi anche gli anni in cui si ha frequentato l’università o istituto equivalente.

Questo è valido solo se, a seguito degli anni previsti, la laurea sia stata effettivamente ottenuta. 

Come calcolare l'onere di riscatto?  Esso è determinato dalle norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o contributivo a seconda degli anni in cui si è frequentato il corso di studio. 

Il riscatto della laurea agevolato: la differenza con il tradizionale e cosa conviene di più

Per capire al meglio la differenza tra riscatto laurea tradizionale e agevolato dobbiamo capire al meglio cosa sia quest0ultima tipologia (anche detta “light”). 

Il riscatto degli anni di laurea è un'operazione possibile ma molto onerosa. La cosiddetta formula agevolata prevede circa 5.260 euro con cadenza annuale (di solito per 4 o 5 anni). 

Un riscatto della laurea ordinario per 4 anni di studio nel caso in cui al momento del riscatto il lavoratore disponga di una retribuzione conteggiata pari a 30.000 euro all’anno, il costo del riscatto totale è di circa 40.000 euro. Invece per la laurea agevolata. Nelle stesse condizioni il riscatto agevolato della laurea costerebbe circa 21.000 euro.

E allora perché non optare sempre per quello agevolato? Perché in questo sistema “light” il computo della pensione avviene attraverso il sistema contributivo e non retributivo.

Quindi vengono applicate le regole del sistema retributivo ma per il calcolo della pensione si utilizza quello più penalizzante: il contributivo. Per questo spesso il riscatto della laurea tradizionale, seppur oneroso, è maggiormente preso in considerazione. 

I contributi si possono accumulare

Se si è un lavoratore che ha più contributi in diverse gestioni previdenziali, essi si sommano purchè i periodi non siano coincidenti. Questo senza ricorrere per forza alla totalizzazione (l’unione gratuita dei periodi con contributi differenti, se non coincidenti, ed ottenere l'erogazione di una pensione che rappresenta la somma dei trattamenti di competenza di ciascun ente previdenziale) o alla ricongiunzione dei periodi assicurativi (e cioè l’unione, mediante trasferimento, di tutti i periodi contributivi presso un’unica gestione, allo scopo di ottenere una sola pensione).

L’accumulo vale sempre tranne che per centrare i 35 anni di di contributi per l'opzione donna e per i lavori usuranti. 

Pensione: quando bastano 37 anni di contributi e 5 di riscatto

Oggigiorno la normativa in vigore permette di godere del riscatto laurea cosiddetto agevolato anche a tutte le persone che possiedono un’anzianità contributiva precedente il 1996. Il sistema di calcolo, in questo caso, dovrò essere interamente contributivo. 

Questo perché l’art. 2 del D. Lgs. n. 184/1997 prevede che il riscatto laurea abbia valore tanto per l’acquisizione del diritto alla pensione quanto per la misura stessa.

Tale soluzione, è applicabile anche se si sceglie il riscatto di tipo agevolato previsto dall’art. 20, comma 6, del D.L. n. 4/2019. L’INPS ha chiarito questo punto in una recente circolare (la n. 106/2019) che prevede che tale opzione sia fruibile anche nel caso in cui si scelga un collocamento in quiescenza anticipato con riscatto agevolato.

Quindi chiunque si ritrovi con 37 anni di contributi versati e avesse riscattato gli anni di laurea (5) con il riscatto agevolato, potrà acquisire il diritto alla pensione anticipata con 37 anni e 10 mesi di contributi più 5 anni di riscatto laurea.

Quindi, se ad esempio si è laureato a 25 anni e ha iniziato a lavorare in maniera continuativa subito, potrà andare in pensione all’età di 63 anni circa. Si ricorda che il sistema di calcolo della pensione sarà interamente contributivo.

Quanto si paga per il riscatto della laurea agevolato? Conviene davvero? 

Come detto, il riscatto della laurea agevolato prevede il costo di una quota fissa di 5.260 euro per ogni anno di riscatto con oneri deducibili. Inoltre è bene precisare che il lavoratore può utilizzare questo metodo solo se ha conseguito la laurea.

Conviene? Non sempre questo metodo è il più  conveniente proprio perché obbliga a far riferimentoal sistema contributivo e non più retributivo.