Le pensioni tra fuoco e fiamme, si infittisce l’aria dopo il tavolo delle trattative tra Governo e Sindacati avvenuto il 27 luglio. I sindacati non lasciano note di soddisfazioni, anzi sembra che nel primo incontro non sia piaciuta molto la condotta del Ministro del Lavoro Andrea Orlando, né tantomeno, quella di parte degli esponenti politici del Governo Draghi.

Dalle prime indiscrezioni, sembra che i sindacati hanno subito centrato il punto gettando le basi della nuova Riforma pensioni improntata con un’uscita dal lavoro a 62 anni, oppure, nell’introduzione della misura Quota 41. Ma, a questo riguardo, il Governo italiano non si è pronunciato.

Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, in un’intervista rilasciata subito dopo l’incontro tenutosi con il Governo italiano, ha spiegato di aver percepito un senso di distacco sul tema della Riforma pensioni. Per questo motivo, ha richiesto una risposta tempestiva da parte dell’Esecutivo sull’oggetto della proposta sindacale. Da cui dipenderà l’avvio di un probabile prosieguo delle trattative o la partenza delle vertenze che portano al canale delle mobilitazioni nazionali.

Per ora, i Sindacati non sembrano mollare le proprie proposte, tanto da estromettere la presenza di altre iniziative sulla Riforma pensioni. Si esclude una trattazione sull’uscita dal lavoro a 63 anni con l’assegno diviso in quote e in cui viene versato prima l’anticipo della parte contributiva. Oppure, l’immissione nel sistema previdenziale di una nuova Quota 100 con un’uscita dal lavoro a 64 anni di età e un’anzianità contributiva pari a 36 anni.

Riforma Pensioni, non c’è tregua tra Landini e Draghi sul dopo Quota 100

Andiamo nel dettaglio per capire come si sono mossi i leader dei vari Sindacati, o meglio un’analisi delle varie dichiarazioni per comprendere la natura delle affermazioni rilasciate dagli esponenti sindacali, dopo il primo tavolo di trattative con il Governo italiano.

Per la CGIL, Landini ha spiegato la presenza di un prima linea compatta sulle proposte avanzate per la Riforma Pensioni. Non solo, ha escluso ogni altra iniziativa sulle pensioni che estrometta o argini le proposte dei sindacati.

Subito dopo la prima riunione del 27 luglio, diversi giornalisti hanno richiesto spiegazioni al segretario su come potesse essere sbrogliata la matassa legata ai costi che ruotano nell’introduzione di Quota 41. Una misura pensionistica che l’INPS ha bocciato, perché ritenuta insostenibile per le casse previdenziali.

Infatti, secondo le ultime stime fornite dall’Istituto per mettere a regime Quota 41 occorrono all’incirca 4,3 miliardi di euro, che paragonata a Quota 100 costa all’incirca più di un miliardo, infatti quest’ultima misura è costata alle casse previdenziali circa 3,5 miliardi. Senza tralasciare che allacciata a Quota 41 è presente un’ulteriore opzione per i lavoratori, ossia quella di poter uscire dal lavoro a 62 anni di età anagrafica.

A questo riguardo, Landini ha spiegato che il problema legato ai costi per l’avvio di una Riforma pensioni così strutturata si pone perché nel nostro Paese non esiste una divisione tra le spese previdenziali e quelle riferite alle spese pensionistiche. In Italia i costi previdenziali sono abnormi, ma non sono tutti imputabili alle pensioni.

Per la CGIL occorre dividere le voci spesa previdenziale e pensionistica

Nel merito della questione, occorre rammentare che sia la Corte dei Conti attraverso il Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2021, che l’INPS nel XX rapporto annuale, hanno espresso il medesimo parere, ossia sebbene Quota 100 sia onerosa, c’è da dire che la mole corposa dei costi si riferisce alla voce legata alla spesa previdenziale.

Ciò significa che pesano nelle casse dell’INPS le misure economiche adottate dal Governo italiano per contrastare la diffusione della pandemia da Covid-19. Inclusa la cassa integrazione e l’incremento della platea degli aventi diritto al Reddito di cittadinanza.

Secondo quanto viene affermato dai Sindacati, il vero problema, ruota sull’unione delle voci. Infatti, se l’INPS pone in rilievo una scissione tra i costi previdenziali e quelli riferiti alla spesa pensionistica, la questione cambia faccia completamente. La seconda voce a pari merito con l’Europa risulterebbe nettamente inferiore rispetto ai costi pensionistici sostenuti dagli altri paese Ue.

D’altra parte, non si può negare che il Governo italiano si trova nelle condizioni di dover tener testa a diverse spese, che se non tenute sotto controllo farebbero impennare il debito pubblico. Ecco, perché l’intenzione del Governo Draghi resta quello di falciare laddove è possibile.

In tal senso, occorre sottolineare che proposte formulate dall’INPS sono molto più facili da gestire rispetto a quelle dei sindacati. In altre parole, il presidente Tridico ha presentato due proposte sulla Riforma pensioni che costerebbero poco o nulla. C’è da dire, che il premier Draghi si è mostrato critico sulle pensioni anticipate.

Si consiglia la visione del video YouTube di Mondo Pensioni, che illustra gli ultimi aggiornamenti sull'incontro tra Sindacati e Orlando in tema di Riforma pensioni.

CGIL, CISL e UIL unico fronte per una Riforma su: Quota 41 e uscita anticipata a 62 anni

Landini non è stato l’unico esponente sindacale nel rilasciare interviste sulla prima argomentazione del 27 luglio, ma sulla stessa linea sono seguite le dichiarazioni di Luigi Sbarra, segretario generale della CISL. Quest’ultimo ha dichiarato la volontà del sindacato di poter avviare trattative su una Riforma fondata sulla misura Quota 41 e l’anticipo pensionistico a 62 anni. Confermando la prima linea dei sindacati, così come annunciato da Landini.

Preannunciando, un’aspra battaglia per i giovani, affinché trovi la sua collocazione la pensione di garanzia e l’introduzione di Quota mamma. Quest’ultima iniziativa garantirebbe alle lavoratrici madri l’accesso a un bonus contributivo di un anno per ogni figlio.

Il segretario generale UIL, Pierpaolo Bombardieri ha rafforzato il pensiero di Sbarra e Landini, ponendo un fermo decisivo sull’apertura a un tavolo con il Governo italiano solo su una Riforma pensioni improntata sulle richieste dei sindacati. Sottolineando, che la scelta nell’adozione dei provvedimenti non ricade solo sulle spalle di Draghi e di Orlando, ma investe nel complesso tutte le parti politiche. È anche per questo motivo che i Sindacati auspicano che venga percorsa la strada migliore per i lavoratori.

Perché l’INPS vuole una Riforma pensioni con un anticipo a 64 anni?

Perché l’INPS ha proposto un’uscita dal lavoro a 64 anni di età e un’anzianità contributiva di almeno 36 anni? Un passo verso i lavoratori o una ricompensa per le casse dello Stato?

Fatto sta che la proposta formulata dall’INPS non è altro che una trasformazione della misura sperimentale Quota 100, che prevede la possibilità per i lavoratori di poter scegliere di andare in pensione a 62 anni di età anagrafica con 38 anni di contributi.

Il riadattamento dell’INPS porrebbe un freno sui costi sull’anticipo pensionistico. Infatti, per mettere a regime questa proposta occorrerebbero appena 1.2 miliardi di euro, quasi nulla rispetto alla misura Quota 41 che porta in grembo 4.3 miliardi per la sola attivazione.

L’INPS sulle pensioni vuole la doppia quota

L’altra proposta avanzata dall’INPS prevede dei costi di attivazioni ancora più bassi rispetto all’esempio formulato innanzi. Infatti, attraverso la doppia quota elaborata dall’Istituto, per la sola attivazione occorrerebbe una spesa irrisoria, molto meno di mezzo miliardo di euro.

Il presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, ha illustrato una Riforma pensioni improntata su un doppio binario, dando la possibilità ai lavoratori di poter accedere a una pensione anticipata a 63 anni di età anagrafica, ma a cui segue una pensione mista.

In sostanza, il doppio binario, permetterebbe ai lavoratori di uscire dal lavoro a 63 anni, ma per i primi 4 anni, ossia sino all’ottenimento del diritto alla pensione di vecchiaia, alla voce assegno pensionistico verrebbe erogato dall’INPS un anticipo calcolato su una parte della quota contributiva.

Subito dopo col raggiungimento dei 67 anni di età anagrafici, l’INPS provvederebbe a conteggiare nuovamente l’assegno pensionistico applicando la seconda quota. In altre parole, andando in pensione a 63 anni il pensionato non riceve tutta la pensione, ma solo una quota sotto forma di anticipo, poi a 67 anni gli viene concesso il diritto di ricevere l’assegno per intero.

Essendo un anticipo pensionistico i costi sono molto bassi, quasi irrisori. Laddove, nella peggiore delle ipotesi dovesse essere accantonata Quota 41, appare molto difficile che i sindacati appongano un voto favorevole a questa proposta.

Opzione donna e Ape sociale, spunta un possibile accordo sulla proroga

Una seconda notizia, non di poco conto emersa dall’incontro del 27 luglio, riguarda la possibilità di un accordo sul differimento delle misure Opzione donna e Ape sociale. Una proroga che trova l’approvazione di tutte le parti sia politiche che sindacali.

È possibile che nel 2022 venga attivano una proroga su Opzione donna e Ape sociale. In particolare, i sindacati puntano nel rafforzare la prima misura attraverso l’introduzione di Quota mamma.

Nello stesso tempo, la misura Ape Sociale andrebbe nel 2022 consolidata per le attività gravose. Tuttavia, non vi sono maggiori informazioni sui criteri e modalità che porterebbero a migliorare quest’ultima misura.

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