Il conto economico italiano va sempre più giù: è uscita l’ultima statistica ISTAT che comunica che il PIL italiano è in discesa vertiginosa, letteralmente in rosso!

I conti del paese piangono, e si raccoglie l’eredità del 2020, con l’andamento in discesa di uno degli anni peggiori per l’Italia. L’ISTAT con questa nuova congiuntura informa sul quarto trimestre del 2020, in cui il PIL è sceso dell’1,9% rispetto al trimestre precedente, e del 6,6% rispetto al 2019.

Una percentuale altissima se si pensa al 2019, e la pandemia con conseguente chiusura delle attività è stata decisiva nella discesa della produzione.

Il Prodotto Interno Lordo del paese scende, e il conto economico si fa più nero

Il PIL annuale del paese misura qual è il valore dei prodotti e dei servizi realizzati in uno stato per un arco di tempo, su base annua. Quindi fa riferimento sia alla produzione di beni che alla vendita di servizi di qualsiasi natura, pur rimanendo all’interno del paese di riferimento.

Nel calcolo del PIL rientrano anche gli ammortamenti, cioè i deprezzamenti di prodotti e servizi nel tempo, che perdono valore al trascorrere del tempo. I dati che ci sta comunicando l’ISTAT in questi giorni segnalano che i conti italiani sul PIL sono decisamente in rosso, con una nota positiva solo sulle esportazioni, che hanno visto un aumento notevole:

“Rispetto al trimestre precedente, tra i principali aggregati della domanda interna si registra una diminuzione dell’1,6% dei consumi finali nazionali e un incremento degli investimenti fissi lordi pari allo 0,2%. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente del 5,4% e dell’1,3%.”

 Il PIL indica la salute di un intero sistema economico, e quello italiano è decisamente lontano da quello di altri paesi come ad esempio la Germania.

Non solo PIL: il conto economico degli italiani è in rosso

Il conto degli italiani è in rosso, e il portafogli piange. Dall’arrivo della pandemia sono sempre di più le persone che chiedono prestiti, e si indebitano per far fronte alle spese di tutti i giorni. Non è solo il PIL a risentire del periodo, ma i cittadini stessi hanno iniziato a fare scelte finanziarie diferenti.

Nel 2020, tra maggio e giugno, sono aumentate le richieste di finanziamenti. Gli italiani hanno bisogno di liquidità, e i dati ci dicono che i prestiti finalizzati ad un obiettivo (come ad esempio l’auto) sono aumentati del 245% nel 2020, i mutui del 48% e i prestiti personali almeno del 50%.

La regione Campania è quella che chiede maggiormente finanziamenti, in questo periodo incerto, e non se la passano bene economicamente neanche Milano e Firenze.

Tornando al PIL, è da sottolineare come il valore aggiunto di tutti i settori produttivi sia calato: agricoltura, industria e servizi sono ugualmente colpiti dalla discesa vertiginosa del valore dei prodotti, in un periodo in cui le persone spesso puntano ad un risparmio estremo.

Nel 2021 non è solo conto in rosso: scende il PIL e sale la povertà

L’ISTAT ha reso noto anche un altro aspetto della crisi che stiamo vivendo, con i dati statistici che parlano di povertà assoluta e difficoltà nel coprire le spese quotidiane. Il valore della povertà assoluta sale ancora, toccando l’apice maggiore dal 2005. Le stime parlano sia di povertà a livello di famiglie che di singolo individuo.

Il 2020 ha portato i cittadini italiani a minori entrate a fronte di uscite invariate, e le famiglie hanno aumentato in media la propria povertà del 7,7% in più rispetto al 2019. E sono 5,6 milioni le persone in questa condizione in Italia.

Nel 2019 la situazione povertà era leggermente migliorata, ma l’arrivo della pandemia ha pressoché annullato del tutto il trend positivo. In ogni caso le stime parlano di una crisi che sta superando quella del 2008 e del 2005.

Il conto in rosso degli italiani rallenta l’economia: non si spende più e il PIL scende

Il PIL scende anche perché le persone non vogliono più spendere, soprattutto in beni non di prima necessità e servizi, cercando di risparmiare il più possibile per garanzie maggiori sul futuro. Lo stop delle attività e le limitazioni agli spostamenti hanno provocato reazioni a catena: il PIL scende perché non si compra più come prima, e la produzione rallenta.

Le nuove comunicazioni sugli spostamenti del governo Draghi continuano a destare polemiche e proteste, da parte di chi ha un’attività e ora si trova in difficoltà estrema a pagare le spese.

Una nota positiva va al fermo delle cartelle esattoriali, la cui data di pagamento è stata prorogata oltre il primo di marzo. Un piccolo respiro per gli italiani che si trovano in difficoltà e hanno arretrati con lo Stato da pagare.

L’economia è rallentata per quanto riguarda i settori produttivi e di compravendita, tra questi anche quello immobiliare. Ci sono sempre meno persone che pagano affitti, e le case di grandi città come Milano risultano molto spesso vuote, a fronte di un ritorno di massa di lavoratori e studenti alle abitazioni di residenza.

Il PIL scende ma aumenta il volume delle esportazioni

Una nota positiva all’economia è portata dal settore delle esportazioni: non si può parlare di conto in rosso per tutte le aziende o le famiglie italiane, perché quest’anno le vendite all’estero sono salite, con un aumento dell’1,3%.

Di pari passo anche le importazioni, che hanno visto un notevole aumento dall’inizio del 2020. L’andamento del commercio con l’estero per l’Italia ha del potenziale, ricordando che i maggiori paesi coinvolti negli scambi sono Stati Uniti, Cina e Germania.

L’export ha comunque subito un calo a causa della pandemia, ma non così grave da arrestare la salita, ed è un trend di crescita che si prospetta anche per i prossimi anni. Un dato importante riguarda l’utilizzo sempre più massiccio dell’e-commerce, accompagnato alle nuove abitudini di acquisto degli italiani.

Il conto economico migliora con l’e-commerce: potrebbe favorire il PIL

L’e-commerce, ovvero la vendita di prodotti e servizi online, è schizzato alle stelle, seguendo un trend già presente negli anni passati, ma con misura minore. A livello mondiale questo tipo di strumento viene utilizzato per fare acquisti con una crescita dell’8% rispetto al 2017.

Le persone hanno nuove abitudini di consumo e acquisto, dovute alle restrizioni e al distanziamento per la prevenzione del Covid-19. Sono sempre di più i cittadini che sanno utilizzare app e siti web per comprare e preferiscono questi ultimi anche per beni alimentari, piuttosto che recarsi al supermercato.

La digitalizzazione si fa sempre più necessaria, in un paese come il nostro, in cui spesso in termini di tecnologia siamo indietro rispetto all’estero. Le innovazioni tecnologiche e un cambio di direzione verso il digitale saranno presto necessarie per la maggior parte degli acquisti, e questo potrebbe favorire un nuovo aumento del PIL e il cambiamento di rotta del conto economico italiano.

Si prevede un boom nei prossimi anni della digital economy proprio grazie alle nuove abitudini di consumo e alla crescente digitalizzazione sia del lavoro che delle spese delle famiglie italiane.

Conto economico in rosso per settori critici: sport e turismo non vedono ancora via di uscita

Alcuni dei settori più penalizzati dalla situazione sono il mondo dello sport e il turismo: con lo stop generalizzato agli spostamenti, protratto a singhiozzo per oltre un anno, impianti sportivi e palestre hanno dovuto sospendere i servizi, rimanendo del tutto fermi.

La penalizzazione del mondo del turismo per un paese largamente basato su questo settore è un vero e proprio colpo per il PIL nazionale, e si fa fatica a vederne l’uscita. Le piste da sci al nord Italia sono rimaste chiuse, mentre il sud piange la mancanza di turisti.

Con le compagnie aeree ferme da tempo si fatica a ripartire, e gli italiani sperano, con la bella stagione, di poter tornare alle amate spiagge.

Nel frattempo L’Europa sta ipotizzando l’utilizzo di un passaporto speciale per le persone già vaccinate, per poter riaprire le frontiere agli spostamenti almeno per una piccola parte, risollevando così anche la crisi del trasporto aereo e garantendo un minimo di possibilità in più per i cittadini europei.

Conto economico in rosso anche per le amministrazioni pubbliche

Il PIL non è l’unico fattore a spaventare il paese. Il mondo del lavoro in generale ha avuto uno stop senza precedenti, e si riesce a continuare a lavorare spesso solo grazie a consegne a domicilio o lavori digitali. Una nota negativa è segnata anche dai conti delle amministrazioni pubbliche italiane.

I dati ISTAT a riguardo parlano chiaro: negli ultimi mesi del 2020 l’indebitamento delle pubbliche amministrazioni rispetto al PIL è stato del 9,4%, e la pressione fiscale ha raggiunto il 39,3%.

La vulnerabilità finanziaria tocca anche le sfere pubbliche, non solo aziende e attività private, e il conto economico delle amministrazioni pubbliche è sempre più nero. Valori elevati, se pensiamo che i dipendenti pubblici sono almeno 3.457.498, con un totale di 13.496 istituzioni pubbliche.

Il pubblico, come il privato, ha il conto in rosso, e dovrà affrontare nei prossimi mesi e negli anni avvenire, una serie di cambiamenti volti a migliorare la situazione economica, ed è l'unico modo per uscire dalla crisi in cui l'Italia è entrata.

Per farlo, l'attuale governo Draghi ha confermato i bonus esistenti per le famiglie italiane, come il bonus aslo nido, e anche il reddito di cittadinanza è ancora erogato dall'INPS per far fronte alle problematiche di chi ha perso il lavoro.