Escludendo la pensione anticipata ordinaria, la richiesta di accesso a una delle prestazioni pensionistiche previste dall’ordinamento contiene dei parametri anagrafici e contributivi, laddove è richiesto anche delle condizioni molto dettagliante. Ecco, perché, l’anno di età è importante per andare in pensione, ma non è sufficiente per individuare il giusto piano pensionistico a cui si può avere diritto. 

Si ha il forte sentore che il futuro pensionistico italiano sia minacciato dalla pressione della guerra Russo – Ucraina. La verità è che il Governo Draghi, negli ultimi mesi non ha fatto altro che “temporeggiare” sull’affannosa questione delle pensioni. Ritenuta un problema importante per milioni di lavoratori italiani, che oggi fanno i conti un’uscita anticipata non più a 62 anni, ma bensì a 64 anni (leggi qui). 

In alternativa, resta la pensione anticipata ordinaria con un montante contributivo di 41 – 42 anni e 10 mesi. Una piccola differenza legata alla classifica donna – uomo. E, ancora, c’è la pensione di vecchiaia ordinaria per chi ha già maturato 67 anni di età, che in alcuni casi diventano 70. Oltre, alla presenza di minimo di contribuzione pari a 20 anni di versamenti.

Si percepisce la tensione di un Governo che lascia slittare alla scadenza le poche misure anticipate flessibili più utilizzate dagli italiani. Negando per certi versi quella possibilità già arraffata a fatica da coloro che intendono collocarsi al riposo prima dell’età di 67 anni.

Se saltano anche le poche misure flessibili attualmente operative, tutto si trasforma in uno svantaggio sia per i lavoratori che vivono situazioni lavorative precarie, quanto per coloro che sono consumati e stanchi dalla carriera lavorativa. 

Ecco, perché alla domanda di Maria che si chiede: “Quando posso andare in pensione sono del 1963?” La risposta potrebbe non piacere del tutto. Si tratta, di una domanda apparentemente facile, ma in realtà nasconde più insidie di quanto si potrebbe immaginare. 

C’è anche da dire che sul tema delle pensioni per il 2022 erano state preannunciate importanti novità, questo ha per certi versi depistato milioni di lavoratrici. Mentre, quello che viene appurato non sono novità e neanche brutte notizie.

In altre parole, il 2022 non ha portato quel vento di cambiamento pensionistico sbandierato a destra e a manca, specie per quanto riguarda la pensione donna. È stata confermata la presenza della misura anche per il 2022, permettendo a coloro che hanno maturato i requisiti di collocarsi in quiescenza con Opzione donna.

Tuttavia, le lavoratrici non hanno notato un forte cambiamento, rispetto al passato, anche perché è stato schivato un bel colpo, considerato che il Governo Draghi voleva modificare l’età anagrafica da 58 -59 a 60 -61 anni di età. Fortunatamente, ha semplicemente provveduto a differire la misura per il 2022.  

Una breve guida alla formula pensionistica che permette l’uscita dal lavoro alle nate del 1963. Ti spiegheremo, quali sono i requisiti previsti dall’ordinamento previdenziale per l’accesso alla misura, ma soprattutto come funziona la pensione Opzione donna 2022. 

Quando posso andare in pensione sono del 1963? Ecco la risposta inaspettata

La buona notizia per il 2022, riguarda il differimento della misura Opzione donna, senza modifiche. Si, perché, fondamentalmente il Governo Draghi non aveva intenzione di rinnovare la misura per un altro anno. Alla base delle discussioni c’era un vertiginoso aumento sui requisiti anagrafici. In altre parole, il ritocchino avrebbe portato gli attuali 58-59 anni di età a 60 – 61 anni

Non bastava la penalizzazione prodotta dal contributivo sull’assegno pensionistico, tanto che l’Esecutivo per certi versi ha spinto per ottenere un aumento dei requisiti. Tuttavia, le contestazioni delle parti politiche e sociali hanno frenato l’impulso di modificare l’unica prestazione pensionistica penalizzata già di suo. 

Il rinnovo della misura Opzione donna, permette alle nate nel 1963 di poter ancora richiedere l’uscita anticipata flessibile a 58 – 59 anni. In altre parole, schivato il danno possono collocarsi in riposo per la pensione, se l’INPS registra un montante contributivo non inferiore a 35 anni di versamenti. 

Non prendendo in considerazione l’aspetto penalizzante della misura Opzione donna, resta una buona notizia che per il 2022 permette di poter scegliere se restare al lavoro ancora qualche altro anno, giusto il tempo di far maturare di più il montante contributivo o collocarsi in quiescenza. 

Ecco le novità su Opzione donna che (forse) non sai!

Come riportato dalla sezione economica del Corriere della Sera, la bella notizia per le nate del 1963 e 1962 e giunta con la proroga della misura Opzione donna contenuta nell’attuale Legge di Bilancio 2022.

Per questo motivo, molte lavoratrici possono richiedere di anticipare l’uscita ritirandosi dal lavoro prima di 67 anni di età. Un bel traguardo, nonostante, la pressione di un assegno pensionistico il cui importo viene conteggiato con il contributivo.

In ogni modo, le lavoratrici che hanno raggiunto i 58 – 59 anni di età (dipendenti – autonome), possono  scegliere liberamente se continuare il viaggio lavorativo o andare in pensione.

Senza tralasciare che per questa tipologia pensionistica non è sufficiente collocarsi in riposo con il solo requisito anagrafico, ma occorre rientrare nei parametri contributivi.

C’è da dire che l’accredito contributivo necessario non deve risultare inferiore a 35 anni di versamenti. Oltre tutto va detto che, per la pensione donna appare particolarmente importante la data del 31 dicembre 2021. Infatti, tutti requisiti disposti dal decreto attuativo per Opzione donna devono essere perfezionati entro tale data, pena la nullità della richiesta. 

Se ti interessa sapere come uscire dal lavoro a 56 anni di consiglio di leggere qui. 

Chiamate alla pensione classe 1963 – 1962, ecco come

La pensione donna racchiude molti aspetti da valutare attentamente, ma soprattutto, la prospettiva che offre la misura va studiata nella sua singolarità.

È vero, per quanto riguarda l’aspetto remunerativo sicuramente non è una prestazione pensionistica a favore delle donne lavoratrici.

Sotto questo aspetto non si tiene conto dell’enorme peso lavorativo, familiare e sociale che le donne si trascinano dietro sempre e costantemente. L’altra faccia appare molto più confortevole, in quanto permette alle lavoratrici l’accesso a un percorso pensionistico anticipato anche di 10 anni, rispetto all’età pensionabile (67 anni). 

Come riportato nella Legge di Bilancio 2022, la misura Opzione donna viene rinnovata per il 2022, seguendo le disposizioni contenute nel decreto Legislativo n. 180/1997.

Per cui, viene applicato il sistema contributivo alle lavoratrici che entro la data del 31 dicembre 2021, abbiano acquisito i requisiti necessari per l’adesione al trattamento pensionistico. Ricordiamo, ancora che i parametri previsti dall’ordinamento previdenziale corrispondono a 58 – 59 anni di età (dipendenti – autonome) e almeno 35 anni di anzianità contributiva. 

L’INPS ricorda la presenza delle finestre mobili per la decorrenza della pensione, quale:

  • le lavoratrici dipendenti devono rispettare una finestra pensionistica di 12 mesi;
  • le lavoratrici autonome devono rispettare una finestra pensionistica di 18 mesi. 

Le lavoratrici impiegate nel settore scuola e Afam, possono collocarsi in pensione tenendo a partire dal 1° settembre 2022, nonché dal 1° novembre 2022. Anche per le lavoratrici appartenenti al comparto scuola vale il principio di cristallizzazione del diritto alla pensione.