Tutti noi abbiamo diritto al riposo. O almeno così dicevo all'inizio dell'articolo su Opzione Donna. Ma, come accennato già in quell'articolo, sembra che questo diritto verrà messo un po' a rischio, stavolta col caso di Quota 100, l'attuale modello pensionistico. Entrato in vigore nel 2019, sembra che sia prossimo a scadere.

Ciò aprirà un nuovo orizzonte di possibilità, o meglio eventuali alternative, specie davanti all'attuale stallo in una futura riforma pensionistica, cruccio non così piccolo, come già abbiamo visto anni fa in Francia.

Con questo iniziamo a parlare di Quota 100 per gradi, senza tralasciare nulla al caso.

Quota 100 nel 2021: ecco cosa prevede

Secondo l'attuale riforma pensionistica, chiamata comunemente Quota 100 e approvata col Decreto legge 4/2019 (poi Legge numero 26/2019), prevede l'accesso alla pensione in condizioni di maggior sicurezza e di possibilità di anticipo. 

Le condizioni però sono soggettate ad un sistema di "finestra mobile" che prevede:

  • 3 mesi di attesa tra la conferma del requisito assicurativo maturato e la decorrenza della pensione (e questo per i dipendenti privati);
  • 6 mesi di attesa tra la conferma del requisito assicurativo maturato e la decorrenza della pensione ( e questo per i dipendenti del settore pubblico).

Attenzione. C'è un requisito di fondo per l'accesso a Quota 100. Ed è un'addizione: 38 più 62. Una è l'età per la richiesta della pensione, e l'altro gli anni di contributi richiesti. Tranquilli, non dovete pagare 62 anni di contributi! Anche se andare in pensione a 38 anni farebbe comodo, quasi in stile baby pensioni. Comunque, no, secondo l'art. 14 del decreto citato, Quota 100 prevede l'accesso (e questo per tutti i lavoratori, privato o pubblico che sia) a coloro che: 

  • hanno compiuto 62 anni di età
  • hanno versato almeno 38 anni di contributi.

Per altre spiegazioni, vi consiglio questo video a cura della Redazione The Wam.

Per il resto? Fornero.

La base di Quota 100 è sempre legata alla riforma delle pensioni Fornero del 2021.

Ma preciso meglio questa vicenda. 

Cosa cambia tra Quota 100 e Riforma Fornero?

Cambia abbastanza tra la Riforma Fornero e Quota 100. A livello tecnico, il Decreto Legge 201/2011 poi Legge 214/2011, ha previsto le seguenti modifiche alle precedenti riforme, Sacconi e Dini

  • estensione del metodo contributivo agli esclusi dalla Riforma Dini del 1995;
  • aumento di un anno delle pensioni di anzianità;
  • abolizione del sistema a quote (età anagrafica + anzianità contributiva);
  • allungamentodell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private da 60 anni a 65 anni;
  • adeguamento all’aspettativa di vita, dal 2019, a cadenza biennale;
  • blocco della perequazione delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo;
  • riduzione da 18 a 12 mesi della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi.

A livello umano, non può che far venire la rabbia, il gelo, il panico nel sentire la parola Fornero per chi, nel 2012, è finito nel limbo degli esodati. Tra il 2011 e il 2012, nel tentativo di garantire un deciso taglio alla spesa pubblica, l'allora Ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero dovette purtroppo mettere in stand by l'attività di 350.000 lavoratori, i quali, lasciando il lavoro volontariamente, nella speranza di accedere agli ammortizzatori sociali (cioè l'indennità di mobilità), non rientrarono più subito dopo nelle condizioni di accesso a causa del cambio del requisito anagrafico. Risultato? 350.000 famiglie si ritrovarono senza reddito.

Da qui la famosa scena del pianto in diretta nazionale. E da qui l'inizio dell'inferno per quelle famiglie. Diciamo che Quota 100 non è ancora arrivata a questi livelli.

Per il resto, nonostante l'introduzione della Quota 100, la base è sempre quella della riforma. Coppia che vince non si cambia? Non è per quello, la riforma Fornero prevede come età di accesso alla pensione 67 anni, un po' come Opzione Donna o la Pensione Sociale

Quota 100 garantisce l'anticipo, ma solo con anni di contributi già previsti. Inoltre, in Quota 100 si prevede anche il blocco totale delle attività lavorative. Perché non è cumulabile col reddito da lavoro. Lo prevede il comma 3 dell'art. 14. Salve però le prestazioni occasionali, ma hanno il limite a 5000 euro lordi annui.

E ciò non deve accadere durante questo periodo, di 3 o 6 mesi a seconda dell'impiego precedente, tra la maturazione e la decorrenza sopra menzionati. Altrimenti, niente pensione, almeno per l'anno in cui hai fatturato più di 5000 euro. E non provare a farlo con attività all'estero: il divieto si estende anche fuori dai confini nazionali!

Altre differenze? Che uno dei due forse andrà in pensione.

Che succede a Quota 100? E cos'è Quota 41?

Precisiamo una cosa: Quota 100 è sia un anticipo pensionistico, ma anche, e soprattutto, una misura sperimentale. Non è destinata a rimanere, a meno di ulteriori cambi di riforma, o più probabilmente di governo. E' assicurata per la fine di quest'anno, ma già si prevede una possibile modifca a Quota 100, con l'introduzione di una nuova quota: Quota 41. E' un'addizione come prima?

Per fortuna, o forse sfortuna, no. Indica che per accedere alla pensione basteranno solo 41 anni di contributi versati. Ma allora è una fortuna? Sì, perchè non prevede il requisito anagrafico, cioè l'età fissa per accedervi. Però c'è la sfortuna: il governo sembra non abbia le risorse finanziare per stanziarlo.

Se guardassimo alle attività governative si rimarrebbe un po' sospetti. Come riporta informazionefiscale.it, Già alcuni partiti della maggioranza, come Italia Viva, suppongono che la questione di Quota 100 risulti inutile, perché non ci sono proprio i fondi per garantirla in futuro. A sua volta, un'altra parte del governo, cioè Lega e Movimento Cinque Stelle, ritiene anch'essa futile la questione di Quota 100 perché i soldi nella Legge di Bilancio ci sono! 

Ma perché tutto questo casino per le pensioni? Beh, constatando che attualmente in Italia ci sono oltre 16 milioni di pensionati! E che l'erogazione e alla gestione delle pensioni costano allo Stato, come riporta il Sole24Ore, oltre 300 miliardi di euro l'anno! Il 17% del PIL! 

Diciamo che, arrivare alla situazione in cui si trovarono tra il 2010 e il 2012 la Grecia, col taglio delle pensioni, o la Francia, con la riforma pensionistica proposta sia nel 2010 dall'allora presidente Nicholas Sarkozy, sia nel 201-2020 dall'attuale Emmanuel Macron, ecco, non converrebbe a nessuno. Pertanto si cerca di garantirla, anche ricorrendo ad alternative valide.

Le pensioni nel 2021, oltre a Quota 100

Ci sono delle alternative a Quota 100, e si compongono di altri requisiti e altre limitazioni. Un po' ne ho già trattato, in alcuni casi vi lascio il link così da approfondire al meglio la questione.  

Per accedere in anticipo alla pensione, l'art 22 del decreto prevederebbe anche un'altra età, un altro requisito anagrafico: quello di avere compiuto 59 anni. Ma con soli 35 anni di contributi. Cioè, non più 62 anni d'età e 38 anni di contributi, bensì rispettivamente 59 e 35

Dovreste ringraziate i fondi di solidarietà bilaterali, che hanno permesso questo assegno. Anche se, se decidi di smettere di lavorare, puoi farlo entro un massimo di tre anni d'anticipo rispetto a quello previsto per il raggiungimento di Quota 100. Inoltre è un sostegno al reddito, e prevede l'accesso a questi fondi, tramite un accordo sindacale tra le parti, come riferisce la Repubblica: chi esce prima grazie a questo prepensionamento lo potrà fare solo se c'è il personale che lo andrà a sostituire. 

Oltre a questa, ci sono l'Ape Sociale, la Pensione Sociale e il calcolo contributivo.

Oltre Quota 100: Ape Sociale, Pensione sociale e Quota 100 bis

Con l'Ape Sociale, come alternativa a Quota 100, potrai avere l'anticipo pensionistico praticamente alla stessa età di Quota 100, ma solo se, oltre ad esser residente in Italia, hai maturato 30 anni di contributi, o 36 se per lavori gravosi. Tranquilli, è tutto nel mio articolo, anche cosa significhi lavoro gravoso. E anche che differenza c'è con Opzione Donna

Poi ci sarebbe la Pensione Sociale. Ha il vantaggio che non richiede neanche un solo anno di contributi. Ha lo svantaggio che devi disporre di un'ISEE aggiornato secondo una serie di scaglioni, i quali proporzionalmente ti aumentano o riducono l'importo dell'assegno, comunque non più superiore a 460,28 euro. Meglio di niente, specie se non hai potuto pagare i contributi per vari motivi, più o meno giustificabili. Anche qui, basta l'articolo.

Altra alternativa è il calcolo contributivo: requisito anagrafico, di 64 anni di età; un minimo di contribuzione intorno ai 20 anni. Però ti becchi un assegno pari a 2,8 volte l'assegno della pensione sociale. La cifra è qualche rigo sopra, per il resto basta la calcolatrice. Altrimenti 63 anni e 20 di contributi: ma stavolta l'importo è di 1,2 volte l'assegno della pensione sociale

Ci tengo a precisare che queste ultime sono alternative ancora in fase di valutazione, proposte dall'attuale presidente dell'INPS Pasquale Tridico, ma tanto vale metterle sul banco.  

E poi questa Quota 100 bis. Sta per finire, è vero, ma c'è un modo per averla anche nel 2022, anno in cui ufficialmente (o almeno finora) non è prevista. Se tu garantisci l'idoneità della tua condizione per l'accesso a Quota 100, entro la scadenza originaria della finestra, cioè entro il 31 dicembre 2021, puoi avere una pensione in formula Quota 100 per il 2022. 

Ma sono sempre possibilità. L'unica cosa sicura è il fatto che col rientro in gioco di Elsa Fornero, la situazione sta cambiando.

Quota 100 con la Fornero: come e quando finisce

Perché parlo sempre della Fornero in merito a Quota 100? Perché nel 21 luglio 2021, l'ex ministro Elsa Fornero è stata nominata consulente nella task force per la politica economica, attualmente presieduta dal sottosegretaria alla presidenza Bruno Tabacci

Tutti hanno festeggiato la nomina, in particolare chi ha poi presentato un'interrogazione al ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo Draghi Andrea Orlando, cioè il segretario della Lega Matteo Salvini, per il timore che la presenza della Fornero porti ad un revival degli eventi sopracitati della riforma del 2012. Anche perché è indubbio che un potenziale "scalone" potrebbe avvenire, passando dai 62 anni della Quota 100 ai 67 anni previsti con la base della riforma Fornero. 

Però il problema alla fine non è tanto l'erogazione della pensione, ma il suo peso economico. Le proposte vertono su un alleggerimento, su alternative che costino meno allo Stato. E tra queste, Quota 41 non lo è, anzi, stando a il Sole24Ore, Quota 41 richiederebbe almeno il 0,4% in più del PIL. Ma tanto, anche Quota 100 cominica a essere poco appetibile. Stando al rapporto INPS, riportato da Laura Pellegrini, nel 2019 erano arrivate oltre 148.000 richieste; l'anno scorso solo 105.000. Quasi il 30% in meno. Già si sente che la fine è abbastanza vicina. 

E dopo? Il Governo vorrebbe puntare ad una riforma che garantisca flessibilità, tipo:

  • il doppio canale con 62 anni d'età o 41 anni di contributi;
  • il riconoscimento generale dei lavori gravosi;
  • l'introduzione di misure che compensino i casi di lavoro discontinuo o a basso reddito, piaga maledetta in particolare tra i giovani;
  • il ritorno alla previdenza complementare, con ampliamento della 14esima.

Tutte proposte interessanti. Ma tra il dire e il fare...