Quota 41 potrebbe essere la novità, il provvedimento che garantirà la possibilità di continuare a chiedere il trattamento di pensione anticipata anche per l'anno 2022.

Senza una riforma dell'attuale sistema pensioni visto che il 31 dicembre sarà certamente la data in cui cesserà la possibilità di pensione anticipata attraverso Quota 100 ritenuta troppo costosa da parte della Corte Costituzionale per le casse dello Stato.

L'approvazione da parte del governo di Mario Draghi di Quota 41 eviterebbe così il riproporsi dello scalone di 5 anni che riporterebbe l'unica possibilità di pensionamento all'età di 67 anni.

Su Quota 41 si stà discutendo ancora, il provvedimento infatti darà la possibilità di uscire dal lavoro attraverso un trattamento pensionistico anticipato una volta maturato il requisito dei 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica quello che no è ancora chiaro è la penalizzazione economica sul calcolo dell'assegno mensile che subirà il lavoratore che sceglierà Quota 41.

Come funziona

Quota 41 è un provvedimento già esistente, ma che attualmente spetta ad una platea di beneficiari tutto sommato ristretta.

Quota 41 permette un' uscita dal lavoro anticipata è soggetta ad alcuni requisiti ed attualmente la categoria che più ne stà beneficiando è quella dei lavoratori precoci.

Nello specifico gli appartenenti alla categoria dei precoci possono avanzare la domanda di pensione anticipata tramite Quota 41 se vantano almeno 12 mesi continuativi di contributi nel periodo antecedente al 19 esimo anno di età e che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2026 41 anni di contributi.

Di seguito un interessante video tratto dal canale youtube di Davide Manzo che in modo semplica, ma efficace ci spiega come calcolare i contributi versati e a quanto potrebbe ammontare l'importo del nostro assegno una volta raggiuni i requisiti per chiedere la pensione.

Quota 41 da chi può essere richiesta 

Le categoria che allo stato dei fatti possono richiedere il trattamento pensionistico anticipato attraverso Quota 41 sono:

  • quelle categorie di lavoratori che ad oggi risultano essere disoccupati a causa di un avvenuto licenziamento di tipo individuale, collettivo a seguito di dimissioni per giusta causa;
  • quelle categorie di disabili più o meno gravi che presentano una percentuale di invalidità superiore al 74%;
  • careviger che assistono un disabile da un periodo di tempo di almeno 6 mesi, disabile che deve essere un parente di primo grado e con un handicap grave;
  • quelle categorie di lavoro definite usuranti, addetti alla catena di montaggio, lavoratori soggetti a turnazioni notturne, autisti di bus superiori a 9 posti;
  • lavoratori che hanno svolto attività usuranti per almeno sette anni nell'ultimo decennio.

Quota 100 non verrà rinnovata

Il governo di Mario Draghi ha più volte affermato che Quota 100, il provvedimento, cavallo di battaglia del capogruppo leghista Matteo Salvini, non verrà confermato a causa degli alti costi per le casse dello Stato. Altra ipotesi da scartare, che non verrà presa in considerazione del governo nella riforma pensioni è la penalizzazione per chi scegli di beneficiare del trattamento pensionistico anticipato con il totale ricalcolo contributivo che comporterebbe il taglio lordo di un terzo e dell'assegno netto di un quinto.

L'alternativa studiata dal governo è rappresentata dallo stabilire un sistema che va a penalizzare l'assegno spettante al lavoratore per ogni anno di uscita anticipata dal lavoro, penalizzazione che si attesta intorno al 2% per anno.

Per esempio se consideriamo un lavoratore che decide di andare in pensione con quattro anni di anticipo con il processo sopra descritto, l'assegno subirebbe una penalizzazione e quindi un taglio dell'8%, con il ricalcolo contributivo il taglio invece arriverebbe a circa il 38%.

Da considerare inoltre che più sono gli anni sui quali effettuare il ricalcolo con il metodo contributivo, maggiore risulterà il taglio.

Proposta Inps

L'Inps parte attiva nella riforma pensioni prova ad avanzare una ipotesi tramite il suo presidente Pasquale Tridico, l'obiettivo resta quello di dare forma a metodi sostenibili per le casse dello Stato e che allo stesso tempo diano la possibilità di usufruire ad un trattamento di pensione anticipata che permetta l'uscita dal lavoro  ad una età compresa trai 62 ed i 63 anni, trattamento che secondo la proposta avanzata da Tridico, inizialmente sarà solo contributivo e solo successivamente verrà aggiunta la parte retributiva.

La proposta avanza da Tridico prevede infatti la possibilità di uscire dal lavoro a 62-63 anni con la sola parte contributiva e al raggiungimento dei 67 anni di età, quota della pensione di vecchiaia, l'aggiunta della parte retributiva se maturata.

Questo sistema afferma Tridico garantirebbe sostenibilità per le casse dello stato in linea con quanto indicato dalla Corte dei Conti ed in più incentiverebbe l'assunzione di nuovi giovani poichè si potrebbe legare anche ad idee di permanenza sul lavoro ad orari ridotti.

Tridico infine avanza una proposta di pensione anticipata a 62-63 anni anche per categorie fragili, malati oncologici, provvedimenti spettanti a queste categorie che si vanno ad aggiungere ad altri già esistenti come per esempio l'Ape sociale confermata anche per il 2022.

Riepilogando

La riforma pensioni 2022 sarà necessaria per evitare il ritorno allo scalone dei 5 anni che da come unica possibilità di uscita dal lavoro quella del raggiungimento dei 67 anni di età.

Se realmente si vuole evitare questo problema si dovrà a gire in fretta poichè Quota 100 che prevede la possibilità di uscita dal lavoro anticipatamente raggiunti i 62 anni di età e 38 di contributi, non verrà prorogata a causa delgli alti costi per le casse dello Stato.

L'ipotesi ad oggi più probabile sul quale stà lavorando il governo Draghi è di ufficializzare Quota 41che prevede la possibilità di beneficiare del trattamento di pensione anticipata una volta raggiunti i 41 anni di contributi versati senza tener conto del requisito relativo all'età anagrafica.

L'aspetto che resta da chiarire però è a quanto ammonterà la penalizzazione economica per i lavoratori che sceglieranno Quota 41 per andare in pensione.

Attualmente Quota 41 è un provvedimento già esistente, ma esteso ad una ristretta platea di beneficiari, caregiver, disabili, gravi, categorie di lavoro ritenute usuranti, disoccupati, lavoratori che hanno svolto attività gravose per almeno sette anni nell'ultimo decennio.

Attualmente requisiti richiesti ai lavoratori precoci che possono ad oggi usufruire del trattamento pensionistico anticipato di Quota 41 sono che devono avere almeno 12 mesi di contributi versati antecedenti al 19 esimo anno di età.

Parola ai sindacati

La proposta avanzata dall'attuale presidente dell'Inps Pasquale Tridico per dare una soluzione alla sospensione di Quota 100 del 31 dicembre 2021 non piace per nulla ai sindacati, le principali sigle Uil, Cgil, Cisl sono contro il sistema a doppia uscita e chiedono maggiore flessibilità.

“Ci opponiamo all’introduzione di sistemi penalizzanti nel calcolo dell’importo della pensione. Non ci piace l’ipotesi di spacchettare in due l’assegno come propone Tridico”, ha dichiarato Roberto Ghiselli, segretario Cgil.

Non ci sembra idonea l’idea di una pensione pagata in due rate. La flessibilità in uscita è comunque un’esigenza colta da tutti, anche dal presidente Inps. Bisognerà confrontarsi con il Governo per capire come costruirla. Siamo fiduciosi”

è stato il commento di Ignazio Ganga segretario Cisl.

Forti opposizioni sono arrivate anche dalle sigle sindacali di Uil e UGL, favorevoli al ricorso ad un sistema più flessibile, ma contrari alla proposta del Presidente Inps.

Fortemente critico anche Landini, leader della Cgil dichiarando, "il Sistema non può essere solo contributivo".

Nel suo discorso Landini continua affermando in primis come già riportato che un sistema pensionistico non può essere basato solo sui contributi, ma "deve avere al suo interno sistemi di solidarietà" e ricorda che un sistema puramente contributivo "non esiste al mondo se non in Cile". 

Per Landini il calcolo della pensione fatto interamente con un meccanismo che preveda solo l'aspetto contributivo nel caso si scegliesse di lasciare il lavoro a 62 anni non va assolutamente bene, questo perchè così facendo si rischierebbe di penalizzare troppo severamente l'importo dell'assegno "Non è il momento - sottolinea - di fare riforme a pezzettini e quota 100 lo dimostra".

Dice anche che "la condizione per la tenuta del sistema è il lavoro stabile con diritti e l'applicazione dei contratti nazionali di lavoro.

La legge Fornero va modificata - spiega - perché altrimenti  progressivamente l'età media di pensionamento si alza e un giovane rischia di andare in pensione a 70 anni".

Inoltre fa notare che fissare "regole uguali per tutti quando i lavori non sono uguali e l'aspettativa di vita è diversa a seconda del lavoro che si fa è un'ingiustizia. Vuol dire non riconoscere il valore lavoro e far pagare due volte chi fa lavori più pesanti, più duri". Secondo Landini, "le risorse ci sono", calcolando anche i risparmi di Quota 100.

Pensione anticipata  le certezze su Opzione donna e APE sociale

Altra certezza per il 2022 sono la conferma dell'Ape sociale trattamento di pensione anticipata richiedibile raggiunti i 63 anni di età un assegno che può raggiungere come massimo importo 1.500 euro per 12 mensilità.

Confermata per altri tre anni anche l'Opzione donna provvedimento che potrebbe diventare permanente e quindi strutturale in quella che sarà la prossima riforma previdenziale.

L'iniziativa del governo è stata sostenuta e accolta con favore dalle principali sigle sindacali.

Opzione donna prevede la possibilità di richiedere la pensione anticipata a tutte quelle contribuenti sia dipendenti che autonome che hanno raggiunto rispettivamente i 58 e i 59 anni di età insieme ad una età contributiva di 35 anni.