Una delle maggiori preoccupazioni per coloro che percepiscono il Reddito di Cittadinanza, è quella di dover restituire i soldi percepiti con tale misura

Tuttavia, purtroppo, è una situazione che può concretizzarsi e, di conseguenza, bisogna prestare molta attenzione. 

Non solo per il fatto che sarà necessario dare indietro dei soldi, ma anche per il fatto che spesso le somme che vengono chieste indietro sono particolarmente rilevanti. 

Insomma, ci sarebbe anche la possibilità di procedere con il pagamento a rate, è vero, ma l’Istituto di Previdenza Sociale non spiega mai in modo chiaro come procedere. 

Ma chi sono coloro che devono restituire il Reddito di Cittadinanza? Per quale motivo queste persone devono dare i soldi erogati dall’INPS indietro dopo il pagamento?

Questi sono i dubbi maggiormente comuni che dobbiamo affrontare e, pertanto, necessitano di una risposta precisa e puntuale. 

Sei curioso di scoprire come funziona la restituzione del Reddito di Cittadinanza e, soprattutto, come poterla evitare? Beh, allora vieni a scoprirlo in questo articolo!

Prima di cominciare, ti consiglio la visione di questo video realizzato da Insindacabili:

Reddito di Cittadinanza: ecco chi deve restituirlo all’INPS! Le ragioni!

Quando parliamo di Reddito di Cittadinanza dobbiamo tenere a mente che si tratta di una misura che non è eterna. 

Infatti, per poterlo ricevere sarà necessario sottostare ad una serie di regole, come, ad esempio, l’aggiornamento periodico della dichiarazione sostitutiva unica, anche chiamata DSU

Ebbene, coloro che non aggiornano tale tipologia di documento saranno, di fatto, tagliati fuori dall’erogazione del Reddito di Cittadinanza e, quindi, se dovessero percepirlo comunque, l’INPS prima o poi chiederà le somme ricevute indietro. 

Attenzione: questo non è un modo per perdere i pagamenti del Reddito di Cittadinanza. 

Cosa significa? Beh, devi sapere che coloro che non aggiornano i dati, la DSU o addirittura l’ISEE non vengono tagliati fuori dalla misura, ma questa viene congelata. 

Di conseguenza, i pagamenti potranno procedere regolarmente una volta inviati tali documenti. 

Ovviamente, sempre se la dichiarazione sostitutiva unica o l’ISEE dimostrino che il soggetto è ancora in possesso dei requisiti necessari per poter godere del Reddito di Cittadinanza. 

Ma come risolvere questa situazione? Sicuramente avrai la possibilità di affidarti ad un CAF per aggiornare i tuoi documenti, oppure potrai procedere autonomamente sul sito dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. 

Restituire il Reddito di Cittadinanza in caso di revoca! Ecco la casistica!

Fino ad ora abbiamo compreso nel dettaglio come funziona la restituzione del RdC nel caso in cui esso venga sospeso. 

Eppure, questo non è l’unico modo per il mezzo del quale l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale può richiedere indietro gli importi relativi al Reddito di Cittadinanza. 

Infatti, abbiamo anche coloro che perdono l’accesso alla misura. Ma quali sono le casistiche?

Come sappiamo, il premier Mario Draghi, ha reso maggiormente difficile mantenere il Reddito di Cittadinanza. 

La ragione di tali decisioni è data dalle innumerevoli critiche che sono fioccate contro la misura messa a punto dal Movimento 5 Stelle

Infatti, partiti di centrodestra o Italia Viva hanno più volte affermato che il Reddito di Cittadinanza è, di fatto, una vera e propria rovina. Infatti, questo darebbe alle persone la “scusa” per non lavorare e vivere sulle spalle dello Stato. 

Dunque, cos’ha fatto il Governo Draghi? Beh, ha sicuramente imposto delle regole più rigide per mantenere l’accesso alla misura. 

Ad esempio, un percettore del RdC avrà la possibilità di rifiutare solo un lavoro offerto, pena l’esclusione dalla misura. 

Mi spiego meglio: colui che rifiuta un primo lavoro consono (condizione che verrà controllata direttamente dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) avrà un taglio mensile sulla misura. 

Tuttavia, rifiutando anche un secondo lavoro, si verrà tagliati fuori dal Reddito di Cittadinanza. 

Lo stesso vale con la frequentazione del Centro per l’Impiego, indispensabile per poter percepire la misura. 

Ebbene, come avrai capito, l’obiettivo del Governo Draghi è stato quello di mettere fine alle critiche degli altri partiti, mantenendo e potenziando la misura relativa al Reddito di Cittadinanza. 

Ma torniamo a noi e quindi alla restituzione dei soldi percepiti in maniera indebita con questa misura. Ebbene, coloro che hanno perso l’accesso al Reddito di Cittadinanza e continuano a ricevere i soldi, dovranno restituirli all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Le cause della revoca del Reddito di Cittadinanza!

Ma per quali motivi sempre più persone si stanno imbattendo nell’avviso di restituzione del Reddito di Cittadinanza?

Ebbene, devi sapere che spesso si tratta di piccole dimenticanze, che però possono costare molto care ai cittadini beneficiari della misura. 

Un esempio? Beh, potrebbe essere dimenticare di comunicare dati relativi al patrimonio mobiliare

Oppure, la mancanza del requisito della residenza, quindi nel caso in cui il beneficiario non risiede in Italia da 10 anni almeno. In questo caso però facciamo riferimento ad un errore non da poco, visto che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ed il Comune si occupano della verifica dei requisiti necessari per poter beneficiare del Reddito di Cittadinanza. 

L’INPS chiede la restituzione del RdC: oltre 20mila euro da dare indietro!

Come abbiamo capito, la sospensione o la cancellazione del Reddito di Cittadinanza provocano un immediato stop nelle erogazioni. 

Tuttavia, se per qualsiasi tipologia di errore questo non dovesse avvenire, sarà necessario prestare attenzione in quanto i soldi verranno chiesti indietro dall’istituto Nazionale di Previdenza Sociale. 

Infatti, proprio in questi giorni l’INPS si sta muovendo e sta chiedendo indietro le somme indebitamente percepite.

Attenzione: le somme chieste indietro possono addirittura superare i 20mila euro!

Inoltre, devi sapere che non si tratta di qualche “furbetto” al quale stanno chiedendo indietro i soldi. Solitamente coloro che devono restituire il Reddito di Cittadinanza sono dei semplici familiari che, per dimenticanza o altro, non hanno aggiornato i dati legati alla residenza oppure al patrimonio mobiliare. 

Ma, come abbiamo affermato anche in precedenza, non bisogna spaventarsi troppo: la restituzione del Reddito di Cittadinanza può essere effettuata in modo dilazionato. 

Eppure, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale non spiega chiaramente come effettuare tale restituzione in più rate. 

Ma niente paura, adesso andiamo a vederlo noi!

Restituire il RdC: ecco come rateizzare la restituzione del debito! Come avere informazioni dall’INPS!

Come abbiamo sottolineato più volte, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale non fornisce chiare indicazioni ai cittadini su come può funzionare la rateizzazione del debito legato al Reddito di Cittadinanza. 

Infatti, non è stata trovata alcuna circolare che dà delle delucidazioni circa questa tematica. 

Ma non è finita qui! Infatti, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale afferma anche che i soldi dovranno essere restituiti entro 30 giorni dalla comunicazione inviata a coloro che hanno percepito il RdC in modo indebito. 

Tuttavia, devi sapere che entro i 30 giorni dei quali abbiamo appena fatto menzione, avrai la possibilità di procedere in due modi:

  • Richiedere un appuntamento presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale per chiedere la rateizzazione del debito;
  • Richiedere una rideterminazione del debito. Anche in questo caso sarà essenziale prendere appuntamento all’INPS. 

Insomma, le preoccupazioni sono molte, specie perché spesso per avere un appuntamento presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ci vogliono giorni, se non settimane. 

Ebbene, come comportarsi in questi casi?

Prima di tutto dovrai recarti nella sede provinciale INPS al fine di illustrare la situazione, piuttosto grave, se si considera il fatto che l’Istituto stesso non comunica come rateizzare il tuo debito. 

Qualora non dovessi trovare appuntamento presso le sedi territoriali dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale potrai comunque consultare il portale “INPS comunica” oppure rivolgerti ad un esperto presso un CAF o un Patronato.