Il semestre bianco si avvicina, e come prevede la Costituzione Italiana (art. 88), durante il periodo dei sei mesi antecedenti il termine del mandato settennale del presidente della Repubblica, le Camere non possono essere sciolte. In questi casi, o le Camere funzionano a pieno regime cercando di portare a case le riforme oppure in caso di stallo si va verso un immobilismo che non gioverebbe all'economia italiana che sta crescendo a ritmi molto alti, previsti per fine anno fino al +5,6-5,8%, ma con l'ottimismo di arrivare a +6%, rispetto al 2020.

In questa cornice, si inseriscono anche le votazioni amministrativi per rinnovare i consigli comunali di diverse citta, anche importanti come Roma e Milano, una nota di aggiornamento dal Documento di economia e finanza e la presentazione della legge di bilancio 2021, entro ottobre.

Una complessità politica che metterà alla prova la tenuta del Governo Draghi, che si troverà ad affrontare tre nodi importanti: la riforma delle pensioni, la riforma del fisco ed il reddito di cittadinanza.

Le prime voci circolate parlano di una manovra da 20 miliardi il cui obiettivo è di non tagliare troppo, ma neanche di fare altro debito. Allora vediamo cosa ci aspetta nelle prossime settimane.

Reddito di cittadinanza: come può cambiare

Sul reddito di cittadinanza, i toni si sono alzati in occasione del festival dell'economia a Cernobbio, chiusosi domenica 5 settembre. Molto distanti le posizioni dei principali partiti che appoggiano il governo di larghe intese guidato da Mario Draghi. Da un lato la Lega con Matteo Salvini che pur ammettendo di aver firmato il reddito di cittadinanza, afferma che ritenerlo un errore e fare marcia indietro e segno di progresso. Allora ci si interroga se il sostegno al reddito di cittadinanza da parte della Lega quando era al governo con il Movimento Cinque stelle era dovuto più ad una necessità elettorale e quindi di raccogliere consenso per andare al Governo. La Lega non ritiene il reddito di cittadinanza più uno strumento valido e preme per una cancellazione, anche se il suo alleato Forza Italia, punta invece ad apportare le modifiche. Diversa la pensa la leaderdi Fratelli d'Italia che accusa il reddito di cittadinanza di aver creato immobilismo lavorativo.

Molto forte la posizione di Italia Viva che invece ha presentato il quesito referendario per l'abolizione del reddito di cittadinanza.

Sul versante opposto invece Giuseppe Conte del Movimento Cinque stelle che difende la sua creatura, anche se ammette la necessità di migliorarlo, ritenendolo uno strumento di civiltà. Del resto in Europa ce l'hanno tutti. Anche il PD di Enrico Letta è del parere di mantenerlo e riformarlo, dando quindi supporto al pensiero di Mario Draghi.  Cosa ha detto Mario Draghi sul reddito di cittadinanza?

È troppo presto per dire se verrà riformato, ridisegnato, se cambierà platea - dice sibillino Mario Draghi - Quello che vorrei dire è che il concetto alla base del reddito di cittadinanza io lo condivido in pieno.

A questo punto il Reddito di Cittadinanza potrebbe sopravvivere come strumento contro la povertà e non come politica attiva del lavoro. Proprio questo obiettivo non ha funzionato. In alternativa potrebbe essere affiancato da politiche di formazione e ricerca del lavoro più efficaci. Un percorso un po' complesso visto che degli oltre 3 milioni di percettori del reddito di cittadinanza solo un terzo è eleggibile ad essere occupato, l'8% non ha la quinta elementare, il 52% sono donne. 

Reddito di Cittadinanza: limiti e proposte

Uno dei requisiti per chi chiede il reddito di cittadinanza è quello di sottoscrivere un patto per il lavoro o l'inclusione. Il patto per il lavoro va sottoscritto presso il Centro per l'Impiego della propria città di residenza. Spetta al centro per l'impiego presentare le diverse proposte di lavoro che devono risultare congrue, ossia:

  • coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate;
  • distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico;
  • durata dello stato di disoccupazione. 

Il rifiuto di un'offerta congrua dovrebbe far perdere il reddito di cittadinanza. Ma in questi anni questo è successo raramente perchè il sistema di presentazione delle offerte di lavoro non ha funzionato, se ci mettiamo anche l'anno di lockdown in cui era tutto chiuso.

Le ultime proposte sono quelle di far rientrare tra le proposte di lavoro anche quelle di due mesi, derogando al limite minimo di mesi di lavoro che un'offerta deve presentare, pari a tre. Questa proposta nasce dall'esigenza soprattutto nei settori ristorazione ed hotel che hanno difficoltà a reperire lavoratori. 

Le altre proposte di modifica del reddito di cittadinanza, riguardano i criteri che devono garantire maggiormente coerenza tra importo e tenore di vita in base all'area geografica, valere di più per i nuclei famigliari più numerosi rispetto al nuclei single.

Riforma del fisco: subito nuovo taglio al cuneo Irpef

La riforma fiscale pare in alto mare. Slittata di due mesi, la delega sulla riforma fiscale originariamente attesa a luglio, deve essere presentata nel mese di settembre. Ma non ci sono ancora all'orizzonte chiare indicazioni. Sono diverse le posizioni nella maggioranza, che necessariamente dovranno trovare una sintesi nel pensiero di Draghi. Al momento l'idea del PD, lanciata dal suo segretario Enrico Letta di creare una dote per i diciottenni tassando i più ricchi è stata accantonata. Così come la flat tax. Più convergenza tra le diverse parti c'è sull'abolizione dell'Irap. 

Nel solco del bonus Irpef, di 100 euro, come taglio fiscale per i redditi imponibili fino a 28.000 euro, sembra essere probabile un ulteriore taglio sia fiscale che contributivo. Senza dimenticare che un pezzetto della riforma dell'Irpef è partita il 1 luglio con l'assegno temporaneo ai figli che diventerà assegno unico ai figli. 

Rimangono in piedi le ipotesi di un sistema fiscale sulla tassazione dei redditi dei lavoratori con il metodo tedesco, oppure con una revisione delle attuali aliquote fiscali modificando le soglie e le relative aliquote.

Il punto dolente è sul terzo scaglione. Attualmente l'Irpef è pagata in questo modo

fino a 15.000 euro 23%

da 15.001 fino a 28.000 euro 27%

da 28.001 fino a 55.000 euro 38%

da 55.001 fino a 75.000 euro 41%

Tra il secondo ed il terzo scaglione, lo scarto delle aliquote è di 11 punti, rispetto ai 3 o 4 punti tra gli altri scaglioni. Inoltre il range dei redditi è piuttosto ampio andando a penalizzare i redditi più vicini ai 28.000 euro che si vedrebbero applicare per la parte eccedente quest'ultimo importo un'aliquota di 11 punti più alta. 

Tutto dipende da come verrà gestita la questione cartelle esattoriali ripartite di gran cassa dal 1 settembre. Per finanziare una riforma fiscale ci vuole gettito, ma sono forti le spinte dei partiti di centro-destra a sospendere ancora una volta sia le notifiche che riscossioni.

Nell'articolo Cartelle esattoriali: arriva la batosta. Come evitare! ho approfondito il tema.

Riforma pensioni: si va verso uscita a 63 anni per tutti

Sul versante delle pensioni, l'obiettivo è superare Quota 100 che termina a fine anno. Il ritorno alla legge Fornero è escluso, come sostiene la Lega. Sulle pensioni l'imperativo categorico è risparmio, ovvero abbassare la spesa, accompagnata da flessibilità all'uscita.

Quota 41 o altre nuove quote sono escluse.

Sono invece molto probabili i rinnovi di due formule di pensione anticipata che funzionano e costano poco: APE sociale ed Opzione Donna. Ma a queste due se ne aggiunge anche quella prevista dall'Inps, in occasione della presentazione del XX Rapporto annuale sulla previdenza. Un sistema misto che prevede un'uscita a 62/63 anni con una pensione contributiva fino al raggiungimento dei 67 anni, età per la pensione di vecchiaia che scatta dal 2022. Dopo si aggiungerebbe anche la quota retributiva.

L'APE sociale è concessa a chi raggiunge 63 anni di età anagrafica, e versa in alcune particolari situazioni soggettive. Su questo fronte l'idea  di allargare l'attuale platea, andando a modificare i requisiti di accesso. Fino a fine anno, possono sfruttare l'APE sociale chi è iscritto ad una forma previdenziale e si trova in una delle condizioni seguenti: 

stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;

lavoratori che assistono un famigliare da almeno sei mesi cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione;

lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore o pari al 74% e che hanno versato 30 anni di contributi. 

Per Opzione Donna invece la misura punta all'uscita a 58 anni (lavoratrici dipendenti) e 59 anni (lavoratrici autonome) con 35 anni di contributi purchè non più in stato di occupazione.

Riforme: la mossa di Draghi

Al momento Mario Draghi non si espone, ma nel suo stile ascolta le posizioni, invoca cabine di regia, con quell'obiettivo di responsabilizzare tutte le parti politiche e sociali. Certo fin'ora non sembra che le scelte del Presidente del Consiglio siano state condizionate dagli exploit dei vari segretari di partito. Lo dimostra la prossima estensione del Green Pass ad altre categorie, al fatto che sul reddito di cittadinanza ci saranno delle modifiche ma non sparirà. Sulle pensioni la mossa potrebbe essere quella di estendere APE sociale e Opzione Donna senza gravare sul bilancio e nello stesso tempo riducendo di 4 anni l'età del pensionamento. Ma diventa anche imporante riformare gli ammortizzatori sociali, che non devono più essere sussidi a fondo perduto ma un investimento in nuova formazione. Sull'Irpef, l'idea è che tutti devono pagare ed in base alla propria capacità, quindi sembra più probabile una modifica degli attuali scaglioni e aliquote.