Recovery Plan: ultima chiamata per l'Italia 

Palazzo Chigi mette a tacere le voci che vorrebbero un Draghi in affanno in tema di Recovery Plan, nel tentativo di rispettare le scadenze imposte dalla Unione Europea; Bruxelles avrebbe visionato la bozza del piano del Governo trovandola manchevole e richiedendo l'apporto di sostanziali modifiche. 

La deadline del 30 aprile sembra impossibile da rispettare, visto che all'appuntamento mancano solo quattrodici giorni e l'agenzia Reuters soffia sul fuoco alimentando dubbi circa la possibilità che l'Italia arrivi pronta all'appuntamento: difatti i cambiamenti necessari per soddisfare la UE per essere attuati richiederebbero tempistiche lunghe con il risultato di far slittare tutto a metà maggio 2021. 

Nello specifico, Bruxelles appare poco convinta dalla mancanza di dettagli relativi alla futura ed eventuale gestione del piano, se e quando quest'ultimo godrà dell'avallo UE; anche la riforma della giustizia ha sollevato qualche dubbio e pertanto è stato chiesto di correggere la bozza presentata dal Governo.

Di seguito un video tratto dal canale Confcooperative Nazionale che fa il punto sul Recovry Plan.

Recovery Plan: gli impegni del Governo 

Come detto, la sede del Governo della Repubblica Italiana e residenza del presidente del Consiglio dei ministri, smentisce le voci messe in giro da Reuters e nega il benché minimo indugio riguardo la presentazione del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (PNRR). 

C'è da stare tranquilli e aspettare che il 26 e 27 aprile, dopo il transito in Consiglio dei ministri, il nostro Presidente del Consiglio parli alle Camere illustrando un piano che permetterebbe all'Italia di ottenere ben duecento miliardi di euro sotto forma di prestiti e sovvenzioni erogati durante un arco temporale di sei anni: una bella cifra se si considera che equivale a 1/4 dei soldi messi a disposizione dal Next Generation UE



Recovery Plan: Mario Draghi orchestra il rilancio italiano 

Mario Draghi ha le idee chiare e punta tutto sul Recovery Plan, sfidando un'austerity Europea che da sempre vuole un'Italia più virtuosa: ovviamente la primissima mossa è onorare le scadenze altrimenti saranno grossi guai per il presidente del Consiglio. 

La teoria del premier è quella che vede nella crescita una potente arma per ridurre il debito, ma le prospettive economiche sono determinate dalla possibilità di soddisfare per tempo le aspettative europee

Ma le prospettive economiche dipendono anche dalla capacità di presentare il PNRR in tempo; all'epoca, l'ex governatore della BCE amava ribadire che avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per salvare la moneta unica; ora che ha la padronanza di una delle economie più forti dell'euro-zona, il suo obiettivo è di sfruttare questa posizione per provvedere al Paese, garantendogli quello che fra gli stati membri è il più grande sostegno economico. 

Draghi annuncia come questo sia il momento di elargire denaro e che per chiederlo ci sarà tempo; se nei prossimi mesi gli aiuti farnno sì che l'economia possa tornare alla normalità, allora l'economia stessa sarà più forte, consentendo una riduzione significativa del debito, visione questa in netto contrasto con le strategie economiche usuali che modifica il metodo di approcciare le crisi rispetto al passato.  

Recovery Plan: il "debito buono" soppianta l'austerity 

Una cosa è certa: se Draghi percorrerà questa via, la Nazione accumulerà una quantità di debito gigantesca, ma al contempo, se Draghi vincerà la scommessa (anche in campo politico) riscriverà la storia economica aggiungendo un capitolo nuovo e facendo dell'Italia un chiaro modello di successo, consolidando la posizione del Paese a fianco della Francia: in questo scenario le due nazioni potrebbero porsi alla guida di quegli stati che vogliono interpretare in modo diverso la politica dell'austerità sostituendosi alla Germania e agli stati del nord da sempre visti come quelli che sventolano la bandiera della severità a tutti i costi.  

A tutt'oggi lo scenario privilegiato è quello che vede contrapporsi nella crisi dell'euro-zona due schieramenti ben distinti, due economie, una virtuosa, propria appunto dei paesi nordici e una viziosa, tipica dei paesi del sud Europa; grazie a politiche di bilancio oculate, le economie virtuose si porrebbero come esempio di modello da imitare per le seconde, che pagano pesantemente condotte decisamente meno virtuose. 

Il messaggio è chiarissimo: i dissoluti devono mutare atteggiamento ponendo mano a quelle riforme che gli consentirebbero di divenire performanti quanto i virtuosissimi: ma sospendere il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) fino al 2022, approfittando delle politiche emergenziali varate da Christine Lagarde è consentito solo grazie alle granitiche garanzie fornite proprio dai virtuosi, che osservano molto da vicino l'operato dell'Italia pronti a intervenire immediatamente qualora qualcosa non fosse di loro gradimento. 

Recovery Plan; l'Italia e gli altri Paesi europei: lo scenario 

Valdis Dombrovskis, di ritorno dall’Ecofin, in qualità di vicepresidente della Commissione europea, fa sapere che la gran parte degli Stati membri ha quasi finito l'elaborazione dei relativi piani di bilancio e precisa che gli eventuali ritardi da parte di alcuni paesi non inficerebbero sul Next Generation EU: questo solo se le correzioni ai suddetti piani non richiedessero tempi di attesa lunghi, nell'ottica di una completa ricezione di tutti i piani da parte di Bruxelles entro e non oltre giugno 2021 per fare in modo che i fondi possano essere distribuiti in un primo momento nel mese di Luglio 2021. 

Mario Draghi sa che deve vincere la scommessa a tutti i costi perché siede sullo scranno più alto di Palazzo Chigi proprio per traghettare la Nazione verso un futuro migliore, lasciandosi alle spalle questo momento difficile: un pò d'apprensione sarà suscitata anche dal fatto che paesi come Francia, Spagna, Portogallo e Gracia sembrano ad un passo dal consegnare i piani, con Atene che fa da capo lista, il cui documento viene sbandierato come il più valido ed esauriente. 

Il rischio di un'onta politica per Mario Draghi si sommerebbe a un rischio ben più grande, quello per l'Italia di ottenere in ritardo sugli altri paesi la prima tranche di aiuti con tutte le conseguenze del caso. 

Recovery Plan: un mezzo per ridurre la disparità di genere 

La via è ancora lunga e il COVID non ha di certo aiutato a percorrerla, anzi ha colpito pesantemente gli sforzi fatti finora per il raggiungimento della tanto agognata parità di genere, esacerbandone le disuguaglianze pregresse. 

Purtroppo le donne sono i soggetti più esposti alle restrizioni imposte dalla pandemia in quanto molte di loro rivestono incarichi nei settori più colpiti ma che non hanno mai smesso di funzionare: le farmacie e l'insegnamento sono solo due macro-esempi fra molti altri ai quali si aggiungono quelli che tristemente hanno visto la totale cessazione delle attività, come i ristoranti e gli alberghi, realtà in cui le donne forniscono una dose massiccia di forza lavoro. 

Di più: le donne che sono riuscite a lavorare in modalità agile, nella stragrande maggiornanza dei casi si sono fatte carico di difficoltà aggiuntive, come l'assistenza ai parenti anziani e la conduzione della casa: non vanno dimenticati gli episodi di violenza sulle donne, acuitisi conseguentemente alla continua ed ininterrotta convivenza "forzata" fra le mura domestiche e in certi casi l'impossibilità di richiedere aiuto.  

Un gender gap che il Recovery Plan vorrebbe non tanto eliminato quanto ridotto e infatti a questo fine si indica un contributo che verrebbe elargito se venissero spiegati i modi in cui si attuerebbero quelle misure che contribuirebbero al raggiungimento della parità: l'Italia prevede nel PNRR che tali misure si concentrino su istruzione e ricerca, sulla salute e negli aiuti per diminuire le diseguaglianze, con immissioni di capitale in servizi sociali per favorire il lavoro femminile: questo vorrebbe dire favorire l'introduzione delle donne nel mondo del lavoro in quei settori che vedono una percentuale femminile molto bassa, rendendo seducenti attività a prevalenza maschile attraverso incentivi economici.  

Recovery Plan e gender gap: gli altri paesi europei 

I paesi mediterranei sembrano patire una disparità di genere molto simile; la Grecia ha intenzione di sostenere una politica attiva di lotta a questa piaga promuovendo politiche con obiettivi specifici e preparando le donne ad affrontare tematiche importanti quali economia e high tech: anche la una più massiccia diffusione degli asili aziendali è nell'agenda del governo greco.  

La Spagna, sulla falsariga italiana e greca, incentiverebbe l'adesione femminile a specifici corsi di studio atti a formare le donne in materia di Science, Technology, Engineering and Mathematics (STEM) non trascurando al contempo l'irrobustimento dei servizi all'infanzia: a contraddistinguere la Spagna c'è inoltre un piano per ostacolare la violenza sulle donne. 

In territorio francese invece assistiamo ad un approccio particolare, diverso dal resto degli Stati membri; qui non si parla di dispartià di genere tout court ma di interventi mirati ai giovani e ai disabili, garantiti da incentivi sulle assunzioni anche soprattutto in quei tessuti sociali più problematici: di più, la Capitale si assicurerà di elargire i benefici del Recovery Plan solo a quelle aziende che dimostreranno di aver adottato criteri di trasparenza per contrastare le disparità di genere, monirtorando i livelli di retribuzione uomo-donna.  

La Germania oltre a potenziare i servizi rivolti all'infanzia già largamente esistenti, attraverso incentivi per famiglie che necessitano di intergrare i redditi con sostegni ad hoc, pensa di attuare provvedimenti che garantiscano una significativa quota di genere nei CDA, settore in cui la Germania paga pegno rispetto all'Italia.