Tempi difficili si preannunciano per il Reddito di Cittadinanza. Non manca molto a scoprire il destino dell’agevolazione per il prossimo anno, il conto alla rovescia per la nuova Legge di Bilancio 2022 è iniziato. Già nei prossimi giorni la bozza dovrà essere disponibile, mentre il documento ufficiale si attende entro il 31 dicembre 2021.

Dopo lo stanziamento di 200 milioni di euro disposto dal Governo Draghi a copertura delle ultime tre mensilità 2021 dell’assegno, finanziate sottraendo risorse ad altre misure, Quota 41 e APE Sociale in primis, si prevede un taglio netto al Reddito di Cittadinanza nel 2022.

Stringendo al massimo la cinghia si dovrebbe arrivare a risparmiare almeno un miliardo di euro. Tuttavia, il piano della cabina del Governo Draghi è abbastanza chiaro. Messa completamente da parte l’intenzione di cancellare definitivamente il Reddito di Cittadinanza, la sola via da percorrere rimane quella di modificarlo dove se ne ravvisi la necessità.

D’altra parte, il premier sull’argomento si è sempre mostrato cauto, soprattutto nel parlare di una riforma radicale dell’RdC di cui difende la finalità ma non il funzionamento. 

Ma il bilancio sulla misura, voluta dal Movimento 5 Stelle e sostenuta al 100% da Giuseppe Conte, purtroppo non è roseo: il Reddito di Cittadinanza non funziona come dovrebbe, c’è poco da fare.

La prima modifica in vista permetterebbe di risparmiare circa un miliardo di euro nel 2022. Se non si interviene in questo senso, il Reddito di Cittadinanza finirà per pesare gravemente sulle casse dello Stato nei prossimi anni. E una spesa di 40 miliardi di euro complessivi a copertura dell’RdC fino al 2029 è impossibile da sostenere.

Nel corso dei paragrafi analizzeremo quali cambiamenti interesseranno il Reddito di Cittadinanza a partire dal 2022 e cosa comporta il taglio di circa un milione di euro operato sulla misura.

Le ultime novità sul Reddito di Cittadinanza le trovate nel video YouTube di "Il Fatto Quotidiano".

Reddito di Cittadinanza 2022: tagli all’assegno con più assunzioni

Il 15 ottobre 2021 è arrivato l’ok del Governo Draghi al decreto fisco e lavoro. Un provvedimento atteso che pone le basi per riformare il settore lavorativo e fiscale grazie all’aiuto di misure nuove di zecca volute per sostenere la crescita dell’economia nazionale. 

Un nuovo fondo destinato per il bonus auto elettriche e green, congedo al 50% per i genitori che non hanno accesso allo smart working e si trovano nella condizione di dover assistere i figli di età non superiore ai 14 anni nella didattica a distanza o in quarantena: sono solo alcuni dei provvedimenti introdotti dal nuovo decreto in cui trova spazio anche il Reddito di Cittadinanza.

Nello specifico, viene accordato un nuovo stanziamento di risorse del valore di 200 milioni di euro per coprire l’erogazione delle ultime tre ricariche RdC dell’anno corrente. 

Non solo, il finanziamento servirebbe a coprire i nuovi pagamenti del Reddito di Cittadinanza dovuti alla moltiplicazione delle richieste di accesso al contributo come conseguenza della crisi economica causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 sul territorio italiano.

Le previsioni sul PIL nazionale lasciano ben sperare. Alla fine del 2021 dovrebbe attestarsi intorno al 6%, mentre del 2022 si prevede una riduzione di soli 2 punti percentuali.

Insomma, uno scenario porterebbe ad un incremento delle assunzioni attenuando il grave problema di mancanza di lavoro in cui l’Italia è stretta.

Un occhio di riguardo va dato a chi, per diversi motivi, non riesce a trovare un lavoro. Ed è proprio in tale ottica che il Reddito di Cittadinanza va riformulato. Pur essendo terminata la fase sperimentale, infatti, la misura così come organizzata non riesce a garantire ai suoi beneficiari il collocamento nel settore lavorativo.

Pertanto, tutti gli sforzi del Governo devono essere incentrati nel ritoccare il Reddito di Cittadinanza in modo che possa diventare non solo un sussidio economico, ma una vera e propria opportunità per trovare un lavoro.

Proprio il reingresso dei cittadini nel mondo lavorativo permetterebbe un risparmio sul pagamento dell’Rdc di un milione di euro.

Nulla di diverso rispetto allo scopo per cui l’RdC è stato introdotto. Le cose purtroppo sono andate diversamente, ma c’è ancora tempo per correggere il tiro.

Reddito di cittadinanza 2022: quali problemi il Governo Draghi dovrà risolvere?

Come anticipato in apertura, il Reddito di Cittadinanza necessita di un ritocco corposo. Questa è l’unica chance di sopravvivenza della misura scacciato il pericolo di una sua abolizione. Le polemiche in seno a Montecitorio, però, non mancano.

Lo scontro è accesso, e come sempre toccherà all’ex Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, gettare acqua sul fuoco cercando di conciliare gli interessi di tutti.

Tuttavia, le sue intenzioni sul futuro del Reddito di Cittadinanza sono chiare: il contributo non si tocca ma va urgentemente rivisto.

Tale presa di posizione, allo stesso tempo, sembra essere la sola a mettere d’accordo Partito Democratico e Movimento 5 Stelle da una parte, e Lega e Fratelli d’Italia dall’altra.

Lo scontro rimane invece sull’utilizzo delle risorse risparmiate, circa un miliardo di euro.

La forze di centro destra spingono per una destinazione dei fondi a favore della riforma fiscale con il taglio dell’IRPEF. La sinistra, dal canto suo, sarebbe favorevole all’uso delle risorse per completare la riforma degli ammortizzatori sociali.

Reddito di Cittadinanza: perché una riforma al 2022

Il Reddito di Cittadinanza fu introdotto durante la legislatura del neo-presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Nello specifico, venne istituito con decreto-legge numero 4 del 28 gennaio 2019. All’epoca nacque come una misura di “politica attiva del lavoro” introdotta allo scopo di garantire l’inclusione sociale e combattere la povertà e le diseguaglianza.

La precisazione è importante per capire come la finalità cardine del Reddito di Cittadinanza sia di assicurare la riallocazione lavorativa dei fruitori.

Purtroppo, con il passare del tempo la misura si allontanata sempre di più da questo obiettivo.

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha dato il colpo di grazia. Il Reddito di Cittadinanza si è trasformato in un sussidio economico per le famiglie con gravi problemi finanziari.

I numeri parlano chiaro: circa tre milioni di persone oggi usufruiscono del Reddito di Cittadinanza, una stima destinata a crescere ancora per effetto della pandemia che ha fatto aumentare sensibilmente il dato della povertà (nel 2020 più di 5,6 milioni di persone).

Anche se all’RdC va il merito di aver consentito alle famiglie di sopravvivere in qualche modo alla grave crisi economica causata dal Covid-19, non può continuare ad essere utilizzato come ancora di salvezza per le famiglie in difficoltà. 

Dev’essere urgentemente modificato per continuare sì a sostenere economicamente i nuclei familiari più poveri, ma al tempo stesso deve favorire l’ingresso nel modo lavorativo dei beneficiari stessi.

Proprio in questo il Reddito di Cittadinanza ha fallito, per colpa forse di Centri per l’Impiego non molto ferrati in materia e dei navigator che si sono rivelati un vero flop.

Riassumendo, il Governo Draghi deve modificare il Reddito di Cittadinanza per raggiungere due obiettivi: garantire il reinserimento dei cittadini nel mondo del lavoro e ritoccare l’RdC prendendo in considerazione le necessità diversificate dei territori.

Reddito di Cittadinanza 2022: quali tagli vanno operati dal Governo

Chiarito ogni dubbio sul perché il Reddito di Cittadinanza non potrà essere cancellato, spostiamo l’attenzione sulle proposte di riforma al 2022 avanzate al Ministro del lavoro.

Il primo ad alzare la voce su un’urgente modifica del RdC è stato Matteo Salvini.

Il leader della Lega non ha mai fatto mistero di essere favorevole ad un taglio del Reddito di Cittadinanza.

Per l’esponente del Carroccio la misura va riconosciuta esclusivamente a chi si trova nelle condizioni di non poter lavorare, a chi è affetto da disabilità, portatori di handicap inclusi, che vorrebbero lavorare ma non possono.

Dalla schiera dei beneficiari dovrebbero essere esclusi coloro che non vogliono lavorare. Così facendo si penalizza la misura e si incentivano gli evasori e i “furbetti” interessati ad intascare l’assegno del Reddito di Cittadinanza senza fare alcuno sforzo.

Anche le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti qualche giorno fa da Giancarlo Giorgetti sembrano muovere nella stessa direzione. Il Ministro ha fatto sapere che sarebbe più consono parlare di Lavoro di Cittadinanza e non di reddito essendo l’Italia una repubblica democratica fondata sul lavoro.

Dunque, la strada da percorrere per il 2022 è tracciata.

Sostenere economicamente chi effettivamente ha bisogno di un aiuto economico e favorire la riallocazione nel mondo del lavoro dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza secondo un meccanismo che prevende un graduale taglio dell’assegno man mano che si va avanti nel tempo.

Reddito di Cittadinanza: quali novità dal 2022

Prima di apportare modifiche al Reddito di Cittadinanza, però, l’Esecutivo Draghi dovrà rivoluzionare il sistema degli ammortizzatori sociali. L’intervento è necessario per garantire a coloro che perdono il lavoro qualsiasi forma di tutela con strumenti opportuni che vanno oltre il Reddito di Cittadinanza.

Per essere più chiari, simultaneamente ai ritocchi del Reddito di Cittadinanza, occorre intervenire sulla NASPI, la DISC-COLL e la Cassa Integrazione. L’intenzione c’è anche se mancano le risorse per poter mettere mani ai contributi.

Il Governo ha a disposizione solo 1.5 miliardi di euro accumulati grazie alla cancellazione del cash back di Stato, nulla in più. Una disponibilità non così consistente da permettere un cambiamento sostanzioso delle misure.

Per il Reddito di Cittadinanza, invece, a partire dal 2022 il cambio di passo verrebbe realizzato intervenendo sugli importi dell’assegno e sui requisiti di accesso alla misura.

Il sistema al momento attivo sembra premiare economicamente i nuclei familiari composti da una sola persona rispetto ad una famiglia quantitativamente più numerosa.

Per fortuna, almeno momentaneamente e fino all’ingresso a regime dell’assegno unico universale da gennaio 2022, gli importi sono stati calibrati grazie all’assegno unico temporaneo.

Una seconda novità potrebbe interessare la scala di equivalenza, da aumentare per i minori di oltre 0.2. Allo stesso tempo, l’importo della ricarica di Reddito di Cittadinanza potrebbe subire delle variazioni tenendo conto del costo della vita, con particolare riferimento all’affitto più alto per le famiglie residenti nel Nord Italia.