Il  Reddito di Cittadinanza, per come lo conosciamo, potrebbe presto subire dei cambiamenti che porteranno ad una diminuzione degli importi previsti per chi già ne beneficia, per consentire a molte più persone rimaste escluse dalla misura assistenziale, di poter accedere a questa tipologia di aiuto.

Reddito di cittadinanza: adesso cambia tutto

Ebbene sì per coloro che speravano di poter continuare ad usufruire di questa forma assistenziale varata anni fa dal Governo, le cose potrebbero cambiare nel breve periodo.

Al vaglio del Governo, vi è una proposta del Comitato Saraceno, ovvero un gruppo di scienziati tra cui psicologi che hanno messo nero su bianco una serie di proposte per correggere il Reddito di Cittadinanza.

Il Comitato Saraceno, dal nome della psicologa che lo presiede, Chiara Saraceno, ha intrapreso una serie di studi per valutare gli effetti del Reddito di Cittadinanza sul lungo periodo, cercando di attuare una serie di correzioni in grado di far risparmiare lo Stato e, al contempo, includere più cittadini nel novero dei beneficiari del reddito.

Le proposte del Comitato Saraceno

Il Comitato Saraceno ha valutato e messo in campo una serie di proposte che presto arriveranno sul tavolo del Governo per essere discusse tra le forze politiche di Maggioranza che dovranno capire se, come e quando poter attuare le misure prospettate.

Si tratta di un vero e proprio decalogo, ovvero una lista di dieci proposte che vanno dalla rimodulazione dei criteri preesistenti per poter ottenere il reddito di cittadinanza, fino all’ampliamento dei soggetti che ne possono beneficiare.

Ad esempio, si vorrebbe ridurre la durata dei contratti di lavoro, le cosiddette offerte congrue il cui rifiuto può portare alla revoca della  misura assistenziale.

Verrebbero considerate congrue anche quelle offerte di lavoro la cui durata è inferiore ai tre mesi.

Inoltre, si vorrebbe ritoccare il limite di chilometri oltre i quali l’offerta può essere rifiutata senza incorrere nella revoca del Reddito di Cittadinanza.

Reddito di Cittadinanza: i furbetti del tesserino

I problemi sollevati dal Comitato Saraceno, vertono soprattutto su un dato innegabile: il numero dei truffatori e percettori del reddito che non hanno i requisiti per potervi accedere, causando danni erariali ingenti.

Queste persone sono un danno per coloro che invece necessiterebbero di questa misura assistenziale perché vanno ad impoverire le casse dello Stato.

Si stima che soltanto nel 2021 il beneficio del Reddito di Cittadinanza sia stato revocato a circa 90.000 persone il che dà la misura di quanto sia grave la perdita economica a danno dello Stato.

Spesso sentiamo che i precettori del reddito sono persone che vanno in giro in Ferrari o che hanno più proprietà intestate o hanno già un lavoro.

Queste situazioni purtroppo sono all’ordine del giorno e non fanno altro che gettare discredito su una misura, il Reddito di Cittadinanza, che nasce per cercare di limare le differenze tra classi sociali, consentendo a tutti di raggiungere un livello esistenziale accettabile, in linea con i parametri del costo della vita.

Come nasce il Reddito di Cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza è una misura assistenziale che mira a contrastare i dislivelli sociali e che ha come obiettivo la riduzione della disuguaglianza tra cittadini.

La misura è stata varata nel marzo del 2019, in pompa magna, con gli alleati di Governo che mostravano, chi più chi meno, entusiasmati , la prima tessere prepagata che dava diritto a ricevere l’importo mensile.

Registrandosi al seguente link, si potrà accedere ai moduli per la presentazione della domanda che rappresenta il primo step per poter ottenere quanto richiesto.

Si tratta a bene vedere di un processo necessario per avere diritto a questa misura assistenziale che rappresenta un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari.

Ma non solo.

RDC: obiettivo reinserimento

Come anticipato, lo scopo principale del Reddito di Cittadinanza è quello di aiutare i soggetti in difficoltà economiche.

Altro obiettivo, per nulla secondario ed altrettanto importante, è quello di aiutare il soggetto nel suo reinserimento lavorativo.

Questo scopo, lo si raggiunge facendo firmare un accordo al percettore del reddito, che si impegna a trovare lavoro e soprattutto ad attivarsi per la ricerca dello stesso.

In tal senso sono fondamentali i centri per l’impiego che vengono coinvolti nel reclutamento dei soggetti che percepiscono il reddito di cittadinanza.

Le novità del nuovo reddito di cittadinanza

Queste appena illustrate, sono le fondamenta del Reddito di Cittadinanza, ovvero aiuto economico e aiuto nel reinserimento lavorativo.

Ad oggi, veri e propri cambiamenti non ci sono stati ecco perché le proposte avanzate dal Comitato Saraceno rappresentano uno spartiacque fondamentale nella storia di questa misura assistenziale.

Ad esempio, si vorrebbe ampliare il numero di soggetti che potrebbero beneficiarne, inserendo tra i soggetti richiedenti anche gli stranieri che risiedono in Italia da almeno 5 anni.

Dapprima la misura prevedeva che potevano accedere all’erogazione del credito soltanto i soggetti extracomunitari che avevano la residenza in Italia da almeno 10 anni.

L’abbassamento del limite temporale rappresenta un primo step innovativo se si pensa che, così facendo, potranno accedere alla misura assistenziale molte più persone rispetto al recente passato.

Novità per chi lavora e percepisce il reddito di cittadinanza

Altra importante novità, la cui importanza è pari a quella dell’abbassamento degli anni di residenza per gli stranieri, è data dalla diminuzione della tassazione per coloro che hanno accettato un’offerta di lavoro, e continuano a percepire il reddito di cittadinanza.

Nei loro confronti in passato c’era stata una vera e propria tassazione abnorme arrivando sino  a circa l’80% del sussidio, per ogni 100 euro guadagnati con il lavoro regolare.

In tal caso è palese che alla lunga non può convenire un sistema del genere e di fatto una tassazione così alta scoraggiava i possessori del reddito ad accettare subito le offerte di lavoro, ritardando di fatto il loro reinserimento nell’ambito del mondo lavorativo.

La proposta è di abbassare le tasse che ricadrebbero sul sussidio, favorendo un cumulo tra questo e il reddito da lavoro.

Altra novità: mai più distanze eccessive tra luogo di lavoro e casa

Un’altra fondamentale novità già parzialmente accennata in precedenza, che ha la stessa portata innovativa delle precedenti, è rappresentata da quelle misure correttive che tendono, almeno nelle intenzioni, ad eliminare le eccessive distanze tra il luogo dell’offerta di lavoro e la propria abitazione.

Negli anni abbiamo sentito più volte di persone che rifiutavano offerte di lavoro perché troppo distanti da casa.

Si tratta di offerte che in molti casi non superano i mille euro mensili di stipendio e dunque è ragionevole pensare che per stipendi simili le persone, ancorchè in difficoltà economiche, abbiano problemi ad accettare simili proposte.

Fino ad oggi se il percettore rifiutava la prima offerta di lavoroaveva diritto ad altre offerte che, per loro natura spesso offrivano posizioni lavorative su tutto il territorio nazionale.

Una misura del genere, stando a quanto trapelato, è eccessivamente punitiva e si ritiene debba essere modificata per ottenere migliori risultati in termini di accettazione delle proposte di lavoro.

Apertura verso i risparmiatori

Nel decalogo delle proposte in rampa di lancio verso il tavolo del Governo, c’è anche un ammorbidimento verso coloro che vorrebbero risparmiare i soldi del sussidio.

Fino ad oggi, infatti, i soldi sulla carta dovevano essere spesi nel mese corrente con un limite di 100 euro in riferimento alla quantità di denaro che poteva essere prelevata su base mensile.

Il calcolo dei 100 euro, ovviamente era basato su un percettore singolo senza famiglia, laddove l’importo aumentava in virtù dell’appartenenza ad un nucleo familiare.

Queste imposizioni, soprattutto l’obbligo di spesa nel mese corrente con la non cumulabilità degli importi con quelli dei mesi successivi, limitavano di fatto la possibilità di risparmio delle famiglie, la loro libertà e tutte quelle condotte necessarie per una corretta gestione del bilancio familiare.

Così come per i risparmi, si è voluto intervenire inoltre con altre proposte a favore del bene primario per ogni cittadino: la casa

Incentivi per l’affitto: ma non per tutti

Altro tassello fondamentale nella ricalibratura della misura assistenziale in questione, è dato certamente dagli aiuti previsti per gli inquilini in affitto.

Ovviamente, già è prevista una quota del sussidio da utilizzare a fronte dell’affitto mensile ma la quota era uguale sia per i percettori singoli che per i nuclei familiari.

Una situazione del genere, ha portato a gravi disuguaglianze laddove lo stesso importo che per un singolo soggetto era sufficiente a coprire le spese di affitto per un’abitazione medio-piccola, difficilmente poteva aiitare un nucleo familiare

Per questo, la proposta è quella di diminuire le soglie di reddito di cittadinanza destinate al pagamento dell’affitto per il singolo beneficiario senza famiglia, aumentando gli importi per i nuclei familiari che, giocoforza, hanno necessitò di abitare in spazi maggiori.

Reddito di cittadinanza: quale futuro

Una cosa è certa, una riforma del Reddito di Cittadinanza va fatta per evitare che lo stesso venga eliminato in un futuro più o meno prossimo dall’agenda politica.

Una volta individuate le criticità, è dunque necessario adoperarsi per una pronta risoluzione delle stesse.

Le proposte che verranno presentate, hanno come obiettivo primario quello di ridare fiato ad una misura nata sotto nobili principi ma che purtroppo, come spesso accade, è diventata strumento di truffe da parte di soggetti senza scrupoli.

Soggetti che, come le cronache anche degli ultimi giorni testimoniano, appartengono alla criminalità organizzata e che privano molte persone di un sostegno nato per ridurre le disuguaglianze economiche tra classi sociali.