Il Reddito di cittadinanza sta per cambiare. Le nuove regole impongono che si dia maggiore spazio alla ricerca di lavoro per scoraggiare coloro i quali lo vedono come una forma di assistenzialismo fine a se stesso. In sostanza il reddito di cittadinanza sarà collegato ad un’effettiva ricerca del lavoro.

RDC: cambiano le regole del gioco

Di pochi giorni fa la notizia dell’istituzione di un Comitato scientifico (Comitato Saraceno) che è stato chiamato a risolvere alcuni problemi strutturali del reddito di cittadinanza.

Nell’articolo pubblicato nella giornata di ieri, è stato chiarito che al vaglio del Governo ci saranno circa dieci proposte di modica alla misura assistenziale, laddove le più importanti riguardano l’aumento dei soggetti beneficiari e la conseguente riduzione degli importi a favore dei singoli percettori del reddito.

Una brutta notizia per coloro che già percepivano il reddito e che si vedranno decurtare le somme a loro favore.

Ma le notizie non sono finite qui.

La più importante riguarda la modifica dei criteri e delle regole per la ricerca del lavoro e per l’accettazione delle offerte di lavoro, spesso provenienti dai centri per l’impiego.

Reddito di cittadinanza: la ricerca del lavoro

Tra le ultime notizie degne di attenzione, vi è certamente quella riguardante la ricerca del lavoro che, a ben vedere, rappresenta il vero tallone d’achille della misura assistenziale rappresentata dal Reddito di Cittadinanza.

Fino ad oggi, infatti, per molti di coloro che percepivano il reddito di cittadinanza, non vi era una vera e propria ricerca spasmodica di un posto di lavoro e questo perché la misura garantiva un livello di vita sufficientemente accettabile, avuto riguardo alle spese quotidiane.

A breve, potremmo assistere ad un capovolgimento di questa situazione laddove coloro che vorranno mantenere il beneficio della misura di sostegno, dovranno impegnarsi in maniera reale ed effettiva a ricercare un lavoro.

Il motivo di questa novità è presto detto: si vuole evitare di creare una fascia di popolazione che non lavora e che percepisce reddito, il che graverebbe enormemente sulle casse dello Stato e, dunque, dei cittadini.

Come cambia il Reddito di Cittadinanza

Come detto le novità che riguardano il Reddito di Cittadinanza riguardano essenzialmente la ricerca del lavoro che diventerà una vera e propria sfida che il Governo intende approntare, per non lasciare “sul divano” i percettori del reddito.

Si perché la maggior parte delle critiche mosse a questa importante misura assistenziale, riguardavano il fatto che avesse “creato” una zona d’ombra entro cui s’inserivano persone al di fuori del mercato del lavoro che però arrivavano a guadagnare con questo sostegno somme di denaro equiparabili a stipendi.

Ebbene le intenzioni del Governo, sono quelle di porre un freno ad una situazione che potrebbe sfociare in uno stato di malcontento diffuso, già palpabile da tempo, ad onor del vero e che potrebbe a sua volta degenerare ulteriormente.

Reddito di Cittadinanza: le vecchie regole

Prima di affrontare il discorso su quali saranno i cambiamenti che riguarderanno il Reddito di Cittadinanza, è opportuno fare un passo indietro e focalizzarsi brevemente su ciò che è stato.

Fino ad oggi, infatti, la ricerca di un lavoro per i percettori del reddito era subordinata ad un’attività dei centri per l’impiego al cui interno operavano ed operano i navigator.

I navigator sono figure professionali nate appositamente per facilitare la ricerca di un lavoro dei richiedenti in quanto sono intermediari tra domanda ed offerta di un posto di lavoro.

Le politiche lavorative e lo stato di disoccupazione a causa della pandemia, non hanno consentito a queste figure di svolgere in maniera efficace il loro nobile lavoro e, pertanto ,si è deciso di intervenire per rimodulare la situazione in maniera maggiormente efficiente.

Reddito di cittadinanza: le nuove regole

Fatte le dovute premesse, le novità che il Governo si appresta ad introdurre riguardano il cosiddetto GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori).

Si tratta di un sistema che nelle intenzioni appare maggiormente strutturato e prevede una collaborazione tra il settore pubblico e privato in materia di profilazione dati.

Si tratta dei nostri dati che circolano in rete e che le aziende si scambiano l’un l’altra per motivi di marketing.

Far circolare i dati di un soggetto tra le aziende è certamente un modo per renderlo visibile a quelle società (del settore pubblico e del settore privato) che magari non hanno avuto contatti diretti con il soggetto in questione, ma che necessiterebbero di quella figura.

Il Governo ha fatto GOL

La frase, presa in prestito dal vocabolario calcistico, spiega bene quelle che sono le intenzioni del Governo.

Anzitutto si vuole rendere strutturale e maggiormente efficiente il percorso di reinserimento nel mondo del lavoro dei soggetti percettori del Reddito di Cittadinanza.

Ma non solo e questo perché la procedura di reinserimento, è stata pensata non solo per i percettori del reddito di Cittadinanza, ma anche per altre categorie di soggetti i disoccupati che ricevono altre indennità tra cui la NASPI (Indennità mensile di disoccupazione) e coloro che sono in cassa integrazione.

Il GOL (Garanzia di occupabilità dei Lavoratori) rappresenta dunque un vero e proprio strumento di politica attiva, che può già contare su una dote di finanziamento niente male.

Infatti, si sta parlando di cifre ragguardevoli se consideriamo che il finanziamento previsto, è di poco inferiore ai 5 miliardi di euro (4,9 miliardi per la precisione) che verranno stanziati nel quinquennio 2021-25.

Soldi che, giova ribadirlo, provengono dall’attuazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Cosa prevede il GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori)

Le intenzioni del Governo, con la messa a punto del piano Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL), sono relativi alla necessità di reinserire i lavoratori disoccupati che percepiscono le varie indennità nella maniera più efficiente e veloce possibile.

Come in parte anticipato, anzitutto è aumentata la platea di coloro che possono essere ammessi a questo piano di reinserimento, platea certamente più numerosa se riferita a coloro che entravano in contatto con i navigator.

Si parla essenzialmente di lavoratori in Cig, ovvero dei lavoratori in cassa integrazione, di lavoratori autonomi con partita iva chiusa, di lavoratori in cassa integrazione che appartengono ad aeree con elevate percentuale di disoccupazione e criticità o in generale di lavoratori che da troppo tempo sono tenuti in cassa integrazione.

I cinque punti del GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori)

Come detto, in base allo status occupazionale di ogni singolo lavoratore, viene stilato un piano che rientra in uno dei cinque percorsi formativi e di reinserimento previsti dal Governo.

Il piano di formazione e reinserimento prevede dunque cinque percorsi ed ogni percorso si riferisce ad una categoria di lavoratori che vengono inquadrati preventivamente.

La prima categoria di persone, cui corrisponde un apposito percorso di formazione e reinserimento, è caratterizzata da quei soggetti che non hanno difficoltà ad essere reinseriti nel mercato del lavoro e dunque sono facilmente collocabili.

Per loro, sono previste attività di formazione e servizi di orientamento finalizzati all’effettivo e stabile reinserimento lavorativo.

Le altre categorie di lavoratori

Il secondo percorso è caratterizzato da attività di aggiornamento per coloro che hanno necessità di adeguare le proprie competenze agli standard attuali.

Essendo fuori dal mercato lavorativo da un po' di tempo è presumibile ritenere che queste categorie di disoccupati abbiano bisogno di rinfrescare le proprie abilità e competenze.

Il percorso è denominato “upskilling” che significa appunto “riqualificazione” e prevede essenzialmente incontri formativi di durata non troppo lunga per adeguare le competenze di cui si è in possesso a quelle richieste attualmente dal mercato entro cui ci si vuole reinserire.

Il terzo percorso è anch’esso di riqualificazione, in questo caso è definito “reskylling”, ed è sostanzialmente simile a quello precedente se non per la durata dei corsi di formazione, tendenzialmente più lunghi, in virtù di soggetti che hanno maggiore difficoltà, rispetto ai precedenti, nel trovare lavoro.

Nel quarto percorso vengono inquadrate quelle categorie di persone le cui competenze non sono sufficientemente spendibili nel mercato lavorativo e, dunque, necessitano di maggiore attenzione e sostegno.

Il quinto percorso è definito di “ricollocazione collettiva” e fa riferimento a casi gravi come, ad esempio, crisi aziendali e coinvolgono dunque più soggetti appartenenti alla medesima azienda.

I soggetti deboli

A ben vedere il percorso quattro e il percorso cinque nell’ipotetica scala gerarchica che va appunto da uno a cinque, sono caratterizzati dai soggetti più deboli ovvero coloro che necessitano di maggiore sostegno per il proprio reinserimento nella vita lavorativa.

Si parla di soggetti per i quali si ritiene opportuno attivare tutta quella rete di infrastrutture sociali tra cui in primis i centri per l’impiego, ma anche e soprattutto i servizi sociali, sanitari e del territorio in generale.

Si tratta di soggetti che versano in condizioni economiche e/o di salute tali che un semplice percorso di formazione non è sufficiente ma è necessario un intervento a più ampio raggio, in quanto i problemi che li riguardano vanno al di là del mondo lavorativo.

Anche per coloro che vengono inquadrati nel quinto e ultimo percorso, ovvero i lavoratori che vengono licenziati o messi in cassa integrazione dall’azienda a seguito di una crisi, devono essere valutati secondo parametri diversi da quelli normali.

Insomma, a ben vedere possiamo immaginare queste misure come una scialuppa di salvataggio verso una misura, il Reddito di Cittadinanza, che così com’è impostato, ha palesato troppe lacune entro cui, neanche a dirlo, si sono inseriti i soliti furbetti o peggio, i criminali.