Si aspettava solo la conferma che è arrivata con la bozza del decreto fiscale che sarà esaminato domani (15 ottobre,ndr) dal consiglio dei ministri convocato alle 11. Diverse le misure che saranno discusse prima dell'approvazione. Tra queste ci sono quelle che prevedono il rinnovo dell'ecobonus, il ritorno dell'indennità di quarantena per i genitori che hanno figli minori di anni 14 a casa in DAD, ma anche il ritorno del congedo al 50% per i genitori che non possono usufruire dello smart working e devono accudire i figli in quarantena o in DAD per quarantena, fino a 14 anni. Tra le novità anche il congedo non retribuito per i genitori di figli di età compresa tra 14 e 16 anni che devono rimanere a casa a causa della quarantena.

Ma c'è anche una misura che mette a disposizione fino alla fine dell'anno circa 200 milioni di euro in più per finanziare il reddito di cittadinanza. Una somma sufficiente per pagare gli importi del reddito di cittadinanza a chi ne ha diritto per le prossime tre ricariche, di ottobre, novembre e dicembre.

Cosa succederà nel 2022? Il fatto che nel decreto fiscale non ci sia alcuna previsione per il 2022, fa presumere che si deciderà tutto nella legge di bilancio, e che per questo è altamente probabile che il reddito di cittadinanza cambierà volto, rispetto a come lo abbiamo conosciuto in questi ultimi due anni. 

Del resto il dibattito sul reddito di cittadinanza non si è mai fermato, ed è unanime nell'ambito politico, ma anche lavorativo, che si deve intervenire per rivedere la misura di aiuto, per renderla meno assistenziale e più di sostegno alla ricerca di nuova occupazione.

Nelle scorse settimane sono state diverse le voci che hanno sollevato l'urgenza di rivedere il reddito di cittadinanza, o come l'ha definito il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, Lavoro di Cittadinanza, per renderlo solo per alcuni una misura di assistenza, mentre per la stragrande maggioranza dei percettori invece trasformarlo in politica attiva. 

Cerchiamo allora di tracciare un possibile nuovo volto al reddito di cittadinanza targato 2022.

Reddito di cittadinanza: perchè va cambiato

Il principio ispiratore del Reddito di Cittadinanza fu quello di individuare una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale. Quindi la finalità ultima era la ricollocazione del percettore del reddito di cittadinanza nel mondo del lavoro. Per raggiungere quell'obiettivo si era anche proceduto ad individuare una flotta di navigator, ossia di figure specializzate che dovevano favorire le persone che prendevano il reddito di cittadinanza a trovare lavoro, facendo da facilitatori tra centro per l'impiego, mondo del lavoro e beneficiari del reddito di cittadinanza.

Questo circuito non è mai partito, complice anche la pandemia da Covid-19 che ha di fatto trasformato il reddito di cittadinanza in una misura assistenziale. 

Per il periodo emergenziale, dal quale fortunatamente sembra essere stata imboccata la strada dell'uscita, il reddito di cittadinanza ha salvato tante famiglie, come ha più volte ribadito l'ex presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Grazie al reddito di cittadinanza non ci sono stati altri poveri ad aggiungersi ai nuovi che sono emersi con le conseguenze economiche della pandemia. 

Ma il reddito di cittadinanza non può essere solo assistenzialismo, anche quando l'emergenza ormai sembra si stia superando. Lo si è visto nell'estate appena passata in cui diversi imprenditori turistici hanno lamentato la disponibilità di forza lavoro anche tra chi percepiva il reddito di cittadinanza. E a non funzionare ci si è messo anche il meccanismo per cui al rifiuto di un'offerta di lavoro non sarebbe scattato la sospensione del reddito di cittadinanza.

Un insieme di inefficienze che hanno quindi portato il reddito di cittadinanza ad essere iscritto, dall'Inps, tra le voci di assistenza. 

Reddito di cittadinanza: cosa non funziona

La procedura del reddito di cittadinanza prevede che prima dell'erogazione della prima ricarica, il richiedente deve sottoscrivere un patto di lavoro con il centro per l'impiego e deve impegnarsi a riqualificarsi al fine del ricollocamento nel mondo del lavoro. Tutto ciò, lo si fa con il supporto dei centri per l'impiego. E sta proprio in questo ingranaggio che la macchina si è inceppata. Poche risorse a disposizione e soprattutto qualificate, una carenza di contatti con il mondo del lavoro per essere catalizzatori di proposte di lavoro. In poche parole il motore della macchina del reddito di cittadinanza non era con gli assetti giusti per sostenere milioni di persone che a fronte dell'erogazione del reddito di cittadinanza dovevano trovare un nuovo lavoro. 

Il Centro per l'impiego, una volta delineato il profilo del soggetto che riceve il reddito di cittadinanza, per poter identificare le migliori offerte di lavoro, non è stato messo nelle condizioni di poter operare in tal senso. Così le diverse proposte di lavoro congrue non sono mai state presentate. Infatti uno dei requisiti che un'offerta di lavoro deve soddisfare è l'essere congruo. Ma cosa significa? In risposta arriva in soccorso l' art. 25 del decreto legislativo 150/2015 che delinea il significato di congruità:

  • coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate;
  • distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico;
  • durata dello stato di disoccupazione.  

Elemento particolarmente critico è stato quello della distanza tra posto di lavoro e residenza. Scopriamo come funziona questo aspetto nel prossimo paragrafo. 

Reddito di cittadinanza: qual è la distanza di lavoro congrua?

Il reddito di cittadinanza è erogato per 18 mesi consecutivi, mediante ricarica da parte dell'Inps. In questi 18 mesi, il centro dell'impiego deve presentare al percettore del reddito di cittadinanza, almeno tre offerte congrue. E nel concetto di congruità c'è la distanza tra posto di lavoro e residenza. In relazione alla distanza, la disciplina del reddito di cittadinanza prevede la possibilità di presentare offerte di lavoro in luoghi lontani dalla residenza, ma secondo una scala di lontananza crescente man mano che il reddito di cittadinanza è erogato. 

Nei primi dodici mesi di beneficio del reddito di cittadinanza, l'offerta di lavoro non potrà essere lontana più di 100 km o 100 minuti dalla residenza, utilizzando mezzi pubblici.

Dopo i primi 12 mesi, e fino al diciottesimo, l'offerta di lavoro può essere presentata anche con distanze dalla residenza molto più ampie. Si può fino a 250 km per la seconda proposta, e sull'intero territorio nazionale per la terza proposta. 

Allo scadere del diciottesimo mese di erogazione del reddito di cittadinanza, ci può essere un mese di sospensione, per poi poter riprendere ancora a ricevere il reddito di cittadinanza per altri 18 mesi. In questa seconda tornata, la congruità sulla distanza viene meno e la proposta di lavoro può riguardare qualsiasi zona d'Italia. 

Come regola generale, per tutte le offerte di lavoro, in presenza di famigliare disabili la distanza non può superare i 100 km. In presenza di figli minorenni invece la distanza non deve superare i 250 km nella terza offerta. 

Reddito di cittadinanza: i nuovi requisiti

Il decreto fiscale in approvazione il 15 ottobre, stanzia solo 200 milioni di euro per garantire altre tre ricariche. Poi deciderà tutto la legge di bilancio. E si preannuncia battaglia per poter rivedere radicalmente il reddito di cittadinanza.

La posizione della Lega e di Fratelli d'Italia è molto chiara.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel colloquio con Draghi ha sostenuto che 

ho chiesto di tagliare abbondantemente il reddito di cittadinanza, va dato a chi non può lavorare, a chi è disabile e non ce la fa, no a chi non vuole lavorare, che è una offesa a chi si alza alle 5 di mattina. Il reddito di cittadinanza così com'è, è un disincentivo al lavoro, un incentivo ai furbetti e agli evasori...

Di parere differente l'alleato Forza Italia, e il Partito Democratico che invece insistono sulla revisione del reddito di cittadinanza e non sulla sua cancellazione.

Del resto anche Mario Draghi aveva espresso il suo consenso sul principio del reddito di cittadinanza. Ma se questo doveva essere cambiato e come, non era ancora tra le sue priorità, diventandole invece in questo momento per iniziare a mettere a punto la legge di bilancio 2022. 

I nodi da sciogliere sono due: risorse e beneficiari. Il nuovo reddito di cittadinanza a chi deve essere erogato? E di quanto?

Quello che potrebbe cambiare è quindi sia la platea dei beneficiari che il calcolo del reddito di cittadinanza. 

Reddito di cittadinanza: il requisito reddituale

Alle modifiche del reddito di cittadinanza lavora il Comitato Scientifico del Ministero del Lavoro. Una prima analisi porta in tre direzioni di cambiamento.

I beneficiari, che dovrebbero essere, come sostiene Matteo Salvini, solo coloro che non possono lavorare. Alcuni dati mostrano che due terzi dei percettori è costituto da minorenni, persone non abili al lavoro e donne che aiutano la famiglia. A questi si dovrebbe garantire supporto economico, mentre al restante un terzo, va riconosciuto un percorso di ricollocamento nel mondo del lavoro. 

Altro aspetto è il riequilibrio degli importi, oggi molto a favore di single. I correttivi da apportare sono due. Il primo è stato già messo in campo ed è rappresentato dall'assegno unico ai figli. L'altro correttivo potrebbe essere la revisione della scala di equivalenza, innalzando la scala per i minori portandola a un valore maggiore di 0,2.

Infine l'altro parametro da ritoccare è l'importo differenziato in base al costo della vita. Il correttivo su cui si sta lavorando è la quota dell'affitto, che potrebbe essere più alta per nuclei con residenza al Nord.