Il Reddito di Cittadinanza è un sostengo economico fornito dallo Stato alle famiglie che si trovano in una condizione economica e sociale sfavorevole. L'obiettivo di questo aiuto è quello di creare una sorta di "cuscino" ai relativi beneficiari, che hanno il dovere di attivarsi alla ricerca di una nuova fonte di entrate.

Si deduce quindi che il sussidio è temporaneo e non permanente, pertanto ci sono una serie di criteri che regolano il corretto funzionamento di questa macchina economica. 

Uno dei più grandi sostenitori del Reddito di Cittadinanza è Beppe Grillo, il quale ne parla molto positivamente all'interno del suo blog.

Ti cito una frase significativa comunicata da lui stesso:

Anche la Caritas ha riconosciuto più volte il grande ruolo svolto dal RdC di contrasto alla povertà. Per molti il RdC è l’unica forma di reddito.

Nonostante il fatto che lo Stato abbia messo a disposizione questo strumento a favore dei cittadini, è bene precisare che se si effettua un uso scorretto del Reddito di Cittadinanza e non si seguono le regole impostate, si rischia di perderlo.

Dato che si tratta di uno strumento flessibile e continuamente aggiornabile, il governo Draghi implementerà dei cambiamenti importanti. (ti consiglio vivamente di dare una lettura per scoprire di più!)

Qualora il beneficiario dovesse essere responsabile di violazioni più gravi può addirittura rischiare il carcere. Fino ad oggi sono tante le persone che hanno approfittato ingiustamente di questo servizio, tant'è vero che dietro a tutta questa storia esistono parecchi casi di fuorilegge che hanno tentato di raggirare il sistema.

Scopriamo insieme nel dettaglio quali sono gli elementi da tenere in considerazione per essere sempre in regola e analizziamo insieme le possibili sanzioni che si possono ricevere.

Reddito di Cittadinanza: i due parametri fondamentali

Bisogna ricordarsi assolutamente di aggiornare due parametri: la variazione del reddito e la variazione del numero dei componenti del nucleo familiare

Questi due elementi sono importantissimi, in particolar modo il primo, proprio perché il Reddito di Cittadinanza è una misura protettiva a favore delle famiglie in crisi.

Dunque, se si dovesse percepire un incremento delle proprie entrate si potrebbe rientrare nella categoria di coloro che non hanno diritto a ricevere il beneficio, ecco perché è importante comunicarlo.

La ragione di questa pratica sta nel fatto che bisogna dare la precedenza a chi si trova in difficoltà maggiore, perché ricordiamoci ancora una volta che si tratta pur sempre di un sostegno a breve termine e non permanente.

Pertanto se non si dichiara questo aspetto si blocca la possibilità a coloro che si trovano in situazioni più problematiche di ricevere l'aiuto di cui hanno diritto.

Il discorso relativo alla variazione del nucleo familiare è un po' diverso. Ci sono varie situazioni che si possono verificare, ma tieni a mente che il concetto principale è la "convivenza":

  • Nascita
  • Morte: nel caso in cui si tratta di un individuo che faccia parte di un nucleo familiare con un solo componente, ossia sé stesso, la comunicazione del decesso viene fatta automaticamente dalle autorità competenti. Negli altri casi sono gli altri componenti della famiglia a dover rilasciare la dichiarazione.
  • Matrimonio: i coniugi, secondo la legge, devono far parte dello stesso nucleo familiare. I casi sono 2, di cui il primo è il classico modello "marito, moglie ed eventuali figli", ma nel caso in cui i partner dovessero abitare ancora nelle case delle loro famiglie di provenienza, allora uno dei due coniugi si aggiunge alla famiglia dell'altro.
  • Divorzio: nel caso di una separazione, gli ex coniugi risultano sempre membri dello stesso nucleo familiare solo se risiedono ancora nella stessa abitazione.
  • Cambio di residenza: oltre al caso del divorzio, si deve considerare anche al trasferimento di un figlio o di una figlia in una nuova abitazione, diversa da quella dei propri genitori. In tal caso, anche se la residenza è diversa, il nucleo non si scinde se il/la figlio/a abbia meno di 26 anni, sia a carico dei genitori ai fini IRPEF, non sia coniugato e non abbia figli.

Il punto della questione è che bisogna avvisare l'INPS attraverso un documento da presentare al CAF. Il nome di questo modulo è "RDC PDC Com Esteso" ed è proprio questo il passaggio obbligatorio da effettuare per restare in regola.

Se dovesse verificarsi una di queste situazioni (sia che riguardi la variazione del reddito, sia quella del nucleo) bisogna seguire questa procedura indicata dalla circolare 43/2019 (ti cito il punto 8, lettera a):

Ai sensi dell’articolo 3, comma 12, del decreto-legge n. 4/2019, in caso di variazione del nucleo familiare rispetto a quanto dichiarato ai fini ISEE, i nuclei stessi sono tenuti a presentare una DSU aggiornata, entro due mesi dalla variazione, pena la decadenza dal beneficio.

Nelle sole ipotesi di variazione del nucleo diversa da nascita o decesso di un componente è necessario presentare una nuova domanda di Rdc/Pdc, affinché il nucleo modificato (o ciascun nucleo formatosi a seguito della variazione) possa continuare a beneficiare della prestazione.

Tale domanda può essere presentata senza la necessità di un intervallo temporale minimo.

Reddito di Cittadinanza: le sanzioni amministrative

In questo video del canale youtube "Redazione The Wam" vengono spiegate con grande chiarezza alcune delle possibili situazioni in cui si infrangono le leggi e vengono sottolineate le possibili sanzioni (soprattutto penali).

Abbiamo parlato dei due principali criteri da considerare quando si riscontra una variazione da dichiarare. Ma cosa accade nel concreto se non vengono rispettate le regole?

Prima di parlare delle varie sanzioni devo precisarti una cosa fondamentale: la Corte di Cassazione non accetta né la dimenticanza, né tantomeno l'ignoranza. Questo significa che sia se ci si scorda di compilare il modulo RDC PDC, sia se non si fosse proprio a conoscenza di questo procedimento, purtroppo non si possono evitare le sanzioni.

Naturalmente quando c'è una falsa dichiarazione o un'omissione di dati volontaria, la pena viene certamente aggravata.

Vediamo prima i casi in cui la sanzione prevede o la decurtazione (riduzione dell'importo) oppure l'annullamento del servizio:

  • Omissione della DID, cioè la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro.
  • Mancata sottoscrizione del Patto per il Lavoro o del Patto per l'inclusione sociale.
  • Mancata partecipazione a tutte le attività di formazione, riqualificazione o qualsiasi altro tipo di attività che faccia parte del programma, senza presentare una valida motivazione.
  • Mancanza di adempimento alle attività di pubblica utilità organizzata dal comune di residenza.
  • Non accettazione delle varie offerte di lavoro congrue.
  • Omissione della presentazione di una nuova DSU aggiornata nel caso della variazione del proprio nucleo familiare.

Per quanto concerne nello specifico la mancata sottoscrizione del Patto per il Lavoro o del Patto per l'inclusione sociale, ci sono tre possibili scenari punitivi nei confronti del beneficiario che non si presenta presso gli uffici del Centro per l'Impiego: 

  • La prima volta che non si presenta subisce una mancata erogazione del denaro per un mese.
  • Se si assenta la seconda volta gli vengono decurtate due mensilità.
  • La terza volta che non si fa vedere, perde definitivamente il diritto al Reddito di Cittadinanza.

Esistono delle attività sociali che si chiamato "Iniziative all'Orientamento" e queste comprendono la partecipazione di tutto il nucleo familiare, a differenza del Centro per l'Impiego, che si concentra solo ed esclusivamente sui componenti familiari lavoratori.

Anche in questa seconda circostanza si presentano sanzioni simili a quelle applicate all'assenza negli uffici del Centro per l'Impiego.

Nello specifico, se solo uno dei familiari non si dovesse presentare alle Iniziative all'Orientamento (sempre a condizione che questa assenza sia ingiustificata), la decurtazione prevista è di due mensilità. A partire dalla seconda assenza si perde automaticamente il sussidio.

Quando si violano i patti previsti all'interno della regolamentazione del Reddito di Cittadinanza, si può essere richiamati per un massimo di 3 volte, prima di perdere definitivamente il diritto. Alla prima chiamata si perdono due mensilità, alla seconda se ne perdono 3, alla terza se ne perdono 6 e infine alla quarta il Reddito di Cittadinanza viene annullato.

L'ultima situazione in cui si rischia la sanzione amministrativa è a carico dei datori di lavoro che assumono a nero dei dipendenti che percepiscono il Reddito di Cittadinanza.

Il datore di lavoro in questione, se viene beccato dalle autorità, viene punito con la maxisanzione prevista dal decreto 4/2019. Questo decreto prevede una scaletta su 3 livelli diversi e il criterio di riferimento utilizzato per decidere l'ammontare della sanzione è il tempo di lavoro del dipendente.

Se il periodo di lavoro va fino a 30 giorni, l'importo sarà tra i €1800 e €10800 per ogni lavoratore a nero. Se invece si arriva fino a 60 giorni, l'importo sarà tra i €3600 e €21600 per ogni lavoratore a nero. Se si superano i 60 giorni, la sanzione varia tra i €7200 e €43200. Se il lavoratore in questione è un minorenne o uno straniero, l'importo viene aumentato del 20%.

Per quanto concerne tutte le sanzioni di tipo amministrativo, l'organo competente di riferimento è sempre l'INPS.

Reddito di Cittadinanza: le sanzioni penali

Finora ti ho parlato delle varie sanzioni amministrative, adesso ti parlo dei casi in cui si sfocia in un reato penale, punito con la reclusione in carcere.

Partiamo dal presupposto che quando si commette un reato penale, in automatico viene revocato il Reddito di Cittadinanza e il soggetto che ha commesso il reato deve restituire tutta la somma spesa. Inoltre il condannato non avrà diritto all'usufrutto di eventuali sussidi per 10 anni.

La pena è suddivisa in due parti: i reati che rientrano nel primo caso prevedono la reclusione da 1 a 3 anni, mentre i reati che si collocano nel secondo caso prevedono la reclusione dai 2 ai 6 anni.

In sostanza i reati più gravi hanno una sanzione doppia.

Se il beneficiario non comunica all'INPS la variazione di reddito o di nucleo familiare, oppure omette altre informazioni che possono far sì che non rientri più nei parametri che prevedono il sussidio del Reddito di Cittadinanza, si rientra nel primo caso (ossia la pena da 1 a 3 anni di carcere).

Se invece il beneficiario presenta informazioni falsificate e qualsiasi tipo di documento non veritiero, allora si rientra nella casistica della pena dai 2 ai 6 anni di prigione.

Come puoi notare, l'omissione di informazioni rientra nella prima categoria di reato, mentre l'atto volontario di dichiarare il falso è senza dubbio un'azione più grave e pertanto viene punita più pesantemente.