Referendum Green Pass: una suggestione oppure una realtà?

Referendum no Green Pass: chi vuole abolire la certificazione necessaria per entrare nei luoghi al chiuso e, dalla settimana prossima, anche per recarsi sul luogo di lavoro? Chi invece la sostiene e difende? Ci sono margini per ritenere che questo referendum, poi, si terrà veramente o l'intero movimento è destinato a concludersi in un nulla di fatto? Vediamo le differenti opinioni, esaminando anche alcuni pareri di esperti.

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Qualche giorno fa, dalle nostre pagine, avevamo già posto l'accento sul referendum no Green Pass; ovvero la raccolta firme per indire un referendum abrogativo della discussa misura. L'operazione è iniziata da settimane, ovvero da quando il Consiglio dei Ministri ha deliberato l'obbligatorietà di esibizione della certificazione sul lavoro, dal prossimo 15 ottobre. Senza essa, né lavoratori pubblici né privati potranno recarsi al proprio luogo di lavoro.

Questa decisione ha scatenato un discreto polverone, com'era d'altro canto prevedibile. Alcuni dei più convinti portavoce contrari all'obbligo di munirsi della carta verde hanno cominciato - o meglio continuato, poiché lo facevano già da prima - a dichiararla una misura lesiva della libertà personale, ritenendola incostituzionale. A detta di queste persone il certificato sarebbe un provvedimento discriminatorio, da abolire al più presto. Come fare? Tramite un referendum no Green Pass appunto, per il quale la raccolta firme sta andando a gonfie vele.

Tutti i favorevoli a un referendum no Green Pass

Naturalmente, i più convinti sostenitori del referendum no Green Pass, coloro i quali sono in prima fila nella raccolta firme e attivissimi nel portarla a termine - ne occorrono 500mila perché il Consiglio dei Ministri prenda in considerazione l'opportunità di tenere la consultazione - sono tutte quelle persone contrarie al vaccino. Ciò non significa soltanto i no-vax, ovvero chi decide di rinunciare al vaccino considerandolo lesivo in base a convinzioni che non hanno nulla di scientifico, bensì anche chi ha paura delle controindicazioni o - per principio - ritiene di non dover mostrare nulla a nessuno recandosi al lavoro o in luoghi chiusi.

Sono tutte posizioni legittime, per quanto qualcuno possa obiettare che sia talvolta necessario superare paletti dettati dalle proprie emozioni per tutelare e proteggere il bene dell'intera società. Chiunque si dichiari favorevole ad un referendum abrogativo sul green pass non lo fa soltanto per motivi lavorativi, sebbene essi siano quelli di cui maggiormente si parla, bensì anche perché vuole poter consumare al bar o al ristorante, oppure salire sui mezzi pubblici senza dover esibire un certificato digitale.

Referendum no Green Pass, i firmatari

Quel che appare davvero curioso, è che i primi firmatari per il referendum no Green Pass, dunque le persone che per prime hanno proposto di raccogliere autografi per tentare di bloccare la certificazione che tanto maltollerano, non sono facinorosi fomentati dai social network o complottisti male istruiti, come si potrebbe erroneamente pensare. Tutt'altro, parliamo di professori, avvocati, ex consiglieri e rappresentanti politici, giornalisti, lobbisti e altri professionisti.

Le ragioni del referendum no Green Pass

Quanto appena scritto può risultare strano, Per quale motivo persone istruite, colte e che dovrebbero fidarsi della scienza e, quindi, delle decisioni politiche che muovono da essa, si schierano invece, in maniera anche aperta, con la propria firma, in contrapposizione ad essa? Perché queste persone domandano l'abrogazione della certificazione chiedendo al governo un referendum no Green Pass?

Vediamo le principali ragioni che ispirano questa posizione.

Il punto da cui muove l'intero ragionamento dei contrari al Green Pass è che esso sarebbe uno strumento discriminatorio verso tutti coloro i quali che abbiano deciso, per un qualsiasi motivo, di non vaccinarsi. In fin dei conti, quella di non inocularsi il vaccino è una scelta legittima e consentita. In definitiva, dunque, il provvedimento che ha reso obbligatorio questa sorta di lasciapassare verde andrebbe a contrastare alcuni principi giuridici di base del nostro Paese.

La certificazione avrebbe inoltre un potenziale distruttivo, divisorio per la società italiana. Pensiamo, ad esempio, alle disuguaglianze che si andrebbero a creare tra un possessore di Green Pass e una persona che ne sia invece sprovvista. Il vaccinato, il guarito dal Covid o il possessore di tampone - che ricordiamo, resta a pagamento seppure il suo prezzo sia stato calmierato dal governo - può accedere a numerosi luoghi e svariate attività, diversamente da chi invece non lo abbia. Quest'ultimo correrà dal 15 ottobre anche il rischio di non poter essere ammesso sul luogo di lavoro.

Visitando il sito dedicato, referendumnogreenpass.it, si possono approfondire questi temi e trovare anche ulteriori argomentazioni fornite dai contrari al Green Pass che motivino la loro scelta. Per dare forza a queste convinzioni si è partiti da 2 articoli della Costituzione italiana (numero 3 e numero 12), ove vengono garantite le libertà personali e il diritto di non sottoporsi a un trattamento sanitario obbligatorio a meno che esso non sia stabilito per legge. Quest'ultima, ad ogni modo, non deve prevaricare gli obblighi di rispetto nei confronti della  persona umana.

Queste norme sono state piegate dai promotori del referendum no Green Pass. Come sappiamo, è possibile esibire la certificazione pur evitando di sottoporsi a vaccino se si preferisce non farlo. Basta dimostrare la propria negatività al virus attraverso tampone.

La deadline per la raccolta firme relative al referendum no Green Pass

La legge italiana richiede la presentazione di almeno 500mila firme affinché il parlamento deliberi, in una delle sue sedute, a favore della votazione di un referendum abrogativo. Come ci ricorda Il Sole 24 Ore, la raccolta firme ha preso il via nel mese di settembre scorso, intorno alla metà degli ultimi 30 giorni di estate. Per sottoscrivere il referendum vi è tempo fino al prossimo 30 ottobre.

Nella migliore delle ipotesi, relativamente a chi desidera tenere questa votazione, potremmo ritrovarci a esprimere il nostro parere in tema di Green Pass nel mese di aprile 2022. È legittimo però pensare che si arrivi alle urne in un momento successivo a questo, sempre che vi si arrivi davvero.

In tutta Italia sono stati apposti banchetti per la raccolta di firme favorevoli a indire il referendum no Green Pass. Vari studi legali sono punti raccolta firme. La lista di questi uffici è stata in continuo aggiornamento in settembre e si è ora stabilizzata: sul sito dedicato al referendum no Green Pass è possibile vedere quanti e quali siano questi punti raccolta. Altro modo di firmare è digitale, tramite Pec o marca temporale; tale modalità di adesione sta facendo volare le sottoscrizioni alle consultazioni su cannabis ed eutanasia.

Uno strumento di democrazia

Interpellato sull'eventualità di un referendum di questo tipo, il Commissario Straordinario per l'Emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, si è espresso in maniera diplomatica e neutrale:

"Tutti gli strumenti di democrazia quando vengono adottati vanno bene. Io sono per adottare la Costituzione e la democrazia. Poi decideranno i cittadini sulla base delle loro scelte."

Dalle sue parole, si può comprendere come quella di un referendum no Green Pass sia una possibilità concreta e non soltanto un'astratta suggestione di no-vax e no-pass, come poteva sembrare inizialmente, quando si cominciava a parlare di una raccolta firme per proporre questo referendum abrogativo.

Referendum no Green Pass: i contrari

Esiste naturalmente anche un'altra sponda del fiume. Su quel lato, troviamo gli oppositori, i contrari al referendum no Green Pass, coloro i quali apprezzano e difendono la scelta della certificazione, ritenendola uno strumento di garanzia di libertà, nonché un lasciapassare per riprendere la vita come la conoscevamo prima della pandemia, una sorta di passepartout capace di aprirci la porta sulle abitudini che abbiamo avuto fino a marzo 2020, quando la nostra quotidianità è stata sconvolta.

Da questa parte troviamo pressapoco tutti i sostenitori, politici e non, del governo Draghi.

Tra chi ha apertamente preso la parola per difendere il pass troviamo Francesco Boccia, il responsabile Enti Locali nella segreteria del PD. Egli, intervistato nei giorni successivi all'apertura della raccolta firme da Radio Immagina, nel corso della trasmissione Ora di Punta, ha voluto rimarcare con forza la sua contrarietà al referendum abrogativo:

"Il referendum sul green pass è una grande sciocchezza. Non vorrei nemmeno discutere di una sciocchezza così evidente. Ma come si fa a perdere tempo e a far perdere tempo alla gente perbene su una cosa così insulsa?"

Il deputato democratico, in linea con la posizione del suo partito e difendendo l'operato del governo precedente, quel Conte bis di cui il PD faceva parte, ha poi voluto rimarcare come creda profondamente nello strumento del vaccino:

"Il vaccino dovremmo farlo tutti, semplicemente per proteggere la vita e la salute di tutti. E dovremmo anche avere rispetto per chi non c’è più. Non si può pensare di non vaccinarsi solo per egoismo personale, che in questo caso è un egoismo che fa danno agli altri."

Referendum no Green Pass, una forzatura?

Dunque, viste le due posizioni diametralmente opposte, se da una parte ci sono no-vax e no-pass, arroccati sulle loro posizioni giustificate e condivise anche da numerosi accademici e luminari e se dall'altra abbiamo invece chi difende a spada tratta la certificazione, vista come lo strumento più potente ed efficace per far ripartire il Paese, e farlo in fretta, quale delle due è la più ragionevole?

Pur considerando legittime ambedue le opinioni è necessario condividere anche il parere di un'ulteriore esperta in materia legislativa. Elisa Cavasino è docente di Diritto Costituzionale presso l'Università di Palermo e, intervistata da TP24, ha risposto per filo e per segno alle domande della testata sulla costituzionalità della certificazione verde.

A suo dire la misura del Green Pass tiene dal punto di vista giuridico. Si tratta infatti di una risposta che va a bilanciare l'esigenza di tutelare la salute come interesse collettivo e il diritto alla salute e all'autodeterminazione. Il Green Pass è inoltre una misura introdotta per decreto legge e, come sappiamo, temporanea, la cui attuale scadenza è fissata al 31 dicembre 2021. Se questo termine venisse confermato nelle prossime settimane, il problema del referendum neanche si porrebbe.

L'ordinamento costituzionale italiano non prevede alcuna gerarchia dei diritti. Bisogna contemperarli tutti, dunque non si può pretendere di mettere il diritto alla libertà individuale o quello all'autodeterminazione prima di quello alla salute, o viceversa. Occorre trovare norme e soluzioni che li rispettino tutti. Per limitato che sia, il Green Pass vuole forse tentare di essere proprio questo.