Se fai parte anche tu dei fieri possessori di una partita IVA per lavorare in proprio (o se hai intenzione di aprirne una), avrai di certo sentito parlare più volte del regime dei minimi.

Esistono infatti, nel nostro Paese, differenti opzioni per coloro che decidono di avviare la propria attività come libero professionista, lavoratore autonomo o titolare di impresa: contestualmente al modulo da inviare per l’apertura della partita IVA, in base ai guadagni stimati, sarà infatti possibile scegliere a quale regime fiscale appartenere.

Ed è qui che entra in gioco il regime dei minimi.

Tale regime fiscale vede come data della sua prima introduzione l'1 gennaio 2008, in quanto venne introdotto con la Legge n. 244 del 2007. L’introduzione fu data dalla volontà del Governo nostrano di incentivare l’imprenditoria e l’apertura di nuove, piccole attività.

In realtà, dal 2008 in poi, il regime ha cambiato più volte volto, subendo numerose variazioni e modifiche.

Cerchiamo di capire dunque chi può scegliere il regime dei minimi e cosa prevede con esattezza questo regime fiscale agevolato.

Cos’è il regime dei minimi

Quando parliamo di regime dei minimi, ci riferiamo al regime fiscale che venne introdotto per i possessori di partita IVA con una finalità ben precisa: quella di garantire un regime vantaggioso e di facile gestione.

Si tratta dunque di un regime agevolato, proprio come il ben noto regime forfettario, con cui condivide lo scopo principale: quello cioè di dare un aiuto alle attività in fase di avvio.

Nello specifico, per potervi accedere, il fatturato annuo non può eccedere i 30.000 euro, pena l’esclusione dal regime dei minimi e il passaggio della partita IVA, in automatico, al regime ordinario.

La cifra dei 30.000 euro, in realtà, ha subito variazioni negli anni: nell’ultimo aggiornamento del regime dei minimi, è stato stabilito un range che va dai 25.000 euro fino ai 50.000 euro, limite che dipende dal codice ATECO della partita IVA.

Altra caratteristica del regime dei minimi è la sua volontà di aiutare i giovani con la volontà di lavorare in proprio: questo regime agevolato, infatti, è noto per essere garantito fino al compimento dei 35 anni.

Cosa succede, dunque, agli over 35?

In questo caso, il regime dei minimi non può essere mantenuto per oltre cinque anni di attività.

La tassazione di questo regime è molto simile a quella dell'attuale regime forfettario: prevede un’imposta sostitutiva con aliquota al 5%.

Con il regime dei minimi, però, le spese legate all’attività lavorativa sono scaricabili, cosa che lo rende un regime fiscale molto ambito e vantaggioso e rappresenta un'ulteriore differenza col forfettario, col quale la possibilità di scaricare le spese non è contemplata.

Inoltre, la partita IVA aperta in regime dei minimi non ha obbligo di pagamento dell’IVA sulle operazioni effettuate, né di effettuare studi di settore, né di tenere la contabilità: anche questa caratteristica è in comune col regime forfettario.

Unico inconveniente del regime dei minimi è che non è consentito assumere personale se durante l’apertura della partita IVA viene scelto questo regime.

Non abbiamo ancora però parlato di un dettaglio fondamentale del regime dei minimi: questo regime, infatti, è stato sostituito, con la Legge di stabilita 2016, con il regime forfettario.

Non è quindi attualmente possibile accedere al regime dei minimi all’apertura di una nuova partita IVA: in questo caso, se si cerca un regime agevolato, si potrà scegliere il regime forfettario.

Chi rientra nel regime dei minimi? Requisiti partita IVA

Dunque, non è più possibile aderire a questo tipo di regime se si apre, oggi, una partita IVA: in generale, questo discorso vale se l'apertura è avvenuta dopo il primo gennaio 2016.

Il regime dei minimi, comunque, resta ancora oggi disponibile per chi ha deciso di sceglierlo prima di quella data.

Ricordiamo, però, che il regime dei minimi ha una scadenza: come leggiamo su regime-forfettario.it,

“Si può utilizzare questo Regime, infatti, per 5 anni o fino al raggiungimento dei 35 anni di età”.

Tra l’altro, anche quando il regime dei minimi era ancora accessibile all’apertura partita IVA, c’erano dei requisiti molto rigidi da rispettare (requisiti che, grazie all’attuale regime forfettario, sono diventati più inclusivi): innanzitutto, come già anticipato, la partita IVA in regime dei minimi prevede un tetto fisso pari a 30mila euro di guadagno lordo ogni anno, tetto che non deve e non può essere superato.

L’attività in regime dei minimi non può assumere dipendenti, né effettuare acquisti per bene strumentali che superino i 15.000 euro totali. Il regime dei minimi, poi, non può essere scelto se l'azienda (o il professionista) ha intenzione di vendere i propri beni e/o servizi in Paese estero.

Inoltre, il regime dei minimi prevede delle rigide limitazioni per determinate categorie: non era possibile, anche prima del 1° gennaio 2016, aprire una partita IVA con regime dei minimi per i lavoratori di agricoltura, viaggi e editoria.

Regime dei minimi: vantaggi e svantaggi

Per coloro che hanno ancora accesso al regime dei minimi (per il mancato raggiungimento dei 35 anni di età) al regime dei minimi, i vantaggi della partita IVA possono riassumersi tramite il seguente elenco:

  • IRPEF al 20%
  • Esenzione dal pagamento dell’IVA sulle operazioni
  • Esonero dall’obbligo di tenere la contabilità
  • Esonero dalla comunicazione IVA

Ovviamente, il regime dei minimi è un regime fiscale conveniente solo nel caso in cui i costi di gestione dell’attività siano relativamente bassi (il limite massimo è infatti pari a 15.000 euro).

Inoltre, il limite massimo di fatturato annuo è molto basso, dato che non possono essere superati i 30.000 euro annui (anche se, come abbiamo detto, l’esatto limite va stabilito in base al codice ATECO). Qualora questa cifra venga superata, avverrà il passaggio automatico al regime ordinario.

Nello specifico, se il guadagno è superiore ai 30.000 euro ma inferiore ai 45.000 euro, la permanenza nel regime ordinario per il professionista in questione è obbligatoria per un anno.

Se invece il fatturato annuo dovesse superare i 45.000 euro, la permanenza obbligatoria in regime ordinario è di almeno tre anni.

In entrambi i casi, verrà applicata l’IVA per ogni operazione effettuata.

Regime dei minimi per partita IVA nel 2021: è possibile?

Dato che il regime dei minimi risulta ufficialmente abrogato, come abbiamo già visto, non si può richiedere di aprire una partita IVA e scegliere questo regime fiscale.

Tuttavia, è possibile continuare a fruire di questo regime fiscale fino alla scadenza. Il regime dei minimi è infatti soggetto a scadenza: potrebbe durare cinque anni nel caso degli over 35, o se non si sono ancora compiuti 35 anni di età.

Nel primo caso, il regime dei minimi dovrebbe essere scaduto lo scorso anno: era infatti possibile sceglierlo all’apertura di una partita IVA fino al 1° gennaio 2016.

Nel secondo caso, ovvero nel caso di un titolare di partita IVA under 35, il regime dei minimi potrà essere mantenuto senza alcun problema fino al trentacinquesimo compleanno.

Regime dei minimi e regime forfettario: quali sono le differenze

Il regime dei minimi viene spesso accostato e paragonato al nuovo regime che lo ha sostituito, il regime forfettario. Ma quali sono le differenze?

Innanzitutto, una prima differenza riguarda il limite di fatturato annuo, che nel regime forfettario è stato innalzato: possono essere raggiunti i 65.000 annui.

Inoltre, il regime forfettario, a differenza del regime dei minimi, prevede la possibilità di assumere personale, ma le spese di personale non possono superare i 20.000 euro annui.

Il regime forfettario, infine, non prevede una data di scadenza come invece accadeva col regime dei minimi.

Insomma, chi decide di aprire una partita IVA oggi non avrà accesso al regime dei minimi. Esiste però una possibilità, forse anche più conveniente: l’accesso al regime forfettario.