Il 9 luglio Italia viva, il partito di Matteo Renzi, annunciava un referendum per abolire il reddito di cittadinanza. L'ex sindaco di Firenze ritiene che il sussidio, varato dal primo governo Conte, disincentivi i giovani a mettersi in gioco. Le voci del referendum, comunque rimandato al 2022, si sono presto calmate, sovrastate da quelle di altre due consultazioni popolari che stanno raccogliendo le firme in questi giorni: quella sull'eutanasia e quella sulla giustizia. 

Matteo Renzi però non sembra aver intenzione di allentare la presa, ed è tornato ad attaccare il reddito di cittadinanza durante la presentazione del suo nuovo libro Controcorrente. Il libro analizza la crisi del secondo governo Conte, causata proprio da Italia Viva, che ha portato alla formazione del governo Draghi. Ma il tema della discussione è volto subito sul reddito di cittadinanza, con un nuovo attacco frontale

Renzi: basta reddito di cittadinanza, bisogna soffrire 

L'ex segretario del Partito Democratico ha esordito affermando che il suo referendum sarà soprattutto una grande operazione educativa e culturale. Renzi dipinge il reddito di cittadinanza come un freno all'iniziativa dei giovani. Questa è stata la linea del leader di Italia Viva fin dal primo momento in cui ha proposto il referendum. Il Reddito di cittadinanza sarebbe prima di tutto un problema culturale. 

Affacciandosi al mondo del lavoro, un giovane non è portato a prendersi dei rischi. Percependo il reddito di cittadinanza, e magari integrandolo con un lavoro in nero dice Renzi, i giovani non si mettono in gioco. In un mondo che punta sull'innovazione tecnologica, il sussidio frena l'iniziativa dei giovani e quindi frena il progresso dell'Italia. 

"Io voglio mandare a casa il reddito di cittadinanza, perché voglio riaffermare che riaffermare l'idea che la gente deve soffrire, rischiare, provare, correre giocarsela. Se non ce la fai ti diamo una mano, ma bisogna sudare ragazzi. I nostri nonni hanno fatto l'Italia spaccandosi la schiena".

La reazione dei social #RenziFaiSchifo

Le parole di Matteo Renzi non sono piaciute ai social, che si sono concentrati soprattutto sulle ultime parole dell'ex premier, riferite al fatto che i giovani devono soffrire e rischiare. In pochi minuti su Twitter ha impazzato l'hashtag #RenziFaiSchifo, per esprimere dissenso verso le parole del leader di Italia Viva. 

Molti utenti hanno commentato negativamente l'intervento di Renzi pubblicando foto dell'ex sindaco di Firenze in vacanza con Flavio Briatore a Capri. Non sono mancati però nemmeno i commenti della politica. Sinistra Italiana in particolare si è espressa duramente, sia con il segretario Nicola Fratoianni sia con il responsabile per l'Economia Giovanni Paglia. 

"È insopportabile il paternalismo sui giovani da chi ha avuto la vita tutto sommato comoda" ha scritto in un Tweet Fratoianni. Altre critiche giungono da Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali, che afferma: 

"per alcuni, il problema è che da quando c'è il reddito di cittadinanza è più difficile sfruttare una persona pensando di pagarla meno di 780 euro al mese, magari per lavorare 10 ore al giorno."

Matteo Renzi non ha tardato a rispondere alle critiche. L'ex segretario del Partito Democratico ha accusato chi utilizza l'hashtag #RenziFaSchifo di essere un suo "hater", invitando chi lo stesse criticando ad ascoltare le sue parole per intero. In allegato a questa risposta, divulgata via Twitter, un video che riporta buona parte del suo intervento e lo contestualizza. 



Salvini con Renzi contro il reddito di cittadinanza

Non tutte le voci della politica sono però critiche nei confronti delle parole di Matteo Renzi. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha espresso solidarietà con le idee del leader di Italia Viva. Gli altri alleati di governo invece, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle in testa, non hanno commentato le parole dell'ex sindaco di Firenze. 

"A settembre bisognerà rivedere il reddito di cittadinanza, perché è un disincentivo e un inno al lavoro nero. Perché metà della gente che si è fermata a parlarmi in questi due giorni mi dicono che non trovano personale. Da Bologna a Bolzano, da Reggio Calabria a Roma non si trova personale perché per molti è molto più comodo stare a casa col reddito" ha detto Salvini, allineandosi di fatto a quanto detto da Renzi. 

Il reddito di cittadinanza è stato varato dal primo governo Conte, che era sostenuto però anche dalla Lega di Salvini. Lo stesso leader del carroccio era ministro dell'interno in quell'esecutivo. In passato inoltre Renzi e Salvini hanno avuto più di uno screzio, in particolare quando Renzi era a capo del Partito Democratico. Questi dettagli non sono sfuggiti ai cronisti, che ne hanno chiesto conto al leader della Lega. Salvini ha risposto ironicamente: "Ogni tanto capita anche a lui (a Renzi) di avere ragione". 

Renzi ha ragione? I dati sul reddito di cittadinanza

Le tesi di chi attacca il reddito di cittadinanza, Salvini e Renzi in testa, sono due: il sussidio è un disincentivo al lavoro perché in molti rifiutano posti di lavoro con paghe non abbastanza alte e preferiscono percepire i soldi dallo stato e non lavorare. Inoltre questo favorisce il lavoro nero, in quanto un impiego irregolare consente di mantenere il reddito di cittadinanza e ottenere cifre superiori a quelle che si guadagnerebbero con un lavoro regolare. 

Da una parte chi contrasta queste tesi sottolinea come l'importo medio del Reddito di Cittadinanza sia molto lontano dai 780 euro spesso citati, che sono in realtà l'importo massimo possibile. Se si guardano i dati Istat di giugno, l'importo medio del reddito di cittadinanza ammonta a 583 euro complessivi, cifra che include la parte di sussidio destinata al pagamento del mutuo o dell'affitto. 

Anche se la cifra è irrisoria, alcune analisi indichino come sia significativa per i lavoratori stagionali. Il settore del turismo sta lamentando una carenza di centinaia di migliaia di addetti, i quali preferirebbero il sussidio piuttosto che le condizioni di lavoro e le retribuzioni tipiche del settore dell'accoglienza. La situazione è stata acuita dalla crisi legata al covid, che ha colpito duramente il turismo. Le strutture ricettive sono quindi costrette a tagliare le spese e quindi difficilmente possono offrire stipendi più alti. 

In sostanza Renzi ha ragione quando dice che il Reddito di cittadinanza disincentiva i giovani a lavorare, ma sbaglia settore. Il sussidio non influisce su chi lavora in settori ad alto reddito come quello tecnologico. Ad essere disincentivati a lavorare sono gli operatori stagionali del settore turistico, che non vogliono perdere un'entrata annuale per guadagnare uno stipendio minimo per un'estate. 

Referendum contro il reddito di cittadinanza, quando?

Renzi propose il referendum contro il Reddito di cittadinanza quasi un mese fa, alla conferenza Giovani imprenditori di Confindustria a Genova. Stando a quanto affermato durante il mese di luglio da vari esponenti di Italia Viva, quelle sul Reddito di Cittadinanza non solo soltanto parole. Il piano del partito di Matteo Renzi è quello di promuovere un referendum abrogativo che rimuova del tutto il sussidio ideato dal primo governo Conte. La raccolta firme non sembra però essere imminente. stando a quanto diceva Renzi il 9 luglio: 

"Ora facciamo passare tutta la discussione sulla giustizia, ma nel 2022 noi partiremo, dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, con una raccolta di firme in tutta Italia per un referendum abrogativo sul Reddito di Cittadinanza"

Italia Viva è infatti già impegnata in un altro referendum, quello sulla giustizia che viaggia parallelo alla riforma Cartabia. Durante le scorse settimane Renzi si è infatti schierato al fianco dei Radicali e nuovamente della Lega. Questo referendum è diviso in sei quesiti, e punta a riformare il Consiglio superiore della magistratura, ad affermare la responsabilità diretta dei magistrati e a modificarne la valutazione, ad introdurre la separazione delle carriere, a limitare la custodia cautelare e ad abolire il decreto Severino. 

Il referendum di Renzi contro il reddito di cittadinanza è impossibile?

Le perplessità sul referendum contro il reddito di cittadinanza promosso da Matteo Renzi non riguardano però soltanto il contenuto dei quesiti. La legge che applica l'articolo della Costituzione che riguarda i referendum prevede infatti una norma che impedirebbe di portare avanti la consultazione, facendo emergere alcune questioni tecniche legate alle tempistiche. 

I referendum sono regolati dall'articolo 75 della Costituzione, applicato dalla legge n. 352 del 25 maggio 1970. In questa legge è specificato che un referendum non può essere svolto nello stesso anno in cui vengono raccolte le firme. Inoltre non si possono tenere referendum nell'anno precedente alla fine di una legislatura. Questo provvedimento è stato preso proprio per evitare che i referendum si sovrappongano alle elezioni politiche, andando a influenzarne i risultati. 

L'attuale legislatura scadrà il 22 marzo del 2023, il quesito dovrebbe quindi essere presentato entro il 22 marzo del 2022. Questo significa che Italia Viva dovrebbe già aver iniziato a raccogliere le firme per il referendum, dato che il termine per presentarle scade il 30 settembre del 2021. Il referendum contro reddito di cittadinanza ha quindi tempi tecnici talmente stretti da essere quasi impossibile.