Una buona metà dell’arte di vivere è resilienza. (Alain de Botton)

Il futuro non è prevedibile, per quanto ci si sforzi sarebbe molto più funzionale apprendere e cogliere le occasioni offerte dagli shock per migliorare noi stessi, trarre beneficio dalle ferite inferte dall’esterno ogni qual volta ci aggrediscano. Questa vale per la società quanto per l’economia, per il singolo quanto per la comunità. 

La resilienza potrebbe essere delineata come l’arte di adattarsi al cambiamento, tramutando i dubbi in possibilità e i rischi in rinnovamento. Una parola che diviene giorno dopo giorno il passpartout per l’accesso alle nuove pratiche ambientali ed economiche per abbattere le crisi, un nuovo mood di ideare l’impresa e il ruolo della società. 

La resilienza dal gergo comune al Consiglio dei Ministri

Non di rado nella società contemporanea ci sono termini che prendono il sopravvento su altri, espressioni che entrano nel gergo comune e non solo, si fanno strada tra discipline sulla carta anche distanti tra loro: attuale e più che mai vivo è il termine resilienza, un lemma incredibilmente in voga. Resilienza, resilienza ovunque: titoli dei libri, programmi televisivi e radiofonici, talk politici ed economici, dimensioni e spazi sempre più ampi. La resilienza è approdata anche in Parlamento, la parola è stata usata per un provvedimento di legge

Il riferimento è senz’altro al PNRR, ossia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un documento approvato dal Consiglio dei Ministri condotto da Mario Draghi. Un testo con cui il governo italiano espone come intende investire i finanziamenti che giungeranno dall’Unione Europea per mezzo del Next Generation EU

Sul piano etimologico, proviene dal verbo latino resilire, ovvero rimbalzare, saltare indietro. Resilienza in inglese andrà a dirsi invece resilience.

Possiamo considerare come sinonimi durezza, robustezza e solidità (non del tutto resistenza), anche se si tratta di lemmi dalle nuance differenti.  Ad esempio una persona resiliente (o un materiale resiliente), più che contrapporsi o arginare l’urto, lo smorza e lo fa suo, in virtù del proprio vigore mentale-psicologico (o delle qualità elastiche della propria struttura).

La resilienza dalla a alla z

Facciamo il punto sulle varie declinazioni dell’espressione resilienza, ecco un tentativo di sunto che abbraccia i cinque essenziali campi di applicazione

1. Psicologia. Fronteggiare in maniere propositiva e costruttiva gli eventi traumatici;

2. Ingegneria. Facoltà di un materiale di assimilare energia di deformazione elastica;

3. Informatica. Possibilità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di difendersi dall’usura in modo da assicurare la disponibilità dei servizi erogati;

4. Ecologia e biologia. Qualità di una materia vivente di rigenerarsi autonomamente dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di far ritorno al suo stato originario, in seguito a un disordine che ne ha modificato quello stato

5. Risk management. Forza caratteristica di un sistema di trasformare il proprio funzionamento prima, durante e in seguito a un mutamento o a una perturbazione, così da poter proseguire le azioni essenziali sia in circostanze attese che in condizioni improvvise.

Interessante è la prospettiva dell'influencer Sebastiano Dato, che approfondisce il tema sul suo canale YouTube:

Resilienza sul dizionario italiano

Capacità di reagire a traumi e difficoltà, recuperando l’equilibrio psicologico attraverso la mobilitazione delle risorse interiori e la riorganizzazione in chiave positiva della struttura della personalità.

L’estensione dell’accezione del termine dal campo delle scienze fisiche e ingegneristiche è stata operata dal neuropsichiatra francese B. Cyrulnik sviluppando la teoria dell’attaccamento elaborata da J. Bowlby, secondo il quale una positiva relazione madre-figlio aiuterebbe il bambino a sviluppare risorse interiori, quali la sicurezza e la fiducia in sé stesso, in grado di proteggerlo da separazioni ed eventi traumatici.

La teoria della plasticità psichica cui il termine fa riferimento è stata compiutamente esposta da Cyrulnik nel saggio Un merveilleux malheur.

Tra l’ingegneria e l’economia, il significato di resilienza

L’espressione risale al 1914, a introdurla fu Walter Cannon. L’etimologia fonda le sue radici nell’ingegneria: il termine sta a denotare la capacità di un materiale di resistere ai colpi senza infrangersi. Ma la sua evoluzione non finisce qui, la parola è andata sviluppandosi in numerosi altri settori. In psicologia, resilienza determina la facoltà di una persona di sostenere e superare un avvenimento traumatico o un momento di difficoltà.

Interessante può essere confrontarsi con la Treccani: la resilienza trae la sua forza soprattutto dal concetto di prevenzione, specie quando la si va a inserire in una prospettiva economica. Nel contesto finanziario, ad esempio, va ad abbracciare quella capacità di tutelarsi con escamotage assicurativi al fine di resistere come meglio si può ad accadimenti imprevedibili. Tra le diverse accezioni di resilienza in ambito economico vi è quella andata formandosi in seno al dibattito sviluppato da Serge Latouche, economista e filosofo francese, teorico della decrescita felice, una potenziale alternativa sostenibile e soluzione rispetto al vigente iter produttivo. La decrescita si pone come obiettivo il progredire di un modello economico che tragga spunto proprio dallo spirito di resilienza, i cui esempi possono rintracciarsi in natura, ove viene messa in risalto quotidianamente la capacità innanzi ad alcune crisi di non perire, anzi di resistere e migliorarsi, rinnovarsi. 

Esempio di resilienza per l’ideologo francese è senz’altro il piccolo artigianato, che fin dai tempi del neolitico resiste e sopravvive, resilienti sono anche le aziende agricole a conduzione familiare. Nelle direttive per la ripartenza redatte dal governo nell’ambito del PNRR, l’appellarsi a questo concetto pare muoversi in una direzione vicina a quella desiderata da Latouche come scrive Treccani.

La resilienza è raggiungibile passando per una transizione verde e digitale, il miglioramento dell’efficienza energetica e la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati, il miglioramento delle infrastrutture per la mobilità sostenibile, la promozione di un’economia circolare, il rafforzamento del sistema sanitario, il sostegno al reddito dei lavoratori, ecc.

Resilienza ed economia

L’espressione in un passato piuttosto recente è stata adoperata con frequenza da Barack Obama: si pensi ai due discorsi di insediamento alla Casa Bianca, dal World Economic Forum di Davos, che nelle ultime due rassegne ha riservato buona parte delle sessioni di approfondimento proprio alla resilienza e al cambiamento climatico, all’imprenditoria sociale e cooperativa; per tutti il fine consisteva nel partecipare all’urgenza di edificare una facoltà alla resistenza alle crisi e, assieme, al re-inventarsi.

Come ben ha espresso Alberto Sangiovanni Vincentelli, tra i maggiori esponenti della cultura del rischio

Non ci può essere innovazione senza rischi. Che siano tecnologici, di mercato, organizzativi o da eventi esterni e imprevedibili, essi sono intrinseci di tutte le start-up che, proprio per questo, diventano il veicolo più comune di ogni innovazione.

In un panorama economico la resilienza dovrà dunque essere immaginata partendo da una attenta disamina dei rischi sistemici e delineare una comunità\città\stato come una complessa struttura, del resto non è più concepibile vagliare risposte singole per le differenti crisi che attanagliano la nostra società. E di crisi ne contiamo tante: Economica, Finanziaria, Climatica, Sociale e Istituzionale.

Un approccio che viene rimarcato con vigore dalle relazioni del National Building Resilience to Global Risks di Davos (2013) e Climate Adaptation: Seizing the Challenge (2014) del World Economic Forum, che riconosce la decadenza dell’adattamento ai cambiamenti climatici come il quinto dei rischi sistemici per l’economia mondiale e la resilienza come la sola alternativa credibile in un universo sempre più interdipendente e interconnesso.

In molti sono convinti che la resilienza sia l’unica e più concreta strada da percorrere al fine di agguantare la tanto auspicata ripresa, una potenziale guarigione dai fallimenti ambientali ed economici degli ultimi anni. Ragion per cui, più che come una semplice espressione, ci si avvale di resilienza come uno stilema operativo, un itinerario di metamorfosi produttiva, la ricerca e l’attracco a un rinnovato mood di pensiero ed esistenziale. I problemi non possono essere sbrogliati con lo stesso livello di pensiero dal quale si era partiti al momento del loro sorgere, occorre maturare e sviluppare nuove alternative e modi d’essere.

Come misurare Resilienza di un Paese?

Un ipotetico quadro sintetico per la stima della resilienza complessiva di un paese andrebbe a tracciare cinque sottoinsieme fondamentali:

Sottosistema economico: abbraccia elementi macroeconomici, beni e servizi, mercato finanziario, mercato del lavoro, sostenibilità e produttività.

Sottosistema ambientale: vaglia aspetti quali le risorse naturali , l’urbanizzazione e il sistema ecologico.

Sottosistema Governance: si considerano aspetti quali le istituzioni, il governo, la leadership e lo Stato di diritto.

Sottosistema infrastrutture: comprende aspetti quali infrastrutture critiche – comunicazioni, energia, trasporti, acqua e sanità).

Sottosistema sociale: considera aspetti quali il capitale umano , la salute , la comunità e l’individuo.

I cinque sottosistemi vengono poi ulteriormente valutati adoperando cinque costitutivi della resilienza : 1) robustezza, 2) ridondanza, 3) intraprendenza, 4) di risposta e 5) di recupero. Queste cinque costituenti possono essere ripartite a loro volta in due tipologie: caratteristiche di resilienza (robustezza, ridondanza e intraprendenza) e prestazioni di resilienza (risposta e recupero).

La valutazione quantitativa di queste componenti figura come un confronto significativo nella realizzazioni della resilienza sistemica, poiché vi sono diverse proprietà che puntellano ciascuno di essi, e tali attributi si rivelano come sovrapposti e complementari.

L’Italia(no) resiliente

La domanda nasce spontanea: ma un’Italia resiliente esiste? Le aziende chiudono, i disoccupati aumentano così come la pressione fiscale. Ma la resilienza è una strada da percorrere, pensabile, specie in Italia: gli italiani si sono sempre distinti nel mondo per creatività, genialità, flessibilità, talento in qualsivoglia settore. In pratica, italiano resiliente è un binomio che funziona, vi è una sorta di assonanza: le carte in regola per il rilancio ci son tutte. 

Il Governo ha una sola strada davanti a sé: scommettere sui nostri talenti e le nostre potenzialità individuali e su quelle collettive, premessa fondamentale allora sarà riconoscere dapprima i nostri problemi e ammetterlo. Una sorta di terapia alla quale dovranno sottoporsi sia i nostri politici ma anche le fasce intermedie, quelle sacche di rendite e fattori resistenti nella nostra società.

La resilienza, che permette di tornare a vivere, associa la sofferenza al piacere di trionfare (Boris Cyrulnik