L'evoluzione della società umana è un fenomeno imprenscindibile. Ad oggi le innovazioni, apportate dal mondo digitale, hanno portato le aziende a una corsa sfrenata, nel vano tentativo di stare al passo con i tempi. 

Il mercato del lavoro ne è l'esempio. L'avvento delle novità digitali ha inciso sulla ricerca di personale sempre più competente, in grado di adattarsi ai mutamenti. A ben pensarci, l'evoluzione digitale a nulla serve se non è accompagnata da specifiche competenze dei lavoratori. 

Il Covid-19 ha messo in ginocchio l'intero paese. Rimarrano impresse nella memoria di ognuno di noi la paura, il senso di impotenza e di afflizione che ci hanno costretti a casa, intimoriti dall'ignoto. La pandemia ha, però, ingenerato in noi un grande senso di appartenza e di voglia di crescere. Questo sentimento ha travolto anche e, soprattutto, il mondo del lavoro

Partiamo, quindi, da un presupposto: nessuna tecnologia potrà funzionare al pieno delle proprie potenzialità senza un intervento dell'essere umano, che rimane il punto fondamentale per l'introduzione di nuove tecnologie. Il lavoro, nel futuro, si prospetterà proprio come una collaborazione e cooperazione tra risorse digitali e capitale umano: due facce complementari della stessa medaglia.

Si parla, quindi, di rivoluzione umana. Non solo dunque di rivoluzione  industriale e tecnologica: il fondamento del lavoro continua a essere il lavoratore stesso.

Perchè ciò accada è necessario un aggiornamento continuo del lavoratore, il reskillig

È rilevante ricordare che tutte le volte in cui vi è stata una rivoluzione, questa ha, inevitabilmente, apportato dei cambiamenti positivi e negativi per noi esseri umani. 

Ed ecco:

•la prima rivoluzione con l'avvento della macchina a vapore; 

•la seconda con l'introduzione dell'elettricità;

• la terza rivoluzione con l'utilizzo del computer 

•e, infine, la quarta con la digitalizzazione: i robot, le stampe 3D, l’intelligenza artificiale e altre tecnologie.

Si parla quindi di rivoluzione industriale 4.0 e di reskilling digitale.

 Il reskilling digitale e la digital transformation

Per essa si intende una forte compenetrazione del mondo digitale nel mondo fisico. Ci troviamo in quello che può essere chiamata l'era della digital trasformation. 

Come ben sappiamo, in ambito lavorativo, ma soprattutto in epoca pandemica, le competenze sono fondamentali.  Inutile dire che la digitalizzazione ha avuto un forte impatto anche sulle aziende: è stato necessario non solo fornire i lavoratori di adeguate apparecchiature e strumentazioni in modo tale da poter svolgere il proprio lavoro in modo corretto, ma è risultato utile accompagnare essi nella formazione: il c.d. reskilling.

In Italia, ad oggi, il tema relativo alle competenze e al reskilling è un tema molto caldo in quanto si è dibattuto parecchio circa la salvaguardia dei posti di lavoro nelle aziende e l’ implementazione dell'organico attraverso la digitalizzazione: questo comporterebbe meno spese per l'azienda e per il lavoratore. Possiamo tranquillamente affermare che la digital trasformation sta ridefinendo i confini del lavoro. 

Inoltre, a causa della crisi pandemica, molte imprese si sono trovate a dover adattare il proprio business alla digital trasformation: ci si è resi conto che i metodi tradizionali non funzionavano in remoto

Il più grande cambiamento è stato l’introduzione, nelle aziende, dello smart working.

Secondo le prime stime, quasi il 50% dei lavoratori, in futuro, avrà bisogno di reskilling e ovviamente questo porterà a far sì che le competenze base dei lavoratori si evolvano. E’ utopico  pensare che il cambiamento digitale non tocchi nessuna azienda: il capitale umano e la conoscenza sono i fattori che influenzano il mercato del lavoro, è quindi utile capire come creare un nuovo lavoro, come accompagnare i lavoratori e riqualificarli professionalmente. 

Ma che cos'è il reskilling?

Il reskilling, in poche parole, è l'aggiornamento e l’adeguamento del lavoratore verso il mondo digitale. Durante questa crisi pandemica il lavoratore, come in qualsiasi momento di crisi, è stato letteralmente obbligato a reinventarsi rapidamente adeguandosi ai vari piani di trasformazione del 2021. La forza lavoro sostanzialmente si è adattata,  inevitabilmente:

•ai cambiamenti;

• alla digitalizzazione;

• all'automazione;

• e vari progressi digitali.

I lavoratori devono quindi perseguire i cambiamenti proposti delle aziende; per questo il reskilling è considerato essere:

•un processo di apprendimento delle nuove competenze digitali;

• un processo di formazione per le persone che dovranno svolgere un lavoro diverso. 

Possiamo quindi affermare che l'obiettivo principale del reskilling è la riqualificazione del lavoratore.

La differenza fondamentale con le precedenti rivoluzioni è che, ad oggi, il lavoratore deve  muoversi in uno spazio completamente nuovo, inesplorato: le precedenti trasformazioni sono avvenute nel corso di molti anni, decenni, consentendo ai più anziani di ritirarsi e ai nuovi entranti di potersi inserire meglio in un contesto nuovo. 

Oggi la velocità con cui si sviluppano le nuove tecnologie non lo consente più: lavoratori anziani e nuovi devono riuscire a riqualificarsi per entrare nel mondo del lavoro.

Capacità che prima non venivano considerate, ad oggi, rientrano a far parte dell'upgrade del lavoratore si parla di:

•creatività;

• pensiero critico;

• autocontrollo.

che, insieme al mix delle competenze digitali, diventano la chiave per affrontare le nuove sfide lavorative. 

Ne da' una chiara lettura il Boston Consulting Group. Il canale Youtube, affronta molto bene il discorso del reskilling: approfondisce temi come l'apprendimento continuo dei lavoratori dovuto alla crescita esponenziale della digitalizzaione.

Reskilling e intelligenza emotiva

E’ azzeccato citare Daniel Goleman e la sua intelligenza emotiva. Egli, quando parla di intelligenza e di emotività, afferma che:

 le persone competenti sul piano emozionale; quelle che sanno controllare i propri sentimenti, leggere quelli degli altri e trattarli efficacemente, si trovano avvantaggiati in tutti i campi della vita soprattutto in quello lavorativo

Personalmente concordo con il pensiero di Goleman: per poter lavorare al meglio risulta necessario aver sviluppato la propria intelligenza emotiva e cioè essere in grado di creare delle relazioni sociali sane, positive, durevoli e costruttive dando il meglio di sé come essere umano. 

Questa capacità, che prima non era neanche lontanamente valutata dai datori di lavoro, ad oggi è uno degli elementi essenziali sottoposti a valutazione datoriale. Questo perché risulta estremamente importante, in un'epoca in cui si lavora da remoto, riuscire a relazionarsi con gli altri; tanto che tra le skill viene richiesta buona capacità di lavorare in gruppo pur non essendo presenti fisicamente.

Reskilling e Upskilling

Il reskilling risulta fondamentale per il datore di lavoro che deve colmare le lacune di competenze. 

In questo caso è  importante parlare anche di Upskilling: il lavoratore deve sviluppare delle competenze aggiuntive rispetto al ruolo che ricopre. 

Ad esempio: sei uno sviluppatore Java? Il tuo upskillig può essere apprendere Phyton, o Angular. Rimani comunque nel tuo settore. 

Il reskilling invece indica uno sviluppo di attività completamente diverso da quello che il soggetto ha fatto in precedenza. 

Ti sei occupato di amministrazione? Questo non ti impedirà di imparare ad usare Wordpress e a scrivere contenuti digitali. 

Si parla delle cosiddette soft skills: ad oggi risultano estremamente importanti le carriere eterogenee. Occuparsi di mansioni differenti , in aziende diverse,porta a sviluppare diverse competenze: ciò contribuisce alla creazione di figure professionali che hanno maggiori capacità di adattamento a situazioni nuove. 

Ma quali sono i benefici i benefici che può apportare il reskilling?

L’azienda deve prefiggersi come obiettivo quello di sviluppare al massimo il  potenziale dei lavoratori già presenti nell’impresa attraverso dei corsi di formazione mirati proprio al reskilling.

E’ gia ben visibile la duplice funzionalità:  

1.il corso di reskilling garantirà ai dipendenti la possibilità di crescere all'interno dell'azienda;

2. la formazione continua farà percepire, al lavoratore,  l'investimento che l'azienda effettua nei suoi confronti.

I lavoratori devono essere sempre aggiornati sulle nuove conoscenze da acquisire; in questo modo  l’impresa si assicura di essere più competitiva sul mercato. Inoltre si riduce la necessità di assumere nuovi individui: si investe sul capitale umano già presente in azienda, diminuendo così quindi il turnover.

I soggetti incaricati di selezionare il personale dovranno anche prevedere la formazione dello stesso. Si apre quindi, sia per i nuovi arrivati sia per chi fa già parte dell’organico,  la necessità di acquisire nuove competenze. 

Le nuove esigenze dettate dal mercato hanno imposto, ai responsabili del personale, la ricerca di nuovi modi di approcciarsi per consentire ai dipendenti e alle nuove entrate, di stare al passo con la digital trasformation.

Il reskilling è importante? 

Il reskilling permette di sviluppare al massimo il potenziale di ogni singolo dipendente. Cosa comporta questo?

Che l’azienda potrà disporre di tante risorse aggiuntive. 

Il principale vantaggio è  quello di garantire ai dipendenti la possibilità di crescere all'interno dell'azienda stessa. Di conseguenza il lavoratore sarà gratificato: egli avrà la percezione di essere importante per la propria impresa e che quest'ultima investa su di lui.

Inoltre si fornisce ai lavoratori l’ opportunità di essere costantemente aggiornati sulle nuove conoscenze digitali imposte dal settore in cui si opera.  Il reskilling aiuterà all'azienda a:

•risultare sempre competitiva sul mercato;

• di adeguarsi alle nuove tendenze;

• di non prevedere nuove assunzioni all'interno dell'organico aziendale.

Su quest’ ultimo punto, come sopra accennato,  l’azienda risparmia nettamente sui costi di gestione.

Finalmente con il reskilling abbiamo una notevole valorizzare del capitale umano presente. 

Perdere un dipendente già formato e inserito nell’organico è negativo in termini di costi: l’HR dovrà valutare cosa offre il mercato e sperare di trovare una nuova risorsa che possa essere altrettanto funzionale al progetto aziendale. 

Che dire? Avremo finalmente un bilanciamento tra le parti?