Tra i principali temi caldi, attualmente finiti al centro del dibattito sia politico che pubblico, vi è sicuramente quello legato al tema delle pensioni e, più precisamente, alla necessità di una formulazione immediata di una nuova riforma strutturale del sistema pensionistico italiano, che possa in qualche modo andare a colmare tutte le lacune e gli aspetti negativi che contraddistinguono l’attuale sistema delle pensioni. 

Nel dettaglio, anche durante questi mesi segnati da una particolare situazione di emergenza che sta mettendo a dura prova la situazione economica di tantissime famiglie italiane e di lavoratori, l’attuale Governo italiano e il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, non possono non prendere in considerazione la sempre più imminente necessità di una nuova riforma del sistema pensionistico italiano. 

Per questo motivo, nel corso degli ultimi mesi e, sopratutto, delle ultime settimane, il capo dell’esecutivo ha provveduto ad accogliere tutte le proposte e le richieste portate avanti da enti statali, organizzazioni, politici ed esponenti dei sindacati, al fine di rintracciare delle possibili soluzioni alla problematica dello scalone dei cinque anni, che si andrebbe così a concretizzare già a partire dal primo gennaio del prossimo anno.

Nello specifico, si tratta di un problema che coinvolgerà non pochi cittadini italiani, oltre centinaia di migliaia di lavoratori, che dopo aver lavorato per anni in vista del proprio assegno pensionistico, vedranno questa opportunità molto più lontana rispetto a prima, a causa dell’eliminazione sempre più concreta e definitiva della formula di pensionamento anticipato finora rappresentata dalla formula della Quota 100, che aveva ottenuto un’ulteriore proroga della sua fase di sperimentazione attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della recente Legge di Bilancio 2021.

Nel corso dell’articolo, quindi, saranno affrontate nel dettaglio tutte le tematiche legate al tema della riforma delle pensioni, approfondendo in maniera specifica anche quali sono tutte le proposte portate avanti dai vari esponenti, sindacati e partiti in merito alle formule di pensionamento anticipato che potrebbero di fatto andare a rivoluzionare l’attuale sistema pensionistico italiano

Tutte le novità in merito alla riforma pensioni di Draghi

Secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni in merito alle proposte dei principali esponenti politici, sindacati e partiti, sembrerebbe che piuttosto che una vera e propria riforma del sistema pensionistico, in senso più stretto, quella che andrà a caratterizzare la modalità di accesso alla pensione per i prossimi anni, potrebbe essere piuttosto una strategia volta ad alcune modificazioni sostanziali del sistema pensionistico attualmente in vigore.

Di fatto, tra le proposte al vaglio del Governo guidato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, vi è quello di prendere in considerazione un vero e proprio ampliamento oltre che prolungamento di alcune delle misure e delle formule anticipate già esistenti al momento. 

Infatti, secondo alcune voci, proprio durante l’incontro avvenuto nell’ultima settimana di luglio di questo anno, alcuni esponenti dell’esecutivo sembrerebbe abbiano lasciato intendere che attualmente il Governo italiano non ha intenzione di andare a riformare complessivamente l’intera struttura pensionistica, ma che sia piuttosto alla ricerca di alcune soluzioni immediate che potrebbero di fatto eliminare definitivamente la problematica legata allo scalone dei famosi cinque anni, che andrebbe a concretizzarsi a partire dal primo gennaio del nuovo anno, con l’eliminazione definitiva della formula della Quota 100. 

Dunque, è chiaro che se da un lato il Governo italiano non può non considerare le esigenze dei cittadini italiani che desiderano smettere di lavorare prima del conseguimento dell’età anagrafica di 67 anni, considerata attualmente come età pensionabile, dall’altro lato, l’esecutivo dovrà essere in grado di elaborare una soluzione che possa adattarsi al meglio anche alla grave crisi economica che ha interessato il nostro Paese, e di conseguenza, alle stesse casse dello Stato.

Le proposte per la riforma pensione di Draghi 

Per questo motivo, facendo riferimento a quanto appena detto, tra le varie opzioni che sono al momento sul tavolo della squadra dell’esecutivo vi è da un lato la proposta di una proroga della Quota 41, ma con dei cambiamenti che prevedono così un accesso allargato alla formula, la quale tuttavia sembrerebbe l’ipotesi meno accreditata visti i costi eccessivi che andrebbero a pesare per ben 4,3 miliardi di euro all’anno sulle casse dello Stato.

Dall’altro lato, invece, si sta facendo sempre più concreta l’ipotesi di un possibile prolungamento dell’iter di sperimentazione delle formule di pensionamento anticipato attualmente in vigore, quali in particolare l’Opzione Donna oltre che l’APE Sociale, accompagnato da una vera e propria ristrutturazione delle misure, con la conseguente facilitazione degli accessi e un maggiore ampliamento dei potenziali beneficiari.

Riforma pensioni di Draghi: cosa resterà invariato nel 2022

Insieme a queste misure appena citate, che andrebbero di fatto a rivoluzionare almeno in parte il sistema pensioni, sembrerebbe che dall’anno prossimo continueranno a portare i propri effetti anche le misure della pensione anticipata già previste al momento.

Si tratta di soluzioni di pensionamento anticipato che sono state elaborate da parte del Governo italiano al fine di andare incontro ad alcune esigenze e problematiche che caratterizzano soltanto una parte della popolazione e dei cittadini italiani.

Nello specifico, si parla di quelle soluzioni di pensionamento anticipato concesse nei confronti di alcune categorie specifiche di lavoratori, quali ad esempio l’opzione di pensionamento a 57 anni concesso ai caregiver, oppure la formula della Quota 41 destinata a quei lavoratori che rientrano nella categoria di precoci. 

In questo senso, resteranno dunque confermate le opzioni di pensionamento reso possibile in maniera anticipata rispetto all’età pensionabile, attualmente fissata all’età anagrafica di 67 anni, che continueranno a concedere ai cittadini la possibilità di richiedere un pensionamento precoce a partire dal 56 anni fino ai 63 anni, purché continuino ad essere rispettate determinate condizioni. 

Come cambierà ora l’Opzione Donna

Come precedentemente annunciato, secondo le prime indiscrezioni, sembrerebbe che il Governo italiano attualmente guidato dall’esperto economista Draghi, sia alla ricerca di nuove misure e soluzioni che possano in qualche modo andare a colmare la problematica legata allo scalone dei cinque anni, senza dover provvedere all’elaborazione di un’intera nuova riforma pensioni.

In questo senso, tra le ipotesi che hanno iniziato a farsi strada e che sono finite al centro del dibattito tra squadra dell’esecutivo, sindacati e politici, vi è anche quella di prendere in considerazione una vera e propria ristrutturazione della formula di pensionamento anticipata dedicata alle donne lavoratrici, ovvero nota come l’Opzione Donna.

In questo senso, secondo quanto previsto dalle disposizioni messe in atto all’interno della più recente Legge di Bilancio, approvata dal parte del precedente esecutivo di Giuseppe Conte, la misura di pensionamento rappresentata dall’Opzione Donna rappresenta una delle formule che vedrà la sua scadenza il giorno 31 dicembre 2021, se non sarà oggetto di un’ulteriore proroga. 

A questo proposito, si ricorda che mediante questa soluzione, a partire dall’anno 2019, centinaia di migliaia di donne lavoratrici hanno avuto l’opportunità di accedere prima al proprio assegno pensionistico, nei casi in cui queste abbiano conseguito un requisito contributivo fissato a 35 anni e uno anagrafico di 58 anni (per quanto riguarda le donne lavoratrici di tipo dipendente) e di 59 anni (per le donne lavoratrici autonome). 

Tra le proposte al vaglio del Governo, sembrerebbe che l’idea portata avanti sarebbe quella di andare a considerare l’Opzione Donna come una delle soluzioni da integrare direttamente all’interno del sistema pensionistico italiano, insieme ad alcune modificazioni, come quella della Quota Mamma, già richiesta da parte del  Ministro per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, che offrirebbe la possibilità di ottenere un bonus contributivo di un anno per ciascun figlio, nei confronti delle donne lavoratrici. 

In merito, invece, al calcolo dell’assegno pensionistico legato all’Opzione Donna, sembrerebbe che attualmente il Governo italiano non stia pensando ad un possibile incremento, in quanto il calcolo sarà effettuato esclusivamente attraverso il classico metodo contributivo, che non andrebbe ad aumentare in alcun modo l’entità degli importi. 

Chi potrà andare in pensione a 63 anni dal 2022

Dunque, se da un lato il nuovo sistema pensionistico italiano potrebbe essere caratterizzato dall’integrazione della formula dell’Opzione Donna, destinata alle lavoratrici donne che avranno la possibilità di richiedere l’assegno pensionistico in anticipo già a 58 o 59 anni, dall’altro lato, sembrerebbe che il Governo sia convinto anche di prolungare la formula dell’APE Sociale

In questo senso, occorre specificare che la formula del pensionamento anticipato concessa dall’APE Sociale è destinata ad alcuni cittadini e contribuenti italiani che appartengono a specifiche categorie e che presentano determinate condizioni, indipendentemente dal proprio sesso, purché abbiano raggiunto l’età anagrafica di 63 anni di età. 

Come si sta ipotizzando per l’Opzione Donna, anche nel caso dell’APE Sociale, sembrerebbe che la squadra dell’esecutivo sia alla ricerca di alcune modificazioni strutturali da apporre alla formula in questione, così da ampliare anche la platea di potenziali beneficiari della misura. 

Infatti, si ricorda che l’accesso alla formula di pensionamento anticipato costituita dall’APE Sociale è attualmente consentito soltanto ad alcune categorie di lavoratori e di cittadini, quali: cittadini in stato di disoccupazione da almeno un determinato periodo di tempo; caregiver, ovvero cittadini che esistono da almeno sei mesi un proprio parente che è affetto da gravi patologie; cittadini che presentano una riduzione della propria capacità lavorativa, che sono accertati come invalidi civili; lavoratori di tipo dipendente che hanno conseguito 36 anni di età contributiva e che svolgono un’attività lavorativa considerata gravosa.