Con la fine di quest’anno, Quota 100 cesserà di funzionare e con sé porterà numerosi cambiamenti all’intero sistema pensionistico italiano.

Tra i tanti punti che devono essere chiariti dal Governo Draghi, anche il destino che spetta alla pensione di reversibilità nel 2022.

Le proposte che sono state avanzate nel corso di questi mesi per i possibili piani di riforma del sistema pensionistico italiano sono state numerose, ma ancora il dibattito è aperto.

Il tempo stringe e il 31 dicembre 2021 si avvicina, portando con sé il rischio di problemi non solo per il sistema di pensionamento “tradizionale” ma anche per le formule di pensione anticipata e per la pensione di reversibilità, che rischiano di sparire o di subire importanti variazioni economiche con l’arrivo del 2022.

In questo video di AppLavoro vediamo rapidamente le strade percorribili dal Governo nei prossimi mesi e cosa possiamo aspettarci: Riforma pensioni: tutte le ultime novità per il 2022 - AppLavoro.it.

 

Il rischio è di danneggiare una formula pensionistica antica

La pensione di reversibilità è un istituto pensionistico introdotto nella normativa italiana circa ottanta anni fa, nel 1939, per supportare in particolare modo le donne vedove che si trovavano a vivere senza alcun altro reddito minimo.

Nel corso del tempo, al variare delle esigenze della società, sono variate le sue caratteristiche e la pensione di reversibilità, con le sue riforme, è diventata una delle forme di supporto più importante per gli italiano ne hanno diritto.

Con la nuova riforma delle pensioni per il 2022, però, secondo alcune voci di corridoio la pensione di reversibilità potrebbe subire importanti tagli o addirittura l’eliminazione.

Se però l’abolizione della pensione di reversibilità è una scelta assolutamente improbabile, sono maggiori le possibilità di una riduzione del suo importo o la ridefinizione delle categorie che vi possono accedere.

Ma vediamo nel dettaglio cos’è oggi la pensione di reversibilità, diretta o indiretta

Questo tipo di supporto economico statale, come già indicato, rappresenta un supporto economico che lo Stato, per tramite dell’INPS, rivolge al coniuge rimasto vedovo o più in generale ad un parente nel momento in cui incorre la scomparsa di un caro.

Esistono due tipologie di pensioni di reversibilità:

  • Pensione di reversibilità diretta: si tratta della pensione che viene destinata al parente più vicino del defunto, nel caso in cui questo risultasse percettore di una pensione di vecchiaia, di invalidità o inabilità.
  • Pensione di reversibilità indiretta: nel caso in cui il defunto non ricevesse alcun tipo di pensione.

In particolare, in quest’ultimo caso il defunto doveva aver maturato i contributi in base a quanto stabilito per legge:

  • o 780 contributi settimanali;
  • oppure 15 anni di assicurazione e contribuzione;
  • oppure almeno 260 contributi settimanali, 5 anni di assicurazione e contribuzione, purché 156 (o 3 anni) siano stati maturati negli ultimi cinque anni che hanno preceduto la morte.

Ad avere diritto alla pensione di reversibilità sono i familiari del defunto

I beneficiari dell’assegno di reversibilità sono stati indicati per legge nei parenti del defunto.

A cascata, infatti, possono ricevere l’importo della pensione il coniuge superstite del defunto, quindi i figli e poi i genitori o i fratelli.

Proprio per quanto riguarda i genitori del defunto, questi devono aver compiuto almeno 65 anni al momento della morte del parente e non devono essere titolari di pensione.

Per quanto riguarda i fratelli o le sorelle del defunto, questi devono essere celibi o nubili e non devono essere, allo stesso modo, percettori di alcuna pensione, oltre a risultare inabili al lavoro. 

Nel caso in cui il defunto pensionato non dovessero avere alcun parente con le caratteristiche sopra indicate, nessun altro potrà accedere alla pensione di reversibilità.

Ma qual è l’importo spettante per la pensione di reversibilità?

Il valore della pensione di reversibilità percepita dai parenti del defunto è pari ad una percentuale della pensione che lo stesso percepiva in vita, eccetto alcuni casi particolari.

A far variare l’importo definitivo della pensione di reversibilità sono due elementi:

  • il rateo pensionistico del defunto;
  • la tipologia dei parenti che possono accedere alla pensione di reversibilità.

A poter accedere alla pensione diretta o indiretta infatti sono il coniuge superstite o, in sua assenza, i figli o, a scalare, i genitori, i fratelli e le sorelle del defunto.

Per i vari casi però si avrà una percentuale diversa dell’importo percepibile.

Il calcolo da effettuare per scoprire l’importo percepibile con la pensione di reversibilità è comunque semplice e chiama in gioco la composizione del nucleo familiare e il reddito del beneficiario. 

Nel caso in cui a percepire l'assegno di reversibilità sia il coniuge del defunto, l’importo è pari al 60% della pensione del coniuge defunto, ma solo nel caso in cui il nucleo familiare sia composto solo da una persona.

Qualora nel nucleo familiare risultino anche figli a carico, l’importo sale all’80%, nel caso di un solo figlio, o al 100%, nel caso di due o più figli.

Se invece a percepire l’assegno di reversibilità siano i figli del defunto, il valore degli assegni in questo caso percepiti sarebbero:

  • Pari al 70% della pensione del defunto, nel caso di un unico figlio;
  • Pari all’80% nel caso di due figli;
  • Pari al 100% nel caso di tre figli o più.

Infine, se ad essere percettori della pensione di reversibilità siano i genitori o i fratelli del defunto, la percentuale percepita è di molto inferiore, attivando al 30% nel caso dei genitori e al 15% nel caso dei figli.

Come già detto, un ulteriore fattore discriminante per il calcolo dell’assegno di reversibilità dipende anche dal reddito dei beneficiari.

Gli importi sopra indicati, infatti, valgono nel caso in cui il reddito del percettore sia pari o inferiore a 20.107,62€ .

Al di sopra di questo valore, l’importo complessivo può essere soggetto ad ulteriori tagli.

Rimane il dubbio di un possibile taglio della reversibilità dal 2022

Come anticipato all’inizio, con la riforma delle pensioni a cui il Governo Draghi sta lavorando il rischio è quello che anche la pensione di reversibilità possa subire dei cambiamenti e delle riduzioni consistenti.

Stando all’analisi avanzata dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel rapporto “Economic Survey”, in merito a dei suggerimenti per l’andamento della situazione dell’economia pubblica italiana, uno dei suggerimenti che è stato avanzato rientra proprio nella riformulazione della pensione di reversibilità.

Gli interventi che sono stati proposti sono particolarmente importanti e propongono tra le altre cose proprio l’eliminazione di questo beneficio per determinate fasce di età in cui soggetti abili al lavoro.

La prima categoria che subbierebbe il contraccolpo di questa possibile modifica sono le donne, che tra l’altro sono le principali percettrici della pensione di reversibilità.

La riduzione della platea dei percettori della pensione di reversibilità comporterebbe, stando sempre all’analisi OCSE, la riduzione di spese considerate eccessive per il nostro Paese, che risulta essere uno dei primi in classifica in quanto a spesa destinata a questo tipo di formula pensionistica.

Inoltre, stando sempre a questa valutazione, il valore della pensione percepita sarebbe da ridurre del 50%, comportando in questo modo una rivisitazione del calcolo che fino ad oggi è stato portato avanti. 

Ma ancora, come per tutto ciò che riguarda le riforme dell’intero sistema pensionistico italiano, non si hanno certezze.

Bisogna attendere i prossimi passi del governo, per capire se terrà o meno in considerazione la valutazione avanzata dall’OCSE.

Anche altre formule di pensione anticipata rischiano di sparire

Se il ritardo del Governo rischia di protrarsi ulteriormente, ad essere a rischio non è solo la pensione di reversibilità ma l’interno sistema pensionistico italiano.

Innanzitutto, il 31 dicembre 2021 scade la validità della formula di Quota 100.

In assenza di una nuova norma che regolamenti la pensione in Italia, tornerà in vigore la Riforma Fornero, con la formula di “pensione di vecchiaia” all’età di 67 anni, avendo maturato 20 anni di contributi.

Ma non è tutto.

Sempre nel mese di dicembre 2021 sono in scadenza alche alcune formule di pensionamento anticipato, quali Opzione donna e l’APE Sociale.

Per quanto riguarda APE sociale, la cui estensione ad una più vasta platea è stata presa in considerazione per una possibile riforma delle pensioni a partire dal 2022, rappresenta un sistema di pensionamento anticipato rivolto, ad oggi, solo a quelle che vengono considerate categorie “deboli”.

Ma con la  la fine di dicembre 2021, infatti, verrà meno per tutti i lavoratori la possibilità di pensionamento all’età di 63 anni, nel caso in cui si possiedano gli anni contributivi necessari, ovvero 30 o 36 anni.

Anche “Opzione donna” ovvero la formula di pensionamento anticipato riservato esclusivamente alle lavoratrici, potrebbe subire delle variazioni o sparire del tutto.

Per tutto il 2021, questa tipologia di pensione anticipata può venire applicata alle lavoratrici dipendenti del settore pubblico o privato che possiedano i seguenti requisiti:

  • abbiano compiuto 58 anni di età;
  • risultino a loro carico 35 di contributi versati.

Anche le lavoratrici autonome possono accedere ad “opzione donna”, ma nel loro caso l’età sale a 59 anni mentre i contributi  versati rimangono sempre 35 anni.

Ma anche in queso caso non rimane che attendere le decisioni che nei prossimi giorni verrano prese dal Presidente del Consiglio e le conseguenti norme che verranno emanate.