Il Governo sa che quella delle pensioni è una sfida decisiva: accontentare tutte le parti in causa non è semplice, così come non è prospettabile il famoso "scalone" da Quota 100 alla Legge Fornero. Ecco allora che tratteremo in questo articolo quelle che sono le possibilità sul tavolo delle trattative e le pressioni di ogni attore coinvolto.

Un passaggio cruciale, a cui il Governo Draghi è chiamato dopo mesi relativamente tranquilli. Se infatti da un lato il Governo fin dal suo insediamento ha dovuto far fronte ancora una volta all'ondata di contagi da covid-19, dall'altro ha trattato con calma le tematiche più delicate, che però ora richiedono una soluzione più urgente.

La riforma pensioni è una di queste, perché non si può praticamente più aspettare ed è necessario trovare la quadra il prima possibile, per una serie di ragioni.

Non è però l'unica "patata bollente" lasciata in eredità dal Governo Conte Bis, perché sono in discussione anche la riforma del Reddito di Cittadinanza, che prima o poi deve arrivare, così come l'eventuale proroga di una serie di bonus e aiuti per il 2022, insieme a riforme strutturali come quelle legate all'intero sistema burocratico, ancora troppo lento e complesso.

Insomma la partita dell'ex Governatore della Banca Centrale Europea potrebbe giocarsi tutta ora, anche in funzione di quella che sarà la vita di questo Governo che, con ogni probabilità, comincerà a traballare da quando si nominerà il nuovo Presidente della Repubblica.

Tutte ipotesi, naturalmente, ma che spingono Mario Draghi a lasciare subito la sua impronta. Lui che è stato chiamato proprio per questo: un uomo delle istituzioni che avrebbe dovuto riordinare tutte le questioni più delicate, con scelte talvolta dolorose, non rispondendo ai classici parametri politici (cioè non puntando alla rielezione).

Vedremo se così sarà, ma ciò che è certo è che l'operato dell'attuale Esecutivo verrà valutato soprattutto sull'efficacia di queste delicate riforme.

Se voleste invece informazioni per quanto riguarda il pagamento delle pensioni, vi suggeriamo di seguire il canale YouTube "Redazione The Wam". Ogni giorno viene pubblicato un nuovo video con tutte le novità più importanti, come in questo caso per quanto riguarda tutti i pagamenti (pensioni comprese!) dei prossimi giorni:

Riforma pensioni: perché addio Quota 100?

Partiamo dal principio e proviamo a capire perché Quota 100 non è adatta e, di conseguenza, non è stata rinnovata.

La misura è nata nel 2019 ed ha avuto un triennio sperimentale, che termina quindi nel 2021. Era stata approvata dal Governo Conte I ed era stata portata avanti dalle forze di maggioranza (Lega e 5 Stelle) con grande determinazione.

Purtroppo, però, la misura si è mostrata deficitaria sotto diversi punti di vista, su tutti i seguenti: troppo costosa e non efficace nel garantire un ricambio generazionale adeguato.

Se il primo punto era stato però un po' messo da parte dai partiti che sostenevano la misura, il secondo è invece stato un flop. Doveva essere il lato forte di questo nuovo sistema per andare in pensione, mentre invece si è rivelato un lato debole che, a fronte dell'alto costo, rende la misura non più necessaria.

Ecco che allora, già molti mesi fa, il Governo Conte II aveva annunciato che non ci sarebbe stata proroga per questa misura in via sperimentale che, proprio come "esperimento", ha purtroppo fallito.

Il Governo Draghi ha preso l'eredità del precedente anche sotto questo aspetto, rinnovando l'intenzione di non prorogare la misura e di dover pensare ad una soluzione entro e non oltre il 31 dicembre 2021, in modo da evitare a tutti i costi il famoso "scalone".

Per completezza, però, ricordiamo in cosa consiste Quota 100: semplicemente bisogna raggiungere 100 come somma fra gli anni di età e gli anni di contributi versati per poter andare in pensione.

Avere 62 anni e 38 anni di lavoro è quindi sufficiente per poter andare in pensione, oppure 63 anni e 37 di lavoro e così via. Una misura più elastica che, però, non è riuscita nell'intento di favorire il ricambio generazionale, come già anticipato in precedenza.

Riforma pensioni: cos'è lo "scalone"

Lo abbiamo già nominato ed ora conviene definire bene di cosa si tratta.

Lo "scalone", cosidetto perché rende l'idea dello stacco tra la vecchia misura e la nuova, consiste nei 5 anni di differenza tra Quota 100 ed il sistema in vigore in precedenza, quello previsto dalla cosiddetta "Legge Fornero".

Nonostante la definizione sia impropria ma di uso popolare, questo sistema permetteva di andare in pensione solo a 67 anni di età, può alto proprio di quei 5 anni rispetto al nuovo sistema previsto da Quota 100.

Andando quest'ultimo in pensione, perdonando il gioco di parole, proprio al 31 dicembre 2021, ecco che si ritornerebbe proprio al sistema previsto in precedenza, rendendo realtà uno stacco di 5 anni che potrebbe essere davvero traumatico per i lavoratori coinvolti.

Infatti, chi dovesse maturare i requisiti per andare in pensione con Quota 100 solo a gennaio o febbraio 2021, si ritroverebbe a dover lavorare altri cinque anni prima di poter andare in pensione con le nuove condizioni.

Una vera e proprio infinità, una beffa per i lavoratori colpiti che, seppur siano una minoranza, di certo non hanno accolto positivamente la notizia.

Ecco che allora evitare lo "scalone" diventa una vera e propria necessità.

Riforma pensioni: come mettere tutti d'accordo?

La riforma del sistema pensionistico è sempre "sanguinosa", perché mettere d'accordo tutte le parti coinvolte è davvero complesso e non è raro che vi siano frizioni e problemi.

Le parti principali in causa sono certamente il Governo, l'INPS, i sindacati dei lavoratori e, ovviamente, i cittadini.

Se è vero che questi ultimi non partecipano attivamente alla scelta, dall'altro lato i partiti fanno sempre carte false pur di mostrarsi vicini alle esigenze dei lavoratori, essendo questa una questione che infiamma sempre l'opinione pubblica.

Quindi non solo un accordo interno al Governo, tra l'altro sostenuto da forze molto eterogenee tra loro, ma anche tra partiti, con spesso un'opposizione feroce da parte dei partiti che non fanno parte del Governo e addirittura guerre interne ai singoli partiti.

Una questione profondamente divisiva che non sappiamo come andrà a finire. Proviamo però a vedere quali sono le alternative e da chi sono gradite.

Riforma pensioni: Quota 41 è una possibilità?

Quota 41 è un'opzione particolarmente gradita ai sindacati dei lavoratori, che permetterebbe di andare in pensione con un criterio esclusivamente contributivo, senza tenere in considerazione l'età anagrafica.

Possibilità già presentata al Governo ormai diverse settimane fa, ma che sembra non incontrare i pareri favorevoli dei membri dell'Esecutivo, in quanto sarebbe una misura troppo costosa e per questo motivo da escludere.

O meglio, da limitare. Perché Quota 41 esiste già ma è riservata solo a coloro che rispettano determinati requisiti, come per esempio i lavoratori precoci. Ad oggi è quindi riservata ad una minoranza, ma la Corte dei Conti ha già manifestato il proprio dissenso in quanto una Quota 41 estesa a tutti sarebbe addirittura più onerosa di Quota 100.

Ricordiamo che, considerando solo gli anni di contributi, permetterebbe di andare in pensione a partire dai 57 anni.

Rimane dunque difficile immaginare che questa possa essere una strada percorribile, con i sindacati che probabilmente hanno puntato alto, come in una logica di trattativa in cui ottenere naturalmente il miglior risultato possibile.

Se da un lato questa misura risulta quindi impraticabile, dall'altro potrebbe essere preludio ad un'altra misura del genere con alcune modifiche: pensione con 41 anni di contributi sì, ma con una penalizzazione fino ad una certa età anagrafica, oltre la quale l'importo che si riceve aumenta.

Una sorta di compromesso che potrebbe prendere forma in futuro, anche se ad ora si tratta di un'ipotesi.

Riforma pensioni: il piano di Draghi

Il piano che in questo momento sembra essere nelle idee di Draghi consiste nel confermare e prorogare tutte le modalità per andare in pensione anticipata: Rita, Ape Sociale, Quota 41 (come visto) ed Opzione Donna.

Queste sono le più consistenti ma anche le più specifiche: vanno a toccare specifiche situazioni di soggetti che rispettano determinati requisiti, non certo la maggioranza dei lavoratori. Ciò significa che l'intento è quello di ridurre al massimo il contraccolpo dello scalone tanto temuto.

Insomma, allargare i requisiti di queste misure per far sì che riguardino più lavoratori, ma contemporaneamente spegnere sul nascere ipotesi come Quota 41 per tutti indistintamente.

Bisogna capire quanto verranno allargate le maglie di queste misure, ma innanzitutto proviamo a vedere cosa prevedono ad oggi.

Per quanto riguarda la Rita, questa è la definizione data sul portale della Covip, la Commissione di Vigilanza Sui fondi Pensione: 

Erogazione frazionata del montante accumulato da un aderente a una forma pensionistica sotto forma di rendita, fino al conseguimento dell’età anagrafica per l’accesso alla pensione di vecchiaia. La RITA è condizionata al verificarsi, alla data di presentazione della domanda di accesso, delle seguenti condizioni: cessazione dell’attività lavorativa; raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia; almeno 20 anni di contribuzione nei regimi obbligatori di appartenenza; almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare.

Un'altra possibilità è l'Ape Sociale, che permette di andare in pensione a 63 anni per coloro che svolgono lavori usuranti (dal 2022), per i caregiver o per i disoccupati di lunga data.

Questa opzione sembra mettere d'accordo tutti e potrebbe addirittura allargare la platea dei beneficiari, anche perché ci sarebbe il benestare dell'INPS e del suo presidente, Pasquale Tridico.

La misura è in scadenza a dicembre 2021 ma verrà con ogni probabilità rinnovata, includendo come già anticipato anche coloro che svolgono lavori usuranti. Inoltre, a questa misura così allargata verrà accostata anche Opzione Donna, un'altra misura molto importante.

Opzione Donna è invece una misura che permette alle donne lavoratrici di andare in pensione con 35 anni di contributi a partire dall'età di 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome. 

Per qualsiasi altro dettaglio su questa misura suggeriamo di visitare la pagina INPS dedicata (così come per tutte le altre).

Infine, riassumendo, possiamo ipotizzare che queste misure rimangano o diventino addirittura strutturali, andando ad allargare magari la platea di beneficiari.

Risulta invece improbabile una Quota 41 per tutti, che permetterebbe di andare in pensione a partire dai 57 anni, anche se fare maggiori ipotesi adesso sarebbe rischioso e fuorviante.

Il dibattito politico e delle forze coinvolte continuerà ancora e saremo pronti a dare ogni aggiornamento non appena sarà possibile, sempre qui sul portale di Trend-Online.com.