Le prime indiscrezioni che trapelano sulla prossima Riforma Pensioni mischiano le carte in tavola. Se ci si aspettava un riassetto del sistema pensionistico italiano da cima a fondo, è ormai certo che non sarà così. Messa da parte la possibilità di una proroga al 2022 di Quota 100, anche l’ipotesi di introdurre una nuova misura che possa prendere il suo posto va stroncata sul nascere.

Quota 100 è quasi giunta al capolinea. La misura ci dirà definitivamente addio sul finire del 2021. Allo stesso tempo l’esecutivo capitanato dall’ex governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, sembra muovere in direzione opposta ai sindacati dei lavoratori.

Questi ultimi spingono affinché al posto di Quota 100 subentri una sorta di Quota 41 estesa a tutti. È così ormai da mesi. 

Una proposta che poco piace al Governo per una semplice ragione: l’esecutivo mai si presterà a dare l’ok ad una misura che potrebbe esasperare ancora di più le casse erariali, rivolta indistintamente a tutti, senza alcuna differenza per tipologia di lavoro effettuato. Su questo c’è da rassegnarsi.

In ogni caso, budget di spesa di una nuova Riforma Pensioni dovrà far capolino nelle Manovra di Bilancio 2022 attesa per dicembre 2021, mentre la bozza del documento dovrà essere resa disponibile già dai prossimi giorni di ottobre, per rendere possibili eventuali correzioni del documento laddove ce ne fosse la necessità.

Volendo essere più precisi, la bozza della Legge di Bilancio 2022 dovrà essere consegnata nella prima metà di ottobre anche se, dagli ultimi aggiornamenti in tema Riforma Pensioni, è quasi certa l’assenza nel documento provvisorio di Quota 41 e Quota 100.

Ciò non va interpretato in senso negativo. Dal nuovo anno si potrà comunque andare in pensione ancor prima di aver compiuto i 67 anni previsti per l’ottenimento della pensione di vecchiaia, usufruendo di formule di pensione anticipate già vigenti.

I piani dei Governo Draghi, infatti, appaiono più chiari che mai: rompere il cordone ombelicale con Quota 100 reputata troppo onerosa (è costata allo Stato 3,5 milioni di euro), e puntare al rinnovo e al rafforzamento delle formule di pensione anticipata già attive, estendendone l’accessibilità ad altri beneficiari al momento esclusi.

In questo modo, alcune categorie di lavoratori potrebbero sfruttare l’opportunità di andare in pensione già al compimento del 56 anni di età.

La video guida YouTube di “Mondo Pensioni” potrà esserci di aiuto nel comprendere quali scenari in tema Riforma Pensioni potrebbero trovare attuazione nel 2022.

 

Consigliamo ai nostri lettori di seguire frequentemente il canale poiché oltre a fornire interessanti indicazioni sulle pensioni, a cadenza quasi quotidiana, mette a disposizione degli utenti online dettagliati video esplicativi su come richiedere agevolazioni, sussidi e bonus con o senza ISEE, in modo molto esaustivo.

Riforma Pensioni 2022: 56 anni e tutti a casa. Come?

Ma quali lavoratori potranno tagliare il traguardo della pensione anticipata? Ovviamente non tutti potranno permettersi un’uscita dal lavoro prima del previsto. Tale precisazione è d’obbligo per non destare confusione.

La chance di poter accedere alla pensione prima del compimento dei 67 anni di età è data in primis ai lavoratori titolari di Legge 104. Per questa fetta di lavoratori l’esecutivo rinnova al 2022 la possibilità di un’uscita lavorativa compiuti i 56 anni di età.

Ma non è tutto. Il 2022 sarà anche l’anno della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA). Tale formula di pensione anticipata permetterà, ancora una volta, il ritiro dal lavoro al compimento di un’età anagrafica di 57 anni rispettando, però, specifici e stringenti requisiti. Quali?

Il lavoratore interessato ad accedere alla RITA, oltre all’aver compiuto il cinquantasettesimo anno di età, dovrà aver maturato non meno di 5 anni di previdenza complementare.

Inoltre, dovrà dimostrare di essere stato inoccupato per almeno due anni dopo l’interruzione del proprio lavoro.

Nel caso in cui non venisse adempiuta quest’ultima condizione non c’è da preoccuparsi. Si potrà comunque richiedere la pensione anticipata con RITA al compimento dell’età anagrafica di 62 anni, purché siano stati pagati non meno di 20 anni di contributi e cinque di previdenza complementare.

Tanto basta a capire quanto la RITA sia “rigida” nei requisiti da possedere per accedere alla pensione anticipata. Non vanno, però, sottovalutati i vantaggi in ottica di sgravi fiscali concessi ai lavoratori che si avvalgono di questa tipologia di pensione.

Riforma Pensioni 2022: a casa in anticipo con gli scivoli aziendali

RITA e Legge 104 del 1992 non sono le uniche condizioni a permettere la pensione anticipata a partite dal nuovo anno. Dal 2022 altre opzioni di pensionamento verranno rinnovate, compresi gli scivoli aziendali indirizzati ai dipendenti di imprese.

A chi non fosse molto ferrato in tema pensione, ricordiamo che gli scivoli pensionistici aziendali si concretizzano in un accordo pattuito a priori tra INPS e titolari d’imprese per garantire ai lavoratori d’azienda l’accesso alla pensione anticipata a propria discrezione.

Va fatta, infatti, una premessa. Si tratta di un vantaggio offerto dal datore di lavoro ai dipendenti della propria impresa, non soggetto ad alcun tipo di obbligo. I lavoratori potranno decidere se accettare o meno la proposta di pensione anticipata senza alcun vincolo.

Nello specifico, ai dipendenti di imprese composte da più di 15 lavoratori è data l’opportunità di accedere alla pensione anticipata grazie all’isopensione. Lo scivolo pensionistico permette un’uscita anticipata compiuti i 60 anni di età, sette anni prima dell’età utile per ottenere la pensione di vecchiaia.

Un altro scivolo aziendale opererà nel 2022 in una veste del tutto rinnovata: il contratto di espansione. Quest’ultimo è stato recentemente interessato da rilevanti novità con l’entrata in vigore del Decreto Sostegni bis. Quali?

Il provvedimento ha esteso il contratto di espansione a imprese prima tagliate fuori dalla misura, ossia a quelle formate da almeno 100 lavoratori dipendenti.

Tale formula di pensione anticipata, diversamente dall’isopensione, offre ai lavoratori la possibilità di ritirarsi definitivamente dal mondo del lavoro all’età anagrafica di 62 anni, sfruttando uno scivolo pensionistico di 5 anni.

Pensione anticipata: Draghi conferma Opzione Donna e APE Sociale al 2022

Nel piano Draghi di Riforma Pensioni c’è posto per Opzione Donna e APE Sociale. In verità, le due formule di pensione anticipata sono gli assi nella manica del premier.

D’altra parte, il Presidente del Consiglio non ha mai fatto mistero di gradire un potenziamento delle due misure per renderle perfette e operative dal 2022. E così sarà. 

Dal prossimo anno le donne lavoratrici potranno ottenere il riconoscimento della pensione anticipata accedendo ad Opzione Donna.

L’idea della cabina di regia governativa è di ritoccare e rafforzare Opzione Donna dove necessario in modo da renderla pianta stabile del sistema pensionistico italiano, senza rinnovarla di continuo così come è stato fatto nel corso di questi anni.

Stando agli ultimi aggiornamenti, si sta tenendo sott’occhio anche la proposta avanzata dai sindacati di integrare ad Opzione Donna una nuova misura: Quota Mamma.

Una formula di pensione anticipata, valevole solo per il gentil sesso, che anticipa il ritiro delle donne dal mondo del lavoro in rapporto al numero di figli avuti.

Mentre l’elenco delle novità 2022 è destinato ad aumentare, per quanto concerne il calcolo dell’assegno e le condizioni da rispettare per ottenere il riconoscimento della pensione anticipata non si ravvisano modifiche all’orizzonte.

Anche nel 2022 Opzione Donna permetterà l’accesso alla pensione anticipata alle donne con un’età anagrafica variabile secondo il tipo di prestazione lavorativa esercitata e un’età contributiva di 35 anni fissa in qualsiasi caso.

Nei dettagli, le lavoratrici dipendenti godranno di un’uscita anticipata a 58 anni di età, quelle autonome a 59.

Nel programma di Riforma Pensioni del Governo Draghi spunta anche l’APE Sociale. Il trattamento pensionistico anticipato dal 2022 verrà esteso ad una platea di beneficiari più ampia fine per includere nuove categorie di lavoratori.

L’estensione della formula di pensione anticipata si avrà ma solo entro confini ben definiti. Pensare ad un APE Sociale aperta a tutti e fin da ora irrealistico.

Al momento, l’uscita anticipata con APE Sociale è rivolta solo ai soggetti che svolgono un lavoro considerato per legge gravoso, con 36 anni di contributi maturati e un’età anagrafica di 63 anni.

L’età contributiva si riduce a 30 anni nel caso in cui si assista un familiare o si è disoccupati

In ogni caso, la categoria dei beneficiari verrà ampliata partendo dall’includere altri lavori gravosi fino a comprendere la nuova categoria degli usuranti

Pensione anticipata 2022: è possibile con i soli contributi?

Nel 2022 arriva la riconferma anche per Quota 41Nulla a che vedere con la formula di pensione anticipata proposta come alternativa a Quota 100 dai sindacati al Governo Draghi come parte integrante della Riforma Pensioni.

Il riferimento è all’opzione di pensione anticipata già attiva che consente ai lavoratori appartenenti alla categoria dei precoci un ritiro dal lavoro dopo aver maturato 41 anni di contribuzione senza il rispetto di alcun vincolo anagrafico

Qualora non si appartenesse alla categoria “precoci” si potrà comunque andare in pensione tenendo conto della sola età contributiva distinta per sesso: 41 anni e 10 mesi di contributi per donne, 42 anni e 10 per gli uomini.

Riforma Pensioni 2022: perché non una Quota 41 per tutti?

Riassumiamo in po' quanto detto in precedenza. Le opzioni di pensione anticipata esaminate riconoscono al lavoratore il diritto di ricevere l’assegno di pensione dai 56 anni fino al riconoscimento della pensione di vecchiaia a 67 anni d’età.

Tuttavia, una Riforma Pensioni così programmata permette solo a specifiche categorie di lavoratori l’accesso alla pensione anticipata, diversamente da Quota 100 rivolta ad un numero di lavoratori maggiore.

Il dibattito sul sostituto di Quota 100 continuerà ancora prima di giungere ad una decisione definitiva sulla Riforma Pensioni.

Resta però irremovibile la posizione del Governo Draghi: Quota 100 non verrà rinnovata al 2022 e non ci sarà spazio per una Quota 41 a causa degli alti costi della misura, circa 4,3 miliari di euro.