Manca ormai davvero pochissimo per conoscere l’esito e la configurazione della Riforma Pensioni 2022, prevista ormai a breve, in quanto, secondo quanto previsto, tale riforma sarà inserita nella futura Legge di Bilancio 2022.

Dopo mesi di acceso dibattito tra le file del Governo, infatti, a breve una decisione dovrà essere necessariamente presa, anche in vista della scadenza della tanto discussa Quota 100, alla quale dovremo, quasi certamente, dire addio tra pochi mesi. La misura, infatti, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2021, ha scontentato moltissime forze politiche: dunque, è poco probabile che questa venga confermata.

Dell’addio a Quota 100 ne ha parlato anche Mondo Pensioni, nel seguente video di cui si consiglia la visione:

Purtroppo, come è ben noto a molti, la fine di Quota 100 potrebbe significare uno scalone di ben 5 anni: sono quindi in tantissimi a temere lo scalone, e la nuova Riforma Pensioni dovrà cercare in tutti i modi di evitarlo.

Molte sono le attuali proposte che il Governo, ma anche altri enti come L’istituto Nazionale Previdenza Sociale ed i sindacati, hanno lanciato per evitare il tanto temuto scalone e per migliorare la situazione pensionistica del nostro Paese.

Scopriamo quindi insieme il possibile volto della Riforma Pensioni 2022.

Riforma Pensioni 2022: confermati APE Social e Opzione Donna, spunta anche la RITA  

Innanzitutto, se a Quota 100 dovremo sicuramente dire addio, ciò non sarà necessariamente vero anche per altre forme di pensionamento anticipato attualmente in vigore, che molto probabilmente verranno modificate ma mantenute nella Riforma Pensioni 2022.

Ci riferiamo, nello specifico, ad Opzione Donna e all’APE Social.

Entrambe le due opzioni di pensionamento anticipato, insieme alla tanto discussa Quota 100, sono già state prorogate grazie alla Legge di Bilancio, dal vecchio Governo guidato da Giuseppe Conte; e si pensa ad una nuova proroga anche per l’anno 2022.

Analizziamole dunque brevemente.

Opzione Donna permette alle donne lavoratrici di accedere in anticipo al trattamento pensionistico, purché si manifestino determinate condizioni: innanzitutto l’opzione è rivolta alle donne sia autonome che dipendenti, ma queste devono aver versato un minimo di 35 anni di contributi.

APE Social (o APE Sociale) è invece un’opzione rivolta a tutti, indipendentemente dal sesso del lavoratore, purché il lavoro possa rientrare tra quelli considerati a rischio: è questo il requisito per poter accedere ad un anticipo pensionistico tramite questa seconda opzione.

Ma forse non tutti sapranno che esiste una terza opzione per poter accedere anticipatamente alla pensione, opzione che quasi certamente verrà confermata dalla Riforma Pensioni del 2022 e che permetterà di andare in pensione a 57 anni di età: la RITA.

Riforma Pensioni 2022: a casa a 57 anni con l’Opzione RITA  

Che l’opzione RITA verrà confermata anche per il 2022 sembra infatti una delle intenzioni dell’attuale Governo Draghi, in merito alla futura Riforma Pensioni 2022.

Cerchiamo dunque di analizzare l’opzione, in modo da capire chi sono i fortunati che potranno andare in pensione anticipata a soli 57 anni di età.

La RITA, acronimo di rendita integrativa temporanea anticipata, permette infatti di accedere ad una pensione anticipata solamente nel caso in cui si rispettino determinati requisiti.

Secondo quanto disposto dalla Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 che la introdusse, la RITA permetterà di accedere alla pensione anticipata a coloro che

“maturino l'età anagrafica per  la  pensione   di   vecchiaia   nel   regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni  successivi”.

A conti fatti, dunque, sarà possibile accedere alla RITA al compimento dei 57 anni di età.

Ma ci sono anche altri requisiti che andranno rispettati, e che possiamo trovare ai commi 168 e 169 della già citata legge 205/2017, commi dedicati, appunto, alla RITA.

Il lavoratore che intende richiederla, innanzitutto, deve risultare in stato di inoccupazione da un periodo pari ad almeno 24 mesi: prima di poter accedere all’opzione RITA, quindi, il lavoratore deve aver cessato il proprio lavoro da almeno due anni.

In secondo luogo, la RITA è riservata a coloro 

“ che abbiano maturato alla data di presentazione della domanda di  accesso (…) un  requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi  obbligatori di  appartenenza”

Rispettati questi requisiti, i lavoratori potranno accedere alla rendita integrativa temporanea.

Riforma Pensioni 2022, la proposta dell’INPS

Passiamo adesso ad analizzare le altre opzioni che potrebbero rendere molto difficili le decisioni che, alla fine, porteranno a delineare quella che sarà la Riforma Pensioni 2022 ufficiale.

Ci sono infatti state molte proposte che si sono susseguite nelle scorse settimane, proposte che mirano a sostituire Quota 100 con modalità di pensionamento più convenienti.

Tra le molte proposte, gode di molta fama quella ideata dal Presidente Pasquale Tridico, ossia il Presidente dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale, che ha proposto una forma di uscita anticipata a 63 anni.

In particolare, Tridico propone un anticipo pensionistico ridotto fino ai 67 anni di età, al compimento dei quali si potrà ottenere poi l’importo pensionistico definitivo.

Questa sorta di anticipo pensionistico, concesso al sessantatreesimo anno di età, verrà comunque calcolato sulla base dei contributi che il lavoratore ha versato negli anni.

La proposta di una pensione a 63 anni con anticipo è stata gradita a molti, ma non è comunque l’unica.

Riforma Pensioni 2022: i sindacati propongono Quota 41

Di diversa opinione sono infatti i sindacati, che per la Riforma Pensioni 2022 propongono ancora la cosiddetta Quota 41: questa nuova opzione di pensiona anticipata non dovrebbe avere nulla a che vedere con l’età del lavoratore, ma verrebbe concessa in base agli anni di contributi versati.

Più nello specifico, per poter accedere a Quota 41 il lavoratore dovrà aver accumulato un minimo di 41 anni e dieci mesi di contributi regolarmente versati, se si tratta di un lavoratore donna; se invece il lavoratore è uomo, i contributi versati devono raggiungere la quota di 42 anni e dieci mesi.

Insomma, se la Riforma Pensioni 2022 dovesse accettare Quota 41, l’età anagrafica del lavoratore non verrebbe tenuta in considerazione: la possibilità di ottenere la pensione dipenderebbe esclusivamente dall’età contributiva del lavoratore.

Tuttavia, Quota 41 ha scontentato i più, in quanto si tratta di un’opzione molto costosa per le casse statali, forse anche più di Quota 100.

Su questa nuova modalità di accesso alla pensione anticipata, candidata a succedere a Quota 100 nella futura Riforma Pensioni 2022, si è espressa anche la Corte dei Conti, con un parere molto sfavorevole.

Riforma Pensioni 2022: cosa propone la Corte dei Conti

Infatti, la Corte dei Conti ha voluto dire la sua già mesi fa, a fine maggio, con il Rapporto annuale sul coordinamento della finanza pubblica, sul quale ha auspicato un sistema che succeda Quota 100 che possa garantire un’uniformità a livello di età anagrafica anche per quanto riguarda le forme di pensione anticipata che verranno proposte all’interno della Riforma Pensioni 2022.

Per poi rendere ancora più concrete le proprie idee, anche la Corte dei Conti ha messo nero su bianco, tra le righe del già citato Rapporto, la propria proposta. La Corte dei Conti ha infatti avanzato l’idea di un trattamento pensionistico flessibile, con venti anni di contributi versati regolarmente, ed una età del lavoratore fissata ad un minimo di 64 anni.

Oltre alla proposta del Presidente dell’INPS Tridico, questa seconda opzione gode di ampio riscontro positivo da diversi rami della politica: l’ex ministra del lavoro Nunzia Catalfo, ad esempio, si è detta più volte d’accordo con la proposta della Corte dei Conti, così come anche il Movimento 5 Stelle.

Riforma Pensioni 2022: tanti i nodi da sciogliere per Draghi

Insomma, il Governo capitanato dal Presidente Mario Draghi si trova a dover gestire numerose proposte, tra le quali scegliere per dar vita alla Riforma Pensioni 2022.

Se infatti, come abbiamo visto, è molto probabile che APE Social e Opzione Donna verranno revisionate e mantenute e che l’opzione RITA verrà confermata, non si sa ancora come verrà concretamente sostituita la controversa Quota 100.

L’unica cosa certa è che le nuove forme di pensionamento dovranno tenere conto della situazione economica non certo rosea in cui versa il nostro Paese, situazione che, a causa della pandemia ancora in atto, di certo non accenna minimamente a migliorare.

Anche a causa dell’emergenza sanitaria e della conseguente crisi, tra l’altro, sono in molti a non poter vantare di una situazione lavorativa all’insegna della regolarità.

Proporre dunque una Riforma Pensioni 2022 che tenga conto solamente degli anni di contributi versati, sicuramente non andrà a vantaggio delle generazioni di futuri pensionati: se sono davvero pochi i giovani che, allo stato attuale, vantano una situazione lavorativa e contributiva regolare, come si può proporre una riforma che tenga conto solamente dell’età contributiva?

Altro nodo che il Governo Draghi si troverà a dover sciogliere riguarda i costi delle pensioni anticipate: è opportuno trovare una modalità di uscita anticipata che non gravi eccessivamente sulle casse statali, la cui situazione non è di certo idilliaca.

Prima della Riforma Pensioni 2022: come si va in pensione fino alla fine del 2021?

In ultimo, è doveroso un accenno all’attuale situazione pensionistica, per tutti quei lettori il cui accesso al trattamento pensionistico è previso entro la fine di questo anno 2021.

Fino alla data di scadenza della Legge di Bilancio 2021, Quota 100 sarà ancora valido: questo significa che il lavoratore potrà richiedere l’accesso al trattamento pensionistico una volta raggiunti i 62,6 anni per i dipendenti pubblici, i 61,3 anni per quanto riguarda i dipendenti privati.

Per i lavoratori che, invece, matureranno i requisiti previsti a partire dall’anno 2022, la pensione resta un’incognita: spetterà alla Riforma Pensioni 2022 dare una risposta concreta ai futuri pensionati.