Quota 100 termina il 31 dicembre 2021. Quota 41 non va bene, nè per l'Inps nè per la Corte dei Conti. Aumentare l'età pensionabile è escluso dalla Lega di Matteo Salvini. Cosa resta allora come possibile riforma delle pensioni che mette d'accordo tutti? L'ha annunciato l'Inps, nella persona del suo presidente Pasquale Tridico, nella presentazione del XX rapporto sulla previdenza in Italia. Un uscita a 62 anni, con una pensione calcolata solo sui contributi versati, fino al compimento dei 67 anni, da quando invece si sommerà anche la quota retributiva (per chi la matura). Quindi non aumenta l'età pensionistica, anche se l'assegno iniziale della pensione sarà più basso. Nel frattempo si fa sempre più concreto il rinnovo di APE sociale, per andare in anticipo in pensione. Ecco il punto prima di ferragosto.

Riforma pensioni: cosa bolle in pentola

Mario Draghi è andato in ferie, la politica anche se tra mare, montagna e campagna dà il meglio di se stessa anche in questi giorni. Ma a raffica di tweet oppure di contestazioni anche forti. Sul tema delle pensioni però sembra non esserci aria surriscaldata. Basta quella shaariana da punte anche oltre 45 gradi. Però i fumi del nervosismo ce l'hanno quei cittadini che per un soffio non potranno sfruttare quota 100 e per il momento dal 1 gennaio 2022 devono lavorare altri 5 anni per andare in pensione. Ma nulla è perduto perchè se è vero che ormai la riforma delle pensioni è attesa nella legge di bilancio 2022, ci sono anche delle buone indicazioni di come sarà il nuovo sistema pensionistico.

Nelle scorse settimane sono state avanzate diverse proposte, sintetizzate poi dal presidente dell'Inps Pasquale Tridico nel XX rapporto sulla previdenza in Italia. Di quelle proposte, diverse però sono state già accantonate. Prima di leggere quali sono le soluzioni rimaste, ripercorriamo quali erano le proposte.

Quota 41 per tutti senza vincoli di età anagrafica. Dunque un'uscita al raggiungimento di 41 anni di contribuzione. Per chi ha iniziato a lavorare a 18 anni significa andare in pensione a 59 anni. 

Una nuova quota 100 combinata da 64 anni di età anagrafica e 36 anni di contribuzione.

Sistema misto con uscita a 62 anni e anticipo di pensione sulla parte contributiva in attesa del compimento dei 67 anni. 

Riforma pensioni: le opzioni escluse

Tra le proposte presentate, l'Inps ha presentato il conto che ha portato ad escludere almeno due delle tre opzioni.

Fermo restando che Quota 100 non ha funzionato nell'intento del ricambio generazionale, e da un punto di vista di risorse è stato un disastro, tanto che la Corte dei Conti ha bocciato la sperimentazione, anche Quota 41 e la nuova Quota 100 sono out.

Quota 41, da un calcolo dell'Inps costerebbe di più di Quota 100. Se Corte dei Conti e Ragioneria di Stato hanno bocciato Quota100 perchè troppo costosa, è implicito che qualcosa che costa di più non è neanche da prendere in considerazione. Così si è espresso Pasquale Tridico sui costi di una riforma delle pensioni con Quota 41:

fino a 9 miliardi l’anno, partendo da oltre 4 subito.

A fine anno si stima che la spesa complessiva dello Stato per quota 100 sarà di circa 16 miliardi (a fronte dei 21 stanziati).

La nuova Quota 100 con 36 anni di contributi e 64 anni di età anagrafica non rispetterebbe i vincoli di flessibilità che chiedono i sindacati ma che diventano importanti per dare un'alternanza generazionale nel mondo del lavoro. L'obiettivo di Quota 100 (62+38) era anche quello di favorire l'ingresso di giovani nel mondo del lavoro. Obiettivo fallito. Lo sarebbe anche la nuova Quota 100.

Riforma pensioni: uscita a 63 anni e sistema misto

La sperimentazione di Quota 100 piaceva perchè consentiva di uscire a 62 anni e riduceva di 4 anni e 10 mesi per gli uomini (un anno in meno per le donne) gli anni di contribuzione. Questo sulla carta. Ma un'analisi dell'Inps ha mostrato che Quota 100 è stata sfruttata soprattutto nel settore pubblico da chi percepiva une retribuzione medio-alta, mentre nel privato l'opzione è stata scelta da chi aveva qualche problema di salute. In sintesi, il modello pensionistico non era molto gradito.

La proposta di Pasquale Tridico di uscire a 63 anni potrebbe piacere a tutti: ai sindacati, al Governo e all'Inps. Ai primi perchè non si aumenta l'età pensionabile. Agli altri due perchè tale opzione non richiederebbe sforzi economici rilevanti. Nel XX rapporto Inps sulla previdenza in Italia si legge che per questa proposta l’impegno di spesa parte da meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi di euro. Così Pasquale Tridico si è espresso

Visto che siamo in un sistema misto retributivo/contributivo, ho proposto la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo uscendo a 62-63 anni ma ottenendo solo la parte contributiva, (ndr calcolata su almeno 20 anni di contributi) dei versamenti e quindi aspettare i 67 anni per il resto. In questo modo assicuriamo un meccanismo di flessibilità ma al tempo stesso non creiamo problemi di sostenibilità ai conti.

Questa opzione non scontenterebbe neanche il leader della Lega, Matteo Salvini, che in un intervista al Corriere della Sera ha spiegato l'impegno del suo partito al dopo Quota100

Stiamo preparando una proposta di riforma delle pensioni che sostanzialmente non aumenta l’età pensionabile, e mi auguro che Pd e 5Stelle non si mettano di traverso.

Quel non aumentare l'età pensionabile fa pensare ad un allineamento all'uscita a 63 anni, tra l'altro già prevista anche per l'APE sociale.

Riforma pensioni: sfruttare l'APE sociale

Per chi volesse cercare un uscita anticipata in attesa della riforma delle pensioni, e con la consapevolezza che ad oggi l'unica certezza è lo scalone di 5 anni dal 2022, è quella di mettersi al riparo con APE sociale, che potrebbe essere rinnovata nel 2022 ed anche estesa. Come ha anche affermato Pasquale Tridico, che ha parlato di allargamento delle maglie di questa misura, che ricordiamo, anch'essa in scadenza a dicembre 2021

facendo entrare altre categorie degne di protezione, ma sulle base dell’effettiva gravosità delle singole mansioni. E questo all’interno di un sistema contributivo che ormai è la regola.

Ma l'APE sociale purtroppo nella sua attuale configurazione non è per tutti. Ma chi rientra tra i requisiti potrebbe approfittarne entro il 30 novembre 2021, ultima finestra utile prima dell'addio di APE sociale.

APE sociale: a chi spetta

I soggetti che possono richiedere l'APE sociale, ossia l'assegno pensionistico anticipato sono tre categorie ben definite, che il legislatore ha voluto tutelare. E nell'idea di uno Stato che tutele i più deboli, è molto probabile che questa prestazione previdenziale sia rinnovata nel 2022. 

Per poter fare la domanda di APE sociale il primo requisito è l'iscrizione ad una forma previdenziale. Questa può essere sia l'Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, che altre forme sostitutive ed esclusive della medesima, oltre le gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione Separata. Esaudito questo requisito, ci sono poi quelli relativi alla situazione oggettiva. 

I lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni.

I lavoratori che assistono un famigliare cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità.

Infine, tra i beneficiari dei APE sociale ci sono anche i lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore o pari al 74% e che hanno versato 30 anni di contributi. 

Per tutti l'età anagrafica per andare in pensione è di 63 anni.

APE sociale: quanto spetta

L'importo dell'assegno tuttavia non è alto. L'Inps eroga un anticipo di pensione per gli anni mancanti al raggiungimento dell'età della pensione di vecchiaia (67 anni). Questo importo è pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di questo importo)

Pensione anticipata: le opzioni pre-riforma pensioni

Al momento non ci sono tante "vie d'uscita" per andare prima in pensione. Per chi riuscisse a rispettare i requisiti ecco le alternative.

Isopensione: pensione anticipata di 7 anni (lo scalino è stato portato da 4 a 7 fino al 2023) se c'è un accordo all'uscita volontaria (esodo) tra sindacati, Inps e datore di lavoro. Al lavoratore appunto devono mancare 7 anni dall'età pensionabile (dal 2022 quindi si può andare a 60 anni) e l'azienda in cui lavora ci sono più di 15 dipendenti. Inoltre l'azienda deve versare i contributi per gli anni mancati alla pensione e rilasciare una fidejussione a garanzia dei pagamenti della pensione.

RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata): anticipo di pensione sfruttando il montante ottenuto nel fondo pensione. I requisiti sono 57 anni di età, stato di disoccupazione dal non meno di 2 anni, 5 anni di contributi versati, e sottoscrizione di un apposito fondo pensione.  

Resta sempre attiva la possibilità di andare in pensione prima, indipendentemente dall'età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, che non saranno adeguati alla aspettativa di vita fino al 2026

Opzione donna: destinata alle lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome). Inoltre devono aver cessato il rapporto di lavoro. Il diritto alla pensione matura 12 mesi o 18 mesi dalla data di raggiungimento dei requisiti, quindi fini 2021 per le lavoratrici dipendenti, giugno 2022 per le lavoratrici autonome.