C'è grande attesa per la riforma delle pensioni. In questi giorni non si sta parlando che di busta paga e green pass. Per questo ho scritto un articolo molto interessate Busta paga e Green Pass: ecco le novità di ottobre di Draghi.

Ritornando al tema pensione, e come affrontare il dopo Quota 100, si deve aspettare la legge di bilancio 2022. Purtroppo nella legge delega per la riforma fiscale non sembra esserci nulla in riferimento alla riforma delle pensioni se non quella che, dal 2022 per effetto della rimodulazione delle aliquote Irpef, si potrà avere più soldi nel cedolino.

Ma di riforma delle pensioni non c'è cenno e probabilmente non ci sarà una riforma organica, ma solo una serie di interventi che mireranno a consentire ai lavoratori e lavoratrici italiane di anticipare l'età pensionabile attraverso alcune misure specifiche dedicate a particolari categorie di lavoratori che rispetteranno determinati requisiti. 

Quota 100 è giunta al capolinea, ed il 31 dicembre è l'ultimo giorno. I lavoratori che raggiungeranno i requisiti di 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contribuzione, potranno comunque avere tempo anche nel 2022 per fare domanda. Per tutti gli altri invece si dovrà aspettare la decisione del Governo e poi del Parlamento in merito alle proroghe di misure già presenti nel sistema pensionistico come Ape Sociale, Opzione Donna, Quota 41, senza dimenticare l'isopensione e la RITA, rendita integrativa temporanea anticipata. Sono formule su cui i diversi stakeholders in campo, politica, Inps e sindacati stanno lavorando per poter superare lo scalone di 5 anni che scatterà il 1 gennaio 2022. 

Le premesse non sono delle migliori, ma ci sono diverse proposte che partono dal pensionamento a 56 anni fino all'uscita a 62 o 63 anni, con qualche penalizzazione sull'importo dell'assegno della pensione anticipata. Proviamo allora a fare una sintesi.

Riforma Pensioni: uscita a 56 anni per tutti?

Una prima misura che consentirebbe un'uscita con ben 11 anni di anticipo dal lavoro, rispetto ai 67 anni di età anagrafica prevista dalla legge Fornero, è quella prevista per i titolari della Legge 104, per i quali è riconosciuta una disabilità grave. Per questi lavoratori, anche per il 2022 è confermata la possibilità di anticipare a 56 anni l'uscita dal lavoro. Si tratta di una possibilità offerta alle donne purchè abbiano maturato almeno 20 anni di contribuzione.

Per i titolari di condizione di invalidità, con oltre il 74%, è possibile anche richiedere all'Inps il riconoscimento della maggiorazione di contribuzione, pari a 2 mesi in più per ogni anno lavorato, per un massimo di 5anni. Questo quindi permette di accorciare i tempi di pensionamento e soprattutto di aumentare i contributi per accedere alla pensione. Per chi ha lavorato per esempio 10 anni, si potranno riconoscere 20 mesi in più di contribuzione. 

A 57 anni possono invece accedere in pre-pensionamento, con RITA,  coloro che hanno un'iscrizione ad un fondo pensione da almeno 5 anni, 20 anni di contributi ed essere nella condizione di inoccupato. Ma approfondiremo questa misura più avanti.

Per i famigliari che assistono invece da almeno 6 mesi un famigliare convivente con disabilità grave ai sensi della legge 104/1992 potrà beneficiare dell'APE sociale che consente di andare in pensione con 4 anni di anticipo a patto di rispettare alcuni requisiti.

Riforma pensioni: ok all'APE sociale nel 2022

L'APE sociale non è altro che una prestazione erogata dall'Inps a beneficio di alcune categorie di lavoratori che hanno alcuni requisiti. Con molta probabilità l'APE sociale che scade il 31 dicembre 2021, sarà rinnovata per il 2022 e potrebbe diventare strutturale. Questo significherebbe che l'anticipazione della pensione a 63 anni non sarebbe concessa di anno in anno mediante le varie leggi di bilancio, ma sarebbe una modalità definitiva offerta dall'istituto previdenziale nazionale sociale.

Per mezzo del suo presidente, Pasquale Tridico, in occasione della presentazione del XX Rapporto annuale del sistema previdenziale, l'Inps aveva appoggiato l'APE sociale come misura da cavalcare e da usare per dare una risposta a Quota 100 che non sarà rinnovata. 

Per renderla strutturale, si deve però pensare di allargare la platea dei beneficiari che attualmetne sono limitatai solo a chi ha una condizione di invaildità o disabilità, oppure assiste una persona in queste condizioni e a chi ha svolto lavori gravosi. I tentativi sono quelli di allargare le maglie dei lavori gravosi e quindi consentire ad altri lavoratori di poter sfruttare l'APE sociale. 

APE Sociale 2022: tutti i requisiti

Nata nel 2017 con la lege di bilancio, l'APE sociale è stata prorogata fino al 20221, consetendo a determinati lavoratori di poter anticipare la pensione, prima ancora che arrivasse Quota 100.

L'APE sociale è una sorta di anticipazione dell'assegno pensionistico, erogato dall'Inps fino al raggiungimento dell'età effettiva della pensione di vecchiaia. Tuttavia, l'importo che può essere erogato per 12 mesi non può supeare i 1.500 euro lordi. Questo lascia i potenziali beneficiari un po' dubbiosi sulla volontà di aderire.

Per tutti i beneficiari si deve rispettare il requistio dell'età anagrafica che è di 63 anni. Mentre per quanto riguareda la contribuzione questa è fissata a 36 anni per chi ha svolto lavori gravosi e 30 anni per le altre tre categorie che esaminiamo immediatamente dopo. 

L'altro requisito è l'iscrizione ad una forma previdenziale qualsiasi. In questo caso non c'è un vincolo di qualche cassa, ma si va dall'assicurazione generale obbligatoria, alla gestione separata Inps, alle casse professionali o altre forme previdenziali per lavoratori autonomi, commerciali.  

Riforma Pensioni: i beneficiari APE Sociale nel 2022

Anche nel 2022 si confermano le categorie dei beneficiari già previsti per il 2021. La novità sarà collegata all'introduzione di ulteriori lavori gravosi proprio per aumentare la platea dei beneficiari. 

Allo stato attuale i beneficiari dell'APE sociale anche nel 2022 sono tre categorie, per le quali si richiede 30 anni di contributi verstai ed un età anagrafica di 63 anni.

Il lavoratore disoccupato, che risulta tale perchè ha persone involontariamente il proprio posto di lavoro. Tuttavia si devono avere maturato nei tre anni precedenti la perdita involontaria del lavoro, almeno 18 mesi di lavoro dipendente.  Devono tuttavia aver terminato completamente la percezione della prestazione di disoccupazione.

I caregivers che assistono un famigliare cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1992, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. Ad essi si aggiungono colo che assistono un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età.

Il lavoratore stesso che però ha una invalidità oltre il 74% riconosciuta da verbale Inps a seguito di una valutazione medicol-legale.

Il rinnovo nel 2022 dell'APE sociale invece dovrebbe ampliare la lista dei lavori gravosi, ossia quelli notturni. Questi ultimi sono quelli per i quali si siano svolti diverse notti di lavoro rispetto al totale numero di giorni di lavoro. In entrambi i casi questa tipologia di lavoro deve essere stata condotta almeno per sette anni negli ultimi dieci anni oppure almeno sei anni negli ultimi sette.

Riforma Pensioni: con RITA nel 2022 si va a 57 anni

Per chi volesse lasciare il lavoro con 10 anni di anticipo rispetto ai 67 anni che ci vorranno nel 2022, si può usare la rendita integrativa temporanea anticipata, o RITA. In questo caso a pagare la pensione è il fondo pensione presso cui si sono versati i contributi tramite la destinazione del TFR e le quote personali integrate da quelle del datore di lavoro. In pratica il pensionamento anticipato con RITA non è altro che usare il proprio montante contributivo investito nel fondo pensione per pagarsi in anticipo una parte della pensione.

Per usare la RITA si deve però essere iscritti ad un fondo pensione, ed esserlo per almeno da cinque anni. Il fondo pensione può essere sia chiuso (quello dei contratti di lavoro), aperto ma anche i piani individuali pensionistici (detti PIP). 

Per accedere alla RITA però si deve risultare disoccupati ed avere dichiarato l'immediata disponiblità al proprio centro per l'impiego.

Infine ci vogliono 20 anni di contributi versati. 

Se tutti questi requisiti sono soddisfatti, la domanda RITA potrà essere fatta al proprio fondo pensione. L'importo dipenderà da quanto si sarà accumulato. L'anticipazione però non farà altro che ridurre la pensione di scorta ottenibile con il fondo pensione. C'è però un vantaggio che è quello legato alla tassazione agevolata che è del 15% rispetto all'applicazione delle aliquote Irpef.

Riforma pensioni 2022: cosa bolle in pentola

Come abbiamo anticipato all'inizio dell'articolo, non si può parlare di una vera e propria riforma del sistema delle pensioni, quanto piuttosoto di misure di anticipazione della pensione per evitare lo scalone dei 5 anni che scatterà nel 2022 portando l'età di pensionamento della vecchiaia a 67 anni. Ma perchè è importante concedere una possibilità di uscita anticipata? Per poter permettere un ricambio generazionale nel mondo del lavoro e nello stesso tempo tenere sotto controllo la spesa previdenziale.

Ma quali sono le altre proposte in campo?

Lega e Sindacati spingono per Quota 41 per tutti, mentre oggi è concesso solo ai lavoratori precoci (con almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento di 19 anni). Ma questa scelta non piace all'Inps e al Governo perchè troppo onerosa.

Poi ci sono le proposte dell'Inps con una uscita a 62 o 63 anni. Una prevede un sistema misto con una pensione pagata solo sui contributi versati con il sistema contributivo, per tutti. Mentre al raggiungimento dei 67 anni, chi ha una pensione anche con il sistema retributivo si sommerebbero i contributi versati nel periodo del sistema retributivo. L'altra invece, presentata dall'ex Presidente dell'Inps, Tito Boeri, anticipa l'uscita da lavoro di 4 o 5 anni, ma per ogni anno di anticipazione c'è una decurtazione dell'assegno della pensione di 1,5%.