Riforma Pensioni: il dibattito entra nel vivo. E c'è da scommetterci che sarà uno dei temi forti dell'autunno e fino all'approvazione della Legge di Bilancio per il 2022.

La Riforma ci sarà perchè si deve intervenire su un sistema nel quale termina al 31 dicembre 2021 l'esperimento di Quota 100.

Vediamo di analizzare la questione a tutto tondo analizzando le ipotesi sul tavolo del governo capitanato da Mario Draghi e le certezze in vista dell'anno prossimo.

Riforma Pensioni: si ragiona sul sistema da attuare una volta terminata l'esperienza di Quota 100

Quota 100 è stata la misura simbolo voluta principalmente dalla Lega nel corso dell'esperienza di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle. La misura nata nel corso del primo Governo guidato da Giuseppe Conte consente di andare in pensione con 62 anni di età avendo 38 anni di contributi.

Questa misura, come detto sperimentale, termina la sua esperienza alla fine del 2021. Per bocca del ministro dell'Economia Daniele Franco, la misura non sarà rinnovata e non sarà riproposta.

Ora occorre avviare un tavolo di confronto tra Governo e sindacati per dare vita ad una nuova riforma e scongiurare il ritorno alle Leggi Fornero che porterebbero ad un aumento importante dell'età di uscita dal lavoro. Analizziamo tutte le ipotesi in campo dalla riforma generale al potenziamento possibile di alcune uscite anticipate già previste nell'ordinamento attuale. 

Riforma Pensioni, le parole del ministro Franco: “Una riforma delle pensioni equilibrata”

Fonti del Governo parlano di riforma delle pensioni in maniera equilibrata. A dirlo è proprio il ministro dell'Economia Daniele Franco che nel comunicare che Quota 100 andrà in soffittta spiega che l'obiettivo dell'esecutivo è quello di trovare una riforma che possa andare bene a tutti.

Non sarà ovviamente facile trovare un punto di sintesi che possa andare bene al Governo, all'Unione Europea, a tutti i partiti che sostengono l'eterogenea maggioranza che sostiene il governo Draghi. Oltre, ovviamente, alle forze sindacali e ai lavoratori.

In una situazione nella quale ovviamente andrà tenuta in ampia considerazione la tenuta dei conti dello Stato.

Riforma Pensioni: certa la conclusione dell'esperienza Quota 100

Il ministro Daniele Franco ha proseguito la sua analisi evidenziando come l'obiettivo sarà quello di inserire una Riforma delle Pensioni equilibrata nella legge di Bilancio che si preparerà per il 2022.

“Siamo consapevoli – ha analizzato Franco – che alcuni settori economici attraversano forti momenti di difficoltà. E terremo in considerazione tutti questi aspetti”.

La riforma delle pensioni sarà di certo un nodo molto spinoso e problematico dei prossimi mesi. La sensazione è che prima ancora di presentare all'esterno un progetto di riforma occorre che all'interno del Governo Draghi stesso si trovi un punto di sintesi tra le varie anime che compongono la maggioranza. E non sarà di certo facile. 

Ma occorre fare in fretta per il motivo spiegato in precedenza: dal 1 gennaio 2022 se non intervengono novità normative si ritorna alle vecchie regole della Riforma Fornero.

Ovvero terminata questa fase sperimentale di Quota 100 l'accesso alla pensione in base alle regole Fornero avverrebbe nel momento in cui si compiono 67 anni di età. Oppure per gli uomini al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi e per le donne dei 41 anni e 10 mesi.

Ovviamente questo ritorno alla Legge Fornero è visto come fumo negli occhi per le forze sindacali ma anche per molti partiti della maggioranza di Governo, Lega di Matteo Salvini su tutti. Lega che, non a caso, è stata la principale forza a sostegno della misura Quota 100. 

Riforma Pensioni Governo Draghi: i sindacati pronti a mobilitarsi

Naturalmente i sindacati restano vigili sul tema. Naturalmente c'è univocità di posizioni tra le varie sigle su una forte opposizione al ritorno della Legge Fornero che penalizzarebbe eccome (scalone di 5 anni) tanti lavoratori che non sono riusciti ad uscire dal lavoro con Quota 100. La mobilitazione sarebbe pronta.

Tra le tante ipotesi che ci sono al momento sul tavolo del Governo ma sulle quali il ministro Franco ha tenuto il massimo riserbo ci sono quelle legate a forme di pensionamento anticipato che sono già presenti ora come ad esempio Ape Sociale e Opzione Donna che analizzeremo nel prosieguo dell'articolo.

Una proposta che sembra farsi strada è anche quella di una proposta da parte del Governo Draghi di una uscita dal lavoro attorno ai 62/63 anni ma con una penalizzazione dal punto di vista dell'assegno pensionistico.

Riforma Pensioni, la strada della mediazione attorno ai 62/63 anni

Il presidente dell'Inps Pasquale Tridico di recente ha criticato la misura Quota 100 e ha delineato una proposta che sembra avere trovato sostegni e apprezzamento anche in diverse componenti della maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Di fatto si tratterebbe di un sistema di pensionamento misto. Si potrebbe consentire una uscita dal mondo del lavoro ad un'età tra i 62 e i 63 anni.

Fino al raggiungimento dei 67 anni l'assegno pensionistico verrebbe pagato tenendo conto dei contributi versati. Quando si raggiunge poi il sessantasettesimo anno di età si unirebbe anche la quota retributiva. La proposta che si sta facendo strada anche in ambienti governativi consentirebbe di concedere comunque una forma di uscita dal lavoro e un contestuale risparmio di risorse da parte dello Stato.

Di sicuro questa proposta di uscita dal lavoro in due tranche farà discutere governo, partiti e forze sindacali.

Riforma Pensioni: le modifiche possibili a strumenti attualmente in vigore

Abbiamo ipotizzato fino a questo momento quella che potrebbe essere la riforma complessiva delle Pensioni. O quantomeno una delle possibilità che è sul tavolo del ministro Daniele Franco e del presidente del Consiglio Mario Draghi.

Se da un lato abbiamo evidenziato la ricerca della misura strutturale, altra ipotesi è data dal fatto che possono essere prorogate o ampliate alcune delle possibilità di uscita dal lavoro vigenti fino a questo momento.

Vediamo ad esempio che cosa bolle in pentola su diverse possibilità come la Rita, Quota 41, Opzione Donna, Ape Sociale e Scivoli Aziendali.

Riforma Pensioni: uscita dal lavoro con Rita già a 56 anni

Rita significa Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (Rita). Con questa misura che sarà prorogata per il 2022 ci saranno lavoratori che potranno uscire dal lavoro già a 56 o 57 anni.

Di chi si tratta? Intanto va evidenziato che in assenza di stravolgimenti normativi, Rita sarà rinnovata anche per il 2022. La misura consentirà di avere un pagamento della pensione frazionato dal momento in cui viene accettata la richiesta fino a quando si arriverà all'età che prevede il pagamento della pensione di vecchiaia.

Con la Rita andrebbero in pensione tanti lavoratori a 57 anni mentre chi è titolare della Legge 104 ci può andare anche un anno prima, a 56 anni. Soluzione a 57 anni  anche per i caregivers che si occupano dell'assistenza di un familiare non in condizioni di autosufficienza.

Anche per queste persone si aprirebbero le porte dell'uscita dal lavoro con Rita a 57 anni. Ma vediamo nel dettaglio come funzionerebbe questo sistema. Per uscire dal lavoro con Rita servono alcune condizioni essenziali.

Serve una cessazione dell'attività lavorativa con un successivo periodo di 24 mesi di non occupazione. Si può andare in pensione con Rita quando si compiono 57 anni e si hanno almeno 5 anni di forme pensionistiche complementari.

Si può andare in pensione con Rita anche con la sola cessazione dell'attività lavorativa senza i 24 mesi di inoccupazione. In questo caso però si esce dal lavoro non a 57 anni ma a 62 per poi arrivare alla pensione di vecchiaia a 67 anni se si sono maturati almeno 20 anni  di contributi e 5 di forme di previdenza complementare. 

Riforma Pensioni: la situazione legata a Quota 41 e per i lavoratori precoci

Un altro aspetto che sarà presente nel quadro pensionistico 2022 è legato ai lavoratori precoci e a Quota 41. Questa misura che è particolarmente rilevante per le persone che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni sarà riconfermata.

Si potrà andare in pensione anticipata a prescindere dall'età per gli uomini quando si avranno 42 anni e 10 mesi di contributi. E per le donne un anno in meno, ovvero 41 anni e 10 mesi di contributi.

Ribadiamo che in questo caso con Quota 41 non conta l'età anagrafica ma solo gli anni di contribuzione. I lavoratori precoci ovvero le perone che hanno contributi versati per 12 mesi prima di avere compiuto 19 anni possono andare in pensione con 41 anni di contributi.

E' quella che si definisce Quota 41 precoci. 

Riforma Pensioni: rimane Opzione Donna con anche possibili estensioni

Opzione Donna è un'altra di quelle situazioni che sarà presente anche nel sistema pensionistico italiano del 2022. A meno di sconvolgimenti o cambiamenti al momento non probabili la misura consentirebbe alle donne di andare in pensione anticipata.

Le lavoratrici dipendenti con 58 anni di età e 35 di contributi e le lavoratrici autonome con 59 anni di età sempre con gli stessi 35 anni di contributi.

E' una delle misure che potrebbe essere anche rafforzata ma non di certo eliminata.

Ad esempio aggiungendo un tassello come Quota mamma per tutte che darebbe un bonus di un anno do ulteriore anticipo di pensionamento per ogni figlio avuto. 

Riforma Pensioni: Opzione Ape Sociale per un anticipo pensionistico

Come detto in precedenza questa dell'Opzione Ape Sociale è una delle misure che il governo potrebbe anche pensare di estendere per il futuro a più categorie rispetto ad ora.

Sostanzialmente il sistema prevede una pensione a 63 anni di età, un anticipo pensionistico che si concede fino al momento in cui si maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Riforma Pensioni: in pensione prima con gli scivoli aziendali

Infine ci sono gli scivoli pensionistici aziendali come il contratto di espansione e l'isosospensione. Questi strumenti consentono di uscire dal lavoro in maniera anticipata nel primo caso a 62 anni e nel secondo caso a 60 anni. Ma in presenza di particolari condizioni spiegate in questo articolo.