Sui tavoli del Governo il dossier è quello tra i più caldi. Stiamo parlando della Riforma delle Pensioni. Ogni giorno si susseguono dichiarazioni dei leader politici sul tema pensioni.

Entro fine anno occorre normare perchè scade l'esperimento di Quota 100 e se non si interviene torna in vigore la Legge Fornero. Una situazione che comporterebbe uno scalone di 5 anni per chi deve andare in pensione rispetto alla situazione attuale.

Nessuno vuole questo scenario e quindi si moltiplicano gli incontri più o meno ufficiali tra governo, esponenti di partiti e forze sindacali per arrivare ad una riforma. Si sta lavorando in maniera molto intensa per confermare, rafforzare e forse rendere strutturale una delle forme attuali per andare in pensione. Ovvero l'Ape Sociale a 63 anni.

Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede la normativa e le ipotesi sul tavolo

Riforma Pensioni 2022: si va verso il potenziamento di misure già attive

La Riforma delle Pensioni è un tema che inevitabilmente caratterizzerà l'autunno politico. Dopo la tematica green pass, questo sarà il terreno di confronto e prevedibilmente di scontro tra le forze politiche. A fine anno, il 31 dicembre scade l'esperimento di Quota 100. Una misura varata dal primo Governo Giuseppe Conte e fortemente voluta dalla Lega. La misura non sarà rinnovata visto il costo che comporta, è già stato riferito dal ministro dell'Economia Daniele Franco.

Ma come sostituire quota 100 in maniera equa per evitare che ci possa essere uno scalone di 5 anni tra chi va in pensione ora con 62 anni di età e 38 di contributi e invece chi andrebbe in pensione a 67 anni qualora tornasse in vigore la normativa della Legge Fornero?

Le ipotesi allo studio sono tante: sembra farsi forza un rafforzamento dell'Ape Sociale. Una misura che oggi concede a persone che svolgono determinati lavori di andare in pensione anticipata a 63 anni. Sarebbe oggetto di confronto una estensione della platea che avrà il diritto di andare in pensione a 63 anni.

Riforma Pensioni 2022: occhio alle mosse del Governo

L'idea del Governo Draghi sarebbe quella di potenziare alcune situazioni già attualmente presenti. Non varando una nuova riforma organica ma sostanzialmente allargando la platea di beneficiari a misure di pensionamento anticipato. Vediamo le novità di questi giorni con l'intento comune di portare i futuri pensionati ad uscire dal lavoro prima del compimento dei 67 anni di età. 

Come si diceva in precedenza il rischio scalone è da evitare tutti i costi poiché nessuna nuova normativa inserita prima di Capodanno farebbbe scattare un aumento dei requisiti per il pensionamento molto pesante nella notte tra il 31 dicembre 2021 e il 1 gennaio 2022.

Se non ci saranno novità normative dall'anno prossimo si andrebbe in pensione solo a partire dai 67 anni con la Pensione di Vecchiaia con un aumento secco del periodo lavorativo di 5 anni per tanti lavoratori.

Questa situazione è quello che tutti vogliono evitare, sia al Governo che tra le forze politiche che sostengono la maggioranza. Per non parlare delle forze sindacali.

Riforma Pensioni 2022: si rafforzano le misure Ape Sociale e Opzione Donna

E' scontato quindi che nei prossimi mesi il Governo interverrà sul fronte Riforma Pensioni e armonizzerà il sistema. Non ci sarà più Quota 100 con la sua possibilità di uscire con almeno 62 anni di età e 38 di contributi ma non si tornerà ai livelli indicati dalla Legge Fornero.

Il Governo non intende varare riforme o interventi troppo costosi per le casse dello Stato e quella del rafforzamento di alcune situazioni già esistenti ora è una soluzione vista di buon occhio da parte dell'esecutivo.

Su tutto si sta lavorando sul potenziamento di strumenti già noti e operativi come l'Ape Sociale, Opzione Donna oppure i contratti d'espansione. Vediamo di che cosa si tratta.

La principale, la situazione su cui le indiscrezioni da fonti governative sembrano essere più intense, è quella legata all'Ape Sociale. La misura dovrebbe essere estesa anche ad altre cagorie di lavoratori rispetto a quelle attuali su cui torniamo a breve nel prosieguo dell'articolo. Dovrebbero venire estese le categorie di lavoratori la cui occupazione è definita gravosa o usurante. 

Un'altra platea che potrà uscire dal lavoro in maniera anticipata è quella formata dalle donne che dovrebbero potere continuare a uscire dal lavoro in maniera anticipata con Opzione Donna.

Con Opzione Donna le lavoratrici potrebbero uscire in presenza di questi requisiti: 58 anni di età e 35 anni di contributi  per le lavoratrici  dipendenti, 59 anni e sempre 35 anni di contributi per le lavoratrici autonome.

Con Ape sociale l'uscita è a 63 anni: è un sussidio che attualmente viene erogato mentre si attende il raggiungimento dell'età pensionabile di 67 anni. Oltre ai 63 anni servono anche contributi versati. Ma approfondiamo proprio tutto ciò che è legato all'Ape Sociale. 

Riforma Pensioni 2022: come funziona oggi l'Ape Sociale e come potrebbe essere estesa 

L'Ape Sociale oggi è un sistema che consente un'uscita dal lavoro anticipata. Si esce dal lavoro a 63 anni.

Non si tratta di una vera e propria uscita dal lavoro, non è ancora un vero e proprio pensionamento. E' un'indennità che si riceve fino al raggiungumento dei requisiti necessari secondo le normative della Legge Fornero. A quell'età poi arriverà la pensione vera e  propria.

Il Governo Draghi vorrebbe estendere questa misura ad una platea più ampia visto che oggi possono uscire dal lavoro solo alcune particolari categorie con questo strumento.

Ovvero perspone discoccupate che da almeno tre mesi hanno concluso la prestazione per la disoccupazione. Per queste persone sono richiesti 30 anni di contribuzione.

Possono andare in pensione con Ape Sociale anche persone che sono state riconosciute come invalidi civili almeno al 74% e hanno almeno 30 anni di contributi.

E ancora persone che effettuano assistenza da almeno sei mesi a un coniuge o a un parente di primo grado che convive con la persona interessata con un handicap e una situazione di gravità. Vale anche per un parente di secondo grado nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona abbiano compiuto 70 anni. O abbiano anche loro patologie invalidanti o siano deceduti. Anche per questo criterio servono i 30 anni di contributi.

Infine, ed è l'aspetto sui cui il governo potrà lavorare per ampliare la platea: possono andare in pensione con Ape Sociale le persone che hanno svolto per almeno 7 anni negli ultimi 10 o 6 degli ultimi 7 attività gravose. In questo caso sono richiesti 36 anni di contributi.

Riforma Pensioni 2022: la definizione di attività gravose

Sulla definizione di attività gravose sta il nocciolo della questione. E' stata istituita una Commissione sui lavori gravosi. Era nata ai tempi del governo guidato da Paolo Gentiloni. E' operativa e presieduta dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Dopo una prima fase istruttoria sarebbero state definite 203 tipologie di lavori usuranti che consentirebbero dal 2022 di accedere a Ape Sociale e di andare in pensione anticipata già dai 63 anni. 

Entro fine ottobre questa commissione dovrebbe fare sapere le conclusioni definitive dei propri lavori: andrà monitorata questa situazione perchè sarà con ogni probabilità quella più importante per i lavoratori per uscire dal mondo del lavoro. 

Riforma Pensioni 2022: l'uscita dal lavoro con Opzione Donna

Un'altra delle formule che dovrebbe rimanere in vigore anche nel 2022 è Opzione Donna. La misura ad oggi prevede la possibilità per le donne di andare in pensione con un'eta di 58 anni e 35 anni di contributi se si è lavoratrici dipendenti. Se invece si è autonome a 59 anni sempre con 35 anni di contributi.

Questa è un'altra delle misure che nei piani del Governo Draghi sarà rafforzata. Con la scomparsa di Quota 100 questo sistema di pensionamento diventerà una parte molto importante del sistema pensionistico.

Accanto a questa possibilità si sta ragionando anche sulla possibilità di aggiungere una possibilità in più: una sorta di Bonus Mamma. Ovvero anticipare di un anno la possibilità di pensionamento per ogni figlio che è stato avuto. 

Riforma Pensioni: le possibilità di uscita dal lavoro con Rita dai 56 anni

Ci sono anche altre possibilità di pensionamento anticipato che verranno confermate anche nel 2022. Si può uscire ad esempio a 57 anni di età anagrafica grazie alla Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata).

Servono in questo caso come requisiti obbligatori il fatto di avere perso il lavoro e una condizione di non occupazione per un periodo di 24 mesi. Le persone devono anche avere versato almeno 5 anni di contributi alla previdenza complementare. Chi è titolare di Legge 104 può uscire dal lavoro anche un anno prima a 56 anni.

L'uscita dal lavoro grazie a Rita è anche possibile per lavoratori che non sono stati non occupati per 24 mesi. Devono però in questo caso avere 20 ani di contributi e 5 di previdenza complementare. In questo caso si può uscire dal lavoro a 62 anni

Riforma Pensioni 2022: le altre modalità per uscire dal lavoro

Nella normativa per il 2022 rimarrà anche Quota 41 per i lavoratori precoci che hanno iniziato a versare contributi prima dei 19 anni. Questa forma di pensionamento consente di lasciare il lavoro per le donne con 41 anni e 10 mesi e per gli uomini con 42 anni di contributi e 10 mesi.

Presenti anche formule che consentono di lasciare il lavoro in maniera anticipata con i cosiddetti scivoli aziendali.

Analizziamo nel dettaglio in conclusione di articolo queste formule. Il ritiro dal lavoro in questo caso può avvenire a 60 anni o a 62 in base ai cosiddetti Isosospensione e Contratto di Espansione. Verrà rinnovata l’isopensione e data la possibilità ai futuri pensionati di uscire dal lavoro all’età anagrafica di 60 anni.

Con il contratto di espansione, invece, previsto per le aziende con almeno 100 persone alle dipendenze, si potrà uscire dal lavoro massimo 5 anni prima, compiuti i 62 anni di età. La misura è possibile soltanto previo accordo del datore di lavoro con l’INPS