Il Governo è pronto a fornire nella giornata di oggi ulteriori informazioni, presentando un'importantissima bozza della Legge di Bilancio 2022. Si tratta di un documento in cui vengono indicate le misure che verranno implementate nel 2022, con ovviamente anche le coperture, e ci sono alcune tematiche che scaldano particolarmente l'opinione pubblica.

La Riforma del sistema pensionistico è effettivamente una di queste: ad ogni variazione sul sistema pensionistico ci sono sempre state numerose polemiche e prese di posizione varie degli attori principali coinvolti, dai lavoratori (o pensionati) ai sindacati che ne curano gli interessi, passando per partiti di opposizione e Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Ognuna di queste parti è sempre pronta a fornire la propria versione di Riforma del sistema pensionistico ed il Governo si trova spesso a dover trovare un compromesso, cosa che sta accadendo proprio in questo periodo al Governo Draghi.

Il premier è certamente consapevole dell'importanza di questa misura, una delle più decisive da quando ricopre questo ruolo: dopo aver dovuto gestire la pandemia nella cosiddetta "terza ondata" e tutto il trambusto della campagna vaccinale, è ora arrivato il tempo delle scelte.

Per cosa opterà l'Esecutivo? Sicuramente per una soluzione low cost o, almeno, non particolarmente costosa.Quota 100 ha purtroppo messo in difficoltà le casse dello stato, come dichiarato ufficialmente anche dalla Corte dei Conti, motivo per cui una proroga della misura non è praticamente neanche stata presa in considerazione.

Sembra che l'opzione più probabile sia un allargamento delle opzioni già esistenti per andare in pensione anticipatamente: da Quota 41 a Opzione Donna, passando per l'Ape sociale. Quest'ultimo sembra particolarmente gradito da quando INPS ne ha proposto una nuova versione... facciamo il punto della situazione dei possibili scenari e proviamo ad ipotizzare il contenuto della tanto attesa Legge di Bilancio 2022.

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Riforma Pensioni 2022: addio Quota 100

Tanta incertezza sulle nuove modalità con cui andare in pensione, ma una certezza c'è: Quota 100 non verrà rinnovata. Perché? Che fine ha fatto la misura festeggiata dall'allora maggioranza composta da M5S e Lega?

La misura, lo si può dire con certezza, non ha riscosso il successo sperato. Ha permesso sì a tanti lavoratori di andare in pensione in anticipo rispetto a quanto previsto dalla Legge Fornero, ma aveva anche altri obiettivi, tra cui il più importante era quello del ricambio generazionale nel mondo del lavoro.

Ricambio che, semplicemente, non c'è stato. Tante delle figure andate in pensione dai 62 anni in poi non sono state sostituite da lavoratori più giovani, ma piuttosto sono rimaste vacanti o assorbite da figure già esistenti. Il ricambio generazionale è tutt'ora un problema del mondo del lavoro attuale, è vero, ma questa soluzione non ha funzionato e ci vuole certamente un approccio diverso.

Prima di capire quale possa essere il giusto approccio, ricordiamo che la misura permetteva (e permette ancora fino al 31 dicembre) di andare in pensione con una somma tra età e anni di contributi pari o superiore a 100, a partire dai 62 anni di età.

La Corte dei Conti, infine, ha dato la batosta finale a questa misura, dichiarando che è stata nettamente troppo costosa, andando oltre ogni ragionevole stanziamento di fondi. Quota 100 non può quindi essere rinnovata, ma serve assolutamente una valida alternativa.

Infatti, senza un intervento del Governo si ritornerebbe integralmente alla Legge Fornero, con un'età pensionabile prevista a 67 anni senza altri criteri. Un salto di cinque anni rispetto ai 62 anni di Quota 100, che costituisce il cosiddetto "scalone", un vero e proprio problema sociale.

Nei prossimi paragrafi proveremo a vedere le alternative e le forze che le sostengono.

Riforma Pensioni 2022: Quota 41 per tutti?

No, niente Quota 41 per tutti.

A parte questo spoiler, proviamo a capire perché è circolata questa ipotesi e da chi era sostenuta. Quota 41 è una misura già esistente che prevede la possibilità di andare in pensione ai lavoratori precoci, ovvero a coloro che hanno almeno dodici mesi di contribuzione prima del compimento dei 19 anni di età.

Insomma, una misura che è pensata per chi ha cominciato a lavorare molto presto e, per questo motivo, ha la possibilità di andare in pensione in anticipo, cioè al compimento dei 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Al momento può accedere a questa misura chi entro il 31 dicembre 2026 matura i suddetti 41 anni di contributi, ma pare che l'idea sia quella di ampliare i criteri in modo che possano accedervi più soggetti rispetto a quelli attuali.

L'idea proviene dai sindacati, che hanno sostanzialmente chiesto una Quota 41 per tutti: con 41 anni di contributi chiunque può andare in pensione.

Proposta realistica? No, perché il Governo sa bene che sarebbe troppo costosa e finirebbe per essere probabilmente bocciata dalla Corte dei Conti ed anche dall'Unione Europea, che sta chiedendo all'Italia misure ragionevoli ed il più possibile oculate.

Quota 41 in ogni caso resterà attiva ed è ritenuta una misura assolutamente importante nel quadro del sistema pensionistico che si andrà a definire a partire dal 1° gennaio 2022. Anzi, a dire il vero è previsto che la misura venga addirittura ampliata, andando ad includere più soggetti.

Infatti, attualmente per accedere a Quota 41 si può anche essere dipendenti che svolgono (da almeno sette degli ultimi dieci anni) un lavoro ritenuto usurante, cioè particolarmente faticoso. L'idea del Governo è quella di ampliare la lista dei lavori usuranti per andare a toccare anche settori non ancora considerati come usuranti ma che, nei fatti, lo sono.

Riforma Pensioni 2022: la proposta dell'INPS

Arriva ora una proposta che invece sembra molto più interessante agli occhi del Governo ed arriva dall'INPS, l'istituto che concretamente si occupa di ricevere e gestire le domande per molte misure (non solo in ambito pensionistico), oltre ad erogarne molte. INPS ha svolto un ruolo fondamentale anche durante la pandemia, erogando aiuti straordinari alle famiglie più bisognose, come accaduto con il Reddito di Emergenza.

La proposta proveniente da INPS sarebbe un'Ape contributiva, prendendo spunto dall'Ape sociale. Quest'ultima misura è già attiva e lo sarà almeno fino al 31 dicembre, ma circola voce che possa essere riconfermata anche per il 2022 ed INPS, cavalcando tale notizia, ne ha proposta una variante.

Ape contributiva sarebbe un sistema che permette di andare in pensione a 63 o 64 anni, come l'attuale Ape sociale, ma con condizioni differenti: al momento della pensione si riceverebbe esclusivamente la quota contributiva, mentre la quota retributiva sarebbe sostanzialmente congelata fino ai 67 anni.

Dai 67 anni in poi, il modello di calcolo dell'importo della pensione sarebbe lo stesso applicato per tutti. Un modo per mandare in pensione alcuni lavoratori con ben tre o quattro anni di anticipo, ma senza gravare troppo sulle casse dello Stato.

Pare che il Governo abbia gradito la proposta e ci stia ragionando, anche se non è ancora noto se abbia intenzione di metterla in pratica. In caso sarebbe anche utile capire cosa ne rimarrebbe dell'Ape sociale, visto che questa nuova proposta andrebbe forse a sostituirla.

Un altro requisito per accedere alla nuova Ape contributiva sarebbe quello di avere maturato almeno 1,2 volte l'assegno sociale con la sola quota contributiva di pensione.

Secondo le indiscrezioni, la misura richiederebbe 450 milioni nel 2022, 935 milioni nel 2023 e 1,1 miliardi nel 2024 e nel 2025. Cifre ragionevoli, soprattutto se comparate alle ultime misure approvate che sono state ben più pesanti.

Riforma Pensioni 2022: la provocazione di Cottarelli

Tra le proposte di INPS e dei sindacati, è arrivata anche una proposta/provocazione da parte di Carlo Cottarelli, il noto economista italiano. L'ex direttore del Fondo Monetario Internazionale non ha appartenenza politica e non ha cariche attive, motivo per cui la sua proposta suona ancor più come una provocazione.

In sostanza il suo suggerimento sarebbe quello di permettere di andare in pensione anticipatamente a coloro che hanno avuto figli. Sarebbe un modo per spingere la natalità, altro grande problema del nostro Paese, e contemporaneamente dare un nuovo criterio di pensione anticipata.

Si dubita fortemente che il Governo possa prendere in considerazione questa opzione già per il 2022, ma delle proposte simili potrebbero arrivare soprattutto per le donne che hanno avuto figli.

La proposta potrebbe essere addirittura integrata all'attuale Opzione Donna, che permette alle lavoratrici di andare in pensione già dai 58 o 59 anni di età con almeno 35 anni di contributi.

Riforma Pensioni 2022: le altre possibilità

Oltre all'appena citata Opzione Donna, ci sono altre opzioni che potrebbero essere confermate o proposte per il 2022. Si tratta sempre di misure non generalizzate, ma che vanno piuttosto a toccare specifici ambiti e specifiche situazioni, come già accade con l'ormai nota Quota 41.

Tra queste vi sono certamente gli scivoli pensionistici, cioè l'isopensione ed il contratto di espansione. Queste due possibilità, basate sull'accordo tra il datore di lavoro ed il lavoratore, sono molto interessanti per anticpare la pensione di diversi anni rispetto ai 67 di età.

Un'altra possibilità molto interessante è costituita dalla RITA, che però ha criteri da rispettare piuttosto stringenti.

Per ulteriori dettagli, suggeriamo di visitare la pagina specifica dedicata ad ognuna di queste misure direttamente sul sito INPS.

Per quanto riguarda invece le novità sulla Riforma Pensioni per il 2022 ci rimettiamo a quanto sarà indicato nella bozza della Legge di Bilancio 2022 che verrà pubblicata a breve.