Riforma pensioni 2022, la fine dell'anno è vicina come è sempre più vicina la scadenza di Quota 100 e quindi lo spettro del ritorno della legge Fornero (in pensione a 67 anni), un vero spauracchio per tutti quei lavoratori intenzionati ad usufruire del trattamento di pensione anticipata.

Draghi ha espresso la chiara intenzione di non voler riconfermare Quota 100 (in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi), ma allo stesso tempo tardano ad arrivare soluzioni alternative nonostante le numerose proposte avanzate dalle varie parti sedute al tavolo del governo. 

Molto probabilmente il tema che vede al prossima riforma delle pensioni rappresenterà il tema più caldo nei mesi che portano da qui a fine 2021.

Mario Draghi ha comunque fatto capire la strada che vorrà intraprendere avendo fissato alcuni paletti come per esempio la volontà di puntare ad allargare la platea dei beneficiari dell'Ape sociale.

Tutto ruota intorno all'ampliamento delle categorie di lavoro definite usuranti.

Dal prossimo anno andare in pensione a 62 anni potrebbe diventare un privilegio o un occasione per tanti.

Al momento nonostante nulla sia stato ancora definito per il dopo Quota 100 le due colonne le soluzioni più plausibili sembrerebbero essere quindi il potenziamento dell'Ape sociale ed una riconferma di Opzione Donna.

Andiamo quindi a conoscere meglio come cambieranno queste due misure.

Se interessati al tema di seguito un interessante video per quanto riguarda tutte le ultime novità riguardanti la riforma delle pensioni 2022 tratto dal canale you tube di App Lavoro.

Riforma Pensioni 2022: il governo deve intervenire entro fine 2021

Prima di entrare nel merito delle due soluzioni proposte da Draghi per il post Quota 100, facciamo qualche passo indietro.

Quota 100 è una trattamento di pensione anticipata sperimentale voluto dalla Lega ed approvato durante l'ex governo giallo verde da Giuseppe Conte, la misura prevede la possibilità di una uscita dal lavoro a 62 anni di età e 38 anni di contributi.

A pochi mesi dalla scadenza i numeri pubblicati dall'INPS vedono 341.000 (di cui 166mila lavoratori privati e 107 mila provenienti dal settore pubblico) domande accolte per un costo per le casse dello Stato di circa 11,6 miliardi, proiezioni di spesa che vengono viste in aumento fino a 19 miliardi fino al 2030.

Numeri quelli pubblicati sul fronte della spesa ritenuti inaccettabili che arrivano dall'Ocse nel rapporto sull'Italia in cui viene esplicitamente detto che Quota 100 va cancellata, una sua riconferma infatti  secondo l'Ocse porterebbe a diseguaglianze ed un indebitamento del paese, frenerebbe la ripresa economica che tutto il paese si aspetta nel prossimo biennio.

"Per stimolare una crescita sostenuta e inclusiva l'Italia deve mantenere il nesso tra l'età pensionabile e la speranza di vita".

Dello stesso parere anche il governo Draghi che per voce del Ministro dell'economia Franco ha ribadito che Quota 100 non potrà essere rinnovata poichè troppo onerosa pe lo Stato.

L'unica voce fuori dal coro è quella del fondatore della misura, Matteo Salvini che continua a difendere Quota 100 considera impensabile un ritorno integrale alla legge Fornero.

E' proprio il sole 24 a riportare le parole del leader del Carroccio

«Se il Pd vorrà cancellare quota 100 per tornare alla legge Fornero, faremo le barricate».

La situazione non è per niente semplice di proposte ce ne sono tante, ma di ufficiale ancora niente.

Quello sul quale tutte le forze a lavoro sono d'accordo (governo, partiti di maggioranza e sindacati) è sicuramente scongiurare lo scalone ed il ritorno alla legge Fornero, entro il 31 dicembre ci si aspetta quindi una soluzione definitiva.

Riforma Pensioni 2022: tre mesi per una riforma che appare complessa

La  futura riforma delle pensioni prevista per il 2022, si prevede piuttosto complicata da portare a termine in tempi brevi.

Il quadro è complesso, mettere d'accordo in tre mesi, Inps, sindacati e forze politiche attraverso una nuova riforma con al suo interno nuove misura che prevedano nuovi criteri per l'accesso alla pensione sembra essere alquanto improbabile.

Decisamente più probabile, come vedremo in seguito, il potenziamento di due delle misure attualmente in vigore per dare la possibilità anche nel 2022 a chi vorrà di beneficiare di un trattamento di pensione anticipata.

Il dibattito intorno al tema pensioni è ormai giornaliero.

 Il ministro dell'Economia Daniele Franco ha dichiarato che:

“le pensioni sono un tema aperto che verrà affrontato nella Legge di Bilancio”.

Ovviamente la linea del Governo Draghi come già scritto in precedenza è quella di arrivare a dicembre con due provvedimenti opportunamente modificati da approvare, l'Ape sociale e Opzione Donna, mentre non ci saranno speranze per una proroga di Quota 100 o di una estensione senza il paletto legato al limite di età e categoria di lavoro per Quota 41.

Riforma Pensioni 2022: Ape Sociale non per tutti ma per tanti

La riforma delle pensioni 2022 potrebbe quindi vedere come prima novità la conferma ed il rafforzamento dell'Ape sociale.

Trattamento pensionistico che prevede la possibilità di un'uscita dal lavoro a 63 anni riservato ai lavoratori i difficoltà, i beneficiari di tale trattamento riceveranno un assegno di prepensionamento fino a quando non verranno maturati i requisiti per la pensione di vecchiaia a 67 anni, momento in cui avranno diritto all'assegno definitivo.

Il potenziamento prevede l'ampliamento dei possibili beneficiari attraverso l'aumento del numero delle categorie dei lavori definiti gravosi o usuranti in modo tale da estendere la misura a molte delle categorie rimaste escluse.

E' di pochi giorni fa la notizia che la Commissione governativa lavori gravosi, guidata dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, ha allargato il perimetro d'azione aggiungendo ben 27 nuove mansioni gravose oltre alle 15 già esistenti.

Se interessati al tema potete consultare un mio articolo scritto di recente in cui scendo nei dettagli riportando quali sono le nuove categorie aggiunte, per leggerlo basta cliccare qui.

Insomma l'intenzione del Governo Draghi è questa continuare a dare la possibilità di un'uscita dal lavoro anticipata e tutti i lavoratori con tale intenzione, attraverso un provvedimento che potrebbe essere definito una Super Ape sociale visto la più ampia platea di aventi diritto.

Un sistema che quindi potrebbe accontentare tutti senza grandi stravolgimenti legislativi.

Altro aspetto fondamentale è che con la conferma dell'Ape sociale il Governo risparmierebbe sulla spesa per le pensioni (con un tetto massimo della pensione di 1.500 euro) misura quindi in linea con quanto espresso da Ocse e Corte dei conti che hanno espressamente chiesto una riforma delle pensioni che "costi poco", condizione necessaria per accelerare la ripresa economica.

La "nuova" misura sembra mettere d'accordo le forze politiche in parlamento, PD su tutti, un po' meno i sindacati che come vedremo successivamente chiedono maggiore flessibilità e più tutela per i lavoratori.

Quello che si dovrà ancora capire sono i dettagli che caratterizzeranno questa misura, ma lo si potrà fare solo nel momento in cui uscirà il testo normativo che probabilmente arriverà nell'ambito della Legge di bilancio prevista per fine anno.

Riforma Pensioni 2022: Opzione Donna diventa una misura strutturale

La seconda misura attualmente in vigore che il Governo vorrebbe rendere strutturale nella prossima riforma delle pensioni del 2022 è rappresentata da Opzione Donna.

Misura chiaramente rivolta alle donne per favorirne l'uscita dal lavoro anticipata.

Opzione Donna è disponibile per tutte le lavoratrici dipendenti che abbiano almeno 58 anni di età, requisito che aumenta di un anno per le lavoratrici autonome,  con 35 anni di contributi maturati durane la propria vita lavorativa.

Opzione Donna prevede che l’assegno previdenziale venga calcolato tenendo conto solo del criterio contributivo.

Inoltre sarà necessario cessare il rapporto da lavoratore dipendente azione che non sarà necessaria nel caso di lavoro autonomo.

Per poter richiedere Opzione Donna l’età deve essere stata compiuto prima del 31 dicembre dell’anno prima quello in cui si fa richiesta.

Ciò significa che se richiesta nel 2021 la beneficiaria del trattamento dovrà aver compiuto 58 o 59 anni entro il 31 dicembre 2020.

Anche in questo caso ulteriori certezze e dettagli verranno comunicati con la prossima Legge di Bilancio che potrebbe portare oltre che ad una conferma di opzione Donna anche modifiche per quanto riguarda i requisiti sia anagrafici che contributivi.

Da segnalare infine lo studio di Opzione Mamma misura all'interno di Opzione Donna rivolta a donne lavoratrici mamme, in questo caso si potrebbero prospettare requisiti ancor più favorevoli che facilitino la pensione anticipata.

Riforma Pensioni: uscita dal lavoro a 57 anni per pochi

Nel 2022 verrà confermato un provvedimento che consentirà un'uscita dal lavoro a 57 anni, ma per pochi.

Sto parlando della RITA ( Rendita Integrativa Temporanea Anticipata ).

Una misura che consente il pensionamento anticipato a 57 anni di età che potrà essere richiesta solo nel momento in cui si posseggano i seguenti requisiti:

  • aver compiuto 57 anni di età;
  • aver maturato almeno 5 anni di previdenza complementare
  • poter dimostrare di non essere stato occupato per almeno due anni dopo la conclusione dell'ultimo lavoro. 

Nel momento in cui mancasse quest'ultimo requisito si potra benficiare comunque di questa misura a patto che la si richieda a 62 anni e non a 57 avendo non meno di 20 anni di contributi insieme a 5 di previdenza complementare.